Rassegna basica ed estremamente sintetica di modelli di organizzazioni politiche. URSS CINA CUBA VIETNAM Stato Soviet locali, Assemblee locali, Soviet supremo, Congresso Nazionale del popolo, Assemblea Nazionale del potere popolare, Consiglio di stato, Consiglio dei Ministri, Presidenza (capo dello stato) Partito Comitato Centrale, Politburo CHIAPAS Comandare obbedendo. Il principio cardine prevede che i rappresentanti (autorità municipali) siano eletti dalle assemblee e rotativi, seguendo le decisioni della comunità anziché imporsi. Municipi autonomi Comitato clandestino rivoluzionario indigeno Comando Generale Leader subcomandante Marcos (o Galeano) ROJAVA Consigli locali Assemblea legislativa Governatore cantonale Consiglio esecutivo Presidente del Consiglio esecutivo Leader Ocalan BRIGATE ROSSE Comitato Esecutivo nazionale Direzione Strategica Colonne locali divise in brigate e nuclei, a volte legati a specifiche fabbriche o zone territoriali. BR organizzarono le loro attività in “fronti” (es. fronte di fabbrica, fronte della controrivoluzione), che coordinavano le azioni su scala nazionale in determinati ambiti. ROTE ARMEE FRAKTION Nucleo centrale Cellule locali autonome BLACK PANTHERS (chiedete a Lorenzo)
- savoheadItaliano4 months
scusate se parlo di una cosa che non conosco ancora benissimo, ma mi sta interessando molto e credo sia una risposta molto valida a un sacco di questioni che ho visto sorgere nella settimana o poco più in cui frequento il sinistraverso. Secondo me nell’elenco manca la gestione a gerarchia ciclica autorevole dei popoli nativi americani (principalmente del continente settentrionale). L’anarchia teorizzata in Europa trae spunto da molte delle pratiche e dalle idee di queste popolazioni, in quanto una mancanza di stato o di gerarchia è alla base di questi gruppi di individui che rispettavano primariamente la terra da cui traevano sostentamento e di cui si sentivano soltanto custodi, senza mai pretenderne proprietà o sfruttamento al di là delle possibilità naturali. Non credo siano state società perfette e totalmente pacifiche, ma certamente trarre spunto da organizzazioni locali, autonome, interconnesse, orizzontali, dedite principalmente alla salvaguardia, alla cura e alla prosperità della terra, è, secondo me, una risposta anche alla questione sul partecipare o meno alle comunali, oppure puntare soltanto al governo del paese, perché quello che ho sempre sognato e che questa società sembra paventare è un superamento dello stato, un “sentimento” dei confini, soltanto come aggregazione d’affinità e vicinanza, con lo scopo di tutelare, preservare e gestire la terra. La proprietà privata non è il concetto fondamentale che porta alla produzione dei beni, la famiglia è matriarcale e la prole, non in tutte le “tribù”, è parte integrante e responsabilità dell’intero villaggio, non in un equilibrio di possesso, ma di tutela ed educazione al futuro. Il gratuitismo che mi prefiguro nasce ed È locale, prima che esteso, ma le due dimensioni sono fortemente interconnesse e interdipendenti, vanno al di là delle nazioni e dei governi. L’energia e i mezzi che la tecnologia può fornire alla società odierna, permetterebbe assolutamente lo sviluppo di piccole gocce sparse ovunque, che si occupino di fornire beni e servizi che il territorio in cui risiedono più permette, per sopperire alle mancanze che altre gocce si ritrovano ad affrontare (gocce agricole, gocce informatico-tecnologiche, gocce educative, gocce politico-amministrative per l’interconnessione tra gocce, gocce logistiche… quelle che ora possono essere le collettive o le comuni o le cooperative (quelle vere)). La forza e la fortuna di una struttura del genere, nella società odierna, è che il capitalismo permette queste cose, ma prevede che abbiano come obiettivo il guadagno, il lucro, lo sfruttamento o tutte le altre simpatiche cose basate sulla prevaricazione e che non tengono conto della natura, della terra. Credo serva valutare uno sviluppo parallelo di macro- e micro-organizzazione, perché conversino e si evolvano in ciò che è possibile e ciò che è auspicabile, coadiuvandosi e permeando più luoghi e livelli possibili della società attuale (se lo stato non offre un’educazione di questo tipo, una o più cooperative si occupa di farlo, portando esempio pacifico di efficienza ed efficacia; se l’università s’arrocca in meccanismi di nepotismo o altre schifezze di meccanismi di potere, cooperative non a scopo di lucro, cercano di offrire liberamente conoscenza di livello; così anche la produzione di beni di prima necessità; così come i trasporti pubblici e tutto quanto). Scusate il pippone, ma mi premeva portare questo spunto per chi volesse elaborare nuove idee evoluzionistiche
natItaliano
4 monthsBellissima riflessione! Devo dire che mi hai convinto. Se ti va secondo me questo commento potrebbe essere trasformato in un post, in modo che abbia la visibilità che merita! Guardando le cose da questo punto di vista, a livello locale il Partito potrebbe davvero essere una forza sinergica che acceleri lo sviluppo di queste dinamiche cooperative, a maggior ragione se viene eletto! E’ tutto un nuovo mondo da inventare!
- efallomItaliano4 months
Per me l’approccio matriarcale è fondamentale. Tuttavia credo che un passaggio fondamentale prima di trasformare la società sia trasformare noi stessə, altrimenti non saremo prontə a vivere la societá matriarcale e finiremmo per riprodurre logiche patriarcali, pur ponendoci con le migliori intenzioni. Secondo me l’obiettivo principale della nostra propaganda dovrebbe essere proprio questo, portare le persone a mettere in discussione le forme di pensiero che abbiamo interiorizzato crescendo nel sistema di oppressione e smettere di riprodurre l’oppressione con i nostri comportamenti.
CaesiusItaliano
4 monthsCerto, Però non torniamo a usare termini inflazionati per il nostro nuovo immaginario libidinale, dato che l’ambigua contrapposizione da patriarcale e matriarcale ha già generato putiferio terminologico indesiderato in altri post. Troviamo un nuovo nome neutro insieme?
- 4 months
Personalmente preferirei struttura decentralizzata adattata al tipo di ambiente, siccome, osservando la storia dell’umanità, è l’unico scenario di vera espressione dell’individuo. No stati centrali o forzature dall’alto che si impongano, ma spontanea collaborazione tra comunità, vedasi concetti come i comuni anarcocomunisti
- efallomItaliano4 months
Personalmente inventerei qualcosa.
In particolare qualcosa che non sia solo un’alternativa allo stato fascista e borghese, ma che permetta all’umanità di trascendere i propri limiti e realizzare a pieno le proprie potenzialità materiali, intellettuali e spirituali.
pejutawicasaItaliano
4 monthsVorrei tentare di fare una sintesi di questa discussione cercando di essere molto conciso e utilizzando termini esemplificativi come marxisti e anarchici. Innanzitutto penso che continuare il dibattito vecchio più di cento anni tra marxisti e anarchici, anche se interessante, sia quasi inutile. In realtà sappiamo che sia marxisti che anarchici condividevano, tra gli altri, l’obiettivo del superamento dello stato ma erano in disaccordo sul percorso da seguire per il raggiungimento dell’obiettivo. Pertanto penso sia più costruttivo analizzare ciò che realmente è accaduto in questi decenni e proiettarsi al futuro. Le teorie marxiste hanno trovato, in parte, realizzazione su vasta scala con esiti a volte fallimentari e anche tragici (URSS) e a volte, per non finire come l’URSS, cambiando volto come in Cina. L’anarchia non si è mai realizzata su vasta scala a parte l’esperienza catalana e l’anarcosindacalismo catalano oggi ancora attivo. Numerose sono le esperienze locali ma sempre su scala molto piccola. Altre esperienze (vogliamo chiamarle “miste”) che ho citato nel mio post sono la Comune i Parigi, e più recenti, il Rojava e il Chiapas. In sintesi quello che cerco di dire è che nelle discussione non dobbiamo confondere e mescolare i due livelli: quello degli obiettivi (sui quali credo siamo tutti d’accordo) e quello del percorso da seguire per raggiungerlo ed è su questo che dobbiamo concentrarci. Un primo dato di fatto è che unanimemente abbiamo deciso di fondare un partito politico riconoscendolo come strumento utile al movimento per raggiungere i suoi obiettivi. (*) Teniamo ben presente che anarchia non è affatto sinonimo di mancanza di organizzazione. Il principale sindacato anarchico catalano la Confederaciòn Nacional del Trabajo, fondata a Barcellona nel 1910 è una organizzazione ben strutturata. Sebbene l’anarchismo sia intrinsecamente contrario allo Stato e ai partiti parlamentari, nella storia sono esistite organizzazioni anarchiche strutturate. Esempi chiave includono il Partito Socialista Anarchico Rivoluzionario (PSAR) in Italia (1891-1907) e la Federazione Anarchica Italiana (FAI), fondata nel 1945, che operano come organizzazioni politiche di massa. Treccani +4
In conclusione credo che Il prossimo, forse più difficile, passo è quello di dare una organizzazione al partito senza ricadere nella trappola di ricominciare la discussione tra marxisti e anarchici.
- 4 months
Il problema che riscontro nella discussione con i marxisti più autoritari, è una chiusura senza voglia di portare una lotta comune. Eppure è cosa possibile: un esempio è proprio la comune di Parigi con anarchici e marxisti impegnati nell’amministrazione di essa. Si viene etichettati come “piccoli borghesi”, “liberali” in dibattiti innocui, non c’è nulla di costruttivo. Vedasi tema necessità di uno stato: essi lo ritengono necessario ma non sanno dimostrarne il perché, dicendo di andarti a leggere libri dell’esponente del comunismo autoritario di riferimento.
pejutawicasaItaliano
4 monthsSi d’accordo ma i marxisti potrebbero dire la stessa cosa degli anarchici, il mio post tendeva appunto a cercare di superare questo tipo di discussione,
- 4 months
Purtroppo è difficile dal momento che una grossa fetta marxista sia rimasta alle critiche di Marx verso l’anarchismo proudhoniano. Se non segui Marx nelle stesse modalità sei considerato ignorante (secondo essi), cosa che non avviene tipicamente tra anarchici o marxisti più libertari: le discussioni non si basano su quale esponente avesse ragione, questo perché gli stessi mettono in discussione chiunque per base ideologica. Il problema è nel modo di ragionare e l’allontanamento di tali da una visione più libertaria preferendo partiti altamente gerarchici e centralizzati, cosa che va in netta contrapposizione con un movimento realmente d’interesse popolare
- RosaLuxItaliano4 months
con tutto il bene “i marxisti” non sono solo i vecchi marxisti-leninisti. Mi sembra una generalizzazione che ignora le enormi discussioni interne al marxismo, nonchè il fatto che Fisher, Srnicek, Williams, Hellen Hester e la maggior parte degli esponenti accel sia esplicitamente marxista. Questo tipo di atteggiamento è esattamente quello che vogliamo evitare visto che in questo gruppo nessun marxista si è mai permess* di chiamare ignorante altre persone solo perchè hanno approcci diversi dal marxismo
- 4 months
Mi riferivo principalmente alle masse, non tanto ad esponenti. Osservando la gran parte delle organizzazioni italiane comuniste è possibile notare una tendenza al leninismo se non a correnti anche più autoritarie, credo che questo sia dato oggettivo. Ovvio che con un gente come alla Fisher che talaltro era anche vicino al mondo libertario sarebbe molto più permissivo dialogare, ma non era quello il tema che volevo portare avanti. Per dire, molti dei nomi da te citati vengono visti spesso male o ignorati del tutto da quel che è possibile notare osservando tali organizzazioni. Mi dispiace ci sia una chiusura, nessuna voglia di esplorare visioni alternative
- 4 months
Mi spiace ci sia stato un fraintendimento, cercherò di chiarire. Non ho dato dell’ignorante a nessuno perché nessuno ha verità in tasca su come bisogni agire, dovevo essere più preciso sul definire di chi si stia parlando. La mia era più un evidenziare come certi ambienti, invece di usare etichette, dovrebbero essere più propensi alla discussione. Ripeto, sottolineo che questo è riferito principalmente ad interpretazioni più autoritarie dove personalmente mi è difficile dialogare senza venir attaccato con “piccolo borghese” nel 2026
pejutawicasaItaliano
4 monthsComune di Parigi, Rojava, Chiapas che per me sono miti hanno tutte strutture centralizzate. Dico questo solo come riflessione perchè io al momento non riesco a immaginare qualcosa di diverso altrettanto efficace per arrivare al comunismo che sogniamo.
pejutawicasaItaliano
4 monthsLa Comune di Parigi (18 marzo - 28 maggio 1871) era un governo rivoluzionario basato sulla democrazia diretta, composto da 85 delegati eletti (operai, artigiani, intellettuali) riuniti in un Consiglio municipale che univa poteri legislativi ed esecutivi. Organizzata in 10 commissioni tematiche (militare, finanze, lavoro, ecc.), la Comune promuoveva l’autonomia locale, la laicità e riforme sociali radicali, come la gestione operaia delle fabbriche abbandonate e la gratuità dell’istruzione. (Wikipedia)
pejutawicasaItaliano
4 monthsSi io sono daccordo con quello che dite ma la realtà è o è stata questa. Adeleb puoi dirci di più sui comuni anarcocomunisti e come sono organizzati?
- 4 months
anarcocomunismo si basa su concetti anarchici e comunisti: l’anarchia di per sé non descrive il rapporto economico tra individui, ma il rifiuto di uno stato, un ente centralizzato, dunque l’autogestione del territorio in comunità, decisioni prese in maniera orizzontale (dunque quella è la struttura). A questo si unisce la visione comunista, cioè il rifiuto di ogni logica capitalistica, dove i beni vengono redistribuiti in base ai bisogni. Dunque, l’organizzazione sociale verrebbe gestita in base ad uno studio delle necessità umane (rifiuto della logica collettivistica) implicando una divisione produttiva in base ad esse, con cooperazione con altre comunità per maggiori risultati.
pejutawicasaItaliano
4 monthsLa Comune di Parigi viene definita un esempio di anarcocomunismo. Siete d’accordo?
- 4 months
no, l’anarcocomunismo è un qualcosa che inizia a diffondersi solo dopo, prevede un immediato rigetto della logica capitalistica. Diciamo che neanche era piena anarchia la comune, ma un terreno di sperimentazione politica comunque molto valido, ostacolato e oppresso dai controrivoluzionari purtroppo
- efallomItaliano4 months
Secondo me è la propaganda borghese che li racconta così, sicuramente hanno fatto tutti la lotta armata (almeno quelli che conosco, ammetto che molti per me sono nuovi), ma ridurli a questo mi sembra un rischio.
- 4 months
Effettivamente ci sono esagerazioni in certi casi, ma certe strutture erano oppressive di natura, indipendentemente dal fatto di essere circondati da forze nemiche. Un sistema altamente centralizzato come quello russo, per essere rispettato, doveva farsi riconoscere con la forza tra i lavoratori
- efallomItaliano4 months
Sono d’accordo, ma quanto sono violenti i nostri stati liberali contemporanei? Eppure se dici Repubblica Italiana in occidente in quanti dicono “è un’organizzazione violenta”?
- 4 months
ah vabbè le nostre repubbliche non le ho proprio menzionate perché sono violente di base, basti vedere la storia dell’Italia e la brutalità poliziesca, almeno questo è innegabile
Enrico1789Italiano
4 monthsIo temo che senza un’iniziale organizzazione rigida e monolitica con al centro il partito la nostra rivoluzione culturale sarebbe schiacciata dopo pochi secondi. Voto il partito al centro
- 4 months
Non saprei, la gran parte delle volte questo partito rigido si imponeva sulla popolazione diventando classe a sé. In Spagna per dirne una, l’evoluzione anarchica di certe regioni funzionava, con aumenti di produzione e diminuzione criminalità. Semplicemente non siamo abituati ad innovazioni politiche




