[…] dobbiamo concordare che un tetto e un’assistenza sanitaria, giusto per fare due esempi, sono diritti umani universali, non delle merci per le quali lo Stato può dare o negare sussidi selettivamente, in modo da controllare le cosiddette «classi pericolose» o da costringere alla sottomissione di norme razziali o di genere.

Ricostituire il senso e l’attuabilità dei beni comuni significa qualcosa di più di semplici politiche sociali migliori, come l’istruzione e la sanità gratuite. Significa restituire il libero accesso anche a quelle cose che rendono la vita degna di essere vissuta: risorse collettive e de-mercificate per partecipare ad attività artistiche, culturali, ricreative ecc.

Significa qualcosa di più dell’accesso ai servizi di cui abbiamo diritto, significa una nuova concezione della collettività. Come sarebbero, infatti, le nostre città se fossero costruite per soddisfare i bisogni più diversi e se si affrontassero i conflitti con modalità riparatorie e non punitive?

Alcuni degli esempi elencati sotto la voce Existing Instituitions that Help Create Real Safety [Istituzioni esistenti che aiutano a creare vera sicurezza], nell’esauriente report What’s Next (lo trovate a questo indirizzo: bit.ly/What-sNextIC3), possono servire come fondamenta per il rinnovamento della collettivizzazione delle risorse.

Nella loro versione migliore, sono istituzioni e pratiche radicate all’interno delle comunità che si occupano di riduzione del danno e compensazione. Sono soluzioni che puntano a un futuro in cui possiamo risolvere i nostri problemi, persino i più seri e spaventosi.

Estratto da Police abolition. Corso di base sull’abolizione della Polizia

Scaricalo qui in inglese https://drive.sinistraverso.org/s/EWHbELYZek7GbYD

Edizione italiana Momo https://momoedizioni.it/catalogo/police-abolition/