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Cake day: April 11th, 2026
  • Secondo me, per farla molto semplice, l’arte ha perso completamente la sua funzione. È diventata una merce come un’altra. In un mondo in cui tutto è merce, l’arte è solo una forma di spettacolo, praticamente indistinguibile dalle altre forme di intrattenimento. Lo spettacolo e l’intrattenimento sono, nel nostro mondo, tra le merci più comuni. Naturalmente esistono forme di intrattenimento che veicolano contenuti raffinatissimi. Ma gran parte di noi le consuma e le getta via come farebbe con qualunque altro oggetto. Il capitalismo tende ad eliminare progressivamente gli spazi e i tempi non adatti al consumo, spesso coincidenti con gli spazi e i tempi di socialità e condivisione. Il consumatore è più efficiente quando consuma in solitudine, in tempi brevi, senza una piena soddisfazione. Questa tendenza al consumo nevrotico ed egotico, piano piano è diventata parte di noi, e la riproduciamo anche quando cerchiamo di vivere esperienze collettive o momenti di socialità. Forse è per questo che non siamo più in grado di attribuire all’arte una funzione intersoggettiva. I musei però, secondo me, se gestiti bene, possono conservare una funzione importantissima. Non amo la contrapposizione tra Street art e Museo. I musei sono tra i pochi luoghi “sacri” rimasti. Luoghi di contemplazione, di sperimentazione, di incontro con linguaggi nuovi, fuori dal tempo e dallo spazio del consumo nevrotico. Naturalmente oggi rischiano di essere vetrine più o meno inconsapevoli di un mercato dell’arte completamente folle.

  • Io tenderei a distinguere tra uno dei principi cardine del movimento operaio e socialista, ossia l’internazionalismo, e quello che tu definisci “pecca eurocentrista”. L’internazionalismo ha sempre affermato la fratellanza e la solidarietà delle lavoratrici oltre i confini nazionali. Sostiene che la lotta di classe non ha confini e che il vero nemico è il capitalismo globale. Ha sempre sostenuto che la classe operaia di tutto il mondo condivide gli stessi interessi di emancipazione. Ma soprattutto ha sempre riconosciuto che l’espansione economica di stampo capitalistico crea sfruttamento e disuguaglianze su scala globale. Secondo me non andrebbe confuso il rispetto dovuto a tutte le culture e a tutte le forme di autodeterminazione con la complicità nello sfruttamento sistematico di enormi masse di persone da parte di un sistema tecnocratico ultra autoritario. L’imperialismo “mercantile” cinese è diverso da quello militare statunitense ma altrettanto dannoso. Prima di tutto sta diffondendo in tutto il mondo un modello di sviluppo e consumo capitalista. Perché è proprio su questo che fonda la sua grande fortuna ed espansione economica. E poi le sue forme di sfruttamento neocolonialista dei paesi più poveri impediscono, o quanto meno rallentano di fatto, una reale emancipazione e autodeterminazione. Oltretutto anche sul piano militare qualcosa sta cambiando. La Cina ha costruito una gran base militare in Africa e sono presenti nel continente africano diverse milizie private che aiutano le grandi compagnie estrattive a mantenere l’ordine con la forza, se necessario. Non possiamo veramente cadere nell’inganno che il capitalismo cinese sia più buono, perché si fonda esattamente sulle stesse dinamiche di sfruttamento del capitalismo occidentale. In questo momento ne costituisce il motore principale. Quale diritto all’autodeterminazione è concesso ad una persona costretta a lavorare 12 ore al giorno per 6 giorni a settimana? Andate a vedere come gli imprenditori cinesi stanno riproponendo questo modello in giro per il mondo. A Prato, in Italia, ci sono vere e proprie fabbriche lager con la manodopera, spesso indiana, costretta a vivere reclusa in fabbrica. Come può questo modello essere compatibile con una prospettiva gratuitista e postlavorista?

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Spesso scopro con stupore (e amarezza) che molta gente a sinistra considera la Cina un punto di riferimento per la costruzione di un’alternativa al modello occidentale. Purtroppo, secondo me, il modello cinese non può essere la soluzione perché è parte del problema. A me fa orrore sia l’america di Trump che la Cina di Xi Jinping. La Cina è un regime fascista e ultra nazionalista. È stata e continua ad essere completamente funzionale al modello di sviluppo del capitalismo globale. Il capitalismo per come lo conosciamo oggi non potrebbe esistere senza la Cina. Il 50% della manifattura mondiale è prodotta in Cina. Proprio come l’Occidente, già da qualche anno ha cominciato a delocalizzare le produzioni con maggior impatto ambientale in paesi più poveri, sfruttando la manodopera a basso costo e la legislazione ambientale inesistente. Vedi il caso della Somalia nel settore tessile. Ma gli esempi sarebbero moltissimi. In più porta avanti una politica chiaramente neocoloniale con la quale si garantisce il monopolio di materie prime strategiche in cambio di infrastrutture spesso funzionali alle sue necessità predatorie ed estrattiviste. Si veda il caso del cobalto in Congo. Condizioni di lavoro disumane, lavoro minorile, sfratti forzati di intere comunità per estendere le mega miniere. Verso la fine degli anni '80, Deng Xiaoping introdusse in Cina una vera e propria economia di mercato che ha permesso la nascita di una classe imprenditoriale borghese e lo sviluppo economico che vediamo oggi. Ma questo sviluppo si è potuto realizzare, come in tutte le economie capitaliste, grazie allo sfruttamento di grandi masse di lavoratori. Ora che il benessere si è diffuso, la Cina delocalizza nei paesi più poveri per continuare a crescere sfruttando altre masse di lavoratori. Ricordiamoci che fino al 2022 era legale lavorare 12 ore al giorno per 6 giorni a settimana. E ancora oggi in molte parti della Cina questa pratica di sfruttamento è tollerata. Anche perché l’unico sindacato ammesso è quello governativo. Tutto ciò secondo me non ha nulla a che vedere con il socialismo. Oltretutto il livello di welfare in Cina , anche se in progressiva crescita, è stato fino ad ora addirittura inferiore a quello delle socialdemocrazie europee più avanzate. E non solo perché era un paese più povero ma per una precisa scelta politica. Xi Jinping ha più volte ribadito che uno “stato troppo generoso crea cittadini pigri”. Anche se può sembrare assurdo, il divario tra ricchi e poveri negli USA è simile a quello cinese: negli Stati Uniti, la quota di reddito nazionale detenuta dal 10% più ricco si aggira attorno al 45% ; in Cina il valore è molto simile, superando il 40%. In Francia è solo il 25%. In Svezia il 22%. Personalmente non mi voglio rassegnare all’idea di dover scegliere quale modello di autoritarismo tecnocratico sia più efficiente. Io ancora spero in un’alternativa libertaria, antifascista e anticapitalista. Oltretutto leggendo i deliri di Curtis Yarvin e Nick Land, principali ispiratori di Thiel, Vance e si scopre che il modello cinese, sotto tanti aspetti, è il sogno più o meno inconfessabile delle destre di tutto il mondo e dei grandi gruppi economici. Ricordiamoci che le nuove tecnologie per il controllo di massa che si stanno rapidamente diffondendo in Occidente sono da tempo operative in Cina.

  • Le questioni sollevate mi sembrano tutte molto importanti. Io mi sono avvicinato da poco a questa realtà e per motivi personali non sono riuscito a partecipare quanto avrei voluto. Da quello che ho letto mi sembra che stiano emergendo problemi che ho già vissuto in altre realtà che ho attraversato. Purtroppo è sempre molto complicato costruire spazi veramente orizzontali e accoglienti. Ma secondo me questo percorso faticoso di cura e attenzione reciproca non è solo possibile ma dovrebbe essere il cuore della nostra azione politica. Io anche se ho interagito poco mi sono sentito accolto. La cosa che soffro di più personalmente è l’interazione completamente virtuale. Sarebbe bello cominciare a costruire piccoli gruppi territoriali che si possano incontrare di persona. Spero che nel tempo ci si possa arrivare.

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Non sono un esperto di accelerazionismo. Probabilmente i miei dubbi sono già stati affrontati numerose volte. Dunque abbiate pazienza. Le mie perplessità riguardano soprattutto la questione dell’abbondanza e della tecnologie che la rendono possibile. Nel mondo che vorrei, libero da dinamiche di sfruttamento delle persone, degli altri animali e dell’ambiente, il modello produttivo andrebbe trasformato radicalmente. Con esso anche molte nostre abitudini. È evidente che il “lusso” di cui parliamo noi non è quello consumistico e mercificato che ci viene venduto come necessario per la piena realizzazione umana. Però credo che sia necessario ribadire che se e quando riusciremo a trasformare radicalmente il modello di sviluppo e consumo anche le nostre abitudini cambieranno. Sarà necessario passare dell’abbondanza dello spreco alla frugalità della cura. Molte tecnologie che rendono possibile la nostra abbondanza sono dirette conseguenze di un’organizzazione dello spazio e del lavoro prettamente capitalista, estrattivista e predatorio. Secondo me non dovremmo dare per scontato che, in una società libera dallo sfruttamento, otto miliardi di persone potranno continuare a tenere in tasca uno smartphone, usare una stampante 3d, essere continuamente collegate alla rete, mangiare le banane e la cioccolata, avere accesso a tutta una serie di tecnologie mediche avanzate. La questione è molto complessa e scivolosa. Ma secondo me c’è un legame diretto tra la natura desiderante della nostra specie e la sua capacità di distruzione e di dominio. Per costruire comunità umane sostenibili non basta lottare per il socialismo/comunismo di lusso. Serve una nuova coscienza di specie. Cominciare a comprendere che siamo una specie potenzialmente molto pericolosa, per sé stessa e per il resto dell’ecosistema. E lo sono anche i nostri sogni.

  • Ciao, mi chiamo Adriano e vivo a Roma (Centocelle). Non so bene chi sono e cosa voglio ma da trentacinque anni attraverso collettivi e spazi occupati/autogestiti. Considero importanti le istanze antispeciste e la necessità di affiancare ad una coscienza di classe e di genere anche una coscienza di specie.