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Cake day: October 18th, 2025
  • Se le aziende sono dello Stato, e le persone hanno bisogno di lavorare per vivere, non cambia granché rispetto alla condizione di lavoro attuale, sempre una forma di capitalismo è.

    Ma se liberi le persone dalla necessità di lavorare, distribuendo il controllo dell’erogazione dei servizi alle comunità, stai rompendo il meccanismo economico che insegna che nella vita bastano i soldi e dopo di ché sei a posto.

    La vita invece può essere bella, si può essere creativi e fare opere tecnicamente complesse per diletto. Quando i soldi non sono più un indicatore di successo, le persone ricercheranno altre forme di soddisfazione personale e riscopriranno la loro naturale predisposizione per la ricerca di riconoscimento sociale autentico.

    Insomma non confondere gli effetti di una classe dirigente che ha mancato di visione e capacità, con la reale e oggi inespressa forza di un popolo storicamente prolifico come il nostro.

  • Quello su cui sto cercando di apprendere di più io è cosa succede al binomio moneta-stato nel momento in cui l’economia è monopolizzata, il credito segue logiche di profitto, e la maggior parte delle persone usa un salario privato per pagare servizi privati, avendo tasse quasi solo proporzionali alla spesa che avviene tutta tra privati

    Su questo mondo odierno non ho ancora trovato molto di graeber, e sarebbe una buona base per comprendere come si trasforma l’equilibrio attuale appena introduci un RBI

  • Graeber si allaccia bene anche sulla parte di abbandono del denaro. In una delle sue divulgazioni sulla ricerca antropologica, mostrava come la moneta, nel senso dell’oggetto metallico piccolo, ha in antichità una diffusione temporale e geografica correlata alla guerra.

    I ritrovamenti suggeriscono che la moneta serviva a un potere centralizzato a convincere i soldati a partecipare alla guerra, e che quindi servisse un sistema per convincere i commercianti ad accettare tale moneta, ossia l’imposizione di tributi in quella moneta.

    La società naturale, antecedente a questi interventi, si basava sul credito, la promessa di restituire favori in futuro. Un soldato non poteva dare questa promessa, il suo futuro era incerto, e viaggiava.

    La moneta perde di senso quando i servizi non sono più erogati in modo centralizzato da uno stato, o quando non è necessario incentivarne la produzione. Uno stato coordinatore di una società naturale è un essere molto diverso da quello che siamo abituati a vedere

  • Aurafarmo in auroville

    (Auroville è un luogo esistente, una grande comunità ecosostenibile e senza moneta)

  • Mi sembra una buona descrizione del presente e un buon manifesto progressista-costituzionalista.

    Mi sono segnato una parola: generosità, che il testo usa nei riguardi delle persone che hanno sostenuto idee fallimentari e che non vanno per questo esclusi. Ma che può essere un fondamento culturale del manifesto.

    Spesso qui si parla di cura, di una società che basa l’intervento del collettivo sulla cura dell’individuo. Generosità mi sembra un sinonimo: la società, nel curarsi dell’individuo con la sua abbondanza, deve essere generosa. L’individualismo come egemonia culturale si può superare tramite la dimostrazione pratica non solo che un futuro postlavorista è possibile, ma anche che è includente di tutte, anche di chi non ci crede, di chi crede che ci sia un fondo alle finanze pubbliche, un limite al benessere, una condizionalità sulle idee, e invece si ritrova libera di smettere di combattere per la propria sopravvivenza, libera di procreare senza pianificare 25 anni di finanza personale, libera di essere a propria volta generosa verso il prossimo e di usare il proprio tempo nella cura dell’altra anche fuori dal contesto familiare.

    Per un siciliano come me, che respira il disfattismo generalizzato delle persone e se ne intossica, la vera utopia non è un salario minimo o un reddito, ma il cambiamento culturale.

2 months

Sto guardando la live di Shy, gli hanno fatto una domanda sul fondo sovrano dell’Alaska, e è partito su un ragionamento fondamentale su automazione, lavoro e modello di società, cosciente della pressione che l’AI sta portando sul tema, e ponendosi il dubbio di cosa accadrà quando la robotica consentirà la piena automazione (o, in termini nostri, la renderà evidente)

Niente volevo segnalarlo. Le contraddizioni del capitalismo stanno venendo a galla.

Lascio qui, è il secondo argomento: https://www.youtube.com/watch?v=ZZkmhJoWm_c

  • Oggi siam capitati pure su breaking Italy. Nessun approfondimento, descritti come idea fumosa, però shy ha fatto un commentino sul fatto che una politica mainstream folle consente anche a idee come queste di entrare nel discorso pubblico.

  • Quello che si sta sdoganando, sia qua che con gli esperimenti di etichette digitali di Wal-Mart, è il prezzo dinamico a misura di portafoglio. Un ritorno alla contrattazione individuale con lo strapotere del controllo dei dati. Ogni giorno senza contrattazioni collettive, è un giorno in cui si stringe la pressa tra redditi e spese

  • Ieri hai fatto un servizio al Paese diffondendo il verbo, già questo è un successo!

    Possono provare a ridicolizzarci quanto vogliono, ma è una nostra arma. È stato così anche per la rinascita e lo sdoganamento del razzismo: all’inizio venivano trattati da ridicoli, nonostante questo sono cresciuti anche grazie all’amplificazione dovuta ai tentativi maldestri di ridurli a macchietta. Funzionerà anche con il gratuitismo. Sta già funzionando con le tasse patrimoniali.

  • La spazio per costruire secondo me è fuori. Più che perfezionare la teoria, bisogna farla comprendere a chi è fermo nel realismo capitalista, nel disfattismo sociale, che dove vivo, in Sicilia, è fortissimo.

    Quindi per me questo spazio funge da scambio di idee, non tanto per sviluppare il dibattito culturale

    1. Dopo aver seguito xenodibi su tiktok, ho iniziato a fare degli appunti personali di economia unendo quello che andavo sentendo da lui, ma anche da altri come Richard Wolff e Gary Stevenson. Un amico mi ha poi spronato a mandare questi appunti a dibi, che mi ha invitato nel gruppo telegram, da cui poi siamo migrati qui

    2. Non sono mai stato uno che riesce ad ascoltare e basta, quindi ogni tanto posto qualcosa, anche se raramente di gratuitismo

    3. Non avevo incontrato il gratuitismo prima, e non ci avrei nemmeno creduto molto se non ci fisse stata dietro una comunità e degli studi con fonti consultabili

    4. Una comunità al momento centrata attorno al post-lavoro come realtà economica possibile.

    5. Spero che a seguito del partito flotilla, la comunità possa diventare un luogo in cui discutere più in generale di economia di sinistra in Italia, non solo gratuitista e non solo sulla iperstizione, ma dentro la iperstizione. Questo però richiede un allargamento importante e obiettivamente non ho certezza che sia il meglio per questa comunità.

3 months

Oggi vi porto su un breve viaggio tra il sociologico e il fantascientifico, la cui tesi è che l’umanità sta passando, probabilmente, ad una nuova era, l’età dell’Entropia.

L’entropia si trova, in scienza, in due principali ambiti: la meccanica statistica e la teoria dell’informazione. Descrivono cose diverse, sì, ma non è un caso che abbiano lo stesso nome e più o meno la stessa formula.

L’entropia fisica misura il disordine di un sistema fisico, ed è la protagonista di un punto di vista particolarmente pessimista dell’universo e della vita: nel sistema universo, l’entropia totale è destinata a salire, e anche l’attività produttiva umana porta a una crescita netta. E più alta è l’entropia di un sistema, più è disorganizzata e, quindi, “inutile”. Da qui il pessimismo.

L’entropia nella teoria dell’informazione misura anch’essa il disordine, più precisamente è una misura inversa della prevedibilità dei simboli che compongono un messaggio. Più alta è l’entropia di un messaggio, più informazione contiene. Gli informatici ne sono interessati per gli algoritmi di compressione, e recentemente anche i modelli di linguaggio hanno fatto largo uso delle stesse leggi matematiche.

Quindi sebbene parliamo di due cose diverse, in entrambi i casi abbiamo una misura di disordine, e quindi di contenuto informativo.

Concedetemi una licenza scientifica, e permettetemi di fare un esempio. Un melo e le sue mele. Quanto tempo serve per descrivere una singola mela, le sue differenze con le altre mele, o con l’idea di mela? Pochissimo, la pianta che la produce si è evoluta nei secoli per fare frutti che rispondessero efficacemente alle sue necessità biologiche. Il colore può essere diverso, magari il sapore, ma poco altro. E quanto tempo serve per descrivere l’albero che l’ha prodotta, e distinguerlo dagli altri alberi? Direi molto più tempo, il singolo albero si è sviluppato con rami e radici in base alle caratteristiche del suo ambiente circostante, i nutrienti, l’accesso ad acqua e sole. Puoi incuriositi della forma dei suoi rami, riconoscere gli effetti delle altre piante e degli insetti.

La stessa cosa possiamo dirla di un3 operai3 in una fabbrica di schermi per cellulare. L3 cento operai3 della fabbrica hanno ognun3 la propria storia, il proprio colore di capelli, tono di voce, idee. Ma tutt3 producono lo stesso oggetto, indistinguibile campione per campione, ed è necessario che sia così perché solo fatto in quel modo sempre identico ha valore. Servono 3 libri per descrivere la persona, serve un codice a barre per descrivere il prodotto.


Facciamo un esperimento. Prendiamo un modello di linguaggio veloce che non ha accesso a internet, per esempio chatjimmy di Taalas che consuma molto poco ed è piccolo. Scriviamo una domanda aperta di 10 parole, guardiamo il risultato e segnamoci gli argomenti portati dal chatbot. Ripetiamo il processo per 10 volte su chat separate, separando gli argomenti riportati da ogni risposta. Quanto sono diverse le risposte? Troveremmo che dopo un certo numero di tentativi, è praticamente impossibile ottenere informazioni realmente nuove. L’insieme delle informazioni ottenute dal chatbot si può comprimere tantissimo, tanto che bastano le nostre 10 parole della domanda per descrivere la risposta.

Questo è più chiaro se pensiamo ai video prodotti con l’AI. Stiamo vedendo un video, ma avremmo potuto leggere il prompt e ottenere lo stesso quantitativo di informazioni. Se leggi il titolo di giornale su Trump che pubblica un video in cui spara escrementi da un aereo sulla folla di manifestanti, non hai bisogno di vedere il video, il titolo ti basta. Se invece esce al cinema un bel film, non bastano né il titolo, né il cast e nemmeno il trailer ad esaurire il contenuto, devi vedere il lungometraggio. (cosa che invece può accadere con altri film che eseguono una formula senza concedere particolare libertà artistica agli autori e attori)

Ma è ancora più chiaro se pensiamo alle fabbriche robotizzate che sostituiscono l3 operai3 degli schermi per smartphone. Fatto il processo, studiata la macchina, non c’è più informazione. Non c’è più una storia. Ma c’è stato, finora, valore.


Il valore è stato finora conservato in oggetti dalla scarsa entropia, impiegabili per svariati scopi, necessari. Perché per creare un prodotto dalla bassa entropia è stato finora necessario compiere uno sforzo, che tipicamente la persona media non vuole svolgere. Sia lo sforzo diretto di realizzazione, che quello di creazione delle competenze con anni di studio. E il tempo, l’impegno, la competenza, sono risorse scarse.

Ma nell’era dell’abbondanza, tutto ciò che ha bassa entropia può essere prodotto in massa. Se un tempo l’albero aveva valore per la sua capacità di produrre mele per degli animali affamati, oggi quella sua funzione è scontata. Se un tempo l3 lavoratric3 avevano valore per la loro capacità di montare schermi, oggi quella capacità non è più tanto rilevante se non in termini di riduzione dei costi per un imprenditore.

Cos’è scarso, umanamente? Il tempo, l’impegno, la competenza continuano ad essere scarsi. Ma impiegarli per fare schermi tutti uguali è uno spreco di quella risorsa scarsa. Cosa può avere valore?

Proprio l’entropia. L’albero è complesso, ha una storia, si può leggere, studiare, scoprire. Si può passare del tempo di qualità con un albero. Se ho un albero vecchio in giardino, che non produce più buone mele, perché abbatterlo e abbattere così tutta la sua storia? Tutta la mia storia con l’albero. La nostra storia. Quell’entropia, altissima, dell’albero e della mia storia con l’albero, è valore. Un valore scarso, per me e per chiunque abbia curiosità.

Il motivo per cui il nuovo petrolio sono i dati personali e non l’impersonale petrolio è proprio questo. Quello dei dati è un uso improprio, ma ha indovinato un presente e un futuro di abbondanza, dove l’umano darà per la prima volta più valore alla naturale entropia che all’ordine e utilità generale ottenuta dallo sforzo.

  • Essenzialmente si tratta di staccare l’attribuzione dal diritto di copiare e decidere chi può fruire

    Ho letto Pennac al liceo quindi non mi ricordo bene i vari diritti, ma penso di andare in quella direzione dicendo che la fruizione, condivisione ed ispirazione sono atti naturali e naturalmente liberi, a patto di rispettare l’attribuzione della fonte. Un po’ come fare una fotografia a una meraviglia creata da madre natura: da un lato c’è l’atto di apprezzamento e condivisione della foto, e possibilmente di intervento artistico nell’arte fotografica, dall’altro è ovvio che alla base debba esserci il rispetto per il soggetto, naturale, fornendo indicazioni su come raggiungere il luogo, e evitando di danneggiarlo

    L’unico elemento da decostruire è la scarsità artificiale del “diritto di copia”. Condividere e reinterpretare sono atti naturali di un fruitore, vietarlo è stata una stortura legale, tra l’altro impraticabile nella realtà, degli scorsi 100 anni. Solo enormi sistemi centralizzati ne hanno consentito l’applicazione, tra l’altro a discapito di diritti di analisi e commentario, il “fair use” americano. È profondamente innaturale, ogni forma d’arte ha applicato diversamente il diritto di copia. Nessuno ti butta giù un video in cui leggi passi di un libro, mostri un videogioco o un dipinto, ma bastano 10 secondi di una canzone o una serie TV e improvvisamente tutto il tuo video è in violazione.

    Chiaramente questo porta con sé l’impossibilità di richiedere un pagamento per poter fruire, i paywall. Questo da un lato richiede strutture di gratuità e reddito di base per consentire agli artisti di vivere e creare, dall’altro libera l’arte dalla necessità di compiacere a un pubblico o filantropo.