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La testata online Rest of World ha intervistato lɜ rappresentanti di 6 osservatori sull’IA, chiedendo di commentare il manifesto che l’AD di Facebook ha pubblicato il 10 agosto “Il futuro per tutti”. Il manifesto parla di come l’IA sarà uno strumento di emancipazione per l’umanità intera, dipingendo tale tecnologia come un qualcosa per attenuare le diseguaglianze. L’unica cosa che la testata ha ottenuto, tuttavia, sono critiche.

Partendo dal lato economico, i benifici economici di cui parla sono “incredibilmente gonfiati”: i centri di calcolo generano lavoro principalmente durante la loro costruzione, e non invece per la manutenzione - senza contare gli impatti ambientali e sulla salute.

L’IA di cui parla, la propria, è poi uno strumento centralizzato, opaco e calato dall’alto: un’IA per chiunque dovrebbe essere analizzabile (si pensi alla ricerca) e padroneggiare non solo le lingue delle maggiori potenze (le IA tendenzialmente “ragionano” in inglese), bensì anche quelle delle minoranze linguistiche o dei Paesi generalmente tagliati fuori da chi detiene il potere - come quelli del continente africano. Se è un’azienda a dettare l’agenda di dove conviene investire e dove no, quel “tutti” includerà solo le persone che l’azienda vuole includere.

A proposito di Africa, la ricercatrice etiope Abeba Birhane ricorda come Facebook sia la stessa azienda che voleva connettere le donne nelle zone rurali del continente (emancipazione), per poi invece essere finita a sfruttare lavoranti (https://time.com/6147458/facebook-africa-content-moderation-employee-treatment/), estrapolarne profitto e generare disinformazione - riversando la colpa a chi si era ripromessa di aiutare (che non ha ricevuto benefici) quando messa alle strette.

Infine la critica geopolitica: un’IA più capillare equivale a una raccolta maggiore di dati che, come ha dimostrato la storia, vengono usati per gli interessi del governo a cui l’azienda risponde - gli Stati Uniti - aumentandone ulteriormente il potere.

Da: Etica Digitale

  • Ti rispondo sulla parte energetica: ci sono sistemi di intelligenza artificiale anche in alcuni smartwatch per contare i passi o in alcune fotocamere per calibrare i settaggi automatici. Sono solo due esempi di sistemi che consumano pochissima energia.

    I problemi ambientali vengono unicamente da questi modelli giganteschi che hanno bisogno di datacenter per funzionare.

    Riguardo al primo paragrafo invece, oltre a dare un’occhiata all’articolo che ho linkato nell’altro commento, sarebbe importante anche sottolineare che se da un lato le cose che facevi a mano erano tendenzialmente affidabili (e se sbagliavi potevi imparare a non farlo), le loro risposte includono intrinsecamente probabilità di errore. E il loro errore è sempre coperto da un finto tono di autorevolezza e non sempre è facile capire di star leggendo delle cose false.

  • I don’t think you are wrong or that we disagree, I try to do everything in my power to build pockets of freedom, I also develop FOSS, I own an homelab, used to host services for a solarpunk movement here in Italy too.

    But we cannot be satisfied by small pockets of freedom, they are just a way of surviving in a world full of shit. Corporates are extremely happy with this tendency we have of boycotting and building something good only for our bubble, we stopped being a treat for their profit and instead we are enabling more and more their policies: our pockets of freedom somehow make their dystopian policies more acceptable and instead of coordinating to actually change something, we stay in our bubbles.

cross-posted from: https://mastodon.uno/users/kickoffworld/statuses/117025425871394137

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  • I think the post is about this too, honestly. What the post is saying is that “open source is not enough, we need governance” and I really do not agree. What I am saying is that governance and small pockets of freedom will not solve our problems, just give us the illusion that we are good.

    What I am saying is that we don’t need small pockets of freedom, but we need to live in total freedom, and technology and software are a big part of that. This society model is destroying everything, from our wellness to the ecosystem, and “small pockets of freedom” won’t solve anything.

  • Stopping to depend on companies’ profit schemas, for example. We have to work at least 8h/day to afford subscriptions to have access to things we don’t even own. Our devices are designed to be fragile, to force us to buy them periodically. That’s not freedom, that’s a jail (and not a golden one)