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Cake day: December 23rd, 2025
  • Sottovaluti l’inefficienza dell’attuale sistema, che è scandalosa. La quantità di merce prodotta che rimane invenduta, dal cibo al tessile all’elettronica, fa spavento. Quelle sono tutte risorse buttate nel cesso. Accelerare, o full automation, non significa necessariamente usare più risorse rispetto ad oggi. Solo usarle bene. Io ho molta fiducia. Non dimentichiamo che non è necessario abbandonare completamente il fossile, almeno nel breve periodo, per ridurre l’emissione di gas serra. Basta ridurlo molto, ma eliminarlo completamente non è strettamente necessario. I modelli che correlano emissioni di CO2 e aumento delle temperature lo confermano. Al volo ti dico perché invece la fusione nucleare non piace più di tanto al capitale: giustificare la scarsità dell’energia (che la rende un bene economico e dunque per cui pagare) una volta messa a punto una tecnologia decente per sfruttare la fusione è molto, molto difficile. Oltretutto, penso che una scala di qualche decina di anni sia qualcosa di accettabile, mentre attuiamo riforme per cambiare il resto della produzione energetica, con la fissione e le rinnovabili. Riguardo alle altre critiche alla fusione, la verità è che una fonte di energia “perfetta” non esiste. Quella che più si avvicina alla perfezione è la fusione. Mi sembra una strada che vale la pena perseguire. E’ ovvio che serva un piano che includa la produzione industriale e la supply chain, purtroppo le mie conoscenze qui si fermano ed è un tema di cui sarebbe molto importante occuparsi. Ma mi sento di dire che le mie conoscenze mi sono sufficienti per permettermi di affermare che l’accelerazione e la full automation sono possibili in modo sostenibile su scala globale, una volta assicurata la fusione.

  • la tecnologia necessaria a tutto ciò di cui parli tu esiste già o è altamente realizzabile. Al momento è gatekeepata da chi vuole farci sopra i soldoni e controlla gli interessi estrattivisti. La questione delle risorse necessarie ai robot è quasi la stessa: l’inefficienza assoluta del sistema così come è concepito oggi, dove l’energia serve a tenerci incollati ai reel di instagram e a bombardare le scuole, una volta smantellata (non ci vuole un secondo) libererà una quantità di risorse inimmaginabile che renderà realtà l’automazione e il resto potrà essere restituito all’ambiente. Un esempio: la quantità di “elettronica spazzatura” prodotta oggi nel mondo è assurda, basta guardare una pagina di Amazon. La quantità di risorse riciclate è risibile. La malagestione delle risorse, che finiscono nelle pieghe incancrenite del capitalismo, è colossale. A proposito dell’energia in particolare, siamo vicinissimi all’utilizzo di fonti di energia mostruosamente grandi, come la fusione nucleare, persino in questo sistema capitalista. L’energia sulla terra penso che sia l’ultimo dei nostri problemi. La scarsità E’ artificiale!! (e per fortuna senno sarebbero cazzi)

  • C’è una Repa sulla transizione ecologica, mi sembra! Sono lavori in corso. Ogni contributo è benvenuto, anzi, fondamentale 🫶🏼 (piccola aggiunta di parere personale: dal mio punto di vista è il sistema estrattivista-capitalista che mette l’ambiente nelle condizioni critiche di oggi. Già modificare quello automaticamente porta vantaggi enormi sul piano di cura dell’ambiente. Quindi sì, di fatto nelle proposte radicali del movimento l’ecologismo è sostanzialmente implicito… Anzi, molto spesso io trovo fuori luogo lo sbandieramento “ecologista, e punto” perché se ne sono appropriate realtà che di anti-sistema non hanno nulla. L’ecologismo senza lotta di classe è giardinaggio ;)

  • Il punto qui è che non penso che noi vogliamo con il gratuitismo “offrire” qualcosa, per motivi etici o per gentile concessione. Noi vogliamo ottenere ciò che spetta all’uomo in un sistema sano, vogliamo esaudire il desiderio di una vita bella, non garantirci una mancetta…

  • Per me gratuitism non funziona, proprio perché da una prospettiva italiana ha senso se pensiamo all’etimologia. Da un punto di vista anglosassone invece, che dell’etimologia non è granché interessato, il fatto che la parola da cui gratuitism deriva, ovvero “gratuity”, abbia un significato ben diverso rispetto al corrispettivo italiano, rende il termine debole dal punto di vista semiotico e quindi non in grado di veicolare efficacemente ad un madrelingua di cosa si sta parlando

Nel mondo contemporaneo, a livello sociale la qualità dell’espressione artistica si misura prevalentemente con una combinazione dei seguenti fattori:

-La quantificabilità economica, da cui la capacità di generare profitto prendendo posto nel mercato delle industrie culturali

-La quantificabilità mediale, ovvero la capacità di generare interesse mediatico, da cui la viralità la risonanza mediatica

-L’autorità e lo status dell’autrice/autore, che confluisce nei precedenti.

Sono nulli o molto scarsi i sistemi istituzionali di valorizzazione del contributo al patrimonio artistico e culturale, in Italia e più in generale nel “mondo occidentale”. Con la conseguenza immediata per cui chiunque cerchi di dedicarsi alla produzione artistica a tempo pieno nella propria vita rimanga fortemente vincolato ai dettami del mercato e le logiche dei media per riuscire a ricavare di che vivere da tali sforzi.

Gli effetti negativi sulla qualità, la quantità e la disponibilità di fruizione della bellezza e del significato sono enormi ed incalcolabili, oltre a quelli sul benessere e sulla felicità delle artiste e degli artisti, sottomesse a sistemi e logiche avulsi dall’espressione libera della creatività.

In proposito, riflettevo su una notizia abbastanza recente proveniente dalla Repubblica d’Irlanda riguardo ad un sostegno economico chiamato Basic Income for the Arts (BIA), una sorta di reddito di base applicato ad un campo svantaggiato in partenza dalle condizioni imposte dal capitalismo neoliberista, diventato ufficialmente misura permanente nel Paese. Misure come questa, assolutamente in grado di rientrare nel progetto di reddito di base universale, sono un passo verso la restituzione della dignità all’operato di tutte le artiste e artisti, parificando il lavoro di tutte a quello delle poche in grado di ottenere successo di mercato.

  • https://www.instagram.com/_rinascenza_

    Ho appena trovato questo movimento qui. Che ne pensate? Sono d’accordo con noi/siamo d’accordo con loro?

    (edit) Mi spiego, chiunque sia dietro a questo movimento ha uno stile comunicativo e una “biblioteca simbolica” molto diversa, c’è anche cecità sulla questione intersezionale e un approccio un po’ ambiguo su molti punti della loro idea di “rivoluzione”, ma non posso fare a meno di notare che invece diversi punti sono assolutamente interessanti e in linea con i nostri. Sono troppo moderati? Forse. Varrebbe la pena di parlarci un secondo? A mio parere, sicuramente. Anche solo per capire. Ogni potenziale allargamento dell’iperstizione è da tenere in considerazione.

2 months

Come in Argentina, anche da noi ci sono capibara ovunque!! E’ davvero incredibile ma continuo ad imbattermi, su internet, in persone/realtà con cui il movimento gratuitista non è direttamente collegato, ma che utilizzano l’iconografia del capibara e posseggono sensibilità affini. Bisogna davvero soltanto radunare ciò che è sparso! Ho pensato di allegare qui qualche link, penso potrebbe interessare. Voi avete trovato qualcun’altra?

https://capibara.substack.com/

https://www.capibara.media/

https://editriceilcastoro.it/libri/filosofia-capibara/

  • Top. Sono d’accordo con te sulla questione della didascalicità. Per farti capire io ascolto per la maggioranza musica strumentale o in lingue che non conosco. Faccio spesso fatica a digerire i testi. Credo anch’io nella vibes supremacy. Aggiungo che secondo me si potrebbe attingere alle traiettorie della musica giapponese e alla math music (math rock math pop etc) che sono molto prese a bene e accelerate

  • personalmente penso che questa idea sarà da valutare proprio in questa riunione (o serie di riunioni) che viene che dovrà essere un po’ decisiva

Moderates