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Cake day: October 18th, 2025
  • Mi sembra una buona descrizione del presente e un buon manifesto progressista-costituzionalista.

    Mi sono segnato una parola: generosità, che il testo usa nei riguardi delle persone che hanno sostenuto idee fallimentari e che non vanno per questo esclusi. Ma che può essere un fondamento culturale del manifesto.

    Spesso qui si parla di cura, di una società che basa l’intervento del collettivo sulla cura dell’individuo. Generosità mi sembra un sinonimo: la società, nel curarsi dell’individuo con la sua abbondanza, deve essere generosa. L’individualismo come egemonia culturale si può superare tramite la dimostrazione pratica non solo che un futuro postlavorista è possibile, ma anche che è includente di tutte, anche di chi non ci crede, di chi crede che ci sia un fondo alle finanze pubbliche, un limite al benessere, una condizionalità sulle idee, e invece si ritrova libera di smettere di combattere per la propria sopravvivenza, libera di procreare senza pianificare 25 anni di finanza personale, libera di essere a propria volta generosa verso il prossimo e di usare il proprio tempo nella cura dell’altra anche fuori dal contesto familiare.

    Per un siciliano come me, che respira il disfattismo generalizzato delle persone e se ne intossica, la vera utopia non è un salario minimo o un reddito, ma il cambiamento culturale.

Sto guardando la live di Shy, gli hanno fatto una domanda sul fondo sovrano dell’Alaska, e è partito su un ragionamento fondamentale su automazione, lavoro e modello di società, cosciente della pressione che l’AI sta portando sul tema, e ponendosi il dubbio di cosa accadrà quando la robotica consentirà la piena automazione (o, in termini nostri, la renderà evidente)

Niente volevo segnalarlo. Le contraddizioni del capitalismo stanno venendo a galla.

Lascio qui, è il secondo argomento: https://www.youtube.com/watch?v=ZZkmhJoWm_c

  • Oggi siam capitati pure su breaking Italy. Nessun approfondimento, descritti come idea fumosa, però shy ha fatto un commentino sul fatto che una politica mainstream folle consente anche a idee come queste di entrare nel discorso pubblico.

  • Quello che si sta sdoganando, sia qua che con gli esperimenti di etichette digitali di Wal-Mart, è il prezzo dinamico a misura di portafoglio. Un ritorno alla contrattazione individuale con lo strapotere del controllo dei dati. Ogni giorno senza contrattazioni collettive, è un giorno in cui si stringe la pressa tra redditi e spese

  • Ieri hai fatto un servizio al Paese diffondendo il verbo, già questo è un successo!

    Possono provare a ridicolizzarci quanto vogliono, ma è una nostra arma. È stato così anche per la rinascita e lo sdoganamento del razzismo: all’inizio venivano trattati da ridicoli, nonostante questo sono cresciuti anche grazie all’amplificazione dovuta ai tentativi maldestri di ridurli a macchietta. Funzionerà anche con il gratuitismo. Sta già funzionando con le tasse patrimoniali.

  • La spazio per costruire secondo me è fuori. Più che perfezionare la teoria, bisogna farla comprendere a chi è fermo nel realismo capitalista, nel disfattismo sociale, che dove vivo, in Sicilia, è fortissimo.

    Quindi per me questo spazio funge da scambio di idee, non tanto per sviluppare il dibattito culturale

    1. Dopo aver seguito xenodibi su tiktok, ho iniziato a fare degli appunti personali di economia unendo quello che andavo sentendo da lui, ma anche da altri come Richard Wolff e Gary Stevenson. Un amico mi ha poi spronato a mandare questi appunti a dibi, che mi ha invitato nel gruppo telegram, da cui poi siamo migrati qui

    2. Non sono mai stato uno che riesce ad ascoltare e basta, quindi ogni tanto posto qualcosa, anche se raramente di gratuitismo

    3. Non avevo incontrato il gratuitismo prima, e non ci avrei nemmeno creduto molto se non ci fisse stata dietro una comunità e degli studi con fonti consultabili

    4. Una comunità al momento centrata attorno al post-lavoro come realtà economica possibile.

    5. Spero che a seguito del partito flotilla, la comunità possa diventare un luogo in cui discutere più in generale di economia di sinistra in Italia, non solo gratuitista e non solo sulla iperstizione, ma dentro la iperstizione. Questo però richiede un allargamento importante e obiettivamente non ho certezza che sia il meglio per questa comunità.

2 months

Oggi vi porto su un breve viaggio tra il sociologico e il fantascientifico, la cui tesi è che l’umanità sta passando, probabilmente, ad una nuova era, l’età dell’Entropia.

L’entropia si trova, in scienza, in due principali ambiti: la meccanica statistica e la teoria dell’informazione. Descrivono cose diverse, sì, ma non è un caso che abbiano lo stesso nome e più o meno la stessa formula.

L’entropia fisica misura il disordine di un sistema fisico, ed è la protagonista di un punto di vista particolarmente pessimista dell’universo e della vita: nel sistema universo, l’entropia totale è destinata a salire, e anche l’attività produttiva umana porta a una crescita netta. E più alta è l’entropia di un sistema, più è disorganizzata e, quindi, “inutile”. Da qui il pessimismo.

L’entropia nella teoria dell’informazione misura anch’essa il disordine, più precisamente è una misura inversa della prevedibilità dei simboli che compongono un messaggio. Più alta è l’entropia di un messaggio, più informazione contiene. Gli informatici ne sono interessati per gli algoritmi di compressione, e recentemente anche i modelli di linguaggio hanno fatto largo uso delle stesse leggi matematiche.

Quindi sebbene parliamo di due cose diverse, in entrambi i casi abbiamo una misura di disordine, e quindi di contenuto informativo.

Concedetemi una licenza scientifica, e permettetemi di fare un esempio. Un melo e le sue mele. Quanto tempo serve per descrivere una singola mela, le sue differenze con le altre mele, o con l’idea di mela? Pochissimo, la pianta che la produce si è evoluta nei secoli per fare frutti che rispondessero efficacemente alle sue necessità biologiche. Il colore può essere diverso, magari il sapore, ma poco altro. E quanto tempo serve per descrivere l’albero che l’ha prodotta, e distinguerlo dagli altri alberi? Direi molto più tempo, il singolo albero si è sviluppato con rami e radici in base alle caratteristiche del suo ambiente circostante, i nutrienti, l’accesso ad acqua e sole. Puoi incuriositi della forma dei suoi rami, riconoscere gli effetti delle altre piante e degli insetti.

La stessa cosa possiamo dirla di un3 operai3 in una fabbrica di schermi per cellulare. L3 cento operai3 della fabbrica hanno ognun3 la propria storia, il proprio colore di capelli, tono di voce, idee. Ma tutt3 producono lo stesso oggetto, indistinguibile campione per campione, ed è necessario che sia così perché solo fatto in quel modo sempre identico ha valore. Servono 3 libri per descrivere la persona, serve un codice a barre per descrivere il prodotto.


Facciamo un esperimento. Prendiamo un modello di linguaggio veloce che non ha accesso a internet, per esempio chatjimmy di Taalas che consuma molto poco ed è piccolo. Scriviamo una domanda aperta di 10 parole, guardiamo il risultato e segnamoci gli argomenti portati dal chatbot. Ripetiamo il processo per 10 volte su chat separate, separando gli argomenti riportati da ogni risposta. Quanto sono diverse le risposte? Troveremmo che dopo un certo numero di tentativi, è praticamente impossibile ottenere informazioni realmente nuove. L’insieme delle informazioni ottenute dal chatbot si può comprimere tantissimo, tanto che bastano le nostre 10 parole della domanda per descrivere la risposta.

Questo è più chiaro se pensiamo ai video prodotti con l’AI. Stiamo vedendo un video, ma avremmo potuto leggere il prompt e ottenere lo stesso quantitativo di informazioni. Se leggi il titolo di giornale su Trump che pubblica un video in cui spara escrementi da un aereo sulla folla di manifestanti, non hai bisogno di vedere il video, il titolo ti basta. Se invece esce al cinema un bel film, non bastano né il titolo, né il cast e nemmeno il trailer ad esaurire il contenuto, devi vedere il lungometraggio. (cosa che invece può accadere con altri film che eseguono una formula senza concedere particolare libertà artistica agli autori e attori)

Ma è ancora più chiaro se pensiamo alle fabbriche robotizzate che sostituiscono l3 operai3 degli schermi per smartphone. Fatto il processo, studiata la macchina, non c’è più informazione. Non c’è più una storia. Ma c’è stato, finora, valore.


Il valore è stato finora conservato in oggetti dalla scarsa entropia, impiegabili per svariati scopi, necessari. Perché per creare un prodotto dalla bassa entropia è stato finora necessario compiere uno sforzo, che tipicamente la persona media non vuole svolgere. Sia lo sforzo diretto di realizzazione, che quello di creazione delle competenze con anni di studio. E il tempo, l’impegno, la competenza, sono risorse scarse.

Ma nell’era dell’abbondanza, tutto ciò che ha bassa entropia può essere prodotto in massa. Se un tempo l’albero aveva valore per la sua capacità di produrre mele per degli animali affamati, oggi quella sua funzione è scontata. Se un tempo l3 lavoratric3 avevano valore per la loro capacità di montare schermi, oggi quella capacità non è più tanto rilevante se non in termini di riduzione dei costi per un imprenditore.

Cos’è scarso, umanamente? Il tempo, l’impegno, la competenza continuano ad essere scarsi. Ma impiegarli per fare schermi tutti uguali è uno spreco di quella risorsa scarsa. Cosa può avere valore?

Proprio l’entropia. L’albero è complesso, ha una storia, si può leggere, studiare, scoprire. Si può passare del tempo di qualità con un albero. Se ho un albero vecchio in giardino, che non produce più buone mele, perché abbatterlo e abbattere così tutta la sua storia? Tutta la mia storia con l’albero. La nostra storia. Quell’entropia, altissima, dell’albero e della mia storia con l’albero, è valore. Un valore scarso, per me e per chiunque abbia curiosità.

Il motivo per cui il nuovo petrolio sono i dati personali e non l’impersonale petrolio è proprio questo. Quello dei dati è un uso improprio, ma ha indovinato un presente e un futuro di abbondanza, dove l’umano darà per la prima volta più valore alla naturale entropia che all’ordine e utilità generale ottenuta dallo sforzo.

  • Essenzialmente si tratta di staccare l’attribuzione dal diritto di copiare e decidere chi può fruire

    Ho letto Pennac al liceo quindi non mi ricordo bene i vari diritti, ma penso di andare in quella direzione dicendo che la fruizione, condivisione ed ispirazione sono atti naturali e naturalmente liberi, a patto di rispettare l’attribuzione della fonte. Un po’ come fare una fotografia a una meraviglia creata da madre natura: da un lato c’è l’atto di apprezzamento e condivisione della foto, e possibilmente di intervento artistico nell’arte fotografica, dall’altro è ovvio che alla base debba esserci il rispetto per il soggetto, naturale, fornendo indicazioni su come raggiungere il luogo, e evitando di danneggiarlo

    L’unico elemento da decostruire è la scarsità artificiale del “diritto di copia”. Condividere e reinterpretare sono atti naturali di un fruitore, vietarlo è stata una stortura legale, tra l’altro impraticabile nella realtà, degli scorsi 100 anni. Solo enormi sistemi centralizzati ne hanno consentito l’applicazione, tra l’altro a discapito di diritti di analisi e commentario, il “fair use” americano. È profondamente innaturale, ogni forma d’arte ha applicato diversamente il diritto di copia. Nessuno ti butta giù un video in cui leggi passi di un libro, mostri un videogioco o un dipinto, ma bastano 10 secondi di una canzone o una serie TV e improvvisamente tutto il tuo video è in violazione.

    Chiaramente questo porta con sé l’impossibilità di richiedere un pagamento per poter fruire, i paywall. Questo da un lato richiede strutture di gratuità e reddito di base per consentire agli artisti di vivere e creare, dall’altro libera l’arte dalla necessità di compiacere a un pubblico o filantropo.

  • Dal punto di vista logico, sarei d’accordo. Da quello popolare no.

    Postlavorismo è molto dissonante per la persona comune, richiede lo sforzo enorme di comprendere d’un tratto che il lavoro non è più una necessità. Se vado per la strada qua a Palermo non credo che potrei convincere nessuno che non sia all’Università oggi.

    Gratuitismo invece è un concetto che, per quanto evoca il tema lavoro, ha degli appigli più noti: sanità e istruzione sono gratuite o comunque accessibili a tutt3. Sarebbe una estensione di questo concetto già noto. Poi ovvio i critici fanno un passo e ti chiedono chi lavorerebbe se tutto fosse gratuito, e lì puoi spiegare che se è gratuita la sanità che richiede molto personale, può esserlo anche il cibo che ormai ne richiede pochissimo.

    Mi sembra più facile convincere che bastano 24 ore settimanali di lavoro per vivere tutti bene, che dire che il lavoro non deve esistere perché possiamo essere tutti volontari

  • Non so, secondo me se vogliamo cogliere appieno il senso del superare l’orgoglio per facilitare la causa, la soluzione non è chiedere di riporre le armi delle etichette e della ricerca di una superiorità morale o pratica.

    È consentire il pluralismo. Abbracciarlo. Trovare ciò che ci accomuna ma non crearne un immutabile monumento di cui diventare semplici portavoce.

    Per dire, io credo che la strada sia quella dell’istituzione delle cooperative nei settori chiave. Il mio programma ideale non è necessariamente quello del gratuitismo. Eppure lo supporto, e uso questo e altri spazi sia per diffondere il gratuitismo che le mie idee.

    L’importante, per l’iperstizione, è arrivare alla gente e smuovere le coscienze, non fargli lezioni ma far risuonare in loro il senso naturale di opposizione all’oppressione, il senso naturale collaborativo ed empatico. E questo è facilitato, non rallentato, dalla pluralità.

    Per dirla con un’immagine: sono meglio mille pagine instagram, ognuna che presenta le idee a proprio modo, con 2000 iscritti l’una, che una sola pagina centralizzata e attenta al messaggio per una platea di mezzo milione. Perché il cambiamento avviene dal popolo, non dai leader. Avviene nella società, non nel parlamento.

  • Abbiamo storie diverse e quindi ci evolveremo in modo diverso.

    Nella discussione socialista occidentale, la Cina può avere una utilità precisa: dimostrare che un modello interamente libero e caotico dell’organizzazione delle risorse è inferiore ad uno in cui la ricchezza e il potere servono per lo meno obiettivi coerenti e di lungo termine.

    Ma concordo col post che non può essere presa come esempio di socialismo. Infatti nella mia bussola politica basata sulla distribuzione di potere e ricchezza, la Cina sarebbe sulla destra. Anche per questo critico il Political Compass originale.

    Abbiamo moltissimo in più da imparare dal Rojava che dalla Cina. Ma in ogni caso, in quanto europei, dobbiamo essere noi a sviluppare il nostro prossimo sistema, prendendo ispirazione sì ma comprendendo il nostro popolo e la nostra storia.

  • Di organizzazioni politiche ne so meno di zero, ma volevo rassicurarti di un fatto: io che sono stato fuori dalla deltachat e che ho in generale seguito meno assiduamente non ho quasi per nulla percepito il cambio di umore, e il mio entusiasmo è rimasto quello di sempre.

    Anzi, ora ci sono più persone e quindi posso fare più frequentemente discussioni economiche sui concetti che vado imparando. Prima dovevo farle su reddit e capisci bene che non è lo stesso, farle tra persone con valori sani e capacità di vedere oltre le posizioni è molto meglio. Anche quando non si va d’accordo.

    Però capisco che il problema dell’organizzazione partitica si pone. Sicuramente c’è una questione di condivisione degli spazi ma secondo me cercare di federarsi non risolve di per sé alcune dinamiche. Potrebbe essere necessario ridurre le necessità di convergenza tema per tema, gruppo per gruppo. La missione del partito flottilla impone un allargamento organizzato, ma la propaganda gratuitista no. La definizione tecnologica degli spazi no. I loghi no.

    È normale e positivo consentire una pluralità di voci, con alcuni valori cardine che si definiscono anche naturalmente. Ai fini della propaganda è essenziale che il pubblico che raggiungiamo veda gli stessi valori spiegati da voci diverse, con accezioni diverse.

    Faccio un esempio sulle patrimoniali: Zucman la racconta in un modo, Piketty magari è simile, ma Gary Stevenson ha un approccio completamente diverso, Zack Polanski una versione adattata alla politica generalista, Sanders e Elizabeth Warren fanno insieme proposte diverse, tu la poni dal punto di vista del tetto massimo memetico, ognuno in modo diverso, in ordine sparso, e proprio per questo alla fine più pezzi di società finiscono ad essere d’accordo che ste ricchezze vanno in qualche modo tassate, finendo per eleggere Mamdani che nemmeno proponeva una patrimoniale ma che poi nel contrattare con lo stato finisce per fare proprio una patrimoniale!

    Lo capisco che questo approccio pone il dubbio su quale potrà essere un giorno la sintesi politica dell’iperstizione sulle varie proposte. E non l’ho una soluzione su come si fa, non è il mio lavoro. Ma se si finisce per spendere così tante energie per far convergere 70 persone, evidentemente serve un approccio diverso, che consenta maggiore autonomia senza averne troppa paura.

    Aggiungo un’ultima cosa, magari scontata per molti, ma non vorrei che abbia informato subconscientemente alcune delle dinamiche. In Italia abbiamo associato alla pluralità interna dei partiti una accezione negativa, vedasi le continue critiche al PD. Le stesse critiche arrivano al governo Sánchez che ha dentro partiti anche di destra. Ma non dobbiamo confondere la storia raccontata dai media con l’effetto sul sentire comune delle persone. La pluralità interna è sana e naturale, gli unici partiti che riescono a presentarsi con una linea chiara netta e inequivocabile e con esponenti allineati sono quelli assoldati dal capitale. La sintesi di governo si può costruire e si deve comunque costruire dopo.

  • Mh, continuo ad essere poco convinto che abbia così tanto senso impegnarci sulla fissione se la chiave reale per ridurre le emissioni sono controllo democratico socialista e razionalizzazione dell’energia…

    Però volevo chiudere citando qualche dato che è utile tenere in considerazione nel discorso: https://ember-energy.org/latest-insights/european-electricity-review-2024/eu-electricity-trends/

    In particolare il grafico a barre “Electrification of EU energy use”

    Da là leggiamo che, a livello europeo:

    • Gli utilizzi residenziali di energia (elettrica e non) ammontano a 10k PJ, su 40k
    • Gli utilizzi per i trasporti ammontano a 11k PJ
    • I restanti 19k sono ad uso industriale e commerciale (e la categoria Altri per 4600 PJ)
    • Solo negli usi commerciali la metà dell’energia viene dall’elettricità, per tutti gli altri usi la maggior parte non è elettricità
    • Nel caso dei 11k PJ dei trasporti, solo il 2% viene dall’elettricità
    • Per i 10k PJ residenziali, solo un quarto è elettricità

    Quindi a me i temi sembrano questi:

    • Abbattere i consumi di energia nei trasporti, che sono più di un quarto del nostro uso di energia e sono quasi interamente non elettrici, attraverso il trasporto pubblico elettrico
    • Elettrificare i consumi residenziali e ridurli attraverso l’edilizia (vedasi anche questione dell’architettura che dà per scontati i condizionatori) e l’abbandono degli uffici per molti settori produttivi
    • Ridurre massicciamente gli usi commerciali e industriali che fanno parte di indotti economici sostanzialmente superflui e dovuti alla concentrazione della ricchezza (già solo ridurre la settimana lavorativa farebbe miracoli qui)

    E poi, parallelamente, abbattere le emissioni di produzione di elettricità. Che si può fare anche tramite le centrali a fissione (insieme alle batterie, vedasi recenti esperienze australiane). Ma tenendo presente che la maggior parte dell’energia che usiamo attualmente non è elettricità, e che quindi il nucleare può essere una parte del discorso, non il target principale.