Ciao ame, ho bisogno di esprimervi che l’avvelenamento energetico che c’è stato nei giorni scorsi nei nostri ambienti online mi ha molto smorzato l’entusiasmo. Non è che adesso dico che mollo, perché non è che io mollerò mai la lotta per il gratuitismo, ma quando è iniziato questo progetto è stato cazzeggiando, libidinando, per il piacere di stare bene insieme. Il martedì sera era un momento settimanale di terapia, non una causa di astio o ansia. E se siamo arrivate fino a qui, è perché abbiamo sempre saputo godercela, in chill, e siamo state sempre un gruppo con idee molto eterogenee al suo interno, ma mai scazzando.

Al di là dei conflitti dei giorni scorsi, in cui sono coinvolte anche specificità caratteriali, il punto è che stiamo per la prima volta incorrendo nel problema di essere un numero di 70 e più persone, che ambisce a diventare di centinaia, e poi migliaia, che si muovono come un ecosistema per realizzare il gratuitismo. È una condizione strutturale: siamo in tropp3, se ci confrontiamo con gli strumenti che utilizziamo per organizzarci, ovvero una chat di già 76 persone dove raduniamo le persone nuove e una call settimanale il martedì sera che non si è mai capito che cos’è, che cosa fa, a volte con 30+ persone. E su questo vorrei fare mea culpa: sono stato io in primis a non avere mai chiaro cosa fosse questa call del martedì sera, che originariamente ai tempi del CNA era semplicemente un momento di cazzeggio, terapia, stare insieme, e oggi invece a volte diventa una punta organizzativa, altre volte un’assemblea strategica, altre volte una puntata tematica.

Non è solo una questione di tecnica rivoluzionaria, è proprio una mia esigenza personale, fondamentale. Non mi va di vivere l’energia che si è respirata nei giorni scorsi, personalmente ho bisogno di vivere un ambiente sano, entusiasmante, che quando incontra dei conflitti li affronta in modo sano e costruttivo che non diventi scazzo, scontro cattivo, ansia, stress. Per me è una necessità esistenziale, ma riconosco anche che ciò che stiamo affrontando oggi è 1/50esimo della complessità che dovremo affrontare quando saremo in 700. Penso che le soluzioni ai malesseri che incontriamo vadano ricercate nel modo in cui l’architettura spaziale definisce le nostre relazioni, intendendo con ciò sia gli strumenti digitali sia le forme organizzative e i protocolli che ci diamo, il lessico comune, il patto relazionale e i principi che ci guidano.

Vi faccio dunque le mie proposte, ben meditate in questi giorni, (postironicamente) come se fossero delle “proposte di riforma”:

  1. RIFORMA DELL’ACCOGLIENZA: basta con questa cosa tossica in cui ogni volta ricaschiamo da anni: chat giganti in cui buttiamo la gente nuova che vuole aderire al progetto. Sono luoghi disfunzionali. Non è vera accoglienza. Penso che abbiamo la necessità di inventare un processo di accoglienza ben fatto, che permetta alle persone nuove di (1) conoscere il gratuitismo da tutti i lati (2) sentirsi parte di un ecosistema di relazioni reali fondate sulla cura (3) ma anche riuscire operativamente a contribuire, dare una mano, partecipare. Per questo ho aperto un’attività su NextCloud per chi volesse dedicarsi a delineare un processo nuovo, in cui potete leggere la descrizione dell’attività: https://drive.sinistraverso.org/apps/deck/board/20/card/263 Dopodiché, per esigenze di salute personale, non condividendo le dinamiche di una chat di 76 persone, ho deciso che uscirò da quella chat, e se qualcun altr condivide le stesse riflessioni può seguire a sua volta, considerando che informaticamente non è possibile cancellarla.

  2. RIFORMA DEL MARTEDÍ: la riunione settimanale del martedì alle 21:30 su jitsi/accels è un’ulteriore forma relazionale disfunzionale, come detto dovuta anche al fatto che de facto è diventata spesso tutt’altro che un momento di cazzeggio. La mia proposta, in perfetta filosofia deleuziana, è quella di deterritorializzare la call settimanale del martedì: non più un’unica call molare che racchiuda tutt3 quant3 (disfunzionale con 30+ 40+ 200+ persone), ma più call di singoli gruppi, più piccoli, molti già esistenti, che si ritrovano settimanalmente o con periodicità. Collettiva tech, collettiva propaganda, collettiva gratuitismo, tutte le collettive territoriali (Bologna, Torino, Milano, Firenze); possono essere gruppe temporanee legate alle attività su NextCloud oppure permanenti e indipendenti da esse. Più molecole confederate tra loro, non un’unica entità molare disfunzionale: deterritorializzare, molecolarizzare, decodificare, come un rizoma di nodi confederati tra loro. Non un’unica struttura molare. Poi può rimanere anche il gruppo cazzeggio, che si ritrova tutti i martedì alle 21:30 su jitsi/accels a libidinare creativamente con l’immaginazione, ma io non intendo più trasmettere alle persone che ritrovarsi il martedì sia ritrovarsi in un’assemblea strategica decisionale perché ho bisogno di vivere in un ambiente che non favorisca scazzi, ma entusiasmo, presa bene, cura. Così come penso che per qualche settimana vorrei astenermi dalla partecipazione a questo momento di cazzeggio a quel link, ma anzi mi piacerebbe incoraggiare il ritrovarsi delle diverse collettive.

  3. LA RIFORMA DELLE RIFORME: se ciò che tiene insieme le molecole dell’ecosistema non è un unico gruppo molare, bensì una federazione di gruppi che seguono un protocollo comune, questa “assemblea translocale” o “intersezionale gratuitista” o comunque si vuole chiamarla, come funzionerà? come comunicherà? come e su cosa deciderà? come possiamo relazionarci in modo sano ed efficace se siamo 200+ 300+ persone? – I questi giorni ho molto sentito lo stress e le ansie di molt3 di noi e mi sono posto anche io di fronte alla necessità che siano esplicitati i protocolli del nostro stare insieme. Una persona mi ha fatto immaginare che domani comparisse un altrə influencer del gratuitismo, super carismaticə, con il triplo dei follower di me, che propaganda ovunque e tutt3 lo considerano espressione del movimento gratuitista, pure se magari sgrava o dice cose sbagliatissime. Il punto è che ci sono scelte importanti, come il logo, lo statuto e tutte le scelte che saremo chiamat3 a prendere in futuro, in un’ecosistema in cui magari ci saranno collettivi già militanti che naturalmente scazzeranno tra loro, dicevo ci sono scelte che richiedono di essere prese collettivamente. E questa collettività, questo collettivamente stare e decidere insieme, è qualcosa che dobbiamo costruire insieme. E non è mica facile. Guardate che nessunə di noi aveva mai pensato di fondare un movimento politico rivoluzionario, nessunə ci ha insegnato come si fa. È una sfida complessa. È un protocollo, sì, certo, ma sicuramente è anche e prima di tutto un percorso che facciamo insieme. La mia proposta è dunque questa: di iniziare un percorso in cui ci ritroviamo con meno frequenza, ogni 3-4 settimane, costruito insieme, dal basso, per definire un lessico comune, un patto relazionale, tutti i protocolli necessari per far muovere insieme 300+ persone e collettivi diversi, non come un’unica entità molare ma come un ecosistema, un’intersezionale gratuitista. Sono state fatte già alcune proposte operative, come quella di Nat di un documento condiviso che raccolga tutte le visioni e le proposte di tutt3, così come il lavoro di Olmo per la costruzione di un lessico comune e un laboratorio per la definizione del patto relazionale, così come la previsione di un percorso parallelo più intimo tra coloro che nei giorni scorsi si sono sentite più coinvolte sul tema e hanno scazzato. Immagino un percorso lento, lungo, che potrebbe durare anche fino a settembre, senza escludere la data dell’11 luglio come un’occasione di questo percorso, dandoci insomma tutto il tempo che ci serve. È una cosa importante, richiede tempo, non è facile.

Rispetto a quest’ultimo punto, concludo dicendo che si tratta di un grande atto di invenzione. Ma penso sia una sfida necessaria proprio oggi, quando ci apprestiamo a diventare un movimento davvero esteso che richiede l’invenzione di strumenti nuovi. Riprendendo il magico schemino disegnato da Giaime, ci troviamo nel quadrato [Principi + Organizzazione], che fa da triangolo con il Gratuitismo, in alto nello schema. Per questo penso che questo percorso, questa riforma delle riforme, a più puntate dilatate nel tempo, debba anche avere l’obiettivo di delineare bene la filosofia del gratuitismo, per poterla rispecchiare nella forma organizzativa che avremo scelto di darci, costruendola insieme.

Spero possiate comprendere l’energia con cui ho meditato e poi scritto questo messaggio. Per me il futuro gratuitista è il più grande desiderio, ma il diritto a un’ambiente sano è un diritto di tuttɜ ed è responsabilitá di tuttɜ. La volontà relazionale di impegnarsi sempre ad affrontare i conflitti in modo sano e costruttivo è un requisito indispensabile, per il bene e la salute di tutt3 e per la causa che vogliamo realizzare.

Vi chiedo la cortesia di esprimervi rispetto a queste proposte. ❤️​🔥