Il progetto strabiliante di voler scrivere da zero un nuovo codice sulle sostanze che stiamo iniziando (yey!) tocca degli aspetti particolarmente insidiosi, penso ad esempio a quelli sollevati da @efallom qui. ogni domanda che ci poniamo insieme è un grande punto di partenza per arrivare ad affrontare il discorso Droga nella maniera meno ingenua possibile quindi davvero incoraggio chiunque a questionare, c’è proprio bisogno di prospettive!

Il primo problema che ci siamo poste è: perchè classificare delle sostanze e COME? come mettiamo insieme un range che va dai medicinali, ai veleni, dalle nuove molecole di laboratorio a sostanze dall’uso millenario, dagli psichedelici alle prodroghe, da composti che sono più vicini a integratori a semplicissime…piante? sono categorie proprio ontologiche a volte completamente diverse.

Di fatto, il Testo unico rappresenta un eccezione super repressiva e sbirresca di un quadro legislativo (principalmente europeo) molto più ampio che per ora possiamo anche accontentarci di lasciare lì dov’è, in quanto regola solventi, farmaci, pesticidi, veleni industriali, sostanze chimiche più in generale (es. legislazioni REACH e CLP). il diritto penale qui non entra quasi mai, le molecole hanno il diritto di esistere in quanto tali (anche il cianuro!) ma viene ristretto l’accesso, rese tracciabili, etichettate e gestite, probabilmente è imperfetto, ma ci da un messaggio: la legge non deve disciplinare le molecole in quanto tali! In effetti dire che tutto può semplicemente uscire dal penale è più facile di quanto pensassi, perchè in moltissimi ambiti chimici già succede naturalmente, e quindi si che poi si svuotano le carceri eheheh

Quello che ora ci dà il Testo Unico è un approccio completamente incurante e del tutto repressivo, ciecamente tossicologico e basato su fredde tabelle, con una completa deresponsabilizzazione dello Stato rispetto alla cura del cittadino.

Il punto nel post precedente sulle materie prime poi è un altro gigantesco e interessantissimo discorso, e credo mi lascerò andare a quelle che sono più idee super accel mie, con un rischio consapevole di alta ingenuità ahaha. Allora, teniamo conto che per la maggior parte della storia umana le sostanze erano LOCALI, integrate nei costumi, ritualizzate e con una certa consapevolezza “diffusa”. La riduzione dell’uso distruttivo non avviene perché una sostanza è vietata, ma perché non è l’unica opzione (la questione della scelta per me è molto centrale), non è la più accessibile, non è la più compatibile contestualmente, non è la più desiderabile… Il fatto stesso del tabù da adito a una serie di conseguenze funeste sulle scelte delle persone. La cocaina come mostro coloniale e oggetto culturale di status è un esempio. Rendere possibile ul’offerta, per in qualche modo riportare la domanda al suo posto, una goccia nel mare di opzioni probabilmente più sensate.

Mi sto letteralmente immaginando un commons psicoattivo che satura lo spazio del desiderio, rendendo superflui i monopoli. Secondo me è addirittura possibile provvedere al “fabbisogno di sballo” quasi interamente a livello locale, considerando anche l’autoproduzione. I prezzi, quando ancora ci saranno, saranno veramente irrisori rispetto ad ora. L’informazione sarà orizzontale e situata.

Per tornare al discorso legislativo, in sostanza la cornice diventerebbe quella delle Pratiche psicoattive: l’insieme dei rapporti tra esseri umani, sostanze, contesti e saperi che producono modificazioni dello stato di coscienza, del comportamento o della percezione.
ci si sposta dalle molecole, si abolisce completamente la definizione di Stupefacente e inizia a parlare di contesti (!!), di finalità e modalità d’uso, di dosi (!!!), di effetti! Se il Testo Unico usa delle tabelle, noi mi sa che abbiamo bisogno di Matrici che incrocino la molecola in sè con dei fattori sociali e ambientali. La sostanza diventa quindi elemento di una relazione. ad esempio la relazione tra dose efficace, dose letale e possibilità di errore umano.

La depenalizzazione qui è radicale nel senso che tutto ciò che riguarda l’uso, il possesso e persino l’autoproduzione esce dal penale, basta. Poi arrivano le nostre matrici di valutazione, aggiornabili, pubbliche, basate su: profilo farmacologico, modalità d’uso, grado di conoscenza disponibile, reversibilità degli effetti, curve di dosaggio, effetti soggettivi.

Queste matrici determinano che tipo di informazione è obbligatoria, che tipo di accesso è appropriato, se servono contesti di assistenza e cura e quali, se serve una mediazione medica. Persino una stessa molecola può ricadere in regimi diversi a seconda del contesto… oggi io e Dibi ci siamo messi una mezz’oretta a iniziare a categorizzare le 900 molecole (pressochè casuali) della tabella 1 del Testo unico per effetto soggettivo (dissoiativo, empatogeno, psichedelico…), sicuramente un buon inizio.

Forse non c’è neanche bisogno di categorizzarle tutte: molte di esse sono davvero simili tra loro, ci sono varianti quasi ipotetiche e mai state consumate da esseri umani di droghe più popolari. ci sono molecole che non hanno nessuna diffusione. è un bordello, un bordello che forse entro un certo grado è pure semplificabile ragionando più per varianti, isomeri e famiglie chimiche.

C’è poi tutta una parte più socioculturale che non dovrebbe esser lasciata da parte e che non abbiamo neanche ancora affrontato, tipo come impedire al capitalismo di reitrodurre il danno che riusciremmo a ridurre, col rischio di rifare gli stessi disastri in versione legale. Alcune idee alla rinfusa (Commons psicoattivo ftw!) potrebbero essere: istituzione di laboratori territoriali cooperativi, club non-profit, reti di produzione comunitaria… che abbiano standard di qualità certificabili e trasparenza nei processi. provare a impedire davvero strutturalmente il profitto estrattivo: impedire branding, marketing e brevetti sulla droga.

Insomma il discorso non finisce più, infatti ho rimandato lo scriverne per un po’ perchè è davvero overwhelming lol. e si incrocia sicuramente tantissimo con la riforma sanitaria, ad esempio, che mi chiedo se ad esempio ha prodotto riflessioni degne di nota sui farmaci.