Quattro Due

Base a Milano, orizzonte: la piena pisolanza. Se il verbo è l’accelerazioniamo di sinistra, TeleBulbo è la voce. Viva il Sinistraverso, lunga vita al Partito Capibara, gloria eterna al Melanzagno!

(they/him)

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Cake day: October 21st, 2025
  • Penso che il gesto sia interessante. Banca Etica ha scelto di sospendere il conto non per non rientrare nelle liste delle associazioni terroristiche (A/I stessa non è nella lista, ma è indicata dal ministero del tesoro USA come realtà che favorisce fantomatiche entità terroristiche poiché i sistemi di A/I assicurano l’anonimato, e da qui i dati forniti dal gov. USA sugli account e i blog, ecc ecc).

    Quindi la scelta di Banca Etica è ovviamente comprensibile, ma non la tutela da critiche. Soprattutto se la critica è “ricordiamoci dei nostri valori” e non “siete delle merde collaborazioniste”.

    Un messaggio da veicolare è, sicuramente, che la dipendenza coloniale economica dagli USA è una colonna portatante del sistema capitalista attuale. Siamo tutte persone sotto ricatto degli Stati Uniti, sempre che non si abbia un conto Russo, Cinese, in bitcoin (che poi parliamone) ecc…

    Facciamo tutti i ragionamenti strategici, ma non vedo criticità particolari nel provare a pensare a un’azione come questa. Non è fuoco amico, è pensiero critico in azione.

    Vedo, invece, grosse questioni sul come progettarla e, soprattutto, come comunicarla. Chi la fa? Il movimento? Mhhhh, strano da spiegare. Il Partito Capibara? Non saprei. Una cellula del movimento? Una REPA? Dunno…

    Penso anche che ci si possa parlare con BE, banalmente, per orientarci ancora meglio nella critica.

  • Gio, così stai però proprio proprio anticipando una discussione. Non sono solo precisazioni, in piena onestà. Se volete discutere qui, ci sta, ce lo proponiamo e vediamo se si può strutturare. Se no, decidiamo di vederci il 5 luglio in chiamata e bona lì (alle 15:00? solito link?), magari seguendo la proposta di Adri (humanimal) se ci piace, con i suggerimenti di Bini sullo spirito, e, soprattutto, scegliendo un argomento da sviscerare. Con uno di riserva magari. Fai due di riserva, dai.

    Perché se continuiamo a rincorrerci qui sopra non ci troveremo mai

  • mi piace la proposta

    quindi:

    • moderatrice
    • manifestazione di intenzione di intervento
    • portavoce di istanze comuni
    • argomenti selezionati dirimenti

    vorrei integrare. gli scazzi personali sono importantissimi, dopodiché va fatta una scelta: affrontiamo quelli (“tu hai detto”, “tu hai fatto”) o parliamo della figura di Dibi, con limiti, confini, sigilli e controsigilli? O, ancora, di come fare nascere l’organizzazione? Perché di tutto non si può parlare in un colpo solo, temo.

    Chiudo dicendo: ok, il 5 luglio, alle 15:00? Sul solito link?

  • comunque poco preavviso. non voglio fare il ditoalculo della situa (e non quel dito al culo che ci piace) ma questo bubbone (posso soprannominare così tutto l’affaire?) va schiacciato piano piano. per ora teniamoci il 5 luglio, ma non chiudiamoci nel caso qualcun dovesse chiedere uno slittamento.

    in ogni caso, escluderei domenica prossima.

    aggiungo, così, che sarebbe d’uopo lavorare sulla proposta emersa a fine riunione del 5 maggio, ovvero, immaginare e implementare protocolli comuni su organizzazione, operatività e relazioni/rapporti.

  • Si può fare, e per renderlo ancora più accessibile potremmo provare a individuare una data che non sia tra soli 5 giorni ❤️

    Non sarà semplice e bisognerà mediare per individuare la data, ma sarà un ottimo banco di prova per quando faremo la magna riunione.

  • Raccoglo volentierissimo lo stimolo. Servono sicuramente prassi/protocolli condivisi. Si parlava di protocolli, di patti relazionali… so che Olmo potrebbe essere la nostra persona per implementare la questione.

  • Quindi ammazziamoli sti fasci, corretto? Questo capisco dal tuo ragionamento: ci sono umani buoni e umani cattivi. I buoni faranno la polizia del futuro per reprimere i cattivi.

    Quindi: chi decide chi sono i buoni e i cattivi. E ul sistema che ti immagini, quanto è diverso dallo stalinismo da 1 a gulag?

  • Capisco il punto, ma la prenderei al contrario. Per realizzare veramente il progetta per una settimana lavorativa di 24 ore dobbiamo puntare al pieno gratuitismo. A TUTTO GRATIS. Nella propaganda possiamo puntare a slogan “moderati” solo se volessimo arrivare alla contrattazione con i padroni per avere più diritti. Che è una fase che abbiamo già a attraversato. E che ha decisamente fallito sul lungo periodo.

    Viviamo in una realtà che ci sta sbattendo in faccia, ogni secondo, che la lotta di classe non solo l’hanno vinta i ricchi, ma che il risultato contrario non era mai stato previsto. I nostri slogan devono suonare come “o libertà o morte” (anche perché: altrimenti?), non come “o libertà oppure dai raga parliamone, va bene, un pochino di libertà… tipo la libertà di decidere il taglio di capelli… o di decidere se lavorare o morire. Ok? No? Ah ok”.

    Se invece parliamo della propaganda del partito capibara, altra situazione. Il partito capibara è un viatico del gratuitismo, che a sua volta (il gratuitismo) è un orizzonte intermedio verso una nuova forma di cooperazione, and so on, and so on.

    VOGLIAMO TUTTO GRATIS, PORCO IL LORO DIO

  • Parliamone serenamente e senza malumori, perché, per quanto mi facciano cagare non solo i partiti, ma proprio il sistema democratico rappresentativo elettivo, di questo stiamo parlando. (Mi fa cagare perché è letteralmente il sistema che ha generato il mondo postfascista che abitiamo).

    Il partito capibara è nato letteralmente come un meme, che (non dimentichiamocelo) non significa “scherzo”. Il meme è un “gene” che si propaga e muta. I meme accel iperstizionano; e il partito capibara, ormai un’era fa, è nato per portare le istanze libidinali L/acc al grande pubblico. Voleva candidare Mangione e Cospito prima, poi voleva essere un partito flotilla, e ora si sta prefigurando sempre più come un partito tradizionale che promuove il gratuitismo. Lo statuto, i quadri, lə presidente, segretariə e tutte cose.

    Il nome deve rispecchiare il percorso, e viceversa. Urge definire il percorso, laddove il progetto sta mutando. Come soggetta, a me poco interessa come si chiamerà, cosa farà e che fine (soprattutto) farà. Credo sia fondamentale infiltrare, deviare ed egemonizzare il dibattito pubblico (lo stiamo già facendo? Io dico di sì). Il focus, dunque, si può spostare dai risultati al “come ci fa sentire”. Se vogliamo tenere insieme tutte le sensibilità, va fatto un passo verso un orizzonte dove ogni soggettività conservi la propria natura. Come farlo senza mietere altre “vittime”, creando uno spazio che non escluda (direttamente o coattamente) le persone bisognose di desiderare?

    Partiamo dal nome, ma arrivandoci. E poiché abbiamo capito che le mega-assemblee funzionano zoppe, può avere senso tornare alla dimensione locale, per poi ritrovarsi verso un consenso che non lasci vincitrici e vinte?

    PS: il partito non può, a mio avviso, assumere e soggiogare il concetto di gratuitismo. Se penso a un nome, mi viene una cosa come “partito per il gratuitismo”, dove si rimarca nettamente che il partito è al servizio del gratuitismo, e non viceversa.