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Cake day: November 30th, 2025
  • Buongiorno @elisa_@lemmy.sinistraverso.org Grazie della tua testimonianza. Trovi così strano che ci siano divergenze in una organizzazione politica di sinistra? Ti posso rassicurare sul fatto che non è così strano e tutt’altro che raro. É un po’ difficile seguire il filo de ltuo discorso per via di questa attitudine un po’ democristiana a non fare nomi. Ma credo di aver capito. La call del 5 maggio è stata organizzata nella più totale trasparenza, tant’è che il documento oggetto della discussione era stato condiviso giorni prima sul Sinistraverso. E sono stati chiamat3 tutt3 tant’è che alla call c’eri pure tu. Mi spiace che tu non abbia trovato equa la mia moderazione, ti assicuro che ce l’ho messa tutta e sono rimasto sveglio fino alle tre per dare spazio a tutt3. Considera che nella call di oggi lo stesso lavoro che ho fatto io allora se lo stanno smazzando in 5, 4 umani e una macchina. La proposta discussa ha raccolto una maggioranza di consensi e due veti (efallom e Daniela) che non ho mancato di registrare. Su una cosa ti smentisco: non ho zittito nessuno che avesse rispettato la tempistica di 3 min. Dopo i tre minuti tendenzialmente davo la parola al prenotato successivo. Ad ogni modo quello che avevi da dire potevi dirlo in un intervento piuttosto che tenerti il cecio in bocca per un mese. O anche contattarmi in privato, nella nostra organizzazione si usa molto il telefono.

    A definire la corrente ASAP come una corrente non egemonica, anzi al contrario di minoranza (nel Parlamento le formazioni politiche non egemoniche sono chiamate " forze di opposizione") sono stato io in una conversazione privata con Daniela. É evidente che le mie parole sono state travosate e grazie di avermi dato l’opportunità di chiarire.

    Il verticalismo in questa organizzazione c’è già, anche se non formalizzato. Ti sembrerà buffo ma a me sembra che siano altri a voler imporre un verticalismo informale assoluto e senza regole laddove invece sarebbe utile avere molti leader, sinergia, condivisione

    Giova

  • Mi piace un sacco! 😍 GRAZIE MANU PER QUESTE INNOVAZIONI! (Sì Manu, credo di aver imparato a dialogare così nel corso di una relazione lunga che ho avuto). Secondo me potremmo sperimentarlo nella call di domani (articolare gli interventi in tre punti) oppure tenere alcune parti, per esempio la richiesta concreta e fattibile alla fine potrebbe essere un esercizio utile x tutt3.

    Un passaggio che condivido particolarmente è quello di “assumersi la responsabilità delle proprie emozioni: Le parole degli altri possono essere uno stimolo, ma non la causa diretta dei propri sentimenti. I sentimenti derivano da come si scelgono di interpretare quelle parole e dai propri bisogni.” Come io mi sento è una mia responsabilità, non posso dare la colpa all’altro del mio stato d’animo. Questo mindset di fatto svuota di significato il cosiddetto “tono accusatorio”. Che poi mi viene in mente anche quest’altro principio, che sarebbe utilissimo per calmare gli animi. Che è "assumersi la responsabilità delle proprie azioni -> ma non di quelle altrui! <- mi spiego meglio. Non posso dare la colpa all’altro di una cosa che ho fatto io, anche se si tratta di una reazione. Reagire o non reagire è una scelta, ed è una scelta mia. L’altro si deve assumere la responsabilità di quello che ha fatto, ma non di quello che ho fatto io. 'Sto passaggio purtroppo non è alla portata di tutt3 e non tutt3 sono pronti o determinati a cambiare mindset. Tipo il mio ex.

    P.S. Vorrei osservare che la struttura del documento “Tesoro, dobbiamo parlare…” ricalca, almeno nelle intenzioni, lo schema proposto nella guida. E infatti il documento si articola in:

    1. descrizione dei fatti (ricostruzione)
    2. espressione sentimenti e bisogni (domande/ espressione emozioni)
    3. richiesta (fare una call) poi ovviamente non so se siamo riusciti a essere totalmente obiettivi (ammesso che si possa) ma l’intenzione era proprio quella.
  • Salve, @Bini@lemmy.sinistraverso.org purtroppo non mi fa rispondere al tuo post (errore. language not allowed) e quindi ti rispondo qua. :D Grazie per aver chiarito cosa intendi.

    1. A dir la verità, le “intenzionalità” non hanno creato la motivazione per questo dibattito, e nessuno dei firmatari ritiene importante capire chi è buono e chi è cattivo, o quale intenzionalità ispiri gli atti di potere arbitrari che sono raccontati nel documento. Si preferisce valutarli per quello che sono, indipendentemente dalle intenzioni che ci stanno dietro, che per il momento sono secondarie. “La via per l’inferno è lastricata di buone intenzioni” e le buone intenzioni non sono garanzia di buone azioni. Hai citato Hannah Arendt, un’autrice che io amo molto, e proprio lei diceva una roba importantissima: “the sad truth is that most evil is done by people who never make up their minds to be good or evil”. Il male non è quasi mai ispirato da una “intenzionalità negativa” come la chiami tu. C’è piuttosto qualcosa che lei chiama “thoughtlessness”: potremmo tradurlo con il “non pensarci”, non porsi il problema. Dici giustamente che il nemico è meno diviso di noi, e questo discorso ha senso per me. Di certo posso dirti che il principio dell’autonomia, ovvero che ognuno fa quello che gli gira senza concordare nè informare gli altri, non è la ricetta per un gruppo compatto e meno diviso.
    2. Da quello che scrivi qui mi viene da pensare che forse hai frainteso il senso del post o hai letto male i commenti. Le -porte- della Costituente o del GruppoTV sono tutt’altro che “aperte”. Quella di estromettere me, non includere Lorenzo, di non consultare il Gruppo Propaganda non è stata una dimenticanza ma un atto di potere arbitrario, un diktat. Gli abusi di potere (scavalcare i gruppi con mandato collettivo) non “aboliscono le gerarchie” come dici tu, piuttosto affermano nuove gerarchie informali laddove sussiste un vuoto di strutture organizzative. Sull’amarci, abbracciari ce ascoltarci è vero, è importante, ed è una bella idea quella di radunarsi per fare la call. Mo lo propongo alla collettiva torinese A presto!
  • Il post “Tesoro dobbiamo parlare” si pone l’obiettivo di avviare un dibattito interno alla nostra community su alcuni temi. Nessuno dice che possiamo parlarne solo in call. Poiché il Sinistraverso è uno spazio libero, un CapiBar aperto alla nostra comunità, chi vuole esprimere la propria opinione, il proprio disaccordo, il proprio supporto, la propria ricostruzione alternativa dei fatti può farlo anche in questa sezione commenti; e gradirei che non ti sentissi in dovere di zittire chi lo fa

  • Buongiorno! Rispondo a Bini e Dibi solo per alcune precisazioni ma sia chiaro che non sto facendo la discussione qua sopra invece che in call. E per me va benissimo fare la call il 5 Luglio, ma per l’intervista a Repubblica per caso ci serve una risposta in tempi più brevi? dico per dire.

    X Dibi:

    1. É normale e umano provare disagio quando si viene contraddetti o disobbediti. Quando qualcuno ti dice “ehi stai dimenticando che non sei da solo”. Ma anche questa è cura. L’espressione “polpo di stato” è citata alla lettera da te. Mi pare di aver usato solo pseudonimi comunque ok terrò a mente, grazie.
    2. Che le scelte di “propaganda” siano appannaggio del gruppo omonimo è letteralmente il motivo per cui il gruppo esiste. Credevo che fossi anche tu di questo avviso, visto che ne fai parte. E infatti non ho mai mosso nessuna accusa nei tuoi confronti riguardo all’intervista, ho solo domandato in che data fissare la call di propaganda in cui decidere se concedere o meno l’intervista (come sai, non tutti sono dell’idea di concederla) e, in caso affermativo, chi mandare a parlare a nome di tutti. Mi sembra il minimo. E a proposito vorrei sapere quando vorresti fare questa call. Mi duole contraddirti ma non sei stato contattato “personalmente” per tuoi meriti personali, per un tuo paper, perché sei bello o per cantare a Sanremo. Sei stato contattato in qualità di esponente di un partito. Quando a Giuseppe è stato proposto un articolo su l’Espresso, ha interpellato il gruppo. Se esiste un Gruppo Propaganda tu non puoi nominare autonomamente un Ufficio Stampa, per di più senza comunicarlo. Mi pare ovvio.
    3. Hai messo sù un GruppoTV che parli a nome del Partito ma che non è pluralista, sicuramente pieno di persone che stanno simpatiche a te ma che non tiene conto della varietà e ricchezza di posizioni e intelligenze che il nostro movimento può vantare. Queste persone è ormai da tanto che non partecipano a una nostra assemblea, né locale né translocale. Cosa li rende titolati a parlare a nome di tutto il movimento? Ma soprattutto: cosa rende questa decisione insindacabile? Tu dici: il fatto che è presa “in autonomia”. Quindi letteralmente chiunque di noi poteva selezionare “in autonomia” i portavoci del Partito, metterci chi voleva lui e non c’era nemmeno bisogno di dirlo al resto del gruppo. Cosicché se contemporaneamente qualcun altro si era svegliato con la stessa idea avremmo avuto due gruppiTV, entrambi ugualmente titolati a parlare a nome della collettività. Che è un po’ la situazione in cui ci troviamo, con un GruppoTV e un Gruppo Propaganda gli uni ignari degli altri. E se i giornalisti contattano qualcuno di noi per un’intervista col PC, è ovvio che la persona che è stata contattata decide se il Partito concede o meno l’intervista e decide chi va, senza interpellare il resto della ciurma. Ehm. Non abbiamo deciso come prendere le decisioni ma non abbiamo nemmeno deciso che può prenderle chiunque “in autonomia”. Inoltre qui il nocciolo della questione è: chi decide se quello che fai aggiunge o toglie alla causa collettiva? Ecco per esempio in questo post alcune persone esprimono un’opinione molto precisa in merito. E se la proposta di Émma è stata bocciata per due veti, altrettanto non può ritenersi accolta la proposta di fare ognuno come gli gira. Ci sono 6 veti.

    X Bini:

    1. Non ho capito la prima frase.
    2. Sarei molto curioso di leggere la tua bozza di organizzazione e, sì, appoggio totalmente l’idea di un comitato di garanzia. Nelle organizzazioni di stampo comunista non c’era: un tizio decideva la composizione delle commissioni del Partito a simpatia. Chi obiettava veniva ignorato o epurato.
    3. Non mi trovi molto d’accordo sull’auspicare più autonomia e indipendenza. Anche perché la “autonomia” quando si agisce in nome e per conto di una entità collettiva si dice “autocrazia”. Autonomia è quando si decide liberamente per se stessi. Please learn the difference. Secondo me, al contrario, ci vuole più CONDIVISIONE. Ed è da quella che scaturisce la fiducia.

Care e cari Capibara come va? Da un po’ di tempo regna un silenzio surreale. Eppure le ultime 5 settimane sono state piene di eventi dirompenti, tra giornali che parlano di noi e chiedono interviste, il Mark Fisher Party a Roma a luglio e altro. E’ anche e soprattutto per questo che ci stupisce il fatto che i fatti recenti non abbiano animato nessun vero dibattito interno alla nostra community.

Ma facciamo un passo indietro. Poiché nelle recenti vicissitudini del nostro movimento alcune questioni personali ed altre questioni politiche di interesse per tutte si sono inopinatamente confuse dando origine a un gran casino, questo post si propone di sciogliere questa matassa – o almeno di provare a farlo dal nostro punto di vista. In ogni caso, questo documento esprime un disagio politico condiviso dalle persone che l’hanno firmato, un disagio che va al di là dei singoli scazzi e che è relativo al piano politico-organizzativo. Di conseguenza, la vicenda politica e quella personale saranno ricostruite separatamente.

1.1 CRONOLOGIA POLITICA Circa tre mesi fa, da più parti nel movimento cresce l’esigenza di strutturarsi per portare avanti i progetti ambiziosi del movimento e del partito. A inizio maggio viene presentato il cosiddetto “Documento di Èmma” *https://docs.google.com/document/d/1_FzWKl7jvIXG-GKx5HN8WKeseJod2cmKtWViVewSS6g/edit?tab=t.0 * che propone la possibilità di formare gruppi per specifici task (statuto, propaganda e programma) formati su base volontaria e legittimati da un mandato collettivo temporaneo. Il documento viene sottoposto alla community e discusso nel corso di una lunga e animata assemblea tenutasi il 5 Maggio scorso ed efficacemente riportata in questo verbale: https://sinistraverso.org/post/364 Una serie di contingenze e alcune forti resistenze hanno portato la chiamata alle ore piccole e, in mancanza di proposte alternative e/o modifiche, la timida proposta di creare tre gruppi con mandato collettivo di fatto cade nel vuoto.

Paradossalmente, qualche giorno dopo, il Circolo Nomade Accelerazionista(1) si riunisce e vara il “polpo di stato”, ovvero un decreto che affida ad 8 persone selezionate(2) l’incarico di portare avanti un percorso a tappe per “ricucire lo strappo” della chiamata del 5 Maggio e dar vita ad una prima bozza di regole assembleari, decisionali e statutarie – una sorta di “costituente”. Il “diktat” non viene sottoposto all’approvazione dell’assemblea e viene inaspettatamente annunciato nella chiamata del 12 Maggio che – dopo i malumori del martedì precedente – era stata convocata all’insegna del “cazzeggio obbligatorio” e pertanto era priva di odg. In quell’occasione si è detto anche che il “diktat” era una procedura di emergenza e che il movimento non si sarebbe più avvalso di simili metodi autoritari in futuro senza un motivo valido.

Daniela si rifiuta di far parte della costituente affermando che avrebbe invece aderito a un tipo di processo aperto, più simile a una Repa. Gli altri nominati al contrario accettano l’incarico ma si sentono in imbarazzo. Vuoi per una ragione, vuoi per l’altra, nessuno dei nominati fonda il gruppo costituente e nessuno di fatto avvia i lavori. Il “polpo di stato” cade nel vuoto. Un altro fatto increscioso ha luogo in quella stessa chiamata che però sarà trattato nella sezione successiva.

Malgrado la promessa di non varare più diktat, un componente dello stesso gruppo che aveva emesso il polpo di stato (Xenodibi), senza chiedere il parere del Gruppo Propaganda, il parere dell’assemblea e senza comunicare in alcun modo il proprio intendimento, seleziona 9 persone (3) e affida loro l’incarico di parlare in TV a nome del partito. A questo fine, avvia un corso di formazione online tenuto da Olmo. Una delle persone incaricate, Giovwave Paris, solleva alcune obiezioni sulla composizione del gruppo. Chiede a Xenodibi il motivo dell’assenza, tra i nominati, di un dialogatore competente come Lorenzo e si interroga sulla legittimità di un tale gruppo a parlare a nome di tutti.
Xenodibi estromette Paris dal gruppo whatsapp adducendo un supposto e non meglio precisato disinteresse di quest’ultimo nei confronti del gruppo e una mancanza di affinità caratteriale col resto dei componenti.

La domanda che sorge spontanea è: cosa sta succedendo?

  1. È legittimo e comprensibile che alcune persone nel movimento abbiano una certa influenza, ma questo non giustifica in nessun modo l’esercizio del potere assoluto ed esecutivo sulle cose del Partito. I fatti recenti qui ricostruiti raccontano una gestione verticistica del potere che non condividiamo e che non poggia su nessuna fonte di legittimità collettiva.

  2. Un organo (Gruppo TV) che ha l’obiettivo di formare persone che parlano a nome della collettività non può essere creato da un singolo soggetto (un uomo solo al comando) che si muove “in autonomia”, senza rendere conto alla collettività. E’ già da mesi che esiste un Gruppo Propaganda – nato da una proposta collettiva presentata a febbraio e accettata da una call molto partecipata – che doveva occuparsi proprio di queste cose. Non esiste che un singolo individuo passi sopra ai gruppi interni che hanno ricevuto un mandato collettivo (formale o informale che sia).
    Dibi, più che da “cane sciolto” – come ama definirsi – si sta comportando da capobranco (anche se siamo sicure che non lo stia facendo apposta o con cognizione di causa).

  3. Troviamo oltremodo grottesco che vengano formati e incaricati gruppi operativi (similmente a quanto chiesto nel documento di Èmma) quando tale possibilità era stata di fatto esclusa dalla bocciatura del 5 Maggio scorso. E’ assurdo che venga bocciata una proposta – senza neanche prendersi la responsabilità di andare incontro ai desideri che l’hanno ispirata – per poi metterne in pratica alcune parti senza nessun mandato collettivo, in segreto e senza nemmeno ricercare il consenso.

  4. È ipocrita parlare di cura e allo stesso tempo allontanare/ estromettere alcune persone dai gruppi (in modo diretto o indiretto).

È un modo di agire verticalista, arbitrario, opaco e non considera lo spazio politico che stiamo condividendo. Questo modus operandi non è particolarmente nuovo in politica e ha un nome preciso, si chiama abuso di potere, al di là delle intenzioni dichiarate o della presunta buona fede.

1.2 CRONOLOGIA PERSONALE

Il 06/05/2026, ovvero il giorno dopo l’assemblea del 5 Maggio, la più partecipata nella storia del movimento, Daniela scrive sulla chat delta una serie di domande provocatorie rivolte a Lorenzo in merito ad una corrente partitica che avrebbe segretamente sostenuto la proposta di Èmma. Daniela chiedeva quali fossero gli scopi di una simile organizzazione i componenti della chat contro Lorenzo, il quale abbandona la chat. In molti (Xenodibi, Paris, Quattro, Mara, Giaime) tentano di mediare parlando coi due protagonisti di questo conflitto (Lorenzo, Daniela). Il martedì successivo 12 Maggio, dopo l’annuncio del polpo di stato, poiché alla chiamata erano presenti sia Daniela che Lorenzo, erano forse in molti ad aspettarsi un passaggio di riconciliazione. Al contrario, Daniela e Yan prendono la parola per pronunciare un intervento in cui di fatto si deride la corrente IF/ASAP, si afferma che “non è successo niente” e nessuna scusa per il comportamento del 6 Maggio. Lorenzo esce dalla chiamata e segue un momento poco edificante in cui Xenodibi e Mara e tutti gli altri se la prendono con Daniela, in una sorta di linciaggio. Nei giorni successivi il gruppo CLOBTE (la collettiva torinese) organizza un paio di aperitivi bellavita e pranzetti e dà spazio a Daniela per spiegare le proprie ragioni, non da tutti ritenute sempre valide ma nemmeno delegittimate. Daniela e Yan continueranno a fare CLOBTE ma dichiarano l’intenzione di allontanarsi dal movimento nazionale. A partire da questo episodio, le chiamate del martedì vanno deserte, regna uno strano silenzio, che contrasta in maniera stridente con i roboanti proclami di Xenodibi sul crescente interesse riscosso dal Partito Capibara.

Poichè questa situazione continua a sembrarci grottesca, intendiamo convocare una assemblea per parlare di quello che sta succedendo in data domenica 28 giugno (o dal secondo pomeriggio, o dalla sera).

1: Il “gruppo storico” composto da Giuseppe, Mara, Nat e Dibi 2: Lorenzo, Èmma, Efallom, Daniela, Quattro-Due, Olmo, Manuela di Bologna e Lorenzo Robin di Firenze 3: Xenodibi, Giuseppe, Olmo, Quattro-Due, Adri, Albachiara Gandolfo, Maura, Sofia/GiovannaMucciaccia e Paris

SOTTOSCRIZIONI: alcune persone appoggiano la prospettiva di un dibattito interno su questi temi e hanno espresso esplicito sostegno alla richiesta di chiarimenti oltre che dallo scrivente, la ricostruzione è appoggiata da:

Èmma Alessia, Pascal, Lorenzo, Stefano (Steddy)

Buongiorno, bellezze! 🌈🦫 È notizia di ieri che Repubblica ha contattato Dibi per una intervista col Partito Capibara e bisognerebbe decidere in tempi ragionevolmente brevi chi mandare (volendo anche più di una persona) e quale strategia di propaganda adottare. Vogliamo parlarne in una chiamata? Chi viene? Qualcunə si offre volontariə? Si tratta di una questione delicata e della massima importanza per cui sarebbe opportuno elaborare una strategia di propaganda condivisa. Esiste già un Gruppo Propaganda, cui spetta la decisione nel merito, ma nel frattempo se ne parliamo tra di noi ci facciamo una idea più precisa. I dettagli dell’intervista ce li ha @xenodibi_@lemmy.sinistraverso.org che è la persona che è stata contattata. Voi quando ci sareste per fare la riunione su questo? Martedì 23? Mercoledì 24? volendo possiamo parlarne nel weekend ma dovremmo capire da Repubblica quanto tempo abbiamo per decidere. Un abbraccino

  • Secondo me non si tratta di un “calo fisiologico”, al contrario. Molte hanno sentito la necessità di un momento di raccoglimento dopo i fatti di maggio (call del 5 Maggio; incursione delta del 6 Maggio; call del 12 Maggio; polpo di stato). Cose come queste capitano in tutte le organizzazioni. Ma noi stiamo sciogliendo il nodo in maniera diversa dalle altre organizzazioni: ad esempio è in realtà un buon segno che non si vada avanti come se niente fosse tagliando via il dissenso. Quello che dici è comunque vero. E amo la parola che hai usato. Forse non tutti sanno che l’“Egida” rimanda a un mammifero. Non un Capibara ma siamo lì: una mitica capra che si chiamava “capra amaltea”. Il termine ègida deriva dal latino aegis (dal greco aigís)[dal lat. aegis -ĭdis, accus. -ĭda, gr. αἰγίς -ίδος, prob. connesso con αἴξ αἰγός «capra»]. – 1. Specie di corazza protettiva, in forma di mantelletto di pelle di capra, con al centro la testa della Gorgone, che nella mitologia greca era portata in battaglia da Atena, da Zeus (detto perciò egìoco) e talora da altri dèi. 2. fig. Protezione, difesa, salvaguardia (quasi esclusivam. nella locuz. sotto l’e. di): porsi sotto l’e. della legge; sotto l’e. della propria innocenza, della coscienza pura; ne ha fatte di tutti i colori sotto l’e. del suo potentissimo zio. e indica originariamente il mitico scudo di Zeus e di Atena. Oggi è utilizzato principalmente in senso figurato per indicare una protezione, una tutela o il patrocinio di un ente o di un’autorità. Nella mitologia greca, l’egida è l’arma difensiva per eccellenza (spesso descritta come uno scudo o una corta corazza di pelle di capra), simbolo del potere divino, che incuteva terrore ai nemici. Nel linguaggio comune indica il proteggere qualcosa “sotto l’egida di…” significa operare sotto la salvaguardia, il sostegno morale o la direzione ufficiale di una determinata istituzione (es. un progetto realizzato sotto l’egida del Ministero della Cultura).