Ciao ame, vi scrivo questo post per spiegare come vedo oggi la strategia del Partito Capibara. Prima però mi scuso, perché negli ultimi mesi ho cambiato idea spesso. Nell’ultimo anno il progetto nella mia testa ha preso molte forme diverse, trasformandosi più volte, e anche recentemente mi sono trovato a un passo dal far partire formalmente il Partito Capibara, per poi fermarmi, diciamo titubare.
Questo stop è arrivato dopo alcune riflessioni su cosa significhi davvero “far partire” il partito, secondo me. Ne ho parlato con alcunə di noi (tra cui Andre) e ora provo a condividere come vedo la situazione ad oggi.
Premessa importante: per me il Partito Capibara è uno strumento del movimento, non il contrario. Emerge dal movimento e sono convinto che non riusciremmo a costruire un partito di massa se non considerandolo parte di qualcosa di più ampio: il movimento gratuitista. Il Partito Capibara è quindi un progetto interno a questo movimento più largo.
Un punto pratico: raccogliere le firme istituzionali è difficile. Serve la presenza di un pubblico ufficiale, si può fare solo su carta bollata, e bisogna essere distribuit3 in circoscrizioni in tutto il Paese. Se partissimo da lì per diffondere il Partito Capibara, sarebbe una cosa molto noiosa e poco efficace.
L’idea che mi convince di più, anche sulla base di suggerimenti di variə di voi, è questa: in questa fase dovremmo propagandare il gratuitismo in tutte le forme possibili. Diffondere l’iperstizione, l’idea della gratuità, ovunque. Propaganda di movimento.
Dentro questa propaganda, ovvero parte di questa propaganda c’è la possibilità di “metterci la firma”. La firma però inizialmente sarebbe digitale, e dentro una narrazione semiseria: sembra un meme, una cosa simpatica e virale, che attira attenzione e magari ti fa finire anche sui media. Poi però si scopre che è tutto serio e che stiamo progettando davvero.
Immagino quindi una prima raccolta firme digitale, molto facile, in cui raccogliamo i contatti delle persone e sul sito c’è un numero che sale. Più sale, più l’iperstizione si realizza.
Quando arriviamo a 120.000 firme, a quel punto possiamo passare alla seconda fase: tradurre le firme digitali in firme istituzionali. Avendo i contatti delle persone, possiamo ricontattarle e organizzare la raccolta. Giuseppe propone addirittura di fare un pullmino mattissimo e girare l’Italia porta per porta, comune per comune, per raccogliere quelle firme.
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Questa divisione in due fasi secondo me è utile per due motivi.
Il primo è che ora possiamo concentrarci sulla propaganda divertente. Propaganda di tutto il gratuitismo, propaganda che comprende anche il partito capibara ma non si esaurisce in esso, e che diffonde la gratuità in tutti i modi. Sticker da attaccare in giro, messaggi nei fiocchetti sui pali, scritte sui muri, nomi delle vie hackerati. Oppure vestirsi da capibara gigante con due cartelli, uno a freccia e uno con scritto “gratis”, e una mensola di legno sul petto con i materiali da regalare alle persone. Girare nelle zone universitarie, diffondere il gratuitismo, aggregare persone e spingerle a diffondere l’iperstizione a loro volta. Sempre con una call to action semplice: “mettici la firma”. Facciamo salire il numero fino a 120.000.
Il secondo motivo è che possiamo rimandare gli aspetti burocratici partitici, compresa la strategia parlamentare, a un momento successivo. Questo ci dà tempo per costruire bene lo statuto e prepararci su tutto con cura, già da oggi (PS: vi mostrerò a breve una bozza di statuto su cui ho lavorato). La raccolta firme istituzionale, che di per sé è poco entusiasmante, diventerebbe la fase finale quando il movimento è già diffuso e si tratterebbe solo di trasformare firme digitali in firme fisiche nelle circoscrizioni.
In questo momento penso che la cosa principale sia diffondere l’iperstizione, divertendoci e aggregando persone. Possiamo costruire carretti, costumi, maschere, sticker, idee situazioniste, apparizioni nello spazio urbano. Potremmo anche farci aiutare da “Sofiga – Giovanna Mucciaccia”, che è dell3 nostr3, oppure fare laboratori solarpunk per imparare a costruire queste cose in autonomia.
A Padova e Bologna vorrei partire subito da aprile, fondando due collettive e seguendole direttamente. Partirei già dal raduno al parco presentandomi con una scatola di sticker da regalare, e poi incontrarci con periodicità e diffondere l’idea che viviamo nell’abbondanza, che potrebbe essere tutto gratis, e che puoi metterci la firma.
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Un’ultima considerazione riguarda il nome “Partito Capibara”. Spesso emergono alternative come “Partito Gratuitista” o “Partito Gratis” (in inglese “Free Party”, che mi piace un casino). Non escludo che in futuro si possa cambiare nome in una nuova fase. Però oggi credo che questi nomi non sfruttino il potenziale memetico del progetto.
“Partito Gratuitista” suona come altri nomi teorici, difficili da comprendere, come “partito situazionista” o “partito accelerazionista”, e rimane nell’immaginario dei partiti tradizionali. Ma ora, almeno fino al 2027, secondo me il nostro compito non è puntare a governare, ma fare una candidatura iperstizionale, entrare nella mente delle persone [la strategia per puntare al governo secondo me verrà subito dopo].
Il capibara invece è già un meme enorme: cartoni animati, libri per bambini, giochi, gadget, pubblicità. Tutt3 lo trovano simpatico. Anche se poch3 conoscono la lore del capibara come animale del comunismo di lusso, questo non è il punto. Attira l’attenzione.
Potremmo usare anche un gattino (forse inflazionato) o la Pimpa (ma c’è il copyright). Purché sia un meme: in questo senso il capibara funziona. Recentemente La7 ha fatto un servizio su una pagina di meme-video capibara, e anche Radio Popolare mi ha intervistato perché incuriosita dal nome “Partito Capibara”. Fa ridere, è leggero, circola bene, ma permette di inserire contenuti seri (a sorpresa). Un meme che puoi trasformare in realtà (mettendoci la firma!).
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Quindi, riassumendo: fase 1 → meme e iperstizione della filosofia gratuitista fase 2 → traduzione a firme istituzionali e strategia parlamentare
Adesso, secondo me, la cosa da fare è diffondere l’iperstizione e aggregare persone. E far crescere il numero delle firme!
Cosa ne pensate? Mi scuso di nuovo se ho creato confusione nelle ultime settimane rispetto alla mia visione strategica, e vi chiedo sinceramente incuriosito cosa ne pensiate!

un’imposta del 100% oltre la soglia di 6,66 milioni di euro. Ferrero ha 40 miliardi, questo significa che dovrà restituire 39,994 miliardi di euro, stiamo parlando del 99,99999% del suo patrimonio. Quanto è il gettito complessivo? Dati alla mano, sappiamo che in Italia il totale del patrimonio finanziario nazionale è 6.200 miliardi e che il 47% di questo è detenuto dall’1% più ricco (in termini di mero patrimonio finanziario). Più precisamente, si tratta di 457.000 milionari dal punto di vista finanziario, che detengono il 47% di 6.200 miliardi, ovvero 2.914 miliardi di euro. Di questi 457.000, 2.300 sono le persone che hanno ognuna più di 100 milioni di euro di patrimonio finanziario. Poi ci sono 13.700 persone che hanno tra 20 e 100 milioni a testa. E poi ci sono 441.000 persone che hanno tra 1 e 20 milioni.

Ho dimenticato qualcosa?? Aggiungete pure!!