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Cake day: January 28th, 2026
  • A me sembrava di aver capito che l’intenzione fosse quella di creare un gruppo che si occupasse nello specifico del tema della propaganda. È un po’ per questo che avevo fatto questa proposta più di metodo che di contenuto, ipotizzando che poi dei contenuti veri e propri si sarebbe scesi nel gruppo di lavoro dedicato, con un mandato specifico

Avvicinandoci all’incontro di domani sera sul tema della propaganda politica del movimento, vi condivido una proposta di un ordine del giorno, assolutamente modificabile. L’incontro è funzionale alla creazione di un gruppo di lavoro che si occuperà del tema specifico in tempi e modalità che deciderà in autonomia. Propongo di dare priorità alle proposte attive delle persone maggiormente coinvolte che vorrebbero condividere energie alle attività del gruppo.

Proposta di Ordine del Giorno

Assemblea sul tema: Propaganda politica del Movimento
Durata totale: 2 ore
Metodo decisionale: consenso sociocratico (obiezioni motivate e miglioramento della proposta)

L’obiettivo dell’incontro non è “parlare di comunicazione” in astratto, ma verificare se esiste sufficiente energia e chiarezza per costituire un cerchio con delega operativa sulla propaganda, definendone perimetro, mandato e primi passi.

Output attesi

  1. Definizione condivisa (anche provvisoria) di “propaganda”
  2. Decisione sulla creazione del Cerchio Propaganda
  3. Elezione dei tre ruoli
  4. Prima priorità operativa
  5. Lista persone interessate ad attivarsi

1. Accoglienza e coregolazione (30 minuti)

Obiettivo: creare un campo di lavoro stabile prima di entrare nel merito.

  1. Apertura e richiamo al metodo (5 min)

    • Ricordo delle regole del consenso sociocratico
    • Chiarezza sul fatto che non si votano opinioni ma si testano proposte
  2. Giro rapido di check-in (15 min)
    Domanda guida:

    • “Con quale energia entro in questo confronto sulla propaganda?”
    • “Che cosa mi aspetto?”
  3. Aggiornamenti brevi (10 min)

    • Stato attuale di sito, social, materiali
    • Eventuali criticità urgenti

Il facilitatore tiene il tempo. Lo scriba annota elementi utili alle decisioni successive, non opinioni individuali.

2. Fase focalizzata (60 minuti)

2.1 Chiarimento del perimetro (15 min)

Domande guida strutturate:

  • Che cosa intendiamo per “propaganda” nel nostro contesto?
  • È solo diffusione messaggi o anche costruzione narrativa?
  • Dove finisce la propaganda e dove inizia l’elaborazione politica?

Output atteso:
Una definizione operativa condivisa (anche provvisoria).

2.2 Proposta di istituzione del Cerchio Propaganda (20 min)

Proposta base da testare con consenso:

  • Mandato del cerchio: coordinare sito, social, kit propaganda e flussi tra collettive.
  • Autonomia: definire obiettivi operativi, rituali di aggiornamento, piano coordinato.
  • Richiesta di trasparenza: report periodico agli altri cerchi.
  • Deleghe formali: guida, facilitatore, scriba.
  • Durata del mandato iniziale: es. 2 mesi, con revisione.

Procedura:

  • Presentazione proposta
  • Giro di chiarimento
  • Giro di reazioni
  • Raccolta obiezioni motivate
  • Integrazione

Se emergono obiezioni strutturali, si lavora sulla modifica.
Se non emergono obiezioni bloccanti, la proposta passa per consenso.

2.3 Definizione dei ruoli e metodo di elezione (15 min)

Chiarire prima il senso dei ruoli:

  • Guida: connessione con altri cerchi, aggiornamenti strategici.
  • Facilitatore: cura dei processi decisionali.
  • Scriba: memoria collettiva e tracciabilità decisioni.

Metodo di elezione sociocratico:

  1. Candidature volontarie
  2. Giro di motivazioni per ciascuna candidatura
  3. Eventuali integrazioni
  4. Decisione per consenso
  5. Definizione durata e rotazione

Attenzione: evitare elezioni per simpatia o visibilità. Il criterio è funzionalità al mandato.

2.4 Prime priorità operative (10 min)

Test rapido: tra questi ambiti, quale necessita di intervento immediato?

  • Sito web
  • Pagine social
  • Kit propaganda
  • Coordinamento tra collettive

Possibile output:

  • Una priorità 1
  • Una priorità 2
  • Nessuna dispersione su quattro fronti simultanei

Se si prova a fare tutto, si farà male. Va scelto un ordine.

3. Spazio destrutturato (30 minuti)

Obiettivo: far emergere intuizioni, tensioni latenti, alleanze spontanee.

Formato suggerito:

  • Conversazioni libere a piccoli gruppi
  • Raccolta informale di disponibilità operative
  • Mappatura di competenze e interessi presenti

Non si prendono decisioni formali in questa fase.
Lo scriba può raccogliere solo disponibilità e proposte preliminari.

Domande critiche da non evitare

Alcune questioni da mettere sul tavolo, anche se scomode:

  • Stiamo cercando consenso esterno o costruendo coscienza politica?
  • Vogliamo crescere numericamente o rafforzare coerenza e coesione?
  • La nostra comunicazione è accessibile o autoreferenziale?
  • Stiamo replicando modelli comunicativi dominanti che critichiamo?

Se queste domande non entrano nel processo, il cerchio propaganda rischia di diventare un ufficio grafica. Un movimento che lavora sulla propaganda senza interrogarsi rischia di produrre solo estetica.

Creazione del partito

Vincolo: raccogliere 120.000 firme È possibile raccoglierle online con spid solo per persone con disabilità grave. Raccolta delle firme: da sciogliere il nodo del pubblico ufficiale a cui far certificare le firme (se deve essere presente al banchetto oppure può certificare le firme una volta raccolte).

Organizzazione dei Gruppi di lavoro

Dibi propone lo schema “stella fucsia” Lo schema individua una lista non esaustiva di funzioni operative (compiti) necessarie per creare l’infrastruttura del partito capibara. Ogni funzione identifica:

  • Obiettivi
  • Cronoprogramma (pianificazione)
  • Chi se ne prende cura (responsabile)

Le funzioni individuate sono:

  1. Sito web
  2. Pagine social
  3. Kit propaganda
  4. Nuove collettive
  5. Raccolta fondi
  6. Adesioni
  7. Candidatura firme
  8. Statuto
  9. Addestramento al public speaking (dalla chat)

Ciascunə può scegliere di aderire ai gruppi di lavoro, dove vuole contribuire. Occorre che per ogni gruppo ci sia almeno almeno unə “responsabile” che curi il raggiungimento degli obiettivi del gruppo. Nasce un confronto su come organizzare i gruppi di lavoro in modo che le decisioni siano prese in maniera orizzontale, evitando le gerarchie.

Come prendiamo decisioni con cura?

Dibi sottolinea come il partito Capibara stia prendendo forma a partire dall’esperienza pratica che mette al centro la cura reciproca (i processi determinano la struttura).

Lorenzo fa un breve resoconto dei suoi incontri con altri snodi del movimento e sottolinea l’esigenza di creare, attraverso l’organizzazione, un collegamento tra le varie realtà, al fine di non andare sciolti ognuno per la propria strada senza contezza di quello che succede negli altri contesti (definire un’infrastruttura).

Olmo mette a fuoco gli aspetti legati alla problematica di coniugare la cura con i processi decisionali e si incarica di approfondire la questione in vista del prossimo incontro. Propone dei workshop nei collettivi militanti sulla cura relazionale interna, gestione dei conflitti e prevenzione di meccanismi di potere gerarchico. Dibi sottolinea l’importanza di dotarci di strumenti per collettivizzare la cura, soprattutto in ottica di espansione del movimento, in modo da condividere un mindset della cura e evitare il rischio di conflitti con l’ingresso di nuovi collettivi e persone.

Olmo propone di “mettere a sistema” le persone radunate fino a ora (Luigi Corvo, Francesco Verso, Antigone ecc…)

Pascal: come risolviamo i conflitti nel caso in cui non si riesca, tramite il confronto, a trovare una soluzione condivisa? Decidiamo per unanimità? Per maggioranza? Cosa succede se una persona mette un veto a una proposta?

Torna prepotente il confronto fra timore del verticalismo a cui rispondere con orizzontalità delle decisioni (si veda “Fisher non era orizzontalista” sul sinistraverso) Secondo Lorenzo ci sono delle incompatibilità inconciliabili fra modelli di governance comunisti e anarchici.

Simone propone il modello di governance della sociocrazia (governo tra pari o governance dinamica), un sistema organizzativo fondato sulla distribuzione del potere in gruppi di lavoro chiamati cerchi. Nel modello sociocratico, le decisioni vengono prese per assenso, ovvero quando a una proposta non ci sono obiezioni. Si mette a disposizione per condividere questo approccio.

Come ci incontriamo?

Paris propone modalità assembleari in presenza. Quattro osserva che le assemblee che si svolgono solo in presenza sono intrinsecamente escludenti per chi non può muoversi fisicamente.

Ci salutiamo fissando a martedì prossimo il confronto sulla propaganda (propaganda organizzata o spontanea).

Preoccupazioni

Se vogliamo radunare e non vogliamo dividerci nemmeno in futuro dobbiamo trovare la formula per coniugare verticalismo e orizzontalismo, comunismo e anarchismo.

  • Aaaahhh @Giovwave@lemmy.sinistraverso.org ma che figo!!! io mi sono appena letto realismo capitalista e il prossimo che volevo leggere è proprio inventare il futuro, quindi che bomba! Sembra un’ottima occasione! Come pensavate di organizzare l’incontro? Non sarebbe possibile anziché trasmettere solo l’incontro, organizzare a tutti gli effetti l’incontro ibrido con la partecipazione anche di persone dall’online? Chiedo non sapendo come avevate in mente di strutturarlo. Nel senso, sarebbe bello che il battito fosse non solo fra i presenti in loco, ma anche con chi partecipa da distanza. O almeno, questo è il modo in cui io generalmente sono abituato a partecipare agli eventi pubblici nella mia condizione particolare. Anche né verticale né orizzontale potrebbe essere interessante, l’ho sentito nominare diverse volte in più realtà!

Per le meno esperte di teorie sociali, orientarsi davanti a una lista di libri di settore potrebbe essere complesso, o almeno lo è per me. Ho cercato quindi un modo per orientarmi nella lista di libri della bibliografia accelerazionista secondo un criterio storico-filologico.

Ho dato in pasto all’AI il titolo dei libri della lista e glieli ho fatti analizzare per metterli in ordine. Questo è il risultato, lascio tutte le imperfezioni di ChatGPT che tanto this is not an essay.

Qualche scelta metodologica: • per i saggi-manifesto si indica la prima sede di pubblicazione (rivista, pamphlet, piattaforma) • per raccolte o testi nati da materiali precedenti si considera la prima edizione come libro • le versioni italiane vengono ignorate perché secondarie nella storia del testo

Di seguito la tabella normalizzata.

Titolo Autore/i Prima pubblicazione Editore / Sede originale
Revolutionary Suicide Huey P. Newton 1973 Harcourt Brace Jovanovich
Manifesto Cyborg Donna Haraway 1985 pubblicato su Socialist Review
How to Overthrow the Illuminati Robert Anton Wilson 1992 New Falcon Publications
Realismo capitalista Mark Fisher 2009 Zero Books
How to Accelerate: Introduzione all’accelerazionismo (ed. italiana di testi di Williams/Srnicek ecc.) → testo cardine: Manifesto for an Accelerationist Politics 2013 pubblicato online su Critical Legal Thinking
Liberare la vita: la rivoluzione delle donne Abdullah Öcalan 2013 International Initiative Edition
Manifesto accelerazionista Alex Williams, Nick Srnicek 2013 Critical Legal Thinking (online first)
CCRU Writings 1997–2003 CCRU (a cura di Robin Mackay, Ray Brassier) 2015 Urbanomic
Inventing the Future: Postcapitalism and a World Without Work Nick Srnicek, Alex Williams 2015 Verso Books
La società automatica Bernard Stiegler 2015 Fayard
Manifesto del Terrore Fucsia Laboria Cuboniks (xenofemminist collective) 2015 pubblicato online come Xenofeminist Manifesto
Postcapitalism: A Guide to Our Future Paul Mason 2015 Allen Lane (Penguin)
Capitalismo digitale Nick Srnicek 2016 Polity Press
Cute Accelerationism Amy Ireland, Maya B. Kronic 2017 Urbanomic (pamphlet / series)
Futurabilità Franco “Bifo” Berardi 2017 Nero Editions
IPERSTIZIONE #0 Collettivo italiano (rivista) 2018 Pubblicazione indipendente / zine
Xenofeminism Helen Hester (monografia teorica) 2018 Polity Press
Fully Automated Luxury Communism: A Manifesto Aaron Bastani 2019 Verso Books
Femminismo Terrone Claudia Fauzia, Valentina Amenta 2020 Tlon
Dopo il lavoro. Una storia della casa e delle lotte per il reddito Helen Hester, Nick Srnicek (come After Work) 2023 Verso Books

Ora, alcune correzioni implicite che è importante rendere esplicite perché cambiano la lettura della tua biblioteca.

  1. Non tutti questi sono “libri”. Metà della costellazione accelerazionista nasce come: riviste teoriche, pamphlet, blog filosofici, zines. È una teoria che si sviluppa fuori dall’editoria tradizionale e viene canonizzata dopo.

  2. Urbanomic e Verso non sono editori neutrali. Sono infrastrutture culturali che hanno istituzionalizzato ex post materiali nati come contro-accademici (CCRU → canonizzazione).

  3. Il 2013 è l’anno di svolta. In quell’anno compaiono: • Manifesto accelerazionista • testi di Öcalan che entrano nel circuito occidentale È il momento in cui la crisi finanziaria del 2008 ha provocato la teoria del post-lavoro.

  4. Stai leggendo una genealogia precisa, anche se sembra eterogenea: Cyberfemminismo (Haraway) → CCRU → accelerazionismo → post-work politics → xenofemminismo.

Mappatura delle influenze tra i testi (chi risponde a chi)

Premessa implicita: questa non è una “scuola” compatta. È una costellazione polemica. Molti di questi testi non continuano un discorso comune; spesso si correggono, si tradiscono o reagiscono a un vicolo cieco teorico precedente. Leggerli come un blocco coerente porta fuori strada.

La genealogia reale è fatta di tre fratture principali:

  1. dalla critica marxista classica alla svolta cibernetica (anni ’80–’90)
  2. dall’entusiasmo techno-nichilista CCRU alla sua ricodifica politica (anni 2010)
  3. dalla politica post-lavoro alla sua revisione femminista/materialista

Se non tieni presenti queste rotture, sembra tutto “accelerazionismo”. In realtà sono progetti incompatibili.

Mappa cronologica delle influenze dirette

Nodo Testo/i chiave Risponde a Trasforma in
1 Donna Haraway, Manifesto Cyborg (1985) Marxismo umanista + femminismo essenzialista Soggetto ibrido, techno-materialismo
2 CCRU, Writings 1997–2003 Haraway + Deleuze/Guattari Anti-politica, accelerazione come processo impersonale
3 Robert Anton Wilson Controcultura cyberpunk Disintegrazione dell’autorità epistemica
4 Mark Fisher, Capitalist Realism (2009) Fallimento utopie anni ’90 Ritorno alla critica ideologica
5 Williams & Srnicek, Manifesto for an Accelerationist Politics (2013) CCRU + Fisher Tentativo di “ri-politicizzare” l’accelerazione
6 Mason, Postcapitalism (2015) Crisi 2008 + Fisher Narrazione economica divulgativa
7 Srnicek & Williams, Inventing the Future (2015) Il loro stesso Manifesto Programma istituzionale post-lavoro
8 Stiegler, La società automatica (2015) Automazione + crisi del desiderio Critica farmacologica della tecnica
9 Laboria Cuboniks, Xenofeminism (2015) Haraway + accelerazionismo Ri-materializzazione transfemminista
10 Berardi, Futurabilità (2017) Contro l’ottimismo accelerazionista Collasso psichico del semiocapitalismo
11 Hester, Xenofeminism (2018) Cuboniks Versione teorica sistematica
12 Bastani, Fully Automated Luxury Communism (2019) Mason + Srnicek/Williams Pop-utopia tecnologica
13 Srnicek, Platform Capitalism Economia politica digitale Infrastruttura reale del post-capitalismo
14 Hester & Srnicek, After Work (2023) Limiti del discorso post-lavoro Ritorno alla riproduzione sociale

Ora traduciamo questa sequenza in dinamica teorica reale (cioè: chi sta litigando con chi).

Risposte e fratture

Prima frattura: Haraway → CCRU
Haraway propone un ibrido umano/macchina per scardinare identità naturali.
CCRU prende quell’intuizione e la radicalizza togliendo completamente il soggetto politico.

Risultato: Haraway: tecnologia come terreno di lotta.
CCRU: tecnologia come processo che rende irrilevante la lotta.

Qui nasce l’ambiguità che l’accelerazionismo cercherà di risolvere senza mai riuscirci.

Seconda frattura: CCRU → Fisher
Fisher è il primo a dire: quella fuga teorica ha prodotto impotenza politica.
Capitalist Realism è una critica indiretta proprio a quell’estetica nichilista anni ’90.

Non a caso Fisher collaborava con ambienti vicini a CCRU: è una revisione interna, non esterna.

Terza frattura: Fisher → Williams/Srnicek
Il Manifesto accelerazionista del 2013 è una risposta esplicita: recuperare la spinta tecnologica senza il fatalismo landiano.

Problema: tentano di trasformare una teoria anti-politica in programma politico. È qui che nascono le contraddizioni che molti lettori ignorano.

Quarta frattura: accelerazionismo → femminismi tecnologici
Xenofeminism entra dicendo: avete parlato di macchine ignorando riproduzione, genere, cura, infrastruttura del corpo.

Laboria Cuboniks usa CCRU contro CCRU: mantiene l’anti-naturalismo ma reintroduce progetto emancipativo.

Quinta frattura: ottimismo post-work → critica psicosociale
Berardi e Stiegler sono le voci dissonanti. Dicono: l’automazione non libera tempo, colonizza la soggettività.

Questo è uno scontro diretto con Bastani e con la versione divulgativa del postcapitalismo.

Relazioni di influenza meno evidenti (ma decisive)

Stiegler → Hester & Srnicek (After Work)
Il loro ritorno al tema della riproduzione sociale è una correzione implicita all’eccesso di astrazione di Inventing the Future.

Haraway → Xenofeminism → After Work
La linea femminista è quella che mantiene continuità reale dal 1985 a oggi. Non l’accelerazionismo classico.

CCRU → Urbanomic publications
Urbanomic non è solo editore: è l’operazione di musealizzazione di CCRU, che rende “teoria” qualcosa che nasceva come sabotaggio teorico.

Questo cambia la ricezione contemporanea.

Errore comune nella lettura di questa biblioteca

Si tende a credere che: CCRU → accelerazionismo → postcapitalismo → lusso automatizzato

In realtà la sequenza è: CCRU (distruzione della politica) ↓ tentativi di ri-costruirla (Fisher, Williams/Srnicek) ↓ correzione materialista femminista (Hester, Xenofeminism) ↓ divulgazione semplificata spesso incoerente (Bastani)

Se leggi Bastani senza questo passaggio critico, sembra la naturale conclusione. Non lo è. È una traduzione ideologica molto più ottimista.

Domanda che dovresti porti leggendo questi testi Stanno descrivendo una trasformazione reale del capitalismo oppure stanno cercando di salvare l’idea di emancipazione dopo la fine del soggetto politico novecentesco?

Sono due operazioni diverse, e gli autori non stanno facendo la stessa.

Bibliografia fondativa e derivativa

Qui bisogna cambiare criterio rispetto a una semplice “importanza” percepita o alla notorietà editoriale. Un testo è fondamentale non perché è citato spesso, ma perché introduce una discontinuità concettuale senza la quale gli altri non esisterebbero.
Molti dei libri più letti nella tua lista non fanno questo: sistematizzano, traducono o divulgano idee già formulate altrove.

Uso quindi tre categorie analitiche:

  1. Fondativi → aprono un campo teorico nuovo.
  2. Trasformativi → deviano o ricodificano quel campo.
  3. Derivativi → applicano, rendono accessibile o narrano idee già stabilite.

Classificazione dei testi

Testo Stato teorico Perché
Haraway, Manifesto Cyborg Fondativo Ridefinisce il soggetto politico come ibrido tecno-materiale. Tutto il resto parte da qui, anche quando lo nega.
CCRU, Writings 1997–2003 Fondativo (anomalo) Introduce l’idea di accelerazione come processo impersonale. Distrugge la centralità dell’umano nella teoria critica.
Fisher, Capitalist Realism Trasformativo Riporta la questione sul terreno dell’ideologia dopo la deriva nichilista anni ’90. Senza Fisher non nasce l’accelerazionismo politico.
Williams & Srnicek, Manifesto for an Accelerationist Politics Trasformativo Tentativo (mai del tutto riuscito) di rendere programmabile ciò che CCRU aveva reso incontrollabile.
Srnicek & Williams, Inventing the Future Trasformativo Traduce il manifesto in agenda politica: automazione + riduzione del lavoro + infrastruttura pubblica.
Laboria Cuboniks, Xenofeminism Trasformativo radicale Reintroduce corpo, riproduzione e genere dentro un discorso che li aveva rimossi. Cambia l’asse dell’accelerazionismo.
Stiegler, La società automatica Trasformativo esterno Critica la stessa fiducia nella tecnica mostrando la cattura del desiderio. È una contro-lettura sistemica.

Questi sono i testi senza cui la costellazione non esiste o cambia direzione.

Ora quelli che spesso vengono scambiati per centrali ma non lo sono.

Testo Stato teorico Funzione reale
Mason, Postcapitalism Derivativo Narrazione giornalistica delle tesi post-work già elaborate teoricamente.
Bastani, Fully Automated Luxury Communism Derivativo divulgativo Semplifica Srnicek/Williams in forma utopica pop. Non introduce categorie nuove.
Srnicek, Platform Capitalism Derivativo analitico Ottima economia politica, ma applica schemi già definiti. Descrive l’infrastruttura, non cambia il paradigma.
Hester, Xenofeminism (monografia) Derivativo sistematizzante Formalizza il manifesto Cuboniks, non apre una nuova rottura.
Hester & Srnicek, After Work Derivativo correttivo Aggiusta Inventing the Future alla luce della riproduzione sociale.
Berardi, Futurabilità Derivativo critico Reagisce all’accelerazionismo ma dentro categorie già novecentesche. Non produce un nuovo modello tecnico-politico.
Wilson, How to Overthrow the Illuminati Genealogico marginale Influenza culturale, non teorica. Serve a capire l’immaginario cyberpunk.
IPERSTIZIONE #0 Eco culturale Riprende il lessico CCRU senza svilupparlo.
Cute Accelerationism Esercizio teorico interno Variante estetico-speculativa, non svolta concettuale.
Futurabilità, Postcapitalism, FALC letti insieme Camera di risonanza Diffondono il dibattito più che trasformarlo.

Errore tipico di lettura: Si tende a pensare che i testi più accessibili siano i più importanti perché “spiegano meglio”. In realtà spiegano idee già avvenute altrove.

La sequenza reale di innovazione è molto più corta:

Haraway → CCRU → Fisher → Accelerazionismo politico → Xenofeminism

Cinque passaggi, non venti libri.

Tutto il resto è:

  • traduzione,
  • mediazione,
  • correzione,
  • o istituzionalizzazione editoriale.

Se il tuo obiettivo è orientarti teoricamente (non fare una rassegna), dovresti concentrare la lettura profonda su quei cinque nodi e usare gli altri come materiale di verifica empirica o ricezione culturale.

La domanda discriminante da porti davanti a ogni testo è: questo autore sta introducendo una categoria che prima non esisteva, oppure sta usando meglio una categoria già disponibile?

Solo nel primo caso stai leggendo qualcosa di strutturalmente necessario.

Tabella finale della bibliografia accelerazionista

Tipo Ordine concettuale Autore/i Titolo (italiano) Titolo (lingua originale) Anno prima pubblicazione Risponde a Trasforma in Stato teorico Perché Funzione di circolazione prevalente Che cosa fa circolare Perché è importante in questa funzione
Nodo teorico 1 Donna Haraway Manifesto Cyborg A Cyborg Manifesto 1985 Marxismo umanista + femminismo essenzialista Soggetto ibrido, techno-materialismo Fondativo Ridefinisce il soggetto politico come ibrido tecno-materiale. Tutto il resto parte da qui, anche quando lo nega. Rifondazione teorica L’anti-naturalismo tecnologico e il soggetto ibrido Introduce il lessico che renderà pensabile tutta la genealogia successiva.
Nodo teorico 2 Robert Anton Wilson Come rovesciare gli Illuminati How to Overthrow the Illuminati 1992 Controcultura cyberpunk Disintegrazione dell’autorità epistemica Genealogico marginale Influenza culturale, non teorica. Serve a capire l’immaginario cyberpunk. Pre-circolazione culturale L’immaginario controculturale cyber Prepara il terreno simbolico prima della formalizzazione filosofica.
Nodo teorico 3 CCRU (a cura di Robin Mackay, Ray Brassier) CCRU Scritti 1997–2003 CCRU Writings 1997–2003 2015 Haraway + Deleuze/Guattari Anti-politica, accelerazione come processo impersonale Fondativo (anomalo) Introduce l’idea di accelerazione come processo impersonale. Distrugge la centralità dell’umano nella teoria critica. Produzione sperimentale L’immaginario tecno-nichilista e l’accelerazione come dinamica autonoma Genera il laboratorio concettuale da cui nasceranno le successive riformulazioni politiche.
Nodo teorico 4 Mark Fisher Realismo capitalista Capitalist Realism 2009 Fallimento utopie anni ’90 Ritorno alla critica ideologica Trasformativo Riporta la questione sul terreno dell’ideologia dopo la deriva nichilista anni ’90. Senza Fisher non nasce l’accelerazionismo politico. Mediazione critica La diagnosi ideologica del presente Rende nuovamente politicamente leggibile ciò che CCRU aveva reso impersonale.
Nodo teorico 5 Alex Williams, Nick Srnicek Manifesto accelerazionista Manifesto for an Accelerationist Politics 2013 CCRU + Fisher Tentativo di “ri-politicizzare” l’accelerazione Trasformativo Tentativo (mai del tutto riuscito) di rendere programmabile ciò che CCRU aveva reso incontrollabile. Rifondazione militante L’idea di progetto politico post-work Trasforma un lessico teorico in piattaforma strategica.
Nodo teorico 6 Paul Mason Postcapitalismo Postcapitalism: A Guide to Our Future 2015 Crisi 2008 + Fisher Narrazione economica divulgativa Derivativo Narrazione giornalistica delle tesi post-work già elaborate teoricamente. Divulgazione La fine del lavoro come racconto storico Porta il dibattito fuori dall’accademia verso il pubblico largo.
Nodo teorico 7 Nick Srnicek, Alex Williams Inventare il futuro Inventing the Future: Postcapitalism and a World Without Work 2015 Il loro stesso Manifesto Programma istituzionale post-lavoro Trasformativo Traduce il manifesto in agenda politica: automazione + riduzione del lavoro + infrastruttura pubblica. Sistematizzazione accademica Il programma post-work strutturato Stabilizza teoricamente ciò che era enunciato manifesto.
Nodo teorico 8 Bernard Stiegler La società automatica La société automatique 2015 Automazione + crisi del desiderio Critica farmacologica della tecnica Trasformativo esterno Critica la stessa fiducia nella tecnica mostrando la cattura del desiderio. È una contro-lettura sistemica. Contro-critica La tecnica come ambivalenza farmacologica Introduce un limite teorico all’ottimismo accelerazionista.
Nodo teorico 9 Laboria Cuboniks Xenofemminismo Xenofeminism: A Politics for Alienation 2015 Haraway + accelerazionismo Ri-materializzazione transfemminista Trasformativo radicale Reintroduce corpo, riproduzione e genere dentro un discorso che li aveva rimossi. Cambia l’asse dell’accelerazionismo. Rifondazione militante Anti-naturalismo femminista tecnologico Riporta materialità e genere dentro una teoria troppo astratta.
Nodo teorico 10 Franco “Bifo” Berardi Futurabilità Futurability: The Age of Impotence and the Horizon of Possibility 2017 Contro l’ottimismo accelerazionista Collasso psichico del semiocapitalismo Derivativo critico Reagisce all’accelerazionismo ma dentro categorie già novecentesche. Non produce un nuovo modello tecnico-politico. Contro-critica La sofferenza cognitiva del capitalismo digitale Reintroduce la dimensione psichica nel dibattito tecnico.
Nodo teorico 11 Helen Hester Xenofemminismo Xenofeminism 2018 Cuboniks Versione teorica sistematica Derivativo sistematizzante Formalizza il manifesto Cuboniks, non apre una nuova rottura. Sistematizzazione accademica Il lessico xenofemminista Trasforma un testo militante in oggetto disciplinare.
Nodo teorico 12 Aaron Bastani Comunismo di lusso completamente automatizzato Fully Automated Luxury Communism 2019 Mason + Srnicek/Williams Pop-utopia tecnologica Derivativo divulgativo Semplifica Srnicek/Williams in forma utopica pop. Non introduce categorie nuove. Divulgazione L’immaginario utopico dell’automazione Amplifica culturalmente idee già elaborate teoricamente.
Nodo teorico 13 Nick Srnicek Capitalismo delle piattaforme Platform Capitalism 2016 Economia politica digitale Infrastruttura reale del post-capitalismo Derivativo analitico Ottima economia politica, ma applica schemi già definiti. Descrive l’infrastruttura, non cambia il paradigma. Sistematizzazione accademica L’analisi delle piattaforme digitali Fornisce la base empirica al discorso teorico.
Nodo teorico 14 Helen Hester, Nick Srnicek Dopo il lavoro After Work: A History of the Home and the Fight for Free Time 2023 Limiti del discorso post-lavoro Ritorno alla riproduzione sociale Derivativo correttivo Aggiusta Inventing the Future alla luce della riproduzione sociale. Revisione teorica Il nesso tra lavoro, casa e riproduzione Aggiorna il paradigma includendo la dimensione domestica e sociale.
Testo derivato - Nick Srnicek Capitalismo delle piattaforme / Capitalismo digitale Platform Capitalism 2016 Derivativo analitico È un’analisi economica applicativa. Descrive il funzionamento delle piattaforme ma non introduce una svolta teorica ulteriore rispetto a Inventing the Future. Serve come supporto empirico, non come snodo genealogico. Supporto analitico Dati e modelli dell’economia digitale Consolida empiricamente un quadro teorico già formato.
Testo derivato - CCRU (ed. Urbanomic) CCRU Scritti 1997–2003 CCRU Writings 1997–2003 2015 Canonizzazione editoriale Il nodo teorico CCRU è già rappresentato come movimento/produzione anni ’90. L’edizione 2015 è una canonizzazione editoriale successiva, non l’origine dell’influenza. Canonizzazione retrospettiva Materiali originariamente marginali Trasforma un laboratorio sperimentale in classico teorico.
Testo derivato - Amy Ireland, Maya B. Kronic Cute Accelerationism Cute Accelerationism 2017 Esercizio teorico interno Variante interna e sperimentale del dibattito accelerazionista. Non modifica l’asse teorico, lo estetizza. Rielaborazione interna L’estetica speculativa accelerazionista Espande l’immaginario senza mutare il paradigma.
Testo derivato - Collettivo IPERSTIZIONE #0 IPERSTIZIONE #0 2018 Eco culturale Ricezione culturale italiana del lessico CCRU/accelerazionista. Documento di diffusione, non di elaborazione concettuale autonoma. Ricezione nazionale L’adattamento locale del lessico teorico Mostra come le idee vengono tradotte in altri contesti culturali.
Testo derivato - Claudia Fauzia, Valentina Amenta Femminismo Terrone Femminismo Terrone 2020 Genealogia distinta Testo politico-situato che non entra direttamente nella linea tecno-materialista/accelerazionista. Appartiene a un’altra genealogia (postcoloniale/mediterranea). Ricezione trasversale Temi affini in altra tradizione politica Dimostra la migrazione laterale dei concetti fuori dalla genealogia originaria.
Testo derivato - Franco “Bifo” Berardi Futurabilità Futurability: The Age of Impotence and the Horizon of Possibility 2017 Derivativo critico È una reazione al paradigma accelerazionista, non un punto di sviluppo interno. Critica dall’esterno più che trasformazione strutturale. Contro-critica Il limite umano all’automazione Introduce attrito teorico necessario alla circolazione delle idee.
Testo derivato - Aaron Bastani Comunismo di lusso completamente automatizzato Fully Automated Luxury Communism 2019 Derivativo divulgativo Sintesi pop delle tesi post-work già elaborate da Srnicek/Williams. Amplifica, non fonda. Divulgazione L’immaginario politico semplificato Rende le idee mobilitabili nello spazio pubblico.
Testo derivato - Paul Mason Postcapitalismo Postcapitalism: A Guide to Our Future 2015 Derivativo Mediazione giornalistica della stessa costellazione teorica. Importante per la circolazione delle idee, non per la loro nascita. Divulgazione La narrazione storica della transizione Fa uscire la teoria dall’ambito specialistico.
Testo derivato - AA.VV. (antologia) How to Accelerate: Introduzione all’accelerazionismo How to Accelerate 2013 (testi originali) Testo editoriale derivato Raccoglie materiali già prodotti altrove. Non è una fonte primaria nel senso genealogico. Mediazione editoriale Accesso ordinato a testi dispersi Funziona come dispositivo di trasmissione più che di produzione teorica.

Consigli di lettura

Ridurre questa bibliografia a un ordine di lettura significa non più mappare il campo, ma massimizzare rendimento teorico per tempo investito.
Se li leggessi tutti integralmente faresti molta fatica in più senza guadagnare altrettanta comprensione, perché molti testi duplicano categorie già acquisite.

Il criterio che uso qui è: leggere integralmente solo ciò che introduce un cambio di paradigma o una torsione reale; Usare il resto come verifica, applicazione o controcampo.

Blocco 1. Fondazione del problema (lettura integrale obbligatoria)

Donna Haraway — Manifesto Cyborg
Qui nasce l’anti-naturalismo che rende possibile pensare tecnica, corpo e politica insieme. Senza questo, l’accelerazionismo sembra solo tecnofilia.

Mark Fisher — Capitalist Realism
È la diagnosi della paralisi immaginativa contemporanea. Tutti i testi post-2010 cercano di uscire da questa gabbia, anche quando non lo dichiarano.

Nick Srnicek, Alex Williams — Inventing the Future
È il tentativo più compiuto di tradurre quell’impasse in programma politico. Anche i suoi limiti sono teoricamente produttivi.

Helen Hester — Xenofeminism (monografia)
Serve per capire come la linea accelerazionista viene rifondata materialmente (riproduzione, infrastrutture, genere). È qui che il discorso torna abitabile.

Se salti uno di questi quattro, perdi un passaggio logico della sequenza: ibridazione → diagnosi → progetto → correzione materiale.

Blocco 2. Il laboratorio che destabilizza (lettura selettiva ma concentrata)

CCRU — Writings 1997–2003
Leggere solo alcuni testi chiave (es. “Meltdown”).
Obiettivo: capire perché eliminano il soggetto politico, non i dettagli speculativi.

Williams & Srnicek — Manifesto for an Accelerationist Politics
Testo breve: va letto integralmente, ma come documento di passaggio, non come teoria matura.

Bernard Stiegler — La società automatica
Leggere introduzione + capitoli su automazione e desiderio.
Serve come anticorpo: mostra cosa l’ottimismo tecnologico non vede.

Blocco 3. Traduzione e stabilizzazione del discorso (lettura per capitoli)

Nick Srnicek — Platform Capitalism
Leggere solo: introduzione + capitolo sui modelli di piattaforma.
È una tassonomia, non una svolta.

Hester & Srnicek — After Work
Leggere selettivamente i capitoli su casa, tempo e riproduzione.
È una revisione empirica di Inventing the Future.

Blocco 4. Ricezione, semplificazione, eco culturale (consultazione mirata)

Paul Mason — Postcapitalism
Leggere solo i capitoli storici iniziali. Il resto è ridondante rispetto a Srnicek/Williams.

Aaron Bastani — Fully Automated Luxury Communism
Consultare come sintomo culturale, non come analisi.

Franco “Bifo” Berardi — Futurabilità
Leggere in modo mirato come contro-voce sul piano psichico.

Blocco 5. Materiali accessori (solo se servono per ricerca specifica)

Qui rientrano:

  • Cute Accelerationism
  • IPERSTIZIONE #0
  • How to Accelerate (antologia)
  • How to Overthrow the Illuminati
  • Femminismo Terrone (utile per confronto genealogico, non per questa linea teorica)

Non servono per capire la struttura del pensiero; servono se studi la diffusione o le varianti locali.

Ordine di lettura consigliato (sequenza reale di apprendimento)

  1. Haraway — capire perché la tecnica non è neutra.
  2. Fisher — capire perché il futuro è diventato impensabile.
  3. CCRU (estratti) — vedere la fuga radicale da quel blocco.
  4. Manifesto accelerazionista — primo tentativo di rientro politico.
  5. Inventing the Future — formalizzazione del progetto.
  6. Stiegler (estratti) — critica dell’entusiasmo tecnologico.
  7. Xenofeminism (Hester) — rifondazione materialista.
  8. Platform Capitalism — base economica concreta.
  9. After Work — revisione sociale del paradigma.
  10. Mason / Bastani / Berardi — osservare la circolazione pubblica delle idee.

Per le meno esperte di teorie sociali, orientarsi davanti a una lista di libri di settore potrebbe essere complesso, o almeno lo è per me. Ho cercato quindi un modo per orientarmi nella lista di libri della bibliografia accelerazionista secondo un criterio storico-filologico.

Ho dato in pasto all’AI il titolo dei libri della lista e glieli ho fatti analizzare per metterli in ordine. Questo è il risultato, lascio tutte le imperfezioni di ChatGPT che tanto this is not an essay.

Qualche scelta metodologica: • per i saggi-manifesto si indica la prima sede di pubblicazione (rivista, pamphlet, piattaforma) • per raccolte o testi nati da materiali precedenti si considera la prima edizione come libro • le versioni italiane vengono ignorate perché secondarie nella storia del testo

Di seguito la tabella normalizzata.

Titolo Autore/i Prima pubblicazione Editore / Sede originale
Revolutionary Suicide Huey P. Newton 1973 Harcourt Brace Jovanovich
Manifesto Cyborg Donna Haraway 1985 pubblicato su Socialist Review
How to Overthrow the Illuminati Robert Anton Wilson 1992 New Falcon Publications
Realismo capitalista Mark Fisher 2009 Zero Books
How to Accelerate: Introduzione all’accelerazionismo (ed. italiana di testi di Williams/Srnicek ecc.) → testo cardine: Manifesto for an Accelerationist Politics 2013 pubblicato online su Critical Legal Thinking
Liberare la vita: la rivoluzione delle donne Abdullah Öcalan 2013 International Initiative Edition
Manifesto accelerazionista Alex Williams, Nick Srnicek 2013 Critical Legal Thinking (online first)
CCRU Writings 1997–2003 CCRU (a cura di Robin Mackay, Ray Brassier) 2015 Urbanomic
Inventing the Future: Postcapitalism and a World Without Work Nick Srnicek, Alex Williams 2015 Verso Books
La società automatica Bernard Stiegler 2015 Fayard
Manifesto del Terrore Fucsia Laboria Cuboniks (xenofemminist collective) 2015 pubblicato online come Xenofeminist Manifesto
Postcapitalism: A Guide to Our Future Paul Mason 2015 Allen Lane (Penguin)
Capitalismo digitale Nick Srnicek 2016 Polity Press
Cute Accelerationism Amy Ireland, Maya B. Kronic 2017 Urbanomic (pamphlet / series)
Futurabilità Franco “Bifo” Berardi 2017 Nero Editions
IPERSTIZIONE #0 Collettivo italiano (rivista) 2018 Pubblicazione indipendente / zine
Xenofeminism Helen Hester (monografia teorica) 2018 Polity Press
Fully Automated Luxury Communism: A Manifesto Aaron Bastani 2019 Verso Books
Femminismo Terrone Claudia Fauzia, Valentina Amenta 2020 Tlon
Dopo il lavoro. Una storia della casa e delle lotte per il reddito Helen Hester, Nick Srnicek (come After Work) 2023 Verso Books

Ora, alcune correzioni implicite che è importante rendere esplicite perché cambiano la lettura della tua biblioteca.

  1. Non tutti questi sono “libri”. Metà della costellazione accelerazionista nasce come: riviste teoriche, pamphlet, blog filosofici, zines. È una teoria che si sviluppa fuori dall’editoria tradizionale e viene canonizzata dopo.

  2. Urbanomic e Verso non sono editori neutrali. Sono infrastrutture culturali che hanno istituzionalizzato ex post materiali nati come contro-accademici (CCRU → canonizzazione).

  3. Il 2013 è l’anno di svolta. In quell’anno compaiono: • Manifesto accelerazionista • testi di Öcalan che entrano nel circuito occidentale È il momento in cui la crisi finanziaria del 2008 ha provocato la teoria del post-lavoro.

  4. Stai leggendo una genealogia precisa, anche se sembra eterogenea: Cyberfemminismo (Haraway) → CCRU → accelerazionismo → post-work politics → xenofemminismo.

Mappatura delle influenze tra i testi (chi risponde a chi)

Premessa implicita: questa non è una “scuola” compatta. È una costellazione polemica. Molti di questi testi non continuano un discorso comune; spesso si correggono, si tradiscono o reagiscono a un vicolo cieco teorico precedente. Leggerli come un blocco coerente porta fuori strada.

La genealogia reale è fatta di tre fratture principali:

  1. dalla critica marxista classica alla svolta cibernetica (anni ’80–’90)
  2. dall’entusiasmo techno-nichilista CCRU alla sua ricodifica politica (anni 2010)
  3. dalla politica post-lavoro alla sua revisione femminista/materialista

Se non tieni presenti queste rotture, sembra tutto “accelerazionismo”. In realtà sono progetti incompatibili.

Mappa cronologica delle influenze dirette

Nodo Testo/i chiave Risponde a Trasforma in
1 Donna Haraway, Manifesto Cyborg (1985) Marxismo umanista + femminismo essenzialista Soggetto ibrido, techno-materialismo
2 CCRU, Writings 1997–2003 Haraway + Deleuze/Guattari Anti-politica, accelerazione come processo impersonale
3 Robert Anton Wilson Controcultura cyberpunk Disintegrazione dell’autorità epistemica
4 Mark Fisher, Capitalist Realism (2009) Fallimento utopie anni ’90 Ritorno alla critica ideologica
5 Williams & Srnicek, Manifesto for an Accelerationist Politics (2013) CCRU + Fisher Tentativo di “ri-politicizzare” l’accelerazione
6 Mason, Postcapitalism (2015) Crisi 2008 + Fisher Narrazione economica divulgativa
7 Srnicek & Williams, Inventing the Future (2015) Il loro stesso Manifesto Programma istituzionale post-lavoro
8 Stiegler, La società automatica (2015) Automazione + crisi del desiderio Critica farmacologica della tecnica
9 Laboria Cuboniks, Xenofeminism (2015) Haraway + accelerazionismo Ri-materializzazione transfemminista
10 Berardi, Futurabilità (2017) Contro l’ottimismo accelerazionista Collasso psichico del semiocapitalismo
11 Hester, Xenofeminism (2018) Cuboniks Versione teorica sistematica
12 Bastani, Fully Automated Luxury Communism (2019) Mason + Srnicek/Williams Pop-utopia tecnologica
13 Srnicek, Platform Capitalism Economia politica digitale Infrastruttura reale del post-capitalismo
14 Hester & Srnicek, After Work (2023) Limiti del discorso post-lavoro Ritorno alla riproduzione sociale

Ora traduciamo questa sequenza in dinamica teorica reale (cioè: chi sta litigando con chi).

Risposte e fratture

Prima frattura: Haraway → CCRU
Haraway propone un ibrido umano/macchina per scardinare identità naturali.
CCRU prende quell’intuizione e la radicalizza togliendo completamente il soggetto politico.

Risultato: Haraway: tecnologia come terreno di lotta.
CCRU: tecnologia come processo che rende irrilevante la lotta.

Qui nasce l’ambiguità che l’accelerazionismo cercherà di risolvere senza mai riuscirci.

Seconda frattura: CCRU → Fisher
Fisher è il primo a dire: quella fuga teorica ha prodotto impotenza politica.
Capitalist Realism è una critica indiretta proprio a quell’estetica nichilista anni ’90.

Non a caso Fisher collaborava con ambienti vicini a CCRU: è una revisione interna, non esterna.

Terza frattura: Fisher → Williams/Srnicek
Il Manifesto accelerazionista del 2013 è una risposta esplicita: recuperare la spinta tecnologica senza il fatalismo landiano.

Problema: tentano di trasformare una teoria anti-politica in programma politico. È qui che nascono le contraddizioni che molti lettori ignorano.

Quarta frattura: accelerazionismo → femminismi tecnologici
Xenofeminism entra dicendo: avete parlato di macchine ignorando riproduzione, genere, cura, infrastruttura del corpo.

Laboria Cuboniks usa CCRU contro CCRU: mantiene l’anti-naturalismo ma reintroduce progetto emancipativo.

Quinta frattura: ottimismo post-work → critica psicosociale
Berardi e Stiegler sono le voci dissonanti. Dicono: l’automazione non libera tempo, colonizza la soggettività.

Questo è uno scontro diretto con Bastani e con la versione divulgativa del postcapitalismo.

Relazioni di influenza meno evidenti (ma decisive)

Stiegler → Hester & Srnicek (After Work)
Il loro ritorno al tema della riproduzione sociale è una correzione implicita all’eccesso di astrazione di Inventing the Future.

Haraway → Xenofeminism → After Work
La linea femminista è quella che mantiene continuità reale dal 1985 a oggi. Non l’accelerazionismo classico.

CCRU → Urbanomic publications
Urbanomic non è solo editore: è l’operazione di musealizzazione di CCRU, che rende “teoria” qualcosa che nasceva come sabotaggio teorico.

Questo cambia la ricezione contemporanea.

Errore comune nella lettura di questa biblioteca

Si tende a credere che: CCRU → accelerazionismo → postcapitalismo → lusso automatizzato

In realtà la sequenza è: CCRU (distruzione della politica) ↓ tentativi di ri-costruirla (Fisher, Williams/Srnicek) ↓ correzione materialista femminista (Hester, Xenofeminism) ↓ divulgazione semplificata spesso incoerente (Bastani)

Se leggi Bastani senza questo passaggio critico, sembra la naturale conclusione. Non lo è. È una traduzione ideologica molto più ottimista.

Domanda che dovresti porti leggendo questi testi Stanno descrivendo una trasformazione reale del capitalismo oppure stanno cercando di salvare l’idea di emancipazione dopo la fine del soggetto politico novecentesco?

Sono due operazioni diverse, e gli autori non stanno facendo la stessa.

Bibliografia fondativa e derivativa

Qui bisogna cambiare criterio rispetto a una semplice “importanza” percepita o alla notorietà editoriale. Un testo è fondamentale non perché è citato spesso, ma perché introduce una discontinuità concettuale senza la quale gli altri non esisterebbero.
Molti dei libri più letti nella tua lista non fanno questo: sistematizzano, traducono o divulgano idee già formulate altrove.

Uso quindi tre categorie analitiche:

  1. Fondativi → aprono un campo teorico nuovo.
  2. Trasformativi → deviano o ricodificano quel campo.
  3. Derivativi → applicano, rendono accessibile o narrano idee già stabilite.

Classificazione dei testi

Testo Stato teorico Perché
Haraway, Manifesto Cyborg Fondativo Ridefinisce il soggetto politico come ibrido tecno-materiale. Tutto il resto parte da qui, anche quando lo nega.
CCRU, Writings 1997–2003 Fondativo (anomalo) Introduce l’idea di accelerazione come processo impersonale. Distrugge la centralità dell’umano nella teoria critica.
Fisher, Capitalist Realism Trasformativo Riporta la questione sul terreno dell’ideologia dopo la deriva nichilista anni ’90. Senza Fisher non nasce l’accelerazionismo politico.
Williams & Srnicek, Manifesto for an Accelerationist Politics Trasformativo Tentativo (mai del tutto riuscito) di rendere programmabile ciò che CCRU aveva reso incontrollabile.
Srnicek & Williams, Inventing the Future Trasformativo Traduce il manifesto in agenda politica: automazione + riduzione del lavoro + infrastruttura pubblica.
Laboria Cuboniks, Xenofeminism Trasformativo radicale Reintroduce corpo, riproduzione e genere dentro un discorso che li aveva rimossi. Cambia l’asse dell’accelerazionismo.
Stiegler, La società automatica Trasformativo esterno Critica la stessa fiducia nella tecnica mostrando la cattura del desiderio. È una contro-lettura sistemica.

Questi sono i testi senza cui la costellazione non esiste o cambia direzione.

Ora quelli che spesso vengono scambiati per centrali ma non lo sono.

Testo Stato teorico Funzione reale
Mason, Postcapitalism Derivativo Narrazione giornalistica delle tesi post-work già elaborate teoricamente.
Bastani, Fully Automated Luxury Communism Derivativo divulgativo Semplifica Srnicek/Williams in forma utopica pop. Non introduce categorie nuove.
Srnicek, Platform Capitalism Derivativo analitico Ottima economia politica, ma applica schemi già definiti. Descrive l’infrastruttura, non cambia il paradigma.
Hester, Xenofeminism (monografia) Derivativo sistematizzante Formalizza il manifesto Cuboniks, non apre una nuova rottura.
Hester & Srnicek, After Work Derivativo correttivo Aggiusta Inventing the Future alla luce della riproduzione sociale.
Berardi, Futurabilità Derivativo critico Reagisce all’accelerazionismo ma dentro categorie già novecentesche. Non produce un nuovo modello tecnico-politico.
Wilson, How to Overthrow the Illuminati Genealogico marginale Influenza culturale, non teorica. Serve a capire l’immaginario cyberpunk.
IPERSTIZIONE #0 Eco culturale Riprende il lessico CCRU senza svilupparlo.
Cute Accelerationism Esercizio teorico interno Variante estetico-speculativa, non svolta concettuale.
Futurabilità, Postcapitalism, FALC letti insieme Camera di risonanza Diffondono il dibattito più che trasformarlo.

Errore tipico di lettura: Si tende a pensare che i testi più accessibili siano i più importanti perché “spiegano meglio”. In realtà spiegano idee già avvenute altrove.

La sequenza reale di innovazione è molto più corta:

Haraway → CCRU → Fisher → Accelerazionismo politico → Xenofeminism

Cinque passaggi, non venti libri.

Tutto il resto è:

  • traduzione,
  • mediazione,
  • correzione,
  • o istituzionalizzazione editoriale.

Se il tuo obiettivo è orientarti teoricamente (non fare una rassegna), dovresti concentrare la lettura profonda su quei cinque nodi e usare gli altri come materiale di verifica empirica o ricezione culturale.

La domanda discriminante da porti davanti a ogni testo è: questo autore sta introducendo una categoria che prima non esisteva, oppure sta usando meglio una categoria già disponibile?

Solo nel primo caso stai leggendo qualcosa di strutturalmente necessario.

Tabella finale della bibliografia accelerazionista

Tipo Ordine concettuale Autore/i Titolo (italiano) Titolo (lingua originale) Anno prima pubblicazione Risponde a Trasforma in Stato teorico Perché Funzione di circolazione prevalente Che cosa fa circolare Perché è importante in questa funzione
Nodo teorico 1 Donna Haraway Manifesto Cyborg A Cyborg Manifesto 1985 Marxismo umanista + femminismo essenzialista Soggetto ibrido, techno-materialismo Fondativo Ridefinisce il soggetto politico come ibrido tecno-materiale. Tutto il resto parte da qui, anche quando lo nega. Rifondazione teorica L’anti-naturalismo tecnologico e il soggetto ibrido Introduce il lessico che renderà pensabile tutta la genealogia successiva.
Nodo teorico 2 Robert Anton Wilson Come rovesciare gli Illuminati How to Overthrow the Illuminati 1992 Controcultura cyberpunk Disintegrazione dell’autorità epistemica Genealogico marginale Influenza culturale, non teorica. Serve a capire l’immaginario cyberpunk. Pre-circolazione culturale L’immaginario controculturale cyber Prepara il terreno simbolico prima della formalizzazione filosofica.
Nodo teorico 3 CCRU (a cura di Robin Mackay, Ray Brassier) CCRU Scritti 1997–2003 CCRU Writings 1997–2003 2015 Haraway + Deleuze/Guattari Anti-politica, accelerazione come processo impersonale Fondativo (anomalo) Introduce l’idea di accelerazione come processo impersonale. Distrugge la centralità dell’umano nella teoria critica. Produzione sperimentale L’immaginario tecno-nichilista e l’accelerazione come dinamica autonoma Genera il laboratorio concettuale da cui nasceranno le successive riformulazioni politiche.
Nodo teorico 4 Mark Fisher Realismo capitalista Capitalist Realism 2009 Fallimento utopie anni ’90 Ritorno alla critica ideologica Trasformativo Riporta la questione sul terreno dell’ideologia dopo la deriva nichilista anni ’90. Senza Fisher non nasce l’accelerazionismo politico. Mediazione critica La diagnosi ideologica del presente Rende nuovamente politicamente leggibile ciò che CCRU aveva reso impersonale.
Nodo teorico 5 Alex Williams, Nick Srnicek Manifesto accelerazionista Manifesto for an Accelerationist Politics 2013 CCRU + Fisher Tentativo di “ri-politicizzare” l’accelerazione Trasformativo Tentativo (mai del tutto riuscito) di rendere programmabile ciò che CCRU aveva reso incontrollabile. Rifondazione militante L’idea di progetto politico post-work Trasforma un lessico teorico in piattaforma strategica.
Nodo teorico 6 Paul Mason Postcapitalismo Postcapitalism: A Guide to Our Future 2015 Crisi 2008 + Fisher Narrazione economica divulgativa Derivativo Narrazione giornalistica delle tesi post-work già elaborate teoricamente. Divulgazione La fine del lavoro come racconto storico Porta il dibattito fuori dall’accademia verso il pubblico largo.
Nodo teorico 7 Nick Srnicek, Alex Williams Inventare il futuro Inventing the Future: Postcapitalism and a World Without Work 2015 Il loro stesso Manifesto Programma istituzionale post-lavoro Trasformativo Traduce il manifesto in agenda politica: automazione + riduzione del lavoro + infrastruttura pubblica. Sistematizzazione accademica Il programma post-work strutturato Stabilizza teoricamente ciò che era enunciato manifesto.
Nodo teorico 8 Bernard Stiegler La società automatica La société automatique 2015 Automazione + crisi del desiderio Critica farmacologica della tecnica Trasformativo esterno Critica la stessa fiducia nella tecnica mostrando la cattura del desiderio. È una contro-lettura sistemica. Contro-critica La tecnica come ambivalenza farmacologica Introduce un limite teorico all’ottimismo accelerazionista.
Nodo teorico 9 Laboria Cuboniks Xenofemminismo Xenofeminism: A Politics for Alienation 2015 Haraway + accelerazionismo Ri-materializzazione transfemminista Trasformativo radicale Reintroduce corpo, riproduzione e genere dentro un discorso che li aveva rimossi. Cambia l’asse dell’accelerazionismo. Rifondazione militante Anti-naturalismo femminista tecnologico Riporta materialità e genere dentro una teoria troppo astratta.
Nodo teorico 10 Franco “Bifo” Berardi Futurabilità Futurability: The Age of Impotence and the Horizon of Possibility 2017 Contro l’ottimismo accelerazionista Collasso psichico del semiocapitalismo Derivativo critico Reagisce all’accelerazionismo ma dentro categorie già novecentesche. Non produce un nuovo modello tecnico-politico. Contro-critica La sofferenza cognitiva del capitalismo digitale Reintroduce la dimensione psichica nel dibattito tecnico.
Nodo teorico 11 Helen Hester Xenofemminismo Xenofeminism 2018 Cuboniks Versione teorica sistematica Derivativo sistematizzante Formalizza il manifesto Cuboniks, non apre una nuova rottura. Sistematizzazione accademica Il lessico xenofemminista Trasforma un testo militante in oggetto disciplinare.
Nodo teorico 12 Aaron Bastani Comunismo di lusso completamente automatizzato Fully Automated Luxury Communism 2019 Mason + Srnicek/Williams Pop-utopia tecnologica Derivativo divulgativo Semplifica Srnicek/Williams in forma utopica pop. Non introduce categorie nuove. Divulgazione L’immaginario utopico dell’automazione Amplifica culturalmente idee già elaborate teoricamente.
Nodo teorico 13 Nick Srnicek Capitalismo delle piattaforme Platform Capitalism 2016 Economia politica digitale Infrastruttura reale del post-capitalismo Derivativo analitico Ottima economia politica, ma applica schemi già definiti. Descrive l’infrastruttura, non cambia il paradigma. Sistematizzazione accademica L’analisi delle piattaforme digitali Fornisce la base empirica al discorso teorico.
Nodo teorico 14 Helen Hester, Nick Srnicek Dopo il lavoro After Work: A History of the Home and the Fight for Free Time 2023 Limiti del discorso post-lavoro Ritorno alla riproduzione sociale Derivativo correttivo Aggiusta Inventing the Future alla luce della riproduzione sociale. Revisione teorica Il nesso tra lavoro, casa e riproduzione Aggiorna il paradigma includendo la dimensione domestica e sociale.
Testo derivato - Nick Srnicek Capitalismo delle piattaforme / Capitalismo digitale Platform Capitalism 2016 Derivativo analitico È un’analisi economica applicativa. Descrive il funzionamento delle piattaforme ma non introduce una svolta teorica ulteriore rispetto a Inventing the Future. Serve come supporto empirico, non come snodo genealogico. Supporto analitico Dati e modelli dell’economia digitale Consolida empiricamente un quadro teorico già formato.
Testo derivato - CCRU (ed. Urbanomic) CCRU Scritti 1997–2003 CCRU Writings 1997–2003 2015 Canonizzazione editoriale Il nodo teorico CCRU è già rappresentato come movimento/produzione anni ’90. L’edizione 2015 è una canonizzazione editoriale successiva, non l’origine dell’influenza. Canonizzazione retrospettiva Materiali originariamente marginali Trasforma un laboratorio sperimentale in classico teorico.
Testo derivato - Amy Ireland, Maya B. Kronic Cute Accelerationism Cute Accelerationism 2017 Esercizio teorico interno Variante interna e sperimentale del dibattito accelerazionista. Non modifica l’asse teorico, lo estetizza. Rielaborazione interna L’estetica speculativa accelerazionista Espande l’immaginario senza mutare il paradigma.
Testo derivato - Collettivo IPERSTIZIONE #0 IPERSTIZIONE #0 2018 Eco culturale Ricezione culturale italiana del lessico CCRU/accelerazionista. Documento di diffusione, non di elaborazione concettuale autonoma. Ricezione nazionale L’adattamento locale del lessico teorico Mostra come le idee vengono tradotte in altri contesti culturali.
Testo derivato - Claudia Fauzia, Valentina Amenta Femminismo Terrone Femminismo Terrone 2020 Genealogia distinta Testo politico-situato che non entra direttamente nella linea tecno-materialista/accelerazionista. Appartiene a un’altra genealogia (postcoloniale/mediterranea). Ricezione trasversale Temi affini in altra tradizione politica Dimostra la migrazione laterale dei concetti fuori dalla genealogia originaria.
Testo derivato - Franco “Bifo” Berardi Futurabilità Futurability: The Age of Impotence and the Horizon of Possibility 2017 Derivativo critico È una reazione al paradigma accelerazionista, non un punto di sviluppo interno. Critica dall’esterno più che trasformazione strutturale. Contro-critica Il limite umano all’automazione Introduce attrito teorico necessario alla circolazione delle idee.
Testo derivato - Aaron Bastani Comunismo di lusso completamente automatizzato Fully Automated Luxury Communism 2019 Derivativo divulgativo Sintesi pop delle tesi post-work già elaborate da Srnicek/Williams. Amplifica, non fonda. Divulgazione L’immaginario politico semplificato Rende le idee mobilitabili nello spazio pubblico.
Testo derivato - Paul Mason Postcapitalismo Postcapitalism: A Guide to Our Future 2015 Derivativo Mediazione giornalistica della stessa costellazione teorica. Importante per la circolazione delle idee, non per la loro nascita. Divulgazione La narrazione storica della transizione Fa uscire la teoria dall’ambito specialistico.
Testo derivato - AA.VV. (antologia) How to Accelerate: Introduzione all’accelerazionismo How to Accelerate 2013 (testi originali) Testo editoriale derivato Raccoglie materiali già prodotti altrove. Non è una fonte primaria nel senso genealogico. Mediazione editoriale Accesso ordinato a testi dispersi Funziona come dispositivo di trasmissione più che di produzione teorica.

Consigli di lettura

Ridurre questa bibliografia a un ordine di lettura significa non più mappare il campo, ma massimizzare rendimento teorico per tempo investito.
Se li leggessi tutti integralmente faresti molta fatica in più senza guadagnare altrettanta comprensione, perché molti testi duplicano categorie già acquisite.

Il criterio che uso qui è: leggere integralmente solo ciò che introduce un cambio di paradigma o una torsione reale; Usare il resto come verifica, applicazione o controcampo.

Blocco 1. Fondazione del problema (lettura integrale obbligatoria)

Donna Haraway — Manifesto Cyborg
Qui nasce l’anti-naturalismo che rende possibile pensare tecnica, corpo e politica insieme. Senza questo, l’accelerazionismo sembra solo tecnofilia.

Mark Fisher — Capitalist Realism
È la diagnosi della paralisi immaginativa contemporanea. Tutti i testi post-2010 cercano di uscire da questa gabbia, anche quando non lo dichiarano.

Nick Srnicek, Alex Williams — Inventing the Future
È il tentativo più compiuto di tradurre quell’impasse in programma politico. Anche i suoi limiti sono teoricamente produttivi.

Helen Hester — Xenofeminism (monografia)
Serve per capire come la linea accelerazionista viene rifondata materialmente (riproduzione, infrastrutture, genere). È qui che il discorso torna abitabile.

Se salti uno di questi quattro, perdi un passaggio logico della sequenza: ibridazione → diagnosi → progetto → correzione materiale.

Blocco 2. Il laboratorio che destabilizza (lettura selettiva ma concentrata)

CCRU — Writings 1997–2003
Leggere solo alcuni testi chiave (es. “Meltdown”).
Obiettivo: capire perché eliminano il soggetto politico, non i dettagli speculativi.

Williams & Srnicek — Manifesto for an Accelerationist Politics
Testo breve: va letto integralmente, ma come documento di passaggio, non come teoria matura.

Bernard Stiegler — La società automatica
Leggere introduzione + capitoli su automazione e desiderio.
Serve come anticorpo: mostra cosa l’ottimismo tecnologico non vede.

Blocco 3. Traduzione e stabilizzazione del discorso (lettura per capitoli)

Nick Srnicek — Platform Capitalism
Leggere solo: introduzione + capitolo sui modelli di piattaforma.
È una tassonomia, non una svolta.

Hester & Srnicek — After Work
Leggere selettivamente i capitoli su casa, tempo e riproduzione.
È una revisione empirica di Inventing the Future.

Blocco 4. Ricezione, semplificazione, eco culturale (consultazione mirata)

Paul Mason — Postcapitalism
Leggere solo i capitoli storici iniziali. Il resto è ridondante rispetto a Srnicek/Williams.

Aaron Bastani — Fully Automated Luxury Communism
Consultare come sintomo culturale, non come analisi.

Franco “Bifo” Berardi — Futurabilità
Leggere in modo mirato come contro-voce sul piano psichico.

Blocco 5. Materiali accessori (solo se servono per ricerca specifica)

Qui rientrano:

  • Cute Accelerationism
  • IPERSTIZIONE #0
  • How to Accelerate (antologia)
  • How to Overthrow the Illuminati
  • Femminismo Terrone (utile per confronto genealogico, non per questa linea teorica)

Non servono per capire la struttura del pensiero; servono se studi la diffusione o le varianti locali.

Ordine di lettura consigliato (sequenza reale di apprendimento)

  1. Haraway — capire perché la tecnica non è neutra.
  2. Fisher — capire perché il futuro è diventato impensabile.
  3. CCRU (estratti) — vedere la fuga radicale da quel blocco.
  4. Manifesto accelerazionista — primo tentativo di rientro politico.
  5. Inventing the Future — formalizzazione del progetto.
  6. Stiegler (estratti) — critica dell’entusiasmo tecnologico.
  7. Xenofeminism (Hester) — rifondazione materialista.
  8. Platform Capitalism — base economica concreta.
  9. After Work — revisione sociale del paradigma.
  10. Mason / Bastani / Berardi — osservare la circolazione pubblica delle idee.

Disclaimer: Questi sono appunti estratti con NotebookLM in cui ho chiesto all’AI di rispondere a domande chiave mentre guardavo il video. Sono appunti probabilmente ripetitivi. Li ho lasciati così perché mi permette di capire quanto uno stesso tema è la risposta a più domande.

Il Prof. Luigi Corvo propone una visione radicale e trasformativa dell‘economia sociale, presentandola come l‘unico vero antidoto esistenziale alle logiche estrattive del capitalismo moderno. Attraverso un‘analisi storica e filosofica, l‘autore invita le cooperative a superare la semplice retorica delle origini per diventare attori economici competitivi capaci di generare profitti da redistribuire alle moltitudini. L’intervento sottolinea come la cooperazione debba rivendicare la propria capacità di ridurre le disuguaglianze e la scarsità, anticipando modelli di sostenibilità che il mercato ha spesso banalizzato. Corvo esorta il movimento a investire nell‘innovazione tecnologica e nei processi digitali per creare “unicorni“ della cooperazione in grado di sfidare i grandi monopoli globali. Infine, emerge la necessità di una soggettività politica forte che formi le nuove generazioni a vedere nel modello cooperativo una scelta di vita e un pilastro per la pace internazionale.

Che cosa si intende per economia sociale e cooperazione?

L‘economia sociale e la cooperazione non rappresentano solo un settore marginale, ma un‘economia con un proposito radicalmente trasformativo rispetto al modello mainstream, capace di riattivare senso e prospettiva nel mondo attuale.

Queste realtà possono essere comprese attraverso diversi pilastri fondamentali:

Una diversa filosofia dell‘essere umano

A differenza del capitalismo, che si fonda su una teoria dell‘uomo mosso principalmente da pulsioni di utilità individuale e accumulazione, l‘economia sociale propone una teoria dell‘esistenza alternativa. Essa riconosce la finitezza del tempo umano e vede nello “stare insieme“ e nel “fare insieme“ (cooperare) il principale antidoto all‘angoscia della precarietà (la consapevolezza della morte), dando senso alle esistenze attraverso l‘azione collettiva.

Una teoria olistica del valore

L‘economia sociale ha anticipato di secoli i moderni concetti di sostenibilità (come i criteri ESG), proponendo una teoria del valore olistica e sistemica. In questa visione:

  • Il valore non è solo finanziario o economico, ma sociale e ambientale.
  • Il valore sociale vale “almeno tanto quanto“ quello economico.
  • Si rifiuta l‘idea di “esternalità“: i costi sociali e ambientali devono essere internalizzati nel calcolo del valore aggiunto, altrimenti sono pagati dalla collettività o dallo Stato.

La gestione del profitto e la “moltitudine al denominatore“

Una delle distinzioni cruciali riguarda la funzione dell‘impresa e del profitto. Mentre l‘impresa capitalista è nata per ridurre la scarsità attraverso la massimizzazione del profitto per pochi, la cooperazione dimostra che si può essere agenti riduttori di scarsità e di disuguaglianza contemporaneamente.

  • Il denominatore della moltitudine: La differenza fondamentale risiede in chi accede al risultato economico. Nella cooperazione, il profitto (il numeratore) è destinato a una moltitudine di persone (il denominatore), trasformandosi in ristorno e generando un impatto sociale positivo (SROI).
  • Ogni euro di profitto cooperativo è considerato un bene comune, poiché ha un effetto ridistributivo superiore rispetto alle aziende tradizionali.

Predistribuzione e protagonismo politico

L‘economia sociale non si limita a chiedere una migliore “ridistribuzione“ del valore a valle (dopo che è stato creato da altri), ma pratica la predistribuzione. Ciò significa rivendicare un ruolo chiave nella fase di creazione del valore, agendo come soggetto industriale competitivo che mette insieme le leve economiche delle persone per contrastare i grandi capitali. In questo senso, la cooperazione è anche un progetto politico che costruisce soggettività collettive e modelli di convivenza democratica all‘interno dell‘economia.

Un modello oltre la forma giuridica

La cooperazione è un modello d‘azione che va oltre lo status giuridico di “cooperativa“. È un modo di stare al mondo e di far funzionare le istituzioni; non a caso, i principi cooperativi sono stati alla base della nascita delle grandi organizzazioni internazionali per garantire la pace e lo sviluppo nel secondo dopoguerra.

In sintesi, l‘economia sociale è un sistema che inventa soluzioni sociali a bisogni reali (come accadde storicamente con l‘invenzione dei mutui o delle prime società di costruzione), cercando costantemente di socializzare la ricchezza invece di permetterne l‘estrazione e la privatizzazione da parte di pochi soggetti.

Cosa è necessario fare per capire il futuro della cooperazione e perché?

Per capire il futuro della cooperazione è necessario intraprendere un percorso che unisca l‘analisi storica, la consapevolezza filosofica e una forte spinta all‘innovazione tecnologica e istituzionale.

Ecco i passaggi fondamentali e le ragioni che li rendono indispensabili:

1. Conoscere la storia senza restarne “incantati“

Per comprendere dove va la cooperazione, bisogna conoscerne e interpretarne la storia, ma con una avvertenza cruciale: non bisogna rimanere prigionieri della “retorica delle origini“. La storia deve essere un contributo utile per rilanciare il futuro, non un rifugio romantico. È necessario ricordare che la cooperazione è nata per salvare vite ed esistenze in contesti di estremo bisogno, dimostrando che l‘economia può dare un senso profondo all‘esistenza umana.

2. Comprendere la contrapposizione filosofica al capitalismo

Bisogna capire che la cooperazione non è solo una tecnica economica, ma si fonda su una teoria dell‘esistenza alternativa a quella del capitalismo. Mentre quest‘ultimo vede l‘uomo mosso solo da utilità individuale e accumulazione, la cooperazione riconosce la finitezza del tempo umano e propone lo “stare insieme“ e il “fare insieme“ come il principale antidoto all‘angoscia della precarietà,. Capire questo è essenziale per ridare senso e prospettiva al ruolo della cooperazione nel mondo attuale.

3. Proiettare i modelli storici nelle sfide del digitale (AI e Dati)

Il futuro dipende dalla capacità di leggere il digitale e l‘intelligenza artificiale attraverso la lente cooperativa. Grandi colossi come Amazon o Airbnb hanno “rubato“ e digitalizzato principi tipici dell‘economia sociale (come l‘asset condiviso o la cooperazione tra consumo e logistica) per privatizzarne i profitti. Per il futuro, la cooperazione deve ambire a creare “unicorni della cooperazione“ o una “nuova Amazon“ che, invece di arricchire pochi, utilizzi le tecnologie per socializzare il valore con le moltitudini,.

4. Creare condizioni di accessibilità per le nuove generazioni

Poiché il futuro (ad esempio quello del 2050) sarà plasmato da chi oggi non è ancora nato o non è ancora parte del movimento, è necessario costruire oggi condizioni di accessibilità e permeabilità. Bisogna investire in spazi di pensiero e formazione, come una “Università della cooperazione“, affinché le nuove generazioni considerino il modello cooperativo come una scelta di vita praticabile e non solo come un lavoro qualunque,.

5. Rivendicare un ruolo di “predistribuzione“ e valore olistico

È necessario passare da una logica di semplice “ridistribuzione“ (chiedere che il valore creato da altri venga diviso meglio) a una di predistribuzione, rivendicando un ruolo chiave nella fase di creazione del valore. Questo serve a dimostrare, dati alla mano, che la cooperazione è l‘unico modello capace di essere contemporaneamente riduttore di scarsità e riduttore di disuguaglianza, grazie alla capacità di mettere la “moltitudine al denominatore“ del profitto,.

Perché è necessario farlo?

Questo sforzo è indispensabile perché, se la cooperazione smette di proporre soluzioni inedite e “oscene“ rispetto al pensiero mainstream, rischia di diventare irrilevante o puramente simbolica,. Solo riattivando una visione politica e istituzionale — che consideri la cooperazione un modello di convivenza e pace applicabile anche fuori dai confini delle singole aziende — sarà possibile sottrarre ricchezza a chi la privatizza per portarla a chi la socializza,.

In che modo l’economia sociale e la cooperazione hanno salvato vite nei movimenti sociali? In che modo possono competere con la visione capitalistica di chi estrae profitto?

L‘economia sociale e la cooperazione hanno salvato vite e possono competere con il modello capitalista agendo sia sul piano materiale che su quello filosofico e strutturale.

Come l‘economia sociale ha salvato vite

Storicamente, la cooperazione è nata non per rispondere a semplici bisogni di benessere, ma per affrontare situazioni in cui la vita stessa delle persone era a rischio.

  • Creazione di soluzioni inedite: Uomini e donne, messi alle strette da un sistema economico “estrattivo“, si sono uniti per inventare soluzioni che prima non esistevano, producendo cambiamenti materiali reali che hanno salvato esistenze.
  • Riduzione della scarsità: Al momento della sua nascita (fine ‘800 - inizio ‘900), il problema principale era la scarsità di risorse primarie come cibo, acqua e cure, che causava epidemie e carestie. La cooperazione è stata in grado di agire come un potente agente riduttore di scarsità.
  • Antidoto all‘angoscia esistenziale: Su un piano più profondo, la cooperazione salva vite dando un senso all‘esistenza. Mentre il capitalismo isola l‘individuo nella ricerca dell‘utilità, lo “stare insieme“ e il “fare insieme“ (cooperare) fungono da principale antidoto all‘angoscia della precarietà e della finitezza del tempo umano.

Come competere con la visione capitalistica

Per competere efficacemente con chi estrae profitto, la cooperazione non deve limitarsi a chiedere “asilo“ o assistenza, ma deve agire come un soggetto industriale competitivo,.

  • La moltitudine al denominatore: Il segreto della sfida economica risiede in chi accede al risultato. Mentre il capitalismo privatizza il profitto per pochi, la cooperazione mette la “moltitudine al denominatore“,. In questo modo, ogni euro di profitto cooperativo diventa un bene comune con un impatto sociale superiore (SROI), poiché riduce contemporaneamente la scarsità e la disuguaglianza,.
  • Predistribuzione invece di sola ridistribuzione: La cooperazione non deve limitarsi a chiedere che il valore creato da altri venga diviso meglio (ridistribuzione). Deve invece praticare la predistribuzione, ovvero rivendicare un ruolo chiave già nella fase di creazione del valore, mettendo insieme le leve economiche delle persone per contrastare i grandi capitali,.
  • Internalizzazione delle esternalità: Il modello capitalista spesso appare efficiente solo perché “delocalizza“ i costi sociali e ambientali verso lo Stato (sotto forma di debito pubblico) chiamandoli “esternalità“,. La cooperazione compete proponendo un valore aggiunto olistico, che integra già nel calcolo economico la dimensione sociale e ambientale.
  • Sfida tecnologica (Unicorni cooperativi): Per il futuro, la sfida si sposta sul digitale. Grandi colossi come Amazon o Airbnb hanno digitalizzato principi dell‘economia sociale (come l‘asset condiviso) per fare profitti privati. La cooperazione può competere solo se ambisce a creare “unicorni della cooperazione“: macinatori di profitti sociali che utilizzano tecnologie come l‘AI per socializzare il valore con milioni di persone anziché estrarlo per pochi proprietari,.

In sintesi, la cooperazione compete dimostrando che è possibile essere imprenditoriali ed efficienti senza smettere di essere un progetto politico e umano che promuove la dignità e la convivenza democratica dentro l‘economia,.

Su cosa è fondato il capitalismo?

Il capitalismo non è semplicemente un insieme di regole tecniche o una teoria economica, ma si fonda su pilastri filosofici, antropologici e sociali molto profondi:

Una filosofia dell‘essere umano

Il capitalismo poggia su una specifica filosofia dell‘uomo, inteso come un soggetto mosso principalmente da pulsioni di utilità individuale. Secondo questa visione, l‘essere umano agisce per incamerare e accumulare la massima utilità possibile. Questa “teoria del desiderio“ viene poi articolata dagli economisti in diversi comparti: il profitto per l‘imprenditore, il salario per il lavoratore e il consenso per il politico.

La figura dell‘imprenditore come soggetto egemone

Il vero soggetto storico e culturale che emerge nel capitalismo è l‘imprenditore. Egli è visto come il leader di organizzazioni concepite per essere agenti riduttori di scarsità. Tra la fine dell‘Ottocento e l‘inizio del Novecento, quando la scarsità (di cibo, acqua, cure) era il problema sociale principale, il capitalismo ha proposto l‘impresa come lo strumento ideale per combinare risorse scarse e ottenere prodotti di valore superiore.

La giustificazione morale e sociale del profitto

Nella teoria capitalista, la privatizzazione del risultato economico (il dividendo) ha una giustificazione sociale e perfino “morale“ :

  • L‘imprenditore si assume il rischio di essere un riduttore di scarsità.
  • Il successo economico (misurato ad esempio dall‘EBITDA) dimostra che l‘impresa ha creato valore assorbendo risorse scarse e trasformandole in qualcosa di “meno scarso“ e più prezioso per la società.
  • Per questo motivo, il sistema premia chi si assume tale responsabilità con la possibilità di intascare il profitto privatamente.

Il concetto di “esternalità“

Un aspetto strutturale del capitalismo è l‘esclusione dal calcolo economico dei costi sociali e ambientali, definiti come “esternalità“. In questo modello, l‘impresa dimostra di produrre valore aggiunto economico, ma spesso i costi sociali e ambientali generati durante la produzione rimangono fuori dal bilancio e finiscono per essere pagati dalla collettività o dallo Stato (generando debito pubblico).

In sintesi, il capitalismo si è imposto come modello dominante grazie alla sua capacità di dare una risposta potente al problema della scarsità materiale, legittimando l‘accumulazione individuale come motore di questo progresso.

In che modo l’economia sociale suona oscena e perché deve continuare a farlo?

L‘economia sociale suona “oscena“ e “ridicola“ perché propone una visione della realtà e del valore che rompe radicalmente con il senso comune del modello economico dominante.

In particolare, questa “oscenità“ si manifesta nei seguenti modi:

  • La gerarchia del valore: L‘idea che il valore sociale e ambientale valga “almeno tanto quanto“ il valore economico appare ridicola agli occhi della teoria economica classica, orientata quasi esclusivamente alla massimizzazione del profitto finanziario.
  • La provocazione dell‘inedito: Le proposte dell‘economia sociale devono apparire inedite e non conformi al pensiero mainstream; se suonassero “compliant“ o allineate al senso comune, significherebbe che il movimento ha perso la sua spinta propulsiva e la sua capacità di incidere realmente.
  • Ambizioni “scandalose“: Rivendicare la creazione di un “unicorno della cooperazione“ (un‘impresa ad altissima crescita che socializza il valore invece di estrarlo) o di una “università della cooperazione“ per formare le menti del futuro è visto come un atto di rottura rispetto alle aspettative di un settore spesso relegato a un ruolo marginale o simbolico.

Perché deve continuare a essere “oscena“?

L‘economia sociale deve mantenere questo carattere per diverse ragioni fondamentali:

  1. Efficacia trasformativa: Meno l‘economia sociale appare “ridicola“ o “oscena“, meno è efficace nel produrre un cambiamento reale. Per avere un proposito radicalmente trasformativo, deve continuare a sfidare l‘egemonia culturale del capitalismo, che riduce l‘uomo a un mero cercatore di utilità individuale.
  2. Sottrazione di valore al modello estrattivo: Deve continuare a proporsi come un modello che non chiede “asilo“ o “mance“ allo Stato (welfare delegato), ma che agisce come un soggetto industriale competitivo capace di sottrarre quote di profitto a chi le privatizza (come i grandi colossi digitali) per distribuirle alla moltitudine.
  3. Antidoto all‘angoscia: Deve restare fedele alla sua filosofia dell‘esistenza, che vede nello stare insieme e nel cooperare il principale antidoto all‘angoscia della precarietà umana, offrendo un senso che il semplice accumulo di capitale non può fornire.
  4. Innovazione costante: Se smette di essere “oscena“, l‘economia sociale rischia di essere sussunta dal mercato, che storicamente tende a copiare le innovazioni sociali (come i mutui o i modelli di asset condiviso) per trasformarle in strumenti di profitto privato e di esclusione.

In sintesi, continuare a essere “oscena“ significa per la cooperazione non rinunciare alla propria ambizione politica e industriale, evitando di ridursi a una “best practice“ simbolica da invitare ai convegni, per diventare invece un vero macinatore di profitti sociali.

Cosa significa che l’impresa è l’unità elementare unitaria del capitalismo? Qual è la teoria dell’impresa del capitalismo?

Nel modello capitalista, l‘impresa è definita come l‘unità elementare unitaria perché rappresenta la “cellula“ fondamentale, il mattone di base attraverso cui l‘intero sistema economico pulsa e funziona. Non è semplicemente un‘organizzazione che cerca il profitto, ma il soggetto storico ed egemone che definisce la struttura della società.

La teoria dell‘impresa nel capitalismo si fonda sui seguenti pilastri:

  • L‘agente riduttore di scarsità: L‘impresa è concepita come l‘organizzazione capace di prelevare risorse scarse dal pianeta e dalla società, combinarle e ottenere un prodotto il cui valore sia superiore a quello delle risorse iniziali. Storicamente, questo modello è diventato “desiderabile“ tra fine ‘800 e inizio ‘900, quando la scarsità (di cibo, acqua, cure) era il principale problema sociale che causava morti e carestie.
  • La figura dell‘imprenditore e il rischio: L‘imprenditore è il leader di questa organizzazione e il “soggetto sociale da auspicare“. Poiché si assume il rischio di agire come riduttore di scarsità, la teoria capitalista gli riconosce una giustificazione morale e sociale per la privatizzazione del risultato economico (il dividendo).
  • La logica del valore aggiunto (EBITDA): Il successo dell‘impresa è misurato dalla capacità di generare un valore di produzione superiore ai costi di produzione. Se il valore è maggiore, l‘impresa ha dimostrato “matematicamente“ di aver reso le risorse assorbite “meno scarse“ e più preziose per la società.
  • L‘esclusione delle esternalità: Un tratto distintivo di questa teoria è che il calcolo del valore aggiunto ignora i costi sociali e ambientali, etichettandoli come “esternalità“. Questi costi restano fuori dal bilancio dell‘impresa e finiscono per essere pagati dallo Stato o dalla collettività, spesso traducendosi in debito pubblico.
  • La filosofia dell‘utilità: Alla base di tutto c‘è una visione antropologica secondo cui l‘essere umano è mosso esclusivamente dal desiderio di massimizzare l‘utilità individuale. L‘impresa capitalista è lo strumento che articola questo desiderio, trasformandolo in profitto per l‘imprenditore, salario per il lavoratore e consenso per il politico.

In sintesi, per il capitalismo l‘impresa è lo strumento razionale e morale per combattere la scarsità attraverso l‘accumulazione di capitale e la legittimazione del profitto privato.

Quali sono le due critiche fondamentali alla teoria del capitalismo?

L‘autore del testo, il Prof. Luigi Corvo, muove due critiche fondamentali alla teoria del capitalismo, in particolare riprendendo e contestualizzando la visione di Max Weber che vede l‘impresa come un “agente riduttore di scarsità“,.

Le due critiche sono le seguenti:

1. L‘esclusione delle “esternalità“ dal calcolo del valore

La prima critica riguarda il modo in cui il capitalismo calcola il valore aggiunto (l‘EBITDA). L‘autore osserva che, nel produrre valore economico, il sistema capitalistico genera spesso costi sociali e ambientali negativi che vengono lasciati fuori dal bilancio dell‘impresa, definendoli appunto “esternalità“.

  • L‘effetto sul settore pubblico: Poiché questi costi non sono internalizzati dall‘azienda, finiscono per essere pagati dalla collettività o dallo Stato, contribuendo alla creazione del debito pubblico.
  • La proposta: L‘autore sostiene che l‘economia sociale debba pretendere un “valore aggiunto olistico sistemico“, che metta a confronto costi e valori su tre dimensioni: economica, sociale e ambientale.

2. Il “denominatore“ del profitto e l‘accessibilità

La seconda critica non contesta l‘esistenza del profitto o del dividendo in sé, ma si concentra su chi ne beneficia, ovvero sul “denominatore“ della formula economica.

  • Concentrazione vs. Moltitudine: Nella teoria capitalista, il risultato economico è privatizzato a favore di pochi (chi possiede il capitale), mentre la cooperazione mira a mettere una “moltitudine al denominatore“,.
  • Riduzione della disuguaglianza: Se il profitto è destinato a una moltitudine, esso si trasforma in ristorno e diventa un bene comune con un impatto sociale positivo (SROI),. In questo modo, l‘impresa non agisce solo come riduttore di scarsità, ma anche come potente agente riduttore di disuguaglianza, rendendo l‘intrapresa economica accessibile anche a chi non possiede grandi dotazioni iniziali di capitale,.

In sintesi, l‘autore critica un modello che ottiene un valore aggiunto “parziale“ scaricando i costi sulla società e che riserva i benefici a una stretta minoranza, proponendo invece un modello predistributivo che internalizza i costi e socializza i risultati,.

Perché l’economia sociale è il sfida tanto col capitalismo, quanto con lo statalismo?

L‘economia sociale rappresenta una sfida tanto al capitalismo quanto allo statalismo perché si pone come un modello radicalmente trasformativo che rifiuta le logiche di entrambi, proponendo una terza via fondata sulla soggettività collettiva e sulla predistribuzione del valore.

Ecco i motivi principali di questa doppia sfida:

La sfida al Capitalismo

L‘economia sociale contesta il capitalismo non solo sul piano tecnico, ma su quello filosofico e antropologico:

  • Filosofia dell‘essere umano: Mentre il capitalismo vede l‘uomo come un soggetto mosso solo dal desiderio di accumulare utilità individuale, l‘economia sociale riconosce la finitezza del tempo umano e propone lo stare insieme e il cooperare come l‘unico vero antidoto all‘angoscia della precarietà.
  • Internalizzazione dei costi: L‘economia sociale critica il capitalismo per la creazione di esternalità negative (sociali e ambientali). In un modello puramente capitalista, l‘impresa genera profitto economico ma “delocalizza“ i costi sociali all‘esterno, lasciandoli sulle spalle dello Stato. La cooperazione propone invece un valore aggiunto olistico che integri queste dimensioni nel calcolo economico.
  • La moltitudine al denominatore: La sfida economica risiede nel “denominatore“. Se il capitalismo privatizza i risultati per pochi, l‘economia sociale mette a denominatore una moltitudine di persone, trasformando il profitto in ristorno e agendo come un potente riduttore di disuguaglianza.

La sfida allo Statalismo

Allo stesso modo, l‘economia sociale rifiuta di essere una semplice appendice o un “sostituto“ dello Stato:

  • Rifiuto del ruolo di “guanto del welfare“: L‘economia sociale non ha mai voluto fare il “soggetto globo“ delle esternalizzazioni pubbliche, né ha accettato di prendere una “mancia“ dallo Stato per portare il welfare a casa della gente. Essa rivendica che il welfare non va semplicemente consegnato, ma prodotto insieme alla gente.
  • Democrazia nell‘economia: Sfida lo statalismo affermando che è possibile (e necessario) fare democrazia dentro l‘economia, costruendo soggettività politiche che non deleghino la gestione dei bisogni sociali esclusivamente all‘apparato burocratico statale.
  • Predistribuzione vs. Ridistribuzione: Mentre lo statalismo punta sulla ridistribuzione a valle (tassare il valore creato da altri per ridistribuirlo), l‘economia sociale pratica la predistribuzione. Ciò significa rivendicare un ruolo chiave già nella fase di creazione del valore, mettendo insieme le leve economiche delle persone per competere come soggetto industriale autonomo.

Una sintesi politica e istituzionale

In sintesi, l‘economia sociale sfida entrambi i sistemi perché dimostra che la cooperazione va oltre lo status giuridico; è un modo di stare al mondo che può informare anche il funzionamento delle istituzioni. Storicamente, i principi cooperativi sono stati alla base della nascita delle grandi organizzazioni internazionali per garantire la pace (come le Nazioni Unite o Bretton Woods), dimostrando che il modello cooperativo può funzionare con successo anche fuori dai confini dell‘azienda, nelle interazioni istituzionali globali.

Che tipi di modelli dobbiamo immaginarci per rendere più accessibile la possibilità di essere riduttori di scarsità?

Per rendere più accessibile la possibilità di essere riduttori di scarsità, superando il modello capitalista dove tale ruolo è riservato a chi possiede grandi dotazioni iniziali di capitale, dobbiamo immaginare modelli basati sull‘accessibilità all‘intrapresa e sulla socializzazione del valore,.

Ecco i tipi di modelli fondamentali da sviluppare:

  • Modelli di “Maxi-credito“: Invece di limitarsi al micro-credito (spesso associato a una logica di pura assistenza), è necessario immaginare strumenti di finanziamento su larga scala che permettano a chiunque di cimentarsi nell‘intrapresa economica, rendendo il “dividendo“ contendibile,.
  • Modelli con la “Moltitudine al Denominatore“: Dobbiamo passare da modelli che privatizzano il profitto per pochi a modelli dove il profitto viene diviso per una moltitudine di persone (trasformandosi in ristorno),. In questo modo, l‘impresa non è solo un riduttore di scarsità, ma agisce contemporaneamente come un agente riduttore di disuguaglianza,.
  • Unicorni della Cooperazione: Occorre smettere di pensare in piccolo e ambire a creare soggetti industriali competitivi nel digitale e nelle nuove tecnologie,. L‘obiettivo è creare una “nuova Amazon“ o un “nuovo Airbnb“ che, invece di estrarre valore per pochi proprietari, utilizzi l‘asset condiviso e i dati per socializzare la ricchezza con milioni di persone,.
  • Modelli di Predistribuzione: Non bisogna limitarsi a chiedere una migliore distribuzione del valore “a valle“ (ridistribuzione), ma rivendicare un ruolo chiave già nella fase di creazione del valore. Questo si ottiene mettendo insieme le leve economiche della moltitudine per competere come soggetto industriale che sposta l‘asse dell‘utilità dai pochi ai più,.
  • Modelli di Formazione e Pensiero (Università della Cooperazione): È necessario costruire spazi di pensiero sistemico, come una Università della Cooperazione (sul modello di quella di Mondragon), per rigenerare il pensiero cooperativo nelle nuove generazioni e renderlo un‘opzione di vita praticabile e desiderabile per il futuro,.
  • Modelli Istituzionali Cooperativi: Bisogna proiettare i meccanismi della cooperazione fuori dai confini dell‘azienda, immaginando che le istituzioni stesse (anche internazionali) possano funzionare secondo principi cooperativi per garantire pace e sviluppo, come accaduto storicamente nel secondo dopoguerra,.

In sintesi, la sfida è trasformare la cooperazione da una “best practice“ simbolica a un macinatore di profitti sociali capace di competere con i grandi capitali attraverso l‘unione delle forze economiche delle persone,.

Cosa vuol dire che le cooperative devono fare l’utile e il profitto più alto possibile?

L‘affermazione che le cooperative debbano fare l‘utile e il profitto più alto possibile è una proposta volutamente controintuitiva e “politica“, che serve a scardinare l‘idea della cooperazione come un settore marginale o puramente assistenziale.

Questa visione si fonda su diversi punti chiave:

  • La “moltitudine al denominatore“: La differenza fondamentale tra un‘impresa capitalista e una cooperativa non sta nell‘obiettivo di generare profitto, ma in chi ne beneficia. Mentre nel capitalismo il profitto è diviso tra pochi proprietari, nella cooperazione il “denominatore“ della formula è una moltitudine di persone. Di conseguenza, più alto è il profitto (il numeratore), maggiore è il valore che può essere socializzato tra i soci, trasformandosi in ristorno.
  • Il profitto come bene comune: Ogni euro di profitto generato da una cooperativa è considerato un bene comune poiché ha un impatto sociale positivo superiore (SROI - Social Return on Investment) rispetto a quello delle aziende tradizionali. Esso agisce come un potente agente riduttore di disuguaglianza, riducendo ad esempio i differenziali retributivi tra i lavoratori.
  • Sottrarre valore ai modelli estrattivi: Fare grandi profitti in forma cooperativa significa, concretamente, “portare di qua“ quote di valore che altrimenti verrebbero privatizzate ed estratte da soggetti che mettono “i pochi“ al denominatore (come i grandi colossi digitali alla Bezos). In questo senso, il profitto cooperativo è un atto di conflitto economico efficace.
  • La necessità di un “numeratore“ consistente: Per poter popolare un denominatore fatto di milioni di persone (come nel caso dell‘ambizione di creare un “unicorno della cooperazione“), è necessario costruire un numeratore, ovvero un utile, estremamente consistente. Senza un profitto significativo, la cooperazione rischia di restare una “best practice“ simbolica da convegno invece di diventare un “macinatore di profitti sociali“ capace di cambiare realmente le condizioni di vita delle persone.
  • Emancipazione e dignità: Infine, l‘utile cooperativo permette di tenere insieme la riduzione della scarsità (efficienza imprenditoriale) e la riduzione della disuguaglianza, promuovendo la dignità della persona nel lavoro in linea con i principi costituzionali.

In sintesi, la cooperazione non deve aver paura del profitto, ma deve rivendicarlo come lo strumento necessario per socializzare la ricchezza su vasta scala.

Qual è il vero antidoto di chi costruisce i modelli alternativi al capitalismo?

Il vero antidoto proposto da chi costruisce modelli alternativi al capitalismo, come l‘economia sociale e la cooperazione, opera su due livelli strettamente connessi: uno esistenziale e uno economico-strutturale.

1. L‘antidoto all‘angoscia esistenziale

Sul piano filosofico, l‘economia sociale riconosce un elemento che la teoria capitalista tende a eludere: la finitezza del tempo umano. La consapevolezza che la nostra vita ha un termine genera un‘angoscia permanente. Il “più grande antidoto“ a questa precarietà dell‘esistenza è lo “stare insieme, il fare insieme e l‘operare insieme“, concetti che formano la base stessa del cooperare.

2. La “ricetta“ economica: superare la contrapposizione tra efficienza e uguaglianza

Sul piano operativo, l‘autore definisce come “vero antidoto“ e “ricetta“ fondamentale per gli economisti la capacità di tenere insieme la riduzione della scarsità e la riduzione della disuguaglianza.

  • Oltre i modelli ipotetici: Questo approccio è considerato un unicum nell‘economia perché non si limita a proporre modelli teorici “dalle nuvole“, ma interviene direttamente nella gestione delle risorse scarse.
  • La moltitudine al denominatore: Il cuore di questo antidoto consiste nel cambiare la formula del profitto. Se nel capitalismo il risultato è diviso tra pochi, la cooperazione mette la “moltitudine al denominatore“.
  • Il profitto come bene comune: In questo modello, ogni euro di profitto in più non è un fine egoistico, ma un agente riduttore di disuguaglianza. Grazie alla capacità redistributiva e all‘effetto del ristorno, l‘impresa cooperativa riesce a essere contemporaneamente un soggetto industriale competitivo (riduttore di scarsità) e uno strumento di emancipazione e dignità per le persone.

In sintesi, il vero antidoto non è la semplice “ridistribuzione“ a valle di ciò che altri hanno prodotto, ma un‘economia predistributiva che rivendica un ruolo chiave già nella fase di creazione del valore, mettendo le leve economiche delle moltitudini al servizio della collettività.

Qual è la differenza tra economia redistributiva e predistributiva?

La differenza fondamentale tra economia redistributiva e predistributiva risiede nel momento e nel modo in cui si interviene nel ciclo del valore: mentre la prima agisce a valle della produzione, la seconda interviene direttamente nella fase di creazione.

Economia Redistributiva

  • Focalizzazione “a valle“: Si concentra sulla distribuzione della ricchezza dopo che il valore è già stato creato da altri soggetti.
  • Ruolo passivo: Chi punta solo sulla ridistribuzione rischia di mettersi “in coda alla fine“ chiedendo che il valore venga diviso meglio, ma di fatto consegna il campo della produzione e della creazione del valore a qualcun altro.
  • Limiti: L‘autore critica l‘enfasi quasi esclusiva del dibattito contemporaneo sulla ridistribuzione, sottolineando che non si può parlare di come distribuire il valore senza occuparsi di chi e come lo genera.

Economia Predistributiva

  • Focalizzazione sulla creazione: Rivendica un ruolo chiave fin dalla fase di creazione del valore. Non aspetta che il profitto sia generato da terzi per poi tassarlo o ridistribuirlo, ma organizza l‘attività economica affinché il valore nasca già condiviso.
  • Soggetto industriale competitivo: Si basa sull‘idea di mettere insieme le “leve economiche di una moltitudine“ per diventare un soggetto industriale capace di competere con i grandi capitali.
  • Esempio storico (Rochdale): I pionieri della cooperazione non chiesero l‘elemosina (ridistribuzione), ma decisero di acquistare insieme i beni di consumo per eliminare il margine del mediatore e tenere quel valore per sé stessi fin dall‘inizio. Questo atto ha spostato l‘asse dell‘utilità “dai pochi ai più“, agendo come un conflitto economico efficace anziché una semplice rivendicazione.
  • La “Moltitudine al Denominatore“: La predistribuzione si realizza mettendo una moltitudine di persone al denominatore della formula del profitto. In questo modo, ogni euro di utile prodotto non viene “estratto“ da pochi proprietari, ma socializzato immediatamente tra i soci (sotto forma di ristorno o servizi), agendo come un potente agente riduttore di disuguaglianza già all‘interno del processo produttivo.

In sintesi, mentre la ridistribuzione cerca di correggere i danni o le disparità di un sistema estrattivo una volta che si sono verificati, la predistribuzione costruisce un sistema economico che, per sua stessa natura e struttura, genera uguaglianza e dignità durante l‘atto stesso di produrre valore.

Dove e come è nato il modello della cooperazione internazionale?

Il modello della cooperazione internazionale è nato nel contesto del secondo dopoguerra e affonda le sue radici nei principi dell‘economia sociale proiettati su scala globale.

La sua origine e il suo sviluppo sono avvenuti nel seguente modo:

  • Il luogo e i protagonisti: Il modello è emerso dal clima intellettuale di Cambridge, dove l‘economista John Maynard Keynes interagiva con figure del calibro di Piero Sraffa, Ludwig Wittgenstein e Virginia Woolf. Questa “cooperazione di menti“ è stata la scintilla che ha permesso di immaginare un nuovo ordine mondiale.
  • Il meccanismo di nascita: Keynes ha preso i meccanismi di funzionamento della cooperazione, nati originariamente dentro i confini dell‘azienda (come la mutualità e l‘obiettivo condiviso), e li ha portati fuori dai confini dell‘impresa per applicarli alle interazioni istituzionali.
  • L‘impatto istituzionale: Su questa proiezione dei principi cooperativi a livello interistituzionale sono state fondate le grandi organizzazioni sovranazionali che hanno garantito decenni di pace, tra cui le Nazioni Unite e il sistema di Bretton Woods.
  • Un modello politico oltre lo status giuridico: la cooperazione internazionale non è solo un settore tecnico, ma la dimostrazione che il modello cooperativo è un modo di stare al mondo che può funzionare con successo anche per regolare i rapporti tra Stati, agendo come un modello politico di gestione delle relazioni.

In sintesi, la cooperazione internazionale è nata dalla capacità di tradurre i valori della democrazia economica e del fare insieme in architetture istituzionali globali.

Che cos’è un mutuo abitativo?

Il mutuo abitativo è un‘innovazione nata originariamente all‘interno dell‘economia sociale e della cooperazione, nello specifico intorno al 1880 attraverso le cosiddette Building Societies.

In origine, questo strumento funzionava come un sistema di prestito a turno concesso ai membri di una cooperativa per permettere loro di costruirsi una casa. Il nome stesso “Building Societies“ rifletteva una doppia missione: agire come società di costruzione e, contemporaneamente, “costruire la società“ attraverso la cooperazione.

Alcuni aspetti chiave sulla natura del mutuo:

  • Costrutto sociale: Non è un elemento naturale o biologico, ma un‘invenzione umana nata per rispondere a specifici bisogni sociali.
  • Evoluzione e mercato: Nel tempo, il mercato ha “sussunto“ e standardizzato il modello del mutuo, trasformandolo in una commodity algoritmica.
  • Inclusione vs Esclusione: Sebbene sia nato come uno strumento di inclusione per chi non aveva mezzi, oggi è spesso diventato uno strumento di esclusione e disuguaglianza, poiché l‘accesso è vincolato a garanzie rigide (come contratti a tempo indeterminato o garanzie patrimoniali familiari) che ne hanno ribaltato la funzione originaria.

Nota: Le fonti fornite si concentrano sulla storia e sulla critica socio-economica del mutuo abitativo nell‘ambito della cooperazione; per una definizione tecnica o legale dettagliata secondo la normativa bancaria vigente, potrebbe essere necessario consultare fonti esterne o testi giuridici specifici.

  • Ciauuuu ✨ Mi chiamo Simone, sono un derelitto non autosufficiente e queer dalla provincia di Mantova. Arrivo da un video sul gratuitismo di Quattro, e ho trovato geniale il cambiare nome al comunismo. Mi sono fatta una full immersion dei reel di xenodibi e mi affascina incredibilmente la visione. Ho intuito cosa sia l’accelerazionismo da una diretta di Tlon di qualche mese fa quindi sono riuscito a fare un parallelismo su quello che si dice. L’anno scorso ho anche scoperto che cos’è il reincanto, quindi sono entrato facilmente in sync. Ho iniziato questo anno con un approccio al pensiero magico che si sta rivelando molta generativo (quindi tipo ho trovato geniale anche alcuni contenuti che ho trovato sul drive, soprattutto la preghiera Autochill) e riesco a entrare nel mood senza imbarazzi o resistenze. Anzi, da creativo, sono curiosa di scoprire dov’è tutto questo porterà.

    Qualcosa di me e di quello che posso portare: sono frocia, non autosufficiente, precaria ma con una pensione. Sono in un momento di chiusura a bozzolo dai social. Sto lavorando in terapia per regredire a uno stato infantile perché sono convinto che l’antidoto al maledetto capitalismo sia tornare bambini. Come pratica anticapitalista, accumulo appunti serialmente e li condivido apertamente su obsidian. Mi occupo soprattutto di disabilità, antiabilismo, deistituzionalizzazione e negli ultimi mesi ho fatto ricerche sul tema degli abusi nei servizi residenziali dove vengono esiliate persone con disabilità, caregiving e approccio familistico delle leggi italiane e sto seguendo la riforma della disabilità e della non autosufficienza in Italia.

    Ah ho appena finito di leggere realismo capitalista, che avevo lì nella wishlist da un po’. Baci stellari ✨