Pur conscio di stare piazzando idee che possono andare dimenticate come lacrime nella pioggia, vorrei solamente buttare giù qualche pensiero, perché mi sembra possa essere utile. Non dovesse esserlo, andrà dimenticato e va bene così.
Da come ho percepito, avvicinandomi a questo movimento, e che m’è piaciuto sempre più, è che il partito capibara dovrebbe essere uno strumento potente nelle mani di un movimento ancora più incredibile. Quindi senza troppe questioni terminologiche e ghettizzanti: nel movimento chiunque immette energia, nel partito sta chi crede di poter incanalare quell’energia verso un’utilità pragmatica. I due insiemi non devono coincidere, ma non ha nemmeno senso pensare al partito come a un semplice insieme, dato che, come esiste il partito, esistono scintille di altra natura (REPA, collettive, TeleBulbo, …) che fanno parte del movimento e lo alimentano. La cosa bellissima di una collettività è che alleggerisce la persona singola dalla performatività e dalla necessità di affermazione. Quando sento qualcuno che la pensa un po’ come me, io sono grato già solo per il non sentirmi solo, quando poi questa persona mi permette di avanzare col mio pensiero, allora lì scatta un legame ancora più forte. Questa medesima cosa accade quando incontro una persona che non la pensa come me, ma che ha la cura di mettersi in discussione quanto me. Io non ho sempre le energie per argomentare, ma se non le ho in un determinato momento, cercherò modo e luogo per mantenere un legame interessante, sia esso con chi mi è affine, o con chi non lo è, perché credo nell’arricchire la conversazione con la curiosità e l’interesse. Una delle difese più forti che un movimento come questo può portare avanti è esattamente questa eterogeneità interna. Mi figuro le domande esterne come mani che tentano di afferrare il movimento per tastarlo, comprenderne consistenza e fattezze. La tendenza umana è di dare etichette, per semplificare, per ingabbiare, per frenare e limitare. Il movimento di cui mi sembra si faccia parte qui NON HA un’etichetta, ha uno scopo (e anche questo scopo è transitorio), quindi quando queste mani cercano di afferrare il movimento per poi dire: “so io cosa sei! Sei comunista!”, la risposta migliore che si può dare per iperstizionare è “anche”. Finché la definizione non è totalmente contraria ai principi e agli obiettivi del movimento (e in quel caso si nega semplicemente, senza problemi), la libertà di poter dire che si è eterogenee, è una libertà che, credo, nessun partito abbia (non parlo di movimento perché in questo caso ci sono movimenti che ce l’hanno, questa libertà). Per questo motivo vorrei portare una delle immagini che mi viene continuamente in mente quando si insiste sul partito: secondo me, nel partito dovrebbero starci principalmente persone che NON vorrebbero un partito! Immaginatevi quanta potenza sprigionerebbe un’intervista in cui fanno domande a una persona che ha dietro un team di teoriche e analiste che l’aiutano, conosce perfettamente la materia di cui si sta parlando, ma non ha la minima voglia di stare al gioco dell’attuale e svilente teatrino politico. Sarebbe esattamente l’emanazione di un movimento memetico e libidinale come quello gratuitista. E non è solo una boutade ridanciana all’acqua di rose, e so benissimo di stare parlando da persona privilegiata che ha un sacco di fortune e può permettersi un sacco di cose, ma oltre a esserci un’infinità di esempi in cui le persone che hanno ottenuto di più, sono state quelle che non l’han fatto per tornaconto personale, ma perché erano interessate a un qualcosa di più alto; nella mia testa è quasi solamente così che si può infiltrare e far schiantare il capitalismo: il sistema attuale prevede che le persone lottino fra loro per ottenere un minimo potere per sfruttare altre persone e ottenere più denaro e più potere?! Bene, mettiamo a dirigere un’azienda una persona che NON vuole guadagnare denaro o avere potere; mettiamo a dirigere una banca una persona che NON vuole arricchirsi e speculare; mettiamo nelle posizioni cardine (che bella la parola ganglio, è tanto brutta, quanto appagante) delle persone che NON hanno interesse personale per quella determinata area di competenza (e non sto parlando di persone non competenti, tutt’altro, è fondamentale che chiunque ricopra un ruolo o gestisca uno strumento, sappia e sia esperta di quel che sta facendo… semplicemente non deve avere mire personali nel mettere in pratica questa propria esperienza). E questa cosa, secondo me, è più facilmente raggiungibile in un movimento che contiene moltitudini, contiene contraddizioni, contiene anime differenti e si alimenta proprio grazie a queste energie generative. Continuiamo, vi prego, ad avere voglia d’imparare, ad avere curiosità e, soprattutto, di avere l’accortezza e la cura di pensare che abbiamo bisogno del nostro contrario, per capire quel che siamo. Perché una volta compreso chi siamo, saremo già abbastanza cambiate da dover ricominciare da capo il processo di scoperta di chi saremo.



ma sai che l’ho fatto… ho notato anch’io che si sono sminchiati… anzi, avendolo scritto metà su Lemmy, e da quando ho raggiunto il limite dei caratteri sull’editor offline, mi è apparso ancora più evidente quanto fosse “compatto” su qui, rispetto al respiro che gli avevo dato… mi spiace davvero, ma non son stato io… loggiuro