Non sono un esperto di accelerazionismo. Probabilmente i miei dubbi sono già stati affrontati numerose volte. Dunque abbiate pazienza. Le mie perplessità riguardano soprattutto la questione dell’abbondanza e della tecnologie che la rendono possibile. Nel mondo che vorrei, libero da dinamiche di sfruttamento delle persone, degli altri animali e dell’ambiente, il modello produttivo andrebbe trasformato radicalmente. Con esso anche molte nostre abitudini. È evidente che il “lusso” di cui parliamo noi non è quello consumistico e mercificato che ci viene venduto come necessario per la piena realizzazione umana. Però credo che sia necessario ribadire che se e quando riusciremo a trasformare radicalmente il modello di sviluppo e consumo anche le nostre abitudini cambieranno. Sarà necessario passare dell’abbondanza dello spreco alla frugalità della cura. Molte tecnologie che rendono possibile la nostra abbondanza sono dirette conseguenze di un’organizzazione dello spazio e del lavoro prettamente capitalista, estrattivista e predatorio. Secondo me non dovremmo dare per scontato che, in una società libera dallo sfruttamento, otto miliardi di persone potranno continuare a tenere in tasca uno smartphone, usare una stampante 3d, essere continuamente collegate alla rete, mangiare le banane e la cioccolata, avere accesso a tutta una serie di tecnologie mediche avanzate. La questione è molto complessa e scivolosa. Ma secondo me c’è un legame diretto tra la natura desiderante della nostra specie e la sua capacità di distruzione e di dominio. Per costruire comunità umane sostenibili non basta lottare per il socialismo/comunismo di lusso. Serve una nuova coscienza di specie. Cominciare a comprendere che siamo una specie potenzialmente molto pericolosa, per sé stessa e per il resto dell’ecosistema. E lo sono anche i nostri sogni.
- efallomItaliano3 months
Ciao!!! Sono d’accordissimo con te!
Tuttavia separerei l’aspetto teorico da quello conunicativo, nel senso che oggi per mettere in crisi il capitalismo abbiamo bisogno soprattutto di diffondere queste idee cavalcando il desiderio di gratuità dei bisogni fondamentali delle persone; il passaggio antropologico è fondamentale ma lo vedo più “silente” nel senso che magari tanti “bisogni fittizi” che ci impone il consumismo vengono rimessi in prospettiva nel momento in cui si inizia a decostruire il realismo capitalista.
Ti linko alcuni articoli che ho scritto su questo argomento, se ti va di collaborare o prendere l’iniziativa per scriverne di nuovi sentiamoci pure in pvt su Delta!
https://www.xenowiki.org/blog-it/Manifesto-Mindful-Accelerazionista-77.html
https://www.xenowiki.org/blog-it/Dalla-cura-al-gratuitismo-78.html
https://www.xenowiki.org/blog-it/Postlavoro-e-gratitudine-79.html
- ManuItaliano3 months
Sono molto d’accordo sull’intervento di Adriano. Infatti una delle prime cose che ho detto quando abbiamo fatto il primo raduno gratuitista a Bologna qualche settimana è stato proprio: ma come si pone questo movimento a livello etico nei confronti ad esempio dello sfruttamento delle risorse ambientali o in generale di alcuni pericoli dati all’automazione incontrollata? La risposta è stata proprio quella che avete detto voi, ovvero: il punto non è consumare a oltranza gratuitamente (quello è uno specchio per le allodole, un modo per “sfondare” l’immaginario collettivo e arrivare a tutt*). Il punto è utilizzare l’automazione per rendere accessibili i nostri bisogni base e anche più, ma con un occhio comunque alla cura del pianeta, controllando questo moto di accelerazione in modo che rimanga sempre nei confini dell’eticità. Abbondanza, ma limitatamente nel rispetto delle risorse a nostra disposizione, altrimenti il sistema (suppongo) collasserebbe su se stesso.
E fin qui ci siamo. Però poco fa ho letto questo articolo dentro il Kit del Risveglio Gratuitista: https://drive.lemmy.sinistraverso.org/s/L53wnyLb8aLm2ZQ?dir=%2FArticoli&editing=false&openfile=true Verso la fine si legge: “Il Gratuitismo non è un punto d’arrivo, ma un acceleratore. Più beni vengono sottratti alla logica del mercato, più il capitalismo perde la sua presa gravitazionale sulla vita. L’obiettivo non è una società “equa”, ma una società velocizzata, dove l’accesso immediato e gratuito ai bisogni primari permette di proiettare l’umanità verso il prossimo stadio evolutivo.”
Questa parte mi ha un po’ stonato rispetto a quello che ci stiamo dicendo… che si intende per “non una società più equa ma velocizzata”? Sono sicura che mi sfugge qualcosa, ma volevo sapere cosa ne pensate a riguardo!
- efallomItaliano3 months
Ciao, credo che si intenda il fatto che quando il tempo delle persone sarà liberato, queste potranno dedicarsi a ciò che piú le entusiasma generando un’esplosione di creatività in ambito artistico, tecnologico, scientifico e filosofico che finirà per ridefinire il concetto stesso di società e le relazioni all’interno di essa, magari arrivando anche proprioa ridefinire cosa significhi essere vivente o essere umanə (quindi anche transumanismo), oltre la soglia di quello che siamo attualmente capaci di immaginare.
La cosidetta singolarità, che anzichè venire sprigionata dall’ai (come vorrebbero gli accel di destra) verrebbe sprigionata dalla liberazione del tempo e della creatività umana e dalla rottura di tutte le gabbie cognitive imposte dal capitalismo.
Magari l’autorə del post intendeva altro, in tal caso sarei curioso di sentire la sua versione 😁
- Eye_WatchItaliano3 months
Ciao, sono andato a leggere anch’io il testo che citi e devo dire che capisco perfettamente e condivido le tue perplessità in merito. Certamente è un testo iperbolico, ma trovo che questo tipo di iperbole rappresenti una visione parziale del mondo, non assegnando un ruolo, in questo futuro immaginato, al valore della materia prima, cioè le risorse di cui l’ecosistema, nel suo fragile equilibrio, dispone. Dico questo perché trovo legittimo immaginare un mondo senza moneta, slegato da un concetto di merito per il quale l’esistenza degli esseri umani nella società sia qualcosa che va “guadagnato” (che mi sembra un po’ il senso del testo in questione), ma, seppure questo è reso fattibile dall’automazione e dalla tecnologia, il gratuitismo che immagino io è un mondo in cui la produzione di merci, e quindi il consumo di materie prime, è accessibile a tuttə non perché il mondo è preso dalla follia della sovrapproduzione tecnologica, ma perché, slegata dalle logiche capitalistiche e neoliberiste, la produzione non sarà più una folle corsa alla crescita, causa di consumo, spreco e distruzione, ma un’opera di mantenimento dell’equilibrio tra ecosistemi interconnessi tra loro, e quindi, in questo senso, precisamente “più equa”, perché votata all’equilibrio e non al dominio. La tecnologia che immagino io non è una tecnologia che viene a colonizzare la nostra esperienza sensoriale, esteticamente aggressiva, ostentata, come fosse qualcosa che ha valore di per sé, ma una tecnologia presente solo dove e quando serve, funzionale e discreta. Quello che mi sembra mancare in questo testo è il concetto chiave in cui si innerva il gratuitismo, e cioè il concetto di Cura, che è un concetto relazionale, per cui anche la parola “lavoro” trova la sua risignificazione attraverso la cooperazione, la relazione e la mutualità. Cura come “mammiferanza”, in opposizione semantica al “patriarcato”, a al sistema oppressivo a cui questo da luogo nelle sue molteplici forme. Per me il Gratuitismo è soprattutto questo, ma non ho il minimo dubbio rispetto al fatto che tuttə qui dentro (nel sinistraverso o più in generale nel cerchio che si sta formando intorno a questo nuovo modo di immaginare il futuro) condividono la lotta per un mondo giusto che restituisca dignità ad ogni essere vivente nel rispetto pieno del nostro ecosistema.
Quattro DueItaliano
3 monthsCosa mettiamo nell’abbondanza? Penserei di dirci che i 6 bisogni fondamentali sono ampiamente assicurabili senza sfruttamento criminale di pianeta e animali. Mentre, l’esplorazione spaziale (esempio iperbolico) ci interessa ancora? E se si, come la faremo? Con che risorse?
Altro capitolo è l’abbondanza di opere e attività dannose per il pianeta, ovvero, attività e opere non compensabili che, comunque, restituiscono esperienza. Al netto di un pianeta ampiamente compromesso, in alcune aree.
In sintesi:
- abbondanza dei bisogni fondamentali
- abbandono delle attività dannose per il pianeta se a perdere
- definizione di quali attività dannose perpetrare, a che scopo, come ricompensare

