Luca

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Joined 5 months ago
Cake day: February 24th, 2026
  • Io accetterei, previa banale anticipazione di interlocutore (per capire l’andazzo a grandi linee). Non penso possa farci danno in questo momento, ma solo contribuire alla crescita

  • non possiamo dare le chiavi del caveau a chiunque. deve esistere un modo/metodo/pattern/criterio per discriminare chi ha accesso a quali informazioni, è importante la difesa del nucleo pulsante, non può essere alla mercè di tutto quel che là fuori lo potrebbe voler distruggere.

  • Sono totalmente d’accordo: nonostante abbia pian piano compreso il motivo del nome, penso che prima di ogni cosa venga la riuscita del progetto. È più utile avere un nome “tradizionale” per raggiungere i nostri obbiettivi? E allora così sia. Il fine giustifica il compromesso di un mero nome che possiamo comunque rendere nostro utilizzando le parole chiave come Gratuitismo

  • Io dubito fortemente che nel cuore di qualunque socialista/comunista affascinato dalla Cina ci sia un posto per il sostegno a tutte le politiche economiche/sociali che tu hai descritto e che sono la feroce realtà. La fascinazione per la cina viene da tantissimi fronti, uno su tutti (quello che credo il più importante di cui discutere qui o comunque all’interno di degli ambienti di sinistra, di qualunque forma), limitandoci alla sfera economica, quello della pianificazione totale degli investimenti e dello sviluppo economico. Da comunista, un modello governativo che permette ad un forte potere centrale di direzionare ogni singolo yuan negli investimenti che ritiene opportuni per il proprio interesse di stato e con la possibilità di farlo con una programmazione di lungo termine è sicuramente un paradigma alternativo al modello Occidentale, dove a governare ogni logica di mercato (e anche sociale, visto che anche le politiche sociali sono ormai mercato) sono investitori privati attraverso le proprie private organizzazioni, dove le istituzioni sono costrette a piegarsi a questi gruppi di potere che sono tali perché detengono il potere economico. Ora, sarebbe davvero ingenuo però non notare che da tutta l’equazione cinese, spesso (non sempre, questo va sottolineato, a differenza di quanto io credo accada dentro l’impero americano), manca la cosa che regalerebbe a questo paradigma tutta la stima di ogni comunista nel mondo: il benessere dell’individuo. Se è vero che ogni Yuan è spostato dalla mano statale secondo gli interessi della Cina in quanto Stato, è vero che raramente l’interesse “della Cina” non coincide sempre con l’interesse “dei Cinesi”, inteso con la logica socialista. Per la visione socialista, il benessere (l’interesse) del popolo non si misura (solo e necessariamente) con lo strapotere economico statale, con l’egemonia culturale nella regione, con la leadership mondiale, con la costruzione dell’immagine della potenza giusta che non necessita di squilibrati interventi militari mossi dagli interessi di logge di CEO assetati di altro potere e denaro … Il modello cinese (anche se questo risulta così sfaccettato che probabilmente non ho le capacità analitiche di poterlo chiamare tale avendo ben chiaro in mente cosa sia) è ad ora una alternativa che poggia su alcune basi non molto lontane da quelle americane, ma anche su altrettante opposte. Non abbiamo davanti alcun modello perfetto se guardiamo la Cina, manco lontanamente. Ma dopo secoli vediamo un modello alternativo a quello Americano e che riesce a sopravvivere (anzi, è in ascess verticale). È quello che vogliamo? No, è un timido passo verso il collasso del nemico peggiore, non l’affermazione di un esempio da seguire. Ma la fascinazione per queste caratteristiche che abbiamo elecato, l’apertura alla cultura cinese, allo studio dell’evoluzione della società cinese etc aprono orizzonti di sperimentazione alternativi a quelli egemonici e per questo affascinanti.

3 months

Segnalo questo approfondimento mega interessante su (segue elenco parole chiave per facilitare in futuro la ri-scoperta):

Intelligenza artificiale (IA) Robotica Approvigionamento terre rare e hardware per sviluppo informatico Automazione Lavoro in Cina

[ Isaac Asimov ]

  • Sono assolutamnete d’accordo sul punto focale, ed è proprio per questo motivo che insisto (anche alla nausea, mi perdonerete) sul nucleare: non esiste scenario razionale che vede l’abbattimento delle emissioni a livelli compatibili con gli obbiettivi climatici che non veda il nucleare presente. il 100% rinnovabili non è fattibile, per questo chi come me si è già scontrato + volte con questo assioma spinge terribilmente su questa soluzione, perchè è l’unica fattibile. esistono già post su sxverso su questo tema e durante una chiamata del martedì si era anche ventilata la possibilità di fare una chiamata solo sull’argomento, poi evidentemente naufragata, quindi non ha senso che qui si snoccioli di nuovo il tema nel suo lato tecnico, ma fermiamoci al lato collegato all forma e al perchè sia uscito: razionalizzare significa anche nucleare, necessariamente. tutto cambia se diciamo "vogliamo abbassare le emissioni, ma non a tal punto da centrare gli obbiettivi climatici, non a tal punto da raggiungere la neutralità carbonica … ". è vero, c’è sicuramnete anche una componente di antagonismo a quella parte di sx che citi tu, ma quest’antagonismo nasce da questo discorso. interrogarsi sulla tecnologia è il principale modo di affrontare il problema, si parla di numeri, di g di CO2 per unità energetica prodotta, non di lettura propagandistica e calcolo politico; essendo un tema tecnico, escludere i dati tecnici significherebbe non affrontare il topic con gli strumenti giusti, ma con gli strumenti di altre tematiche

  • Cercando di andare con ordine … il nucleare non è più impopolare come in passato, ogni proiezione sondaggistica dà il popolo italiano come + propenso al nucleare che contrario. I motivi sono i + disparati, ed ogni aggregato elettorale trova le sue motivazioni (+ ecologiche probabilmente a sinistra, + economiche a destra, di indipendenza un po’ qua e là … etc) Comprendo perfettamente il tuo discorso sulla “spesa mediatica” delle risorse e degli spazi che si hanno, e quindi sul dover ottimizzare questi gettoni, penso che questo sia uno degli argomenti su cui occorrerebbe interrogarsi, come movimento, molto + di come facciamo. Indipendentemente dalle idee del singolo, la tattica della scelta di pochi importanti capisaldi premia, soprattutto un neonato movimento antisistema, che ha la possibilità (e la necessità) di scegliere lotte emblematiche (senza perdere in pragmatismo) che alimentino le lotte intersezionali ad esse correlate. Detto questo però, per quanto riguarda il nucleare, questa non è + una lotta impopolare come un tempo; lo è però, purtroppo, un po’ di più rispetto alla media nel pool elettorale che inizialmente probabilmente sarà il nostro primario riferimento, ovvero quello della sinistra (centro) più o meno radicale (mi perdonerete se cito partiti mainstream in cui probabilmente molti pochi si riconoscono qui, ma voglio meglio caratterizzare quanto detto, visto che di competizione elettorale stiamo parlando: PaP, AVS, (PD?) ). Il calcolo politico di posizionamento è assolutamente un tema, ma visto che spesso ho sentito contrapporre a questo il concetto stesso di iperstizione, la necessità di pensare oltre ai limiti del presente, penso che allora questo ambito, data la statistica, sia proprio uno degli ultimi a cui porre il “veto” del calcolo elettorale. Penso che spesso sia una questione ideologica anche in questo spazio di riflessione che è il movimento.

    A dette questioni “propagandistiche”, segue poi il secondo tema interessante posto dalla tua domanda, che riassumerei in “come viene usata l’energia che produciamo? Per scopi di espansione di mercato capitalistico, di sua ottimizzazione, di suo superamento (abbondanza vs scarsità), per creare rale benessere per tutti o per una casta di investitori che colgono l’ennesima occasione per arricchirsi?” Questo credo che sia un problema a monte di tutto questo discorso, dubito fortemente che si voglia pensare solo ad abbassare i consumi (correlazione totale con il benessere, e non solo nel sistema capitalistico), ottimizzando a tutti i livelli l’utilizzo energetico (è ovvio ma lo esplicito: questo è comunque un obbiettivo, la discussione è solo se questo sia o no la soluzione) pensando che si possa convertire il sistema, propagandare benessere per tutti (qui penserei anche ad una visione trans-nazionale, visto che il benessere è tutto fuorché equamente distribuito sulla terra) e pensare di farlo senza aumentare le risorse energetiche (che possono essere anche a basso costo di emissioni, quindi non di per sé necessariamente un male: penso alle tecnologie CCUS, strettamente necessarie non tanto per raggiungere l’obbiettivo della neutralità carbonica quanto più per poi tornare indietro ai livelli pre-industriali). Questo discorso del direzionamento delle risorse però viene prima, e penso che qui si inserisca a gamba tesa un’altra potenziale differenza tra le persone che abbracciano questo movimento: da comunista convinto e da non anarchico, credo fortemente nella prospettiva (sogno) di uno stato che direzioni l’utilizzo delle risorse tutte per raggiungere l’uguaglianza sociale, il benessere per tutti, la gratuità, l’abbondanza reale e diffusa(… etc etc etc…). Non credo che questi obbiettivi di abbondanza siano raggiungibili se non espropriando il potere dalla casta ed appaltandola ad uno stato forte almeno per ciò che riguarda il raggiungimento degli obbiettivi desiderati, che non sono di certo la distruzione della libertà individuale in tutte le sue forme ( tra cui non compare la libertà di impedire il raggiungimento della uguaglianza sociale, della comunione equlibrata tra uomo e pianeta etc etc etc …)

    Il nucleare, la grande abbondanza di energia a basso costo (di denaro e di CO2 eq.) che la tecnologia a fissione può generare, è indipendente dal sistema che si assoggetta l’approvvigionamento energetico: siamo noi che decidiamo se questa energia debba essere investita per moltiplicare il capitale o nell’innalzamento del benessere di tutti. Il nucleare è l’occasione economica finché si ragiona all’interno del mondo capitalistico, ed è invece l’occasione per altri obbiettivi se si ragiona in sistemi differenti, se a guidare il suo sviluppo non è una casta, se a margine del sistema c’è una PROGRAMMAZIONE CON SCOPI COMUNITARI BEN PRECISI DELL’ECONOMIA (qui volevo arrivare con il discorso dello “stato forte”, in grado di, appunto, direzionare e programmare la sua spesa).

    Per quanto riguarda la visione trasversale della propaganda post-scarsità, direi che siamo tutti d’accordo: QUELLO è IL NOSTRO FARO. È tutto ciò che ci unisce, è il nostro reale motivo d’esistenza, la nostra primaria lotta, che ne interseca altre mille proprio perché il kraken del realismo capitalista ha messo i suoi tentacoli su tutto ciò che ci circonda.

    Spero di essere stato completo e quanto più chiaro senza essere troppo prolisso, mi scuso ancora per il precedente intervento decisamente di pancia.

  • Trovo che questo post metta sul piatto motli argomenti molto interessanti, e vorrei prendermi il tempo e la concentrazione per rispondere nel migliore die modi. seguirà quindi una risposta (possibilmente) completa. Colgo l’occasione però per scusarmi se ho utilizzato modi e parole che suggerivano un “attacco” diretto a te o al tuo post o alle tue idee; la mia critica alla fusione e il collegamento con la fissione era dovuto a questo: spesso (vedi Bonelli ed AVS, ma anche +Europa ed altri) utilizzano " l’apertura verso la ricerca sulla fusione" per non dirsi apertamente contro il nucleare e contro il suo utilizzo per abbassare le emissioni, ed anche in questo movimento ho sentito parecchie voci contrarie alla fissione; essendo un tema a me chiaro la cosa ovviamente mi indispone e posso utilizzare modi molto diretti e, sovente, anche mal interpretabili. perdonami. detto ciò, entrando nel merito, seguirà una risposta perchè credo sia un argomento interessante e che apre anche a discorsi + trasversali, vedi la comunicazione e la scelta di obbiettivi su cui puntare, anche a scapito di altri a noi cari.

  • Parlare di nucleare da fusione nel 2026 e snobbare la fissione è fantascienza, disinformazione e, con tutto il rispetto, sabotaggio della transizione energetica. attualmente (e sicuramente per decenni), la fusione è a bilancio energetico negativo (ci serve + energia per alimentare il processo di quella che estraiamo), e le difficoltà infrastrutturali sono ancora enormi. è una figata totale, sia dal punto di vista della ricerca che della possibile (supposto) potenzialità futura? si assolutamente; è ora privo di alcuna prospettiva programmatica reale ed utile ad alimentare i nostri (invece, pronosticabili) bisogni energetici? esattamente. CI SERVE SALVARCI OGGI CON LA FISSIONE, NON SCRIVERE UN ROMANZO DI ASIMOV PER VIVERE DI SPERANZA UN SUPPOSTO DOMANI CHE SENZA LA FISSIONE NON AVREMO

  • Trovo che i primi 2 step (associazione e 2xmille) siano davvero fondamentali anche per rendere subito il tutto molto + costruito e velocizzare lo step 3, che risente secondo me tanto dell’immagine organizzata di un ente politico strutturato e presente in tutti i livelli necessari a far funzionare tutta la macchina.

  • Da che avevo profondi dubbi sulla natura meme del movimento ora pian piano ne sto capendo il potenziale nel veicolare come un trojan i fondamenti politici (che ho abbracciato da subito) dentro i meccanismi istituzionali, come un virus. Condivido la scelta di arrivare alla raccolta firme ufficiale per gradi e attraverso una adesione spontanea che coltiva il senso di comunità, di identità, di adesione ad un movimento, e che dal lato del movimento stesso ha lo scopo di garantirsi una solida base poi attiva nel raggiungimento del numero di firme necessario ad entrare (appunto, come un trojan) nei meccanismi elettorali. Gg

4 months

Leggendo i nuovi post negli ultimi tempi mi sono accorto che metà sono AI-gen. Non sono assolutamente un detrattore dell’intelligenza artificiale: è un potentissimo strumento che deve essere soggiogato per permettere/accelerare l’automazione che tanto desideriamo per liberarci dal lavoro salariato in tanti ambiti … ma abbiamo bisogno dell’IA per pensare al futuro che vogliamo costruire? Abbiamo bisogno dell’IA per dipingere orizzonti desiderabili? Il confine è labile, ma credo che in molti casi sia lampante che l’utilizzo non sia utile ma solo un ulteriore binario all’interno del quale ci confiniamo anche per pensare.

Abbiamo anche preso posizione (ed ho apprezzato molto) dicendo che sul sito non metteremo foto fatte con l’IA, ma credo sia peggio utilizzarla per pensare (non mi riferisco alla potenza di calcolo sfruttata per declinare in maniera tecnica alcune visioni ovviamente, ambito in cui l’IA può aiutare) che per fare foto calzanti con quel che metteremo sul sito …

[ disclaimer: questo discorso nulla ha a che fare con l'IA nell'arte, che meriterebbe un discorso completamente a parte rispetto ad ogni altro utilizzo dell'IA a mio avviso ]

  • Aggiungo un brevissimo estratto di FALC di Aaron Bastani:

    A green politics of ecology without a red politics of shared wealth will fail to command popular support. Conversely, the promise of red plenty based on fossil fuels and resource scarcity will fall victim to climate breakdown, leaving the world’s poor exposed to devastation like never before. Which is why the only politics fit to fight climate change is the demand for FALC – driven by the impulse to lead fuller, expanded lives, not diminished ones.

  • Utilizzare l’idrogeno come unico vettore energetico e produrlo solo con energie rinnovabili chiama in causa un altro fondamentale concetto che fin’ora si è ignorato e che troppo spesso si dribbla: la densità energetica. Abbiamo una prospettiva di quanto spazio/volume costerebbe basare il proprio mix su energia solare e rinunciare alle fonti energetiche ad altissisma densità energetica (nucleare in primis e a seguire i conbustibili fossili) ? Significa rinunciare a sterminate praterie (modificando anche, tra l’altro, il rapporto ombra/luce su di esse, cosa che impatta su flora e fauna), abbiamo una idea dei numeri e delle conseguenze?

    Per quanto riguarda la percezione culturale del nucleare, pensavo che da gruppo accelerazionista e positivo potessimo avere nei nostri obbiettivi anche lavorare per scardinare pregiudizi infondati attraverso la sensibilizzazione, la cultura, lo studio, la divulgazione, anzichè lasciare che le vere scorie, quelle lasciate da decenni di propaganda con salde fondamenta in racconti distorti legati a disastri nucleari di Chernobyl (link 1 / link 2 / link 3 / link 4 / link 5 / link 6 ) e Fukushima (link 1, link 2). Vogliamo abdicare alla possibilità di rovesciare il racconto di chi ha fatto i suoi interessi (multinazionali dle petrolio) nel distorcere la percezione del nucleare? ogni nuovo sondaggio in italia da in forte crescita negli ultimi anni le persone a favore del ncuelare, e l’anno scorso se non erro abbiamo passtao i 50% di popolazione che si dice favorevole. siamo così ambiziosi da voler scardinare il capitalismo e non siamo ambiziosi nel voler fare divulgazione e rovesciare un paradigma così terribile? Lascio questa odmanda aperta a tutti. Io per primo, 10 anni fa, mi dichiaravo contrario. Penso sia impossibile però esserlo (a meno di interessi) dopo che la materia si studia in maniera rigorosa.

  • 5 months

    Partendo da questo tuo elenco di consigli, in particolare dagli artisti che hai suggerito che mi piacciono di + (uno su tutti Tipper, dannatamente forte), ho creato una playlist che sto nutrendo con i consigli algoritmici di spotify + calzanti e che mi piacciono. l’idea è di cacciarla in play con smart shuffle così da prendere altri trip acidi similari e aggiungerli a cannone. sto scoprendo perle davvero di valore, thx a lot

  • Parteciperei con grande entusiasmo, e sono felice si apra un dibattito sincero e aperto. Cercando di rispondere nel merito di alcuni punti in ordine casuale:

    • Le fonti rinnovabili, non al pari delle energie fossili ovviamente, sono in realtà un problema di instabilità geopolitica + del nucleare, parecchio + del nucleare; le materie prime (per tecnologie e sistemi di accumulo al litio) non sono equamente distribuite sul suolo terrestre, ma concentrate in paesi che hanno fatto infatti della filiera delle terre rare e di alcuni minerali chiave un grande business. Se queste potenze (vedi la Cina) decidono che non è + un business strategico fornirci queste tecnologie/materie prime, adios … diversa è la questione Uranio, molto diversa …

    • “è futuribile” in che senso? la Francia ha emesso 24 g di CO2 equivalente per kilowattora nelle ultime 24 ore (ed è così da anni) coprendo il 74,76% del proprio fabbisogno elettrico con energia nucleare (e abbassando anche quello dei paesi vicini vendendone in quantita abnormi); La Germania invece ha scelto di rinunciare all’energia nucleare e, investendo copiosamente sul fotovoltaico, si ritrova ora mentre scrivo con una emissione di 425 g CO2 eq/KWh, e notasi che la Germania ha una capacità installata di fotovoltaico di 101 GW, mentre scrivo ne sta usando appena il 20%; installare fotovoltaico (o eolico, che in germania ora sta coprendo appena il 2,95% della domanda energetica, e la Germania dispone di 57 GW installati eh …) in enorme quantità, se non si dispone di sistemi di accumulo adeguati, non serve a nulla, perchè il capacity factor delle rinnovabili è troppo basso, imprevedibile e di conseguenza inadeguato a coprire il carico di base (e infatti in questo istante la Germania sta bruciando carbone come non ci fosse un domani…literally)

    • Non basta che l’idrogeno sia l’elemento più diffuso perchè possa diventare il vettore energetico di tutto il mix energetico, ma investimenti che allora si che definirei futuribili ora, molto più che il nucleare. far crescere la filiera dell’idrogeno con la stessa velocità dell’installazione delle rinnovabili è impensabile, e l’idrogeno può essere prodotto anche da energia nucleare, e sarebbe un buon modo anche per risolvere il tuo dubbio della capillarità (che però non sussiste per il nucleare, vedi gli smr). Agganciare decine di migliaia di comunità locali basate sull’energia solare alla rete sarebbe un casino incredibile: la rete dovrebbe portare alle comunità energia ad intermittenza (quando non c’è il sole) e prenderne ad intermittenza (quando c’è il sole ma non usi quell’energia in quel momento ed accumularla sarebbe sopra le capacità tecniche). Questo vuol dire gestire picchi (negativi e positivi) di tensione non indifferenti.

    • “Se arrivasse una guerra e tagliasse in due il territorio questo porterebbe a tagliare infrastrutture a buona parte dei territori”: cavalcando considerazioni già fatte, questa argomentazione risulta un pò dubbia; il sud italia dovrebbe diventare un hub eolico-solare per poter portare l’energia che al nord non può essere prodotta con pannelli e pale. il capacity factor di queste tecnologie è immensamente + alto man mano che ci si sposta all’equatore e in zone + ventose (puglia, sardegna…)

    • " Culturalmente presenta delle avversità " invece ammetto di non averlo capito. In che senso?

    Sia chiaro: non sono contro le rinnovabili, anzi. Sono monoliticamnete contro l’idea che si possa coprire il fabbisogno energetico SOLO con rinnovabili, rinunciando a tecnologie ad alto capacity factor, è una questione tecnica. Tra queste tech, possiamo scegliere se combustibili fossili, e continuare a inquinare come draghi, oppure il nucleare.

    Mi permetto di allegare (wormhole, quindi disponibile solo 24 ore; se scade e la volete posso rimandarvela) una presentazione ppt fatta da un laureando in ingegneria elettrica per un seminario a tema nucleare a cui ho assistito, tenuto da un professore di fisica nucleare e, appunto, due laureandi molto preparati. Loro hanno utilizzato parole più chiare e dati + puntuali di me, oltre ad aver citato fonti interessanti. Possiamo discuterne molto volentieri