Penso che sia fondamentale, con fini strategici e di propaganda, rivendicare ed egemonizzare a sinistra il tema della SICUREZZA. Alla fine le riforme gratuitista che cosa sono se non il più grande investimento in sicurezza della storia? A una visione di sicurezza come intensificazione della repressione e del dominio dobbiamo proporre l’idea dell’eliminazione della povertà, del benessere sociale ed emotivo come pilastri di prevenzione della criminalità.
Bisogna risignificare la parola e allo stesso tempo tornare alla sua radice etimologica, che ovviamente contiene “cura”. Per noi sicurezza deve diventare un sinonimo di cura, o meglio il fine a cui la pratica della cura aspira. In latino cura significava preoccupazione e sicuro quindi significava “senza preoccupazione”. Che cos’è se non il comunismo di lusso?
Noi dobbiamo andare dalle masse a dire che la sicurezza é il nostro problema numero 1 (e da questo punto di vista é vero) e che noi abbiamo la ricetta per risolverlo. È una retorica molto populista ed efficace. Mi piace molto l’idea di attaccare le destre proprio su questo tema e mi immagino già degli slogan tipo “UN’ITALIA SICURA È UN’ITALIA CHE SI CURA”.
Per questo pensavo anche che al posto di parlare di abolizionismo del carcere, ai fini propagandistici sarebbe più efficace parlare di “riforma radicale del sistema carcerario” e sfido chiunque da qualsiasi parte dello spettro politico a sostenere che non sia necessaria.
Che ne pensate?



