Nel mondo contemporaneo, a livello sociale la qualità dell’espressione artistica si misura prevalentemente con una combinazione dei seguenti fattori:
-La quantificabilità economica, da cui la capacità di generare profitto prendendo posto nel mercato delle industrie culturali
-La quantificabilità mediale, ovvero la capacità di generare interesse mediatico, da cui la viralità la risonanza mediatica
-L’autorità e lo status dell’autrice/autore, che confluisce nei precedenti.
Sono nulli o molto scarsi i sistemi istituzionali di valorizzazione del contributo al patrimonio artistico e culturale, in Italia e più in generale nel “mondo occidentale”. Con la conseguenza immediata per cui chiunque cerchi di dedicarsi alla produzione artistica a tempo pieno nella propria vita rimanga fortemente vincolato ai dettami del mercato e le logiche dei media per riuscire a ricavare di che vivere da tali sforzi.
Gli effetti negativi sulla qualità, la quantità e la disponibilità di fruizione della bellezza e del significato sono enormi ed incalcolabili, oltre a quelli sul benessere e sulla felicità delle artiste e degli artisti, sottomesse a sistemi e logiche avulsi dall’espressione libera della creatività.
In proposito, riflettevo su una notizia abbastanza recente proveniente dalla Repubblica d’Irlanda riguardo ad un sostegno economico chiamato Basic Income for the Arts (BIA), una sorta di reddito di base applicato ad un campo svantaggiato in partenza dalle condizioni imposte dal capitalismo neoliberista, diventato ufficialmente misura permanente nel Paese. Misure come questa, assolutamente in grado di rientrare nel progetto di reddito di base universale, sono un passo verso la restituzione della dignità all’operato di tutte le artiste e artisti, parificando il lavoro di tutte a quello delle poche in grado di ottenere successo di mercato.


