Oggi vi porto su un breve viaggio tra il sociologico e il fantascientifico, la cui tesi è che l’umanità sta passando, probabilmente, ad una nuova era, l’età dell’Entropia.

L’entropia si trova, in scienza, in due principali ambiti: la meccanica statistica e la teoria dell’informazione. Descrivono cose diverse, sì, ma non è un caso che abbiano lo stesso nome e più o meno la stessa formula.

L’entropia fisica misura il disordine di un sistema fisico, ed è la protagonista di un punto di vista particolarmente pessimista dell’universo e della vita: nel sistema universo, l’entropia totale è destinata a salire, e anche l’attività produttiva umana porta a una crescita netta. E più alta è l’entropia di un sistema, più è disorganizzata e, quindi, “inutile”. Da qui il pessimismo.

L’entropia nella teoria dell’informazione misura anch’essa il disordine, più precisamente è una misura inversa della prevedibilità dei simboli che compongono un messaggio. Più alta è l’entropia di un messaggio, più informazione contiene. Gli informatici ne sono interessati per gli algoritmi di compressione, e recentemente anche i modelli di linguaggio hanno fatto largo uso delle stesse leggi matematiche.

Quindi sebbene parliamo di due cose diverse, in entrambi i casi abbiamo una misura di disordine, e quindi di contenuto informativo.

Concedetemi una licenza scientifica, e permettetemi di fare un esempio. Un melo e le sue mele. Quanto tempo serve per descrivere una singola mela, le sue differenze con le altre mele, o con l’idea di mela? Pochissimo, la pianta che la produce si è evoluta nei secoli per fare frutti che rispondessero efficacemente alle sue necessità biologiche. Il colore può essere diverso, magari il sapore, ma poco altro. E quanto tempo serve per descrivere l’albero che l’ha prodotta, e distinguerlo dagli altri alberi? Direi molto più tempo, il singolo albero si è sviluppato con rami e radici in base alle caratteristiche del suo ambiente circostante, i nutrienti, l’accesso ad acqua e sole. Puoi incuriositi della forma dei suoi rami, riconoscere gli effetti delle altre piante e degli insetti.

La stessa cosa possiamo dirla di un3 operai3 in una fabbrica di schermi per cellulare. L3 cento operai3 della fabbrica hanno ognun3 la propria storia, il proprio colore di capelli, tono di voce, idee. Ma tutt3 producono lo stesso oggetto, indistinguibile campione per campione, ed è necessario che sia così perché solo fatto in quel modo sempre identico ha valore. Servono 3 libri per descrivere la persona, serve un codice a barre per descrivere il prodotto.


Facciamo un esperimento. Prendiamo un modello di linguaggio veloce che non ha accesso a internet, per esempio chatjimmy di Taalas che consuma molto poco ed è piccolo. Scriviamo una domanda aperta di 10 parole, guardiamo il risultato e segnamoci gli argomenti portati dal chatbot. Ripetiamo il processo per 10 volte su chat separate, separando gli argomenti riportati da ogni risposta. Quanto sono diverse le risposte? Troveremmo che dopo un certo numero di tentativi, è praticamente impossibile ottenere informazioni realmente nuove. L’insieme delle informazioni ottenute dal chatbot si può comprimere tantissimo, tanto che bastano le nostre 10 parole della domanda per descrivere la risposta.

Questo è più chiaro se pensiamo ai video prodotti con l’AI. Stiamo vedendo un video, ma avremmo potuto leggere il prompt e ottenere lo stesso quantitativo di informazioni. Se leggi il titolo di giornale su Trump che pubblica un video in cui spara escrementi da un aereo sulla folla di manifestanti, non hai bisogno di vedere il video, il titolo ti basta. Se invece esce al cinema un bel film, non bastano né il titolo, né il cast e nemmeno il trailer ad esaurire il contenuto, devi vedere il lungometraggio. (cosa che invece può accadere con altri film che eseguono una formula senza concedere particolare libertà artistica agli autori e attori)

Ma è ancora più chiaro se pensiamo alle fabbriche robotizzate che sostituiscono l3 operai3 degli schermi per smartphone. Fatto il processo, studiata la macchina, non c’è più informazione. Non c’è più una storia. Ma c’è stato, finora, valore.


Il valore è stato finora conservato in oggetti dalla scarsa entropia, impiegabili per svariati scopi, necessari. Perché per creare un prodotto dalla bassa entropia è stato finora necessario compiere uno sforzo, che tipicamente la persona media non vuole svolgere. Sia lo sforzo diretto di realizzazione, che quello di creazione delle competenze con anni di studio. E il tempo, l’impegno, la competenza, sono risorse scarse.

Ma nell’era dell’abbondanza, tutto ciò che ha bassa entropia può essere prodotto in massa. Se un tempo l’albero aveva valore per la sua capacità di produrre mele per degli animali affamati, oggi quella sua funzione è scontata. Se un tempo l3 lavoratric3 avevano valore per la loro capacità di montare schermi, oggi quella capacità non è più tanto rilevante se non in termini di riduzione dei costi per un imprenditore.

Cos’è scarso, umanamente? Il tempo, l’impegno, la competenza continuano ad essere scarsi. Ma impiegarli per fare schermi tutti uguali è uno spreco di quella risorsa scarsa. Cosa può avere valore?

Proprio l’entropia. L’albero è complesso, ha una storia, si può leggere, studiare, scoprire. Si può passare del tempo di qualità con un albero. Se ho un albero vecchio in giardino, che non produce più buone mele, perché abbatterlo e abbattere così tutta la sua storia? Tutta la mia storia con l’albero. La nostra storia. Quell’entropia, altissima, dell’albero e della mia storia con l’albero, è valore. Un valore scarso, per me e per chiunque abbia curiosità.

Il motivo per cui il nuovo petrolio sono i dati personali e non l’impersonale petrolio è proprio questo. Quello dei dati è un uso improprio, ma ha indovinato un presente e un futuro di abbondanza, dove l’umano darà per la prima volta più valore alla naturale entropia che all’ordine e utilità generale ottenuta dallo sforzo.