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Cake day: December 23rd, 2025

Nel mondo contemporaneo, a livello sociale la qualità dell’espressione artistica si misura prevalentemente con una combinazione dei seguenti fattori:

-La quantificabilità economica, da cui la capacità di generare profitto prendendo posto nel mercato delle industrie culturali

-La quantificabilità mediale, ovvero la capacità di generare interesse mediatico, da cui la viralità la risonanza mediatica

-L’autorità e lo status dell’autrice/autore, che confluisce nei precedenti.

Sono nulli o molto scarsi i sistemi istituzionali di valorizzazione del contributo al patrimonio artistico e culturale, in Italia e più in generale nel “mondo occidentale”. Con la conseguenza immediata per cui chiunque cerchi di dedicarsi alla produzione artistica a tempo pieno nella propria vita rimanga fortemente vincolato ai dettami del mercato e le logiche dei media per riuscire a ricavare di che vivere da tali sforzi.

Gli effetti negativi sulla qualità, la quantità e la disponibilità di fruizione della bellezza e del significato sono enormi ed incalcolabili, oltre a quelli sul benessere e sulla felicità delle artiste e degli artisti, sottomesse a sistemi e logiche avulsi dall’espressione libera della creatività.

In proposito, riflettevo su una notizia abbastanza recente proveniente dalla Repubblica d’Irlanda riguardo ad un sostegno economico chiamato Basic Income for the Arts (BIA), una sorta di reddito di base applicato ad un campo svantaggiato in partenza dalle condizioni imposte dal capitalismo neoliberista, diventato ufficialmente misura permanente nel Paese. Misure come questa, assolutamente in grado di rientrare nel progetto di reddito di base universale, sono un passo verso la restituzione della dignità all’operato di tutte le artiste e artisti, parificando il lavoro di tutte a quello delle poche in grado di ottenere successo di mercato.

  • https://www.instagram.com/_rinascenza_

    Ho appena trovato questo movimento qui. Che ne pensate? Sono d’accordo con noi/siamo d’accordo con loro?

    (edit) Mi spiego, chiunque sia dietro a questo movimento ha uno stile comunicativo e una “biblioteca simbolica” molto diversa, c’è anche cecità sulla questione intersezionale e un approccio un po’ ambiguo su molti punti della loro idea di “rivoluzione”, ma non posso fare a meno di notare che invece diversi punti sono assolutamente interessanti e in linea con i nostri. Sono troppo moderati? Forse. Varrebbe la pena di parlarci un secondo? A mio parere, sicuramente. Anche solo per capire. Ogni potenziale allargamento dell’iperstizione è da tenere in considerazione.

16 days

Come in Argentina, anche da noi ci sono capibara ovunque!! E’ davvero incredibile ma continuo ad imbattermi, su internet, in persone/realtà con cui il movimento gratuitista non è direttamente collegato, ma che utilizzano l’iconografia del capibara e posseggono sensibilità affini. Bisogna davvero soltanto radunare ciò che è sparso! Ho pensato di allegare qui qualche link, penso potrebbe interessare. Voi avete trovato qualcun’altra?

https://capibara.substack.com/

https://www.capibara.media/

https://editriceilcastoro.it/libri/filosofia-capibara/

  • Top. Sono d’accordo con te sulla questione della didascalicità. Per farti capire io ascolto per la maggioranza musica strumentale o in lingue che non conosco. Faccio spesso fatica a digerire i testi. Credo anch’io nella vibes supremacy. Aggiungo che secondo me si potrebbe attingere alle traiettorie della musica giapponese e alla math music (math rock math pop etc) che sono molto prese a bene e accelerate

  • personalmente penso che questa idea sarà da valutare proprio in questa riunione (o serie di riunioni) che viene che dovrà essere un po’ decisiva

  • mi sembrano giustissime e aggiungerei: 1. si fa solo in presenza* quantomeno di tutte le persone coinvolte nelle divergenze in corso (*reale o virtuale) 2. ci si stabilisce un tempo limite: la resistenza e la concentrazione calano con il passare delle ore e più si protende una riunione più aumenta il rischio di non concludere nulla o, peggio, di aumentare il caos e i malumori

  • Al mio messaggio precedente aggiungo che a mio parere è importante mantenere un clima in cui si evitino dinamiche accusatorie nei confronti di alcuna e che la soluzione dei conflitti è la cura stessa: chiedere perché, ragionare insieme, trovare la soluzione. Il problema di una di noi è il problema di tutte, l’istanza di una di noi merita di essere ascoltata da tutte.

  • La situazione è molto seria a quanto leggo e mi sembra di capire che nel corso di giugno non ci siano stati ulteriori sviluppi. Mi verrebbe da dire, nel mio piccolo e da osservatore estraneo, che occorre davvero parlare tutte e tutti insieme di tante tante cose diverse, e occorre farlo il prima possibile. Deduco anche che ci sia la necessità di mettere da parte le questioni personali e le divergenze su questioni di importanza secondaria rispetto al cuore del progetto per il bene del movimento stesso. Soltanto insieme possiamo farcela. soltanto insieme! :)

1 month

La musica è un tassello fondamentale nell’analisi di Fisher, ma non mi sembra che abbiamo ancora dedicato uno spazio soddisfacente alla discussione del ruolo che potrebbe giocare nella propaganda del movimento e del partito! Dovremmo riflettere, magari anche con qualche esperta musicologa, su come modulare questo elemento, come appropriarcene anche in ottica di espansione al grande pubblico. Quale dovrebbe essere l’identità sonora associata al movimento? Bar Mediterraneo? Musica Techno? Punk? City Pop? Acid Jazz? O tutte queste insieme? Che ne dite?

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