pascal

pascal (uso tutti i pronomi) 🌻 comunistə disabile, 25 anni, artista, studio editoria

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Cake day: November 13th, 2025
  • ritengo che l’intersezionalità sia sempre stata chiaramente una parte fondamentale dei miei ideali politici, e anche nella discussione rispetto al tema del FOSS il mio punto di vista è sempre stato quello di una critica interna ad una battaglia che condivido da prima di conoscervi ma che declino in modo diverso (ho cercato di spiegarvelo più volte durante quel primo conflitto, evidentemente non ci siamo capiti).

    e comunque non so come avverrà questo confronto, ma ho sentito il bisogno di esprimermi sul tema perché è una cosa che mi sta molto a cuore. nel caso vi dia fastidio parlarne qui potete sempre non rispondere

    edit: volevo sottolineare che ho citato la questione open-source e dell’intersezionalità non a caso, anche perché so che sono temi fondamentali per Dibi, e volevo sinceramente capire come li interpreta attraverso la lente dell’autonomia, anche rispetto alle conversazioni che abbiamo avuto in passato

  • Dibi, voglio farti una domanda sincera: cosa ne pensi dell’interdipendenza? La disabilità mi ha insegnato che nessuno di noi è veramente autonomo perché siamo tutti dipendenti le une dalle altre. Credevo che il senso di un gruppo politico fosse far leva su quest’interdipendenza per mettere sul tavolo i nostri punti di forza e le nostre capacità, radunando ciò che è sparso. Il modo in cui parli dell’autonomia mi risuona distante dallo spirito delle REPA, dell’open source, dell’intersezionalità. Se vogliamo muoverci in totale e incondizionata autonomia, come possiamo collaborare non solo senza pestarci i piedi, ma in vista di un progetto più grande, che sia più della somma delle sue parti?

    Non è facile convivere politicamente — specialmente per una persona come me, che ha problemi economici, fisici e mentali, e fa fatica anche solo ad uscire di casa — e io questo l’ho sempre saputo. Ho sentito disagio numerosissime volte nel corso delle assemblee e in due occasioni diverse sono statə costrettə a staccarmi dalla chiamata a causa di un trigger che mi ha immediatamente ridotto in singhiozzi. Questi episodi, per me, sono spiacevoli ma normali, sono incidenti di percorso con cui devo avere a che fare. Te lo chiedo sinceramente — vale lo stesso per te? O tu immaginavi di fare il partito Capibara senza essere mai contraddetto? Pensavi che le persone intorno a te sarebbero state sempre d’accordo con le tue opinioni, e che in nessun momento del nostro percorso politico ci saremmo trovati a prendere delle scelte divisive?

    I giornalisti scrivono a te anche perché sei un uomo bianco, che ha il tempo, i soldi e le energie da dedicare alla causa. È splendido che tu abbia deciso di sfruttare le tue risorse in questo modo, ma quando parli di autonomia lo fai da un piedistallo di privilegi che avvalori e consacri quando accetti ogni microfono a nome di un intero Partito, senza prima neanche guardarti intorno

  • su questo documento c’è anche la mia firma, quindi non ho molto da aggiungere. da parte mia, voglio solo sottolineare che momenti come questi sono un banco di prova fondamentale per capire se siamo in grado di costruire un movimento fertile e sostenibile

    io mi trovo a disagio nei conflitti*, non sono il mio forte e mi riempiono di emozioni, ma ho imparato che dialoghi come questo sono preziosi, inevitabili e necessari. questo documento, per me, è un modo per avvalorare un desiderio sincero di fare politica insieme, oltre ogni non-detto e senza elefanti nella stanza. credo fermamente che anche questa sia cura

    *con “conflitto”, intendo il confronto tra posizioni in qualche modo contrastanti

  • sì sì certo, potevo fare l’esempio di un software come anche di un racconto ironico vs uno personale su un tema particolarmente pesante. citavo la poesia perché è un genere spesso autobiografico dove dunque entra in gioco anche la questione del dolore e del trauma che sono esplicitamente raccontati sulla pagina

  • Io decostruirei il concetto di autorialità come fenomeno individuale. Partire dalla constatazione che ogni atto creativo individuale non è che una declinazione di conoscenze e competenze della collettività accumulate per tutta la storia umana e anche in quella personale.

    interessante, io credo che terrei entrambe le cose (cioè sia collettiva che individuale)

  • anche perché nell’accezione di autore che avevo in testa questo momento centrale per me è la parte emotiva. cioè la protezione che sento nel confronto di ciò che ho creato è diversa se sto programmando un software vs scrivendo una poesia su un forte lutto che ho appena vissuto in famiglia. il punto è anche un po’ formulare in termini teorici il modo in cui quella poesia è “tua”

2 months

da artistə, sono sempre statə particolarmente suscettibile al tema dei diritti d’autore. condividere l’arte è una parte fondamentale della mia esperienza creativa e rendere pubblico ciò che scrivo o disegno per me risponde ad un bisogno comunicativo. parte di me lo capisce – sorvolando l’aspetto monetario e legale, se fossi un cantante e tipo bill gates usasse in una mia canzone per un video promozionale mi darei fuoco in piazza. detto ciò, mi rendo anche conto che il senso di protezione che sento verso la mia arte è in certi sensi una conseguenza di una vita afflita dal capitalismo.

mi è venuta in mente la lista dei “diritti del lettore” di pennac, non so se avete presente. è appunto un titolo altisonante per far poi riferimento a dei temi molto filosofici e quasi di cura (il diritto di leggere ovunque, il diritto di non leggere, di saltare le pagine). che corrispettivo potrebbe avere una lista dei diritti d’autore libera dal peso economico della vita da artista? di che cosa potremmo aver diritto nel comunismo?

  • Mi rivedo in queste riflessioni. In particolare, mi sento di ripetere che una delle parole più inflazionate di questo gruppo è “cura” e non è un caso che importanti necessità latenti siano emerse durante un conflitto. È chiaro che a tuttə noi interessa creare un ambiente “sano”, che punti sui nostri desideri e superi i dissapori, e questa è una cosa molto bella. Quando parliamo di cura, però, intendiamo tutti cose leggermente diverse. Per tornare al mio discorso sull’accessibilità, da persona neurodivergente spesso non mi è chiaro che tipo di comportamento assumere perché non esistono linee guida precise. Devo dire, però, che un po’ mi preoccupa l’idea di stare troppo tempo su concetti teorici. Per quanto mi riguarda, questi sono temi molto pratici, e dovremmo trovare un equilibrio che ci permetta di essere un movimento operativo e autocosciente, per quanto possibile

  • Condivido e apprezzo lo spirito di questo post, anche io sento di avere le stesse esigenze.

    In quest’ultimo periodo mi sono chiestə spesso quale potesse essere il mio ruolo nella fase di accoglienza e moderazione. SI tratta di un argomento per me molto importante, ma approcciarlo in toto mi intimidisce. Finalmente sono arrivatə ad una decisione: per me è fondamentale che il processo di accoglienza e comunicazione sia il più accessibile possibile e vorrei dedicarmi a questo aspetto della proposta.

    In particolare, non vi nascondo che la comunicazione efficace per me che sono autistica non è scontata ed incontro spesso delle difficoltà nel coordinarmi con le altre persone. Sarebbe molto prezioso per me avere la possibilità di “tradurre” l’accoglienza e la risoluzione del conflitto in un linguaggio semplice ed accessibile, non solo perché ne dipende il mio benessere all’interno del gruppo, ma anche perché è un tema di cui mi sono occupatə spesso in maniera informale e ho molta voglia di mettermici a lavorare.

    Mi sono segnata sul deck, ma volevo ribadire nei commenti l’importanza di questo tema. E Dibi ti ringrazio per il tempo e l’impegno che metti in questo progetto, sono sicurə che faremo dei grandi passi avanti

  • allora, la mia prospettiva su questo punto è molto diversa. in breve, questo è ciò che penso:

    ho una grande ammirazione per le piattaforme open source e spero di poter imparare presto a muovermi nel mondo dell’informatica. quando è disponibile una piattaforma open source che funziona bene e risulta accessibile (come nel caso del sinistraverso), mi sembra ovvio e naturale abbracciarne l’utilizzo. per quanto riguarda le app di messaggistica, specialmente in una fase embrionale del partito, io punterei sull’accessibilità tecnica e la familiarità della piattaforma. zulip sembra mancare di alcune funzionalità (presenti su discord) che nella mia esperienza sono particolarmente efficaci. ho notato che già discord è una piattaforma complicata agli occhi di persone poco familiari con la tecnologia, ma una gestione del server ben ordinata (attraverso le suddette funzioni) la rende più comprensibile. in più, l’interfaccia di discord è più intuitiva di quella di zulip, sia da computer che da cellulare. inizialmente ero d’accordo nell’utilizzare zulip, ma da allora ho riscontrato diverse perplessità da parte delle persone con cui ho parlato. non ritengo che l’utilizzo di discord rappresenti uno sgarro ideologico né un reale pericolo per la nostra incolumità o quella del partito. date tutte queste considerazioni, in questa fase proporrei l’utilizzo di un server lì, secondo un’organizzazione dei canali che ho già un po’ in mente e che nel caso sarei felice di presentarvi

    di seguito ho raccolto alcune delle perplessità del gruppo tech per cercare di rispondere a tutte in maniera (semi)esaustiva, per quanto possibile:

    1. usare un server corporate e parlare dell’ideologia FOSS nei nostri articoli significa appropriarsene impropriamente

    credo che ci siano tanti modi di abbracciare un’ideologia. in questo caso, possiamo promuoverne l’utilizzo (esempio: sinistraverso), informare chi ci legge/ascolta/segue, e, nel migliore dei casi, contribuire al miglioramento delle piattaforme già esistenti. non credo, però, che l’utilizzo di uno strumento improprio secondo i principi dell’ideologia FOSS ci impedisca di parlarne o sposarne il progetto. purtroppo, gli strumenti più efficaci che abbiamo a disposizione sono quasi sempre costruiti dal capitalismo, che ha tutto il tempo e le risorse del mondo per renderli belli e funzionali. la sfida sta nel fare qualcosa di ancora più libidinale ed efficace, anche se combattiamo ad armi impari, e fortunatamente il processo è iniziato già da tempo. semplicemente, alcuni nostri prototipi non sono ancora maturi per certi tipi di utilizzo, e non trovo niente di male nell’ammetterlo.
    per farvi un esempio stupido, a volte mi capita di prendere un appuntamento da un medico privato piuttosto che pubblico, anche se vorrei che la medicina privata non esistesse, anche quando l’appuntamento pubblico è disponibile e richiede solo un po’ più di tempo. potrei scegliere diversamente, è vero, ma per mille ragioni a volte ritengo che il gioco non valga la candela

    1. così come non useremo ai per la pagina del partito (perché, tra le altre ragioni, farebbe storcere il naso a tantə), nello stesso modo dovremmo evitare discord

    io mi trovo d’accordo con il discorso dell’ai, ma per me la differenza è che l’arte e l’informazione umana di cui disponiamo in questo gruppo sono già migliori di qualsiasi cosa possa partorire un LLM. inoltre, trovo che la fetta di popolazione che storce il naso di fronte all’utilizzo dell’AI sia maggiore di quella che lo fa di fronte ad una pagina discord. anche se su questo dovessi sbagliarmi, una grafica fatta con l’AI è pubblica; un server su discord è uno strumento interno, e siamo in diretto contatto con chiunque voglia farne parte. abbiamo dunque l’opportunità di comunicare per spiegare il nostro punto di vista e capire se c’è modo di conciliare le differenze. esempio: se avessi conosciuto dibi su instagram prima di parlarci, è possibile che vedere grafiche fatte con l’ai mi avrebbe dissuaso dal seguirlo. però, avendoci parlato, ho capito da subito che questa differenza non costituiva un deal breaker per condividere un progetto politico o, nel suo caso, diventare ottimə amicə (tvb dibi se stai leggendo questo messaggio)

    1. sperare che la tecnologia open-source funzioni da subito è illusorio, dunque ognuno di noi dovrebbe impegnarsi per essere meno ostile nei confronti delle tecnologie

    sono d’accordo con la premessa di questa argomentazione, ma raggiungo una conclusione diversa. proprio perché la tecnologia open-source non funzionerà perfettamente fin da subito, dobbiamo accettare di scendere a compromessi con la tecnologia corporate che già c’è. personalmente non ho problemi con l’utilizzo delle tecnologie oscure e mi diverto a cercare di comprenderle. do’ il mio tempo - e, se posso, anche i miei soldi - a chi la sta laovrando per renderle più efficaci. ciononostante, rimango dell’idea che strategicamente sia opportuno abbassare quanto più possibile la barriera di ingresso dei nostri strumenti organizzativi. quando poi i nostri strumenti saranno maturi, li userò super volentieri

    1. propagandare su una piattaforma mainstream non è la stessa cosa di organizzare il futuro su un’app corporate. se non scriviamo cose compromettenti non è lotta

    credo che ad oggi il partito sia in una fase embrionale, molto distante dal momento in cui potremmo minacciare lo status quo e riuscire a spaventarlo. purtroppo o per fortuna, non siamo le brigate rosse né le black panther: adesso si parla di fare grafiche, scrivere riforme e organizzare incontri. insulto giornalmente israele su discord con i miei amici statunitensi, pubblico bestemmie nelle mie storie instagram e parlo con alcuni di voi di faccende che riguardano il partito su telegram o whatsapp da quando ci siamo conosciuti, proprio perché a tu per tu molte persone sono più familiari con app corporate. mi sembra dunque prematuro preoccuparsi di un problema del genere, che zulip o non zulip continuerà a sussistere. io godo della possibilità di iniziare a distruggere il capitalismo utilizzando gli strumenti del capitale, almeno ora che posso, così come si gode nel piratare adobe

    scusate per il papiro, ma volevo essere esaustivo. fatemi sapere cosa ne pensate e se avete ulteriori perplessità

  • Io mi trovo d’accordo con questo take, secondo me ci sta organizzare una chiamata in cui parliamo di questo perché è un argomento che è già uscito fuori in diverse occasioni. Secondo me può aver senso utilizzare l’intelligenza artificiale per fare schemi o riassunti o quando davvero ci troviamo in mancanza di tempo, però per la propaganda la scelta delle parole è importante e fare un uso abituale dell’AI generativa mi sembra limitante, specie per un movimento che si distingue parlando di creatività

4 months

Ultimamente durante le chiamate abbiamo parlato di poesia. La poesia è la forma d’arte più vicina al mio cuore e in cui più mi identifico, ed ero curiosa di sapere quali fossero i vostri riferimenti, anche e soprattutto in tema politico.

Le mie poetesse preferite sono Wislawa Szymborska e Forugh Farrokhzad ed entrambe hanno scritto di politica in un modo o nell’altro, anche se non sempre direttamente.

Mi piaceva usare questo post per condividere le nostre poesie preferite.

Comincio io: le poesie che amo sono talmente tante che non so da dove iniziare, ma ve ne propongo due.

La prima è di Wislawa Szymborska. L’altra è di Assata Shakur, un membro importante delle Black Panther.

Fatemi sapere cosa ne pensate <3

  • io credo che con un programma del genere si debba per forza entrare nel merito. secondo me ha senso tirare fuori la retorica complottista per risignificarla e trasformarla in una sorta di realismo comunista (è vero, il mondo non è per noi: è fatto dai ricchi). proprio perché è un modo di parlare non sconosciuto agli italiani e che in gnerale attira l’attenzione. credo si possa partire da questo gancio per poi concentrarci sulle rivendicazioni pratiche

    se non facendo appello al populismo di sinistra, come ti immagini una nostra retorica persuasiva?

5 months

Ieri sera ho iniziato a scrivere questo testo, immaginandomelo un po’ come un approccio ipergeneralista al nostro partito, improntato su un populismo di sinistra sincero e scorrevole. Mi farebbe sapere piacere cosa ne pensate. In fondo mancano dei pezzi dove dovrei parlare del programma, ma per il resto è praticamente finito

Siamo qui per dirvi che vi hanno mentito: si possono stampare soldi. Contrariamente a quanto sostengono i politici, l’economia non è ingestibile, le persone non stanno diventando più pericolose, l’energia non ci manca, e non c’è nessun ostacolo pratico che ci impedisce di vivere nell’abbondanza.

Si tratta di una cospirazione perfetta, una convinzione così radicata nella nostra realtà che ormai non c’è bisogno che nessuno si sforzi per perpetuarla. Durante tutta la nostra vita, ci hanno insegnato cosa pensare e perché pensarlo, ci hanno convinto ad odiare i nostri compagni di viaggio e ci hanno punito per colpe che non abbiamo. È normale che il nostro progetto politico vi sembri ingenuo o vi stupisca: il sistema è costruito per screditarci. Il dubbio, però, è un virus indomabile, e noi sappiamo che lo sentite.

Viviamo in una crisi perpetua, e i politici che giurano di volerci proteggere si godono la vita senza muovere un dito, speculando sul nostro sudore. Andiamo in pensione sempre più tardi, studiamo ma non troviamo lavoro, lavoriamo ma siamo comunque poveri, ci dicono che il problema è il governo e poi quando vanno al governo ci dicono che il problema è in Europa, dopodiché vanno in Europa e scoprono misteriosamente che il problema è un paese lontano che tiene in ostaggio tutto il petrolio del mondo.

Una tendenza è una tendenza, e solo un idiota la ignora perché non gli interessa comprenderne le implicazioni.

Il panorama politico non ancora è pronto per noi, ma la pazienza è la virtù dei forti. Ci basta stuzzicarvi la curiosità, piantare il seme nel dubbio nella vostra testa ed introdurvi all’ideologia politica più elementare e intuitiva che esista: il gratuitismo.

In poche parole, possiamo avere tutto e possiamo averlo gratis. Possiamo avere il tempo e lo spazio, possiamo liberarci da debiti e catene e vivere il futuro che ci è stato promesso.

Ovviamente, non ci azzarderemmo mai a sostenere una teoria del genere senza averne le prove. Accogliamo a braccia aperte gli scettici, in buona fede e non. Fateci pure le pulci, inventatevi quante più obiezioni volete, purché vi lasciate immaginare anche solo per un secondo che ciò di cui vi parliamo è possibile.

A differenza di una classica cospirazione, qui non c’è nulla da nascondere, e non tireremo fuori nessuna bacchetta magica dallo zaino per inscenare un trucco di magia. Il Partito Capibara si è semplicemente seduto intorno ad un tavolo ed ha immaginato di essere al governo.

Se ne avessimo l’autorità, sapremmo come fare per costruire un’Italia in cui tutto è gratis, un’Italia in cui lavoriamo meno e guadagniamo di più, dove la sanità è accessibile e capillare, dove le scuole sono belle, le case non ti crollano addosso ed abbiamo il tempo ed il modo di fare ciò che vogliamo? La risposta che ci siamo dati, dopo ore di discussioni e lunghe conversazioni con gli esperti, è sì.

Questa nostra grande scoperta si è concretizzata nella stesura di riforme tecnicamente fattibili, realistiche e sostenibili nel corso del tempo. È una lista breve, incredibile nella sua semplicità, che si è già sviluppata in due libri e ne sta producendo di altri.

[ LISTA ] [CHIUSURA]

Fatevi un giro tra di noi, chiedeteci le domande che avete sulla punta della lingua, divertitevi un po’ a sentirci fantasticare. Mal che vada non avevamo niente da offrirvi, ma non potrete mai imputarci di non avervi fatto un buon prezzo.