Un passo determinante (e obbligatorio per legge) per fondare il partito capibara è scrivere lo statuto. È un tema su cui sto riflettendo profondamente in questi giorni, oltreché insieme nelle call operative. È un argomento sensibile, su cui penso ci sia necessità di soffermarci con meditata attenzione, perché qui si manifesta il paradosso del nostro progetto: l’idea di un partito anarchico. Dunque penso sia necessario tenere conto/ripassare i principi filosofici deleuziani che ci ispirano, e che ci ha passato il nostro Gelmit. Solitamente, il senso comune è portato a pensare l’opposizione fra due termini, da una parte il “movimento” (libero, fluido, anarchico) e dall’altra “l’istituzione” (rigida, burocratica, autoritaria). Un’opposizione che ha trovato espressione nello storico saggio “Movimento e istituzione” di Francesco Alberoni (1977). Di fronte a questi due termini, il contributo di Gelmit alla filosofia sta proprio nell’aver rintracciato all’interno del pensiero di Deleuze la possibilità di una “istituzione anarchica”. Deleuze infatti propone, all’interno della categoria dell’istituzione, la distinzione/opposizione tra 2 possibilità: da una parte le “istituzioni sedentarie” e dall’altra le “istituzioni nomadi”.

  1. Le ISTITUZIONI SEDENTARIE sono strutture rigide, fisse, immobili, che codificano i processi e li territorializzano in schemi predefiniti, nei cui limiti il desiderio è costretto: il carcere, l’esercito, le aziende, gli statuti dei partiti, letteralmente la grande totalità delle istituzioni della nostra società, tutto ciò che è gerarchico e burocratico. Nelle istituzioni sedentarie i processi (flussi libidinali) sono codificati e determinati dalla struttura che essi abitano.

  2. Al contrario, nelle ISTITUZIONI NOMADI è la struttura a essere determinata dai processi. Le istituzioni nomadi sono istituzioni “anarchiche relazionali”, facendo riferimento allo schema dell’anarchia relazionale, secondo cui le relazioni non seguono regole predeterminate, ma le regole della relazione sono di volta in volta rimodulate a seconda delle necessità dei bisogni e del desiderio, riconfigurando continuamente l’architettura normativa della relazione in maniera nomade. Nelle istituzioni nomadi la struttura cambia nel tempo, viene continuamente rinnovata dal processo che la abita, che deterritorializza e riterritorializza le strutture in base ai propri bisogni: permettetemelo poeticamente, è desiderio che produce se stesso.

Queste premesse filosofiche ci invitano all’attività di progettazione del partito capibara: un partito (istituzione per natura sedentaria) che ci apprestiamo a reinventare anarchico (ovvero nomade). Si tratta, se ci pensate, di un importante esercizio di immaginazione, - chissà se l’ha mai fatto qualcunu prima di noi nella storia.

Ma affinchè il paradosso di un partito anarchico possa realizzarsi, ritengo fondamentali alcuni elementi:

  1. LA CURA: l’anarchia relazionale funziona nella cura, poiché la cura è l’essenza più profonda dell’anarchia; e non c’è abbondanza più gioiosa che nella cura comune. La cura è per noi il fondamento della società del futuro: art. 1: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sulla cura”. L’istituzione nomade (ovvero la struttura organizzativa del partito capibara) deve essere orientata e pervasa, in maniera esplicita, dal principio della cura. Penso che l’art. 1 del nostro statuto (intitolato “natura e funzioni”) debba dichiarare questo principio in maniera piena, e che qualsiasi struttura organizzativa che la legge ci impone di scrivere nello statuto debba essere retta esplicitamente dal principio della cura collettiva.

  2. SI RITORNA DAL NOTAIO: lo statuto, nel sistema in cui viviamo oggi, è un fossile di cemento che fissa la struttura gerarchica del potere; per essere nomade, il nostro statuto deve essere aperto alla rimodulazione ogni volta che noi ne sentiamo la necessità. Al costo di qualche centinaio di euro, dobbiamo essere pronte a tornare dal notaio per trasformare la nostra struttura organizzativa in base alle nostre esigenze, che fra 2-4-7 anni saranno sicuramente diverse da quelle che abbiamo oggi.

Sulla base di queste considerazioni, vi offro una proposta articolata di struttura organizzativa del partito capibara, da riflettere all’interno dello statuto, riprendendo direttamente il vecchio messaggio di Nat che proponeva un’articolazione organizzativa fra 2 tipologie di gruppi:

  1. REPA: la rete di progettazione open source che si occupa di progettare le riforme postcapitaliste, con diversi livelli di contribuzione e collaborazione. È nomade nella partecipazione (cambiano nel tempo sia le persone che collaborano sia il livello della contribuzione). I diversi livelli di contribuzione possono essere:
  • alto coinvolgimento: stesura operativa della progettazione;
  • medio coinvolgimento: commenti, proposte di aggiunte/modifiche alla progettazione pubblicata sulla wiki;
  • basso coinvolgimento: proposte, domande, chiarimenti sulle comunità dedicate nel SinistraVerso; La progettazione è una rete open-source permanente finalizzata a creare risorse che siano un punto di riferimento per la collettività e a pubblicare i libri tecnici con la casa editrice. Nella mia testa, visualizzo questo “organo” come un nucleo fatto di rete free open-source, una specie di rizoma che però si raccoglie e coagula fino ad assumere la forma di un nucleo: l’insieme di reti di persone che collaborano alla stesura delle riforme del futuro. Lo vedo come un nucleo anche perché è proprio qui, nelle REPA, nel programma, che sta il fulcro di tutto il nostro progetto politico. Il programma è ciò che irradia tutto, anche la propaganda, che non è altro che la propaganda del mondo di vita bella che vogliamo.
  1. COLLETTIVE: il secondo organo del partito capibara è costituito dalle collettive. Gruppi ristretti di persone, aggregazioni spontanee, reti di amicu (pensiamo a Telebulbo, il gruppo di Torino, la rete vicentina/padovana, il gruppo/rete romana ma anche il gruppo tech sinistraverso) che nascono per una progettualità operativa. Sono nomadi nella loro costituzione: nascono per il raggiungimento di un obiettivo prestabilito e una volta raggiunto si sciolgono. Se organizzate territorialmente, possono portare alla formazione di “nodi locali”, per riprendere la terminologia del rizoma: una rete di persone che in autonomia e spontaneità organizzano la diffusione delle idee del partito capibara in un’operazione decentrata e open-source. Così decentrata e capillare che chiunque, anche individualmente, può scaricare il kit propaganda e mettersi a propagandare il gratuitismo intorno a sè. La prefigurazione di collettive composte da una sola persona mi fa sentire vicino all’idea di un progetto puramente anarchico, ovvero autonomo, fondato sulla libera autonomia d’iniziativa di chiunque voglia contribuire nel suo (grande) piccolo alla causa del partito capibara. Nella mia mente, visualizzo queste collettive come un grande sciame di puntini, alcuni più piccoli e altri più grandi, che sono tutti nodi di una rete in connessione che si muove anarchicamente insieme, spinta dalla stessa causa comune. Le collettive si occupano di diffondere le idee del programma, e poiché il programma è il cuore del progetto, sono irradiate da esso. Ne ricevono proprio le informazioni, poiché i frutti delle REPA offrono alle collettive il materiale per la propaganda. Allora mi immagino questo sciame di puntini come un anello, grandissimo e diffuso, che irradiato dal nucleo delle REPA si espande nell’universo trasformando la realtà.

È giorni che rifletto su questa struttura organizzativa articolata in questi due organi: REPA e collettive. Penso che oltre ad essere effettivamente la modalità di azione che già ora assumiamo, si presti in maniera molto opportuna alla stesura dello statuto. La legge infatti impone una struttura organizzativa, ma non obbliga a forme specifiche di essa, eccetto per qualche figura/ruolo/procedure che tuttavia noi possiamo “reinventare” all’interno di una struttura articolata fra due organi, REPA e collettive, retta dal principio della cura e che si espleta in procedure democratiche interne (quelle che la legge richiede espressamente) che, io credo, siamo in grado di delineare/progettare insieme per il semplice fatto che le pratichiamo già quotidianamente, nel lavoro di cura comune che facciamo ogni giorno mentre portiamo avanti questo progetto.

Ho voluto scrivervi questo testo sia per offrirvi i frutti delle mie riflessioni fino ad ora, sia per cercare di portare la discussione il più possibile fuori dalle chat e qui nel SinistraVerso, e per animare il dibattito con le nostre considerazioni che sono complesse e meritano lo spazio che le si richiede. Vi chiedo quindi se vi va di dire la vostra su questo, le vostre opinioni e contributi, considerando che il lavoro dello statuto è più fondamentale di quanto credessimo perché, oltre a essere una mera sbatta obbligatoria, è effettivamente l’immagine della nostra struttura organizzativa che offriamo al mondo la fuori: un partito pensato come una piattaforma open-source che possa unire chiunque desideri realizzare il mondo che portiamo nel cuore.

Nel mentre continuiamo le nostre riflessioni, preparerò un’analisi comparativa dei diversi statuti (pensavo a quelli di Potere al Popolo, Sinistra Italia, i primi 5 stelle, Fratelli d’Italia e il Partito Pirata), oltre a fare un buono studio della normativa sullo statuto dei partiti.

E poi vi condividerò, intanto discutiamo!

Vvb <3