Ciao, scusate se mi appunto una riflessione che stavo facendo in questi giorni e che riprende un po’ qualcosa che ho già constatato in passato, ma è che vorrei fissare dei punti per provare ad andare oltre e vedere dove si arrivi e se possa aiutare a chiarire anche ad altre persone.
La traduzione di Gespenst come “spettro” e non solo “fantasma” (che ha comunque altre accezioni interessanti), nell’incipit “Uno spettro si aggira per l’Europa”, oggi si arricchisce di un valore ulteriore e, forse, più importante. Quello che potremmo dire si stia facendo con l’idea del gratuitismo è un’entità “informe” e impalpabile, che tocca più realtà e livelli, che permea un’infrastruttura consolidata e che si dipana senza canali precisi o univoci. Ma, come la psicologia ci ha aiutato ad assumere nel linguaggio comune, nonostante il concetto nasca comunque dall’ottica: uno spettro è la varietà di campioni che compongono un intervallo.
Questa varietà è importantissima e fondamentale, la differenza è la scintilla e il motore del cambiamento, della conoscenza, della curiosità.
La tendenza naturale delle persone è l’economia d’incasellare le cose in qualcosa di semplice e comprensibile, quindi, spesso, duale: o è così, o è cosà. Secondo me un impegno del movimento, come delle singole persone che hanno la fortuna di avere voglia, tempo, posibilità e intelligenza (privilegi non sempre comuni), dovrebbe essere quello di educare le persone a vedere almeno una terza via (il mu della filosofia zen), in ogni cosa, se non ancora più opzioni, se ce ne sono.
È un cavolo di sforzo, certo, ma è, come sempre, uno sforzo di cura e amore, quindi a fondo perduto (non ha senso aspettarsi che torni indietro, ma se dovesse farlo, sarà una gioia il constatarlo), verso un bene comune.
E non sto parlando di “non sono né di sinistra, né di destra”, che nel migliore dei casi è un dichiararsi indifferenti (che è praticamente uno dei mali peggiori), o nel peggiore dei casi un tentativo di fingere di non essere di destra, per questuare un beneficio del dubbio, prima di dire una cosa di destra… ahah; sto parlando del fatto che, come è più che palese, dato l’attuale stato della sinistra italiana, essere di sinistra vuol dire un sacco di cose. E anche qui, non sto parlando delle forze che si dichiarano di sinistra e in realtà sono centriste o addirittura destrorse, parlo anche delle migliaia di facce della vera sinistra.
Bene, se il principio su cui vorremmo fondare questo movimento è la cura, a mio avviso dovremmo impegnarci e valutare infinitamente il lavoro di cura nel riconoscere, validare e permeare qualsiasi emanazione, campione o sfaccettatura delle forze che crediamo vadano nella nostra direzione. E per direzione intendo un superamento del capitalismo per un qualcosa di migliore e più a misura d’essere vivente; nel senso che anche l’obiettivo non è uno, ma uno spettro di obiettivi.
Per questo motivo credo sia importante considerare “spettrale” ogni aspetto del movimento e dei rapporti che il movimento stringe con “l’esterno” (qui credo sia importante anche pensare a come definire l’alterità, visto che nella mia visione rosea delle cose, chiunque, in fondo, è gratuitista, ma la dissonanza cognitiva, la fede e la paura della morte portano le persone a non volerlo ammettere). Nel senso che ci chiediamo spesso come ingaggiare al meglio le persone nuove che si avvicinano al movimento, ecco: secondo me stiamo facendo già una cosa importante, ovvero ascoltare (e dobbiamo puntare tanto su questa pratica), dare spazio, amplificare e far risuonare le onde buone e belle di chiunque affluisca; un’altra pratica che serve affinare, ma che è necessaria è chiarire serenamente, e non avere remore nel farlo, cosa NON sia accettabile nel flusso del movimento (fascismi, violenza e ogni altro tipo d’abuso). Per il resto, serve avere la forza e la lungimiranza di osservare con meno pregiudizi possibili le differenze di ogni persona che si aggiunge; così come le persone esterne con cui ci si relaziona, così come le idee con cui si entra in contatto.
Lo spettro gratuitista può dilagare solo con la comunicazione, ma con la medesima comunicazione può anche aiutarsi a migliorarsi. Non solo per il processo iperstizionale, che è una parte importante del meccanismo, ma anche per dare il tempo e il modo alle differenti entità di rinsaldare o affinare pensieri meglio strutturati (nel senso che se una persona arriva perché ha letto una comunicazione esterna che l’ha intrigata, una volta entrata dovrebbe poter avere accesso a più comunicazioni possibili che la portino a conoscere sempre più cose che rinsaldino o meno la sua tranquillità nello stare nel movimento).
Un altro elemento importante della spettralità è la direzione e le dimensioni. Con dimensioni non intendo la grandezza di qualcosa, ma proprio le 3 dimensioni (o più) che strutturano la nostra realtà: lo spettro non è da immaginare soltanto su una dimensione, una linea, ma anche “in orizzontale” e “in profondità” (nele varie accezioni delle parole). Con direzione, invece, intendo semplicemente l’obiettivo comune, che, come detto, è anch’esso spettro (e va bene così).
Per questo motivo, secondo me, la spettralità di qualsiasi idea, di principi e valori, dovrebbe essere caratteristica fondante e riconosciuta: non esiste una persona più gratuitista di un’altra, ci sono persone più consapevoli della propria coscienza gratuitista, in un aspetto e in una dimensione; questo non rende nessuna persona migliore, più meritoria o superiore, la rende semplicemente più o meno energica verso l’obiettivo (quindi deve diventare palpabile e chiaro che non ha senso sentirsi “inferiori” perché appena entrate nel movimento, oppure “superiori” in quanto si ha detto o si ha fatto qualcosa nel movimento).
Qui sta il concetto di vettore: anche questo termine ha più componenti, ovvero è un “contenitore”, ma ha anche una direzione. Quindi siamo tutte vettori di gratuitismo, perché conteniamo in noi idee e pratiche e voglie e desideri e spinte differenti, ma che vanno tutte verso un orizzonte (che non è un punto, appunto, ma uno spettro).
Siamo vettori differenti perché nell’infinita varietà delle vite e delle coscienze, possiamo portare solo noi il nostro vissuto, il nostro background e le nostre sinapsi; ma se la nostra direzione è nello spettro gratuitista, non ha più senso che importi QUANTO si sia simili o meno. Ciò non giustifica alcuna tendenza o forza che esuli dallo spettro, quindi se qualcuno finge di seguire la corrente, ma rema contro o ha un fine opposto o comunque esterno allo spettro, non ci devono essere remore da parte di chi è nella corrente a far presente che certe cose non aiutano il fluire, ma dall’altra parte dovrebbe esserci la consapevolezza, l’apertura e l’onestà di prendersi la responsabilità di non creare ulteriori danni.
Questo porta alle connessioni (che avevo pensato come legami (per l’accezione chimica), ma mi suonava troppo stringente e forte), che sono sfaccettate e possono essere profonde o meno, ma che possono, come detto per il rizoma dela fiducia, praticamente non esistere, ma basarsi sulla fiducia per procedere in direzione comune. Per questo motivo non ha nemmeno senso obbligare nessuno a stare in un posto con altre persone con cui non condivide modalità o termini. Se tutte le persone coinvolte sono vettori verso ciò che condividono essere il bene comune, possono non conoscersi, non frequentarsi, non volerlo fare, ma coesistere in un’amalgama spettrale che procede verso il bene.
E qui entra in gioco proprio il bene, che è il fine e il principio di tutto quello che credo dovrebbe essere la spinta, il drive, la forza, il mana del gratuitismo. Io capisco che un sacco di questioni morali siano o possano arrivare a essere il problema del tram (quello in cui si decide, tirando o meno la leva dello scambio, se uccidere qualcosa o qualcos’altro), ma il particolare non ha il minimo diritto d’inficiare il generale. Nel senso: la sanità è un bene?! Sì. Puntiamo sulla sanità. L’educazione è un bene?! Sì. Puntiamo sull’educazione. Le armi sono un bene?! No. Non puntiamo sulle armi. Proprietà privata, trasporti privati e accumulo di denaro sono un bene?! No. Disincentiviamo queste pratiche.
Poi ognuna di questa aree avrà il suo spettro e ogni spettro sarà divisibile in altri spettri, fino al particolare singolo. Bene! Ma intanto si è determinato l’orizzonte, non si fermano i vettori perché un particolare inficia l’intero orizzonte.
Questo implica anche le spinte, non solo i freni: se una persona decide di fare qualcosa di energico per il movimento, serve avere calma e apertura da tutte le parti, per prendere quela spinta e volgerla al meglio. Quindi chi reputa la spinta sbagliata in parte o in toto, deve avere l’apertura mentale per chiarire cosa sia realmente sbagliato e cosa, comunque, sia nella direzione del bene; così come chi ha intrapreso l’azione deve avere l’apertura mentale per ammettere di aver agito più o meno d’istinto o più o meno lungimirantemente, per porsi in atteggiamento di cura e cercare di allargare qualsiasi privilegio raggiunto dalla sua azione a più persone possibili, nel movimento.
Scusate il pippone, ma è nato anche dal pensiero che io, spesso, non so chiaramente le cose che vanno dette per far capire alle persone cosa sia il gratuitismo, ma ho certe mie idee e penso vadano nella direzione giusta. Quindi non voglio sentirmi in difetto se non so bene nel dettaglio come si voglia affrontare quel determinato aspetto della realtà, perché, magari, non ne so un beneamato cazzo, ma vorrei non sentirmi in difetto, anzi, vorrei sentirmi onorato di far parte di un rizoma in cui io possa fidarmi di quel che fanno le persone più esperte di me in ciò in cui io son deficiente. Anche per questo ribadisco la mia proposta di puntare forte sulla differenza tra le persone che comunicano verso l’esterno: capisco che la gente è abituata al dualismo, come detto, ma se ci presentiamo come siamo, ovvero un movimento complesso e sfaccettato, la gente comincerà a capire che è possibile essere differenti dal bianco e dal nero, e che ci possono essere alternative non nette o definite, ma piene di gente che dicono cose differenti, ma con un intento comune. Anche per questo ribadisco che le feste sono importanti: serve potersi liberare dalle sovrastrutture e ballare, serenamente, sorridendo. Ballare per celebrare la vita, che se fosse banalmente dicotomica, sarebbe una gran merda.




grazie della puntualizzazione, credo che il punto non sia esattamente un incitamento a non andare a votare, ma una constatazione del fatto che ci sia una gran fetta di persone che non va a votare, e che la cosa non sia buona. Provo a far presente questa cosa, così che, magari chiariscano, intanto vedo cosa dice il resto della collettiva comasca. Grazie ancora