Creazione del partito

Vincolo: raccogliere 120.000 firme È possibile raccoglierle online con spid solo per persone con disabilità grave. Raccolta delle firme: da sciogliere il nodo del pubblico ufficiale a cui far certificare le firme (se deve essere presente al banchetto oppure può certificare le firme una volta raccolte).

Organizzazione dei Gruppi di lavoro

Dibi propone lo schema “stella fucsia” Lo schema individua una lista non esaustiva di funzioni operative (compiti) necessarie per creare l’infrastruttura del partito capibara. Ogni funzione identifica:

  • Obiettivi
  • Cronoprogramma (pianificazione)
  • Chi se ne prende cura (responsabile)

Le funzioni individuate sono:

  1. Sito web
  2. Pagine social
  3. Kit propaganda
  4. Nuove collettive
  5. Raccolta fondi
  6. Adesioni
  7. Candidatura firme
  8. Statuto
  9. Addestramento al public speaking (dalla chat)

Ciascunə può scegliere di aderire ai gruppi di lavoro, dove vuole contribuire. Occorre che per ogni gruppo ci sia almeno almeno unə “responsabile” che curi il raggiungimento degli obiettivi del gruppo. Nasce un confronto su come organizzare i gruppi di lavoro in modo che le decisioni siano prese in maniera orizzontale, evitando le gerarchie.

Come prendiamo decisioni con cura?

Dibi sottolinea come il partito Capibara stia prendendo forma a partire dall’esperienza pratica che mette al centro la cura reciproca (i processi determinano la struttura).

Lorenzo fa un breve resoconto dei suoi incontri con altri snodi del movimento e sottolinea l’esigenza di creare, attraverso l’organizzazione, un collegamento tra le varie realtà, al fine di non andare sciolti ognuno per la propria strada senza contezza di quello che succede negli altri contesti (definire un’infrastruttura).

Olmo mette a fuoco gli aspetti legati alla problematica di coniugare la cura con i processi decisionali e si incarica di approfondire la questione in vista del prossimo incontro. Propone dei workshop nei collettivi militanti sulla cura relazionale interna, gestione dei conflitti e prevenzione di meccanismi di potere gerarchico. Dibi sottolinea l’importanza di dotarci di strumenti per collettivizzare la cura, soprattutto in ottica di espansione del movimento, in modo da condividere un mindset della cura e evitare il rischio di conflitti con l’ingresso di nuovi collettivi e persone.

Olmo propone di “mettere a sistema” le persone radunate fino a ora (Luigi Corvo, Francesco Verso, Antigone ecc…)

Pascal: come risolviamo i conflitti nel caso in cui non si riesca, tramite il confronto, a trovare una soluzione condivisa? Decidiamo per unanimità? Per maggioranza? Cosa succede se una persona mette un veto a una proposta?

Torna prepotente il confronto fra timore del verticalismo a cui rispondere con orizzontalità delle decisioni (si veda “Fisher non era orizzontalista” sul sinistraverso) Secondo Lorenzo ci sono delle incompatibilità inconciliabili fra modelli di governance comunisti e anarchici.

Simone propone il modello di governance della sociocrazia (governo tra pari o governance dinamica), un sistema organizzativo fondato sulla distribuzione del potere in gruppi di lavoro chiamati cerchi. Nel modello sociocratico, le decisioni vengono prese per assenso, ovvero quando a una proposta non ci sono obiezioni. Si mette a disposizione per condividere questo approccio.

Come ci incontriamo?

Paris propone modalità assembleari in presenza. Quattro osserva che le assemblee che si svolgono solo in presenza sono intrinsecamente escludenti per chi non può muoversi fisicamente.

Ci salutiamo fissando a martedì prossimo il confronto sulla propaganda (propaganda organizzata o spontanea).

Preoccupazioni

Se vogliamo radunare e non vogliamo dividerci nemmeno in futuro dobbiamo trovare la formula per coniugare verticalismo e orizzontalismo, comunismo e anarchismo.