pejutawicasa

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Cake day: October 17th, 2025

Ho appena comprato il libro Il principio speranza di Ernst Bloch imponente enciclopedia in tre volumi sulle utopie dall’antichità al novecento. Devo confessare che non lo conoscevo. Qualcuno di voi lo ha letto o lo conosce?

Come ho scritto su Delta abbiamo l’opportunità di scrivere altri articoli su l’Espresso. Nella mia email al vicedirettore ho fatto cenno ai temi di cui noi ci occupiamo che sono quelli delle nostre REPA ma possiamo proporre anche altri temi. Dobbiamo concordare con lui il tema e le righe. io penserei di far passare un mesetto e chiediamo a lui quale tema tra quelli da noi proposti interessa di più al giornale. Cosa ne pensate?

  • Sulle REPA credo ci sia poco da aggiungere alle cose che abbiamo detto e scritto. Sulle Collettive aggiungerei che, nel rispetto del programma, queste dovrebbero avere piena autonomia. Si potrebbe anche pensare ad un coordinamento di tutte le collettive che esse stesse si danno per scambi di esperienze, azioni comuni etc. Naturalmente questi sono pensieri miei sui quali mi piacerebbe avere il vostro parere.

  • Anche io credo che la discussione riguardi principalmente il partito. Le Repa sono fondamentalmente tavoli tecnici dove non credo ci sia bisogno di regole particolari. Penso inoltre che le uniche cose che dobbiamo condividere unanimemente siano il programma e la cura reciproca. Per quanto riguarda l’organizzazione del partito e le modalità con cui si prenderanno le decisioni la questione è aperta. Al momento mi pare di poter dire che le REPA e le Collettive siano gli organi del partito cui c’è una piena convergenza.

  • Riguardo all’ultima domanda che poni personalmente non voglio assolutamente uno stato aggressivamente centralizzante (in verità lo stato alla fine di un certo percorso non lo voglio per niente) voglio una repubblica nel senso di res pubblica decentralizzata al massimo. Sulla questione del “mercato” posso risponderti sull’esempio che hai fatto dello psicologo perchè è la mia materia. In un servizio della salute come lo abbiamo pensato noi pubblico, decentrato e autogestito qualunque attività sanitaria privata senza soldi pubblici fallirebbe prima di nascere.

  • Hai sollevato un argomento molto importante da approfondire e su cui discutere. Personalmente credo che la partecipazione ai cortei non sia la modalità più efficace per fare propaganda. E’ vero che sfilando con il tuo spezzone affermi la tua identità come realtà esistente ma proprio “l’identitarismo” che caratterizza la maggior parte dei cortei è fine a se stesso e non produce grandi risultati. Un esempio per tutti è la modalità di partecipazione ai cortei del Fronte della Gioventù comunista; loro irrompono in un centinaio ad un certo punto del percorso con tutti in mano una bandiera rossa e i fumogeni rossi. Devo ammettere che è una cosa bellissima e che mi emoziona anche ma che in termini di propaganda e di crescita produce poco o niente. Tutto questo pippone per dire che dobbiamo trovare modalità che si sono rivelate efficaci in tema di propaganda e questa è la seconda occasione, stamane, per dire che dobbiamo dare tutto il nostro supporto al lavoro del gruppo propaganda del nostro movimento.

  • Il Capibara tour con il pullmino sarebbe una gran figata. Girare contattando i vari collettivi, gruppi, centri sociali sparsi per l’Italia dandosi il cambio e magari imbarcando gente nuova. Dobbiamo pensare ad organizzarlo bene e farlo partire al momento giusto. Ora secondo me è troppo presto ma bisogna assolutamente farlo.

  • Vorrei tentare di fare una sintesi di questa discussione cercando di essere molto conciso e utilizzando termini esemplificativi come marxisti e anarchici. Innanzitutto penso che continuare il dibattito vecchio più di cento anni tra marxisti e anarchici, anche se interessante, sia quasi inutile. In realtà sappiamo che sia marxisti che anarchici condividevano, tra gli altri, l’obiettivo del superamento dello stato ma erano in disaccordo sul percorso da seguire per il raggiungimento dell’obiettivo. Pertanto penso sia più costruttivo analizzare ciò che realmente è accaduto in questi decenni e proiettarsi al futuro. Le teorie marxiste hanno trovato, in parte, realizzazione su vasta scala con esiti a volte fallimentari e anche tragici (URSS) e a volte, per non finire come l’URSS, cambiando volto come in Cina. L’anarchia non si è mai realizzata su vasta scala a parte l’esperienza catalana e l’anarcosindacalismo catalano oggi ancora attivo. Numerose sono le esperienze locali ma sempre su scala molto piccola. Altre esperienze (vogliamo chiamarle “miste”) che ho citato nel mio post sono la Comune i Parigi, e più recenti, il Rojava e il Chiapas. In sintesi quello che cerco di dire è che nelle discussione non dobbiamo confondere e mescolare i due livelli: quello degli obiettivi (sui quali credo siamo tutti d’accordo) e quello del percorso da seguire per raggiungerlo ed è su questo che dobbiamo concentrarci. Un primo dato di fatto è che unanimemente abbiamo deciso di fondare un partito politico riconoscendolo come strumento utile al movimento per raggiungere i suoi obiettivi. (*) Teniamo ben presente che anarchia non è affatto sinonimo di mancanza di organizzazione. Il principale sindacato anarchico catalano la Confederaciòn Nacional del Trabajo, fondata a Barcellona nel 1910 è una organizzazione ben strutturata. Sebbene l’anarchismo sia intrinsecamente contrario allo Stato e ai partiti parlamentari, nella storia sono esistite organizzazioni anarchiche strutturate. Esempi chiave includono il Partito Socialista Anarchico Rivoluzionario (PSAR) in Italia (1891-1907) e la Federazione Anarchica Italiana (FAI), fondata nel 1945, che operano come organizzazioni politiche di massa. Treccani +4

    In conclusione credo che Il prossimo, forse più difficile, passo è quello di dare una organizzazione al partito senza ricadere nella trappola di ricominciare la discussione tra marxisti e anarchici.

  • La Comune di Parigi (18 marzo - 28 maggio 1871) era un governo rivoluzionario basato sulla democrazia diretta, composto da 85 delegati eletti (operai, artigiani, intellettuali) riuniti in un Consiglio municipale che univa poteri legislativi ed esecutivi. Organizzata in 10 commissioni tematiche (militare, finanze, lavoro, ecc.), la Comune promuoveva l’autonomia locale, la laicità e riforme sociali radicali, come la gestione operaia delle fabbriche abbandonate e la gratuità dell’istruzione. (Wikipedia)