Non sono un esperto di accelerazionismo. Probabilmente i miei dubbi sono già stati affrontati numerose volte. Dunque abbiate pazienza. Le mie perplessità riguardano soprattutto la questione dell’abbondanza e della tecnologie che la rendono possibile. Nel mondo che vorrei, libero da dinamiche di sfruttamento delle persone, degli altri animali e dell’ambiente, il modello produttivo andrebbe trasformato radicalmente. Con esso anche molte nostre abitudini. È evidente che il “lusso” di cui parliamo noi non è quello consumistico e mercificato che ci viene venduto come necessario per la piena realizzazione umana. Però credo che sia necessario ribadire che se e quando riusciremo a trasformare radicalmente il modello di sviluppo e consumo anche le nostre abitudini cambieranno. Sarà necessario passare dell’abbondanza dello spreco alla frugalità della cura. Molte tecnologie che rendono possibile la nostra abbondanza sono dirette conseguenze di un’organizzazione dello spazio e del lavoro prettamente capitalista, estrattivista e predatorio. Secondo me non dovremmo dare per scontato che, in una società libera dallo sfruttamento, otto miliardi di persone potranno continuare a tenere in tasca uno smartphone, usare una stampante 3d, essere continuamente collegate alla rete, mangiare le banane e la cioccolata, avere accesso a tutta una serie di tecnologie mediche avanzate. La questione è molto complessa e scivolosa. Ma secondo me c’è un legame diretto tra la natura desiderante della nostra specie e la sua capacità di distruzione e di dominio. Per costruire comunità umane sostenibili non basta lottare per il socialismo/comunismo di lusso. Serve una nuova coscienza di specie. Cominciare a comprendere che siamo una specie potenzialmente molto pericolosa, per sé stessa e per il resto dell’ecosistema. E lo sono anche i nostri sogni.