1. Definizione generale Il gratuitismo è il modello economico e politico corrispondente a una società della cura.
Il suo principio fondamentale è che ciò che è necessario a vivere e a fiorire non debba essere subordinato né al mercato né al salario né alla colpa morale del bisogno.

In forma sintetica, il gratuitismo sostiene che:

  • la vita non può avere prezzo;
  • i bisogni fondamentali non possono essere merci;
  • il lavoro non deve essere la condizione di accesso alla sopravvivenza;
  • la società deve essere organizzata attorno alla cura, alla cooperazione e all’abbondanza condivisa.

Non è quindi semplice welfare, né mero assistenzialismo, né sola redistribuzione. È una teoria della sottrazione della vita alla forma-prezzo.

2. Genealogia teorica Il gratuitismo emerge come sintesi di due matrici accelerazioniste:

a) Left Accelerationism (L/ACC) Dal L/ACC eredita:

  • l’idea che il capitalismo abbia già sviluppato le condizioni tecnico-materiali per una società dell’abbondanza;
  • le potenzialità dispiegate dallo sviluppo tecnologico della società contemporanea;
  • la critica al lavoro salariato; -la convinzione che la scarsità contemporanea sia in larga misura artificiale;
  • la necessità di una pianificazione postcapitalista e di nuove infrastrutture.

b) Cute accelerationism (C/ACC) Dalla componente C/ACC eredita:

  • la centralità della cura;
  • la trasformazione dei soggetti e non solo delle istituzioni;
  • una critica della soggettività competitiva, proprietaria, performativa;
  • l’idea che nessuna trasformazione economica - sia stabile senza trasformazione antropologica;
  • l’importanza di affetti, desideri, linguaggi, comunità e pratiche di consapevolezza.

Ne risulta che il gratuitismo è insieme:

  • post-lavorista,
  • demercificante,
  • anti-competitivo,
  • centrato sulla cura, accelerazionista, ma in un senso corretto dalla critica della durezza produttivistica.

3. Diagnosi del capitalismo Per concepire il gratuitismo come teoria, è essenziale chiarire la diagnosi del suo avversario. Il capitalismo non è solo un sistema economico. È:

a) Un dispositivo di scarsità artificiale Produce abbondanza tecnica, ma costringe gli individui a vivere come se tutto fosse scarso.
La sopravvivenza resta mediata dal denaro e dal lavoro.

b) Un dispositivo morale Trasforma il privilegio in merito e il bisogno in colpa.
Chi riesce appare virtuoso; chi cade appare responsabile della propria caduta.

c) Un dispositivo antropologico Forma soggetti competitivi, produttivi, autosorvegliati, abituati a “correre” per non precipitare nella marginalità.

d) Un dispositivo spirituale e affettivo Produce depressione, ansia, senso di colpa, paura della marginalità, repressione emotiva, interiorizzazione della violenza sistemica.

e) Un regime di ricatto Il bisogno fondamentale — mangiare, abitare, curarsi, muoversi — funziona come leva disciplinare.
Si lavora non per autorealizzarsi, ma per evitare la caduta.

Questa diagnosi è decisiva: il gratuitismo non nasce perché “sarebbe bello avere cose gratis”, ma perché il prezzo applicato ai bisogni fondamentali è interpretato come la forma politica specifica del dominio capitalistico.

4. Fondamento antropologico Il gratuitismo si regge su una diversa concezione dell’essere umano.

Il capitalismo presuppone un soggetto:

  • competitivo,
  • proprietario,
  • autosufficiente,
  • responsabile individualmente del proprio destino,
  • valutato in base a produttività, successo e conformità.

Il gratuitismo oppone a questa immagine un

  • soggetto:
  • relazionale,
  • vulnerabile,
  • cooperativo,
  • trasformabile,
  • inserito in reti di dipendenza reciproca,
  • portatore di valore intrinseco.

L’essere umano, in questa prospettiva, non è un imprenditore di sé, ma un essere che fiorisce nella cura reciproca, negli affetti, nel tempo liberato e nella possibilità di sviluppare il proprio potenziale.

Questa antropologia ha almeno quattro tesi forti:

a) Ogni vita ha valore in sé Il valore non dipende da utilità, redditività o prestazione.

b) Il bisogno non è una colpa Avere bisogno non deve produrre stigma né subordinazione.

c) La cooperazione è più fondamentale della competizione La competizione è una forma storica e violenta di organizzazione sociale, non un destino naturale.

d) Il soggetto va liberato anche interiormente La liberazione non è solo materiale, ma anche affettiva, spirituale e simbolica.

5. Fondamento etico: la cura Il concetto centrale del gratuitismo è la cura. Ma la cura non è una semplice disposizione morale privata. È un principio ordinatore.

Dire che la società deve essere fondata sulla cura significa:

  • considerare la vita come sacra o intrinsecamente degna;
  • organizzare le istituzioni in modo da proteggere e far fiorire le vite;
  • rifiutare che sanità, casa, cibo o tempo siano subordinati al profitto;
  • sostituire la competizione con la cooperazione;
  • assumere la fragilità e la dipendenza reciproca come fatti costitutivi dell’esistenza.

La cura ha quindi tre livelli:

a) Cura di sé Liberarsi dai residui interiorizzati del capitalismo: colpa, autosvalutazione, identificazione col successo.

b) Cura dell’altro Creare rapporti non fondati sul calcolo, ma sul riconoscimento reciproco.

c) Cura istituzionale Costruire un ordine sociale in cui i presupposti della vita siano garantiti incondizionatamente.

6. Principio economico fondamentale Il principio economico del gratuitismo è chiarissimo: accesso incondizionato ai bisogni di base. I sei bisogni fondamentali dell’essere umano sono:

  • casa
  • cibo
  • utenze
  • salute
  • cultura
  • trasporti

Questi beni e servizi devono essere garantiti gratuitamente come diritto strutturale. Questo è il cuore del gratuitismo. La gratuità significa de-mercificazione istituzionale.

Non significa che nulla venga prodotto o gestito, ma che l’accesso non sia regolato dalla capacità di pagare.

7. Teoria del lavoro Uno dei punti più forti del gratuitismo è la ridefinizione del lavoro.

Nel capitalismo:

  • il lavoro è obbligo;
  • è condizione di accesso alla vita;
  • viene imposto dal bisogno; -il suo valore è misurato da redditività, utilità e produttività.

Nel gratuitismo:

  • il lavoro cessa di essere dovere di sopravvivenza;
  • diventa attività scelta liberamente; viene orientato dal benessere collettivo e dalla realizzazione di sé;
  • si integra con l’automazione, che deve ridurre il lavoro necessario.

Questa teoria del lavoro implica tre tesi:

a) Fine del ricatto lavoro-sopravvivenza Nessuno dovrebbe essere costretto a vendere il proprio tempo per avere accesso ai mezzi di vita.

b) De-feticizzazione dell’utilità Un’attività non vale solo perché produce profitto o risultato misurabile.

c) Valorizzazione del tempo liberato Il tempo non è solo risorsa economica: è misura della vita.
Se la vita è preziosa, il tempo non può essere integralmente colonizzato dal lavoro.

8. Teoria del tempo Il gratuitismo contiene anche una vera teoria del tempo.

Il tempo appare come:

  • misura della vita;
  • bene intoccabile;
  • qualcosa che non può essere espropriato.

Se il capitalismo costringe a vendere tempo per sopravvivere, allora tocca il nucleo stesso della vita.
Per questo il gratuitismo vuole restituire il tempo ai soggetti.

Da qui discendono diverse implicazioni:

  • riduzione drastica del lavoro necessario; critica della burocrazia come furto di tempo di vita;
  • diritto al riposo, alla gratuità del tempo, alla non-performatività;
  • possibilità di dedicarsi a relazioni, apprendimento, comunità, contemplazione, cura.

9. Teoria della ricchezza e dell’abbondanza Il gratuitismo non è una teoria della rinuncia o dell’austerità.
È una teoria dell’abbondanza condivisa. La ricchezza non va più pensata come accumulazione privata, ma come capacità collettiva di garantire a tutti le condizioni della fioritura.

Questo implica:

  • passare da una logica dell’accumulazione a una logica della distribuzione;
  • usare tecnologia e automazione per ridurre lo sforzo necessario;
  • pensare la ricchezza come bene comune; subordinare il progresso tecnico alla qualità della vita.

La scarsità non è vista come dato naturale assoluto, ma come costruzione politica del capitalismo.

10. Teoria politica Il gratuitismo non è solo un modello di società futura, ma una strategia politica presente.

a) Lotta contro il realismo capitalista Il primo compito è rendere pensabile una società in cui vivere non costi.

b) Politica dell’immaginazione La gratuità dei bisogni fondamentali funziona anche come segno simbolico capace di rompere il monopolio capitalistico sul concetto di realtà.

c) Trasformazione egemonica Non basta cambiare le leggi: bisogna cambiare il senso comune, i desideri, i linguaggi, le immagini del vivere insieme.

d) Centralità della comunità La comunità è l’infrastruttura della trasformazione: non accessorio morale, ma condizione pratica per attraversare crisi, mutamenti e liberazione dai condizionamenti interiorizzati.

e) Politica non fondata sulla sola durezza del conflitto Il “Manifesto Mindful-Accelerazionista” aggiunge che la lotta deve includere consapevolezza, accompagnamento, cura post-crisi, mutuo aiuto e liberazione soggettiva.

11. Dimensione spirituale e simbolica Uno degli elementi più originali è questo: il gratuitismo non è soltanto materialista in senso economico. Ha anche una dimensione spirituale. Questa dimensione non coincide necessariamente con religione in senso tradizionale, ma con:

  • restituzione di sacralità alla vita;
  • amore incondizionato verso sé e gli altri;
  • consapevolezza dei propri desideri reali;
  • critica della religione consumista;
  • liberazione del sistema nervoso e della soggettività dai residui del capitalismo.

In questo senso il gratuitismo si presenta anche come una teoria della guarigione collettiva da un trauma sistemico.

12. Nemici strutturali del gratuitismo Il gratuitismo è incompatibile non solo col neoliberismo, ma con una serie di strutture che gerarchizzano il valore delle vite:

  • capitalismo
  • lavoro salariato come obbligo
  • mercificazione della sanità e dei bisogni vitali
  • patriarcato
  • colonialismo
  • guerra
  • abilismo
  • specismo
  • antropologia competitiva borghese

Questo mostra che il gratuitismo non è un semplice riformismo economico: tende verso una trasformazione complessiva della civiltà.

13. Formula sintetica Se sia dovesse condensare il gratuitismo in una formula teorica, sarebbe questa:

Il gratuitismo è la teoria secondo cui una società tecnologicamente avanzata e fondata sulla cura deve garantire gratuitamente i bisogni fondamentali, sottraendo la vita, il tempo e la fioritura dei soggetti alla mediazione del salario, del prezzo e della colpa.

14. Punti sistematici finali Per presentarlo in modo ordinato, il gratuitismo può essere esposto come sistema composto da sette tesi:

  1. Tesi ontologica La vita ha valore intrinseco e non può essere ridotta a merce.

  2. Tesi antropologica L’essere umano è relazionale, vulnerabile, cooperativo e trasformabile, non naturalmente competitivo.

  3. Tesi morale Il bisogno non è colpa; la cura è il principio etico fondamentale.

  4. Tesi economica I bisogni fondamentali devono essere garantiti tramite accesso incondizionato e gratuito.

  5. Tesi politica La liberazione richiede insieme infrastrutture materiali e trasformazione del senso comune.

  6. Tesi tecnologica Scienza e tecnica devono servire a ridurre il lavoro necessario e sostenere l’abbondanza condivisa.

  7. Tesi strategica La trasformazione non passa solo per il conflitto istituzionale, ma anche per comunità, consapevolezza, mutuo aiuto e riorganizzazione affettiva dei soggetti.

15. Una presentazione finale del gratuitismo Il gratuitismo è una teoria politico-economica postcapitalista che assume la cura come principio ordinatore della società e la gratuità dei bisogni fondamentali come sua traduzione istituzionale. Nasce dall’incontro tra post-lavorismo accelerazionista e critica antropologica della soggettività competitiva. Interpreta il capitalismo come un sistema che monetizza la sopravvivenza, colpevolizza il bisogno e costringe gli individui a vendere il proprio tempo per vivere. A questa logica oppone una società in cui casa, cibo, utenze, salute, cultura e trasporti siano garantiti incondizionatamente; in cui il lavoro sia una libera attività e non un ricatto; in cui il tempo venga restituito ai soggetti; in cui la ricchezza coincida con la fioritura comune e non con l’accumulazione privata. Il suo orizzonte non è soltanto la redistribuzione, ma una civiltà della cooperazione, dell’abbondanza condivisa e della vita finalmente sottratta al prezzo.