Anch’io ho pensato molto alla questione del partito e, dato anche dal fatto che mi sento di rappresentare l’anima più comunista e meno anarchica di questo gruppo, volevo portare la mia proposta in risposta a quella del compagno Dibi scritta nello scorso post. Ci saranno un paio di premesse secondo me fondamentali, se non ve ne frega un cazzo skippate alla parte della proposta effettiva (ve ne accorgete perchè ad un certo punto ci sono parole tutte maiuscole).
Giuro che cercherò di essere breve e mi aggancio subito a quello che commentava Efallom nel post di Dibi, ovvero che il discorso “Collettive + Repa” non vale tanto per il partito quanto più per il movimento in generale, di cui il partito è una delle tantissime componenti. Quindi forse ha senso partire da quel movimento senza il quale il partito non è nulla e da lì a ritroso fare chiarezza su ciò che può fare realmente un partito rivoluzionario come il nostro (rivoluzionario non solo perchè vogliamo una rivoluzione, ma anche perchè abbiamo l’ambizione di rivoluzionare lo strumento stesso del Partito).
Un movimento politico, al di là dell’espressione politica più egemone al suo interno, è fondamentalmente un’ecologia dinamica, ovvero un patchwork di tante singole organizzazioni (più o meno informali), di tanti strumenti (legali o illegali, violenti o non-violenti) e di relazioni più o meno stabili tra i vari gruppi che lo attraversano. Al suo interno ci sono processi di azione aggregata, quindi tante azioni dislocate sul territorio che si alimentano vicendevolmente in modo più spontaneo, e processi di azione collettiva, ovvero uno o più gruppi che pianificano interventi strategici (su qualsiasi scala, da quella locale a quella globale) per raggiungere obiettivi espliciti. Il partito è una componente di un movimento, ma non una componente qualsiasi che può interscambiarsi con qualsiasi altra collettiva. Il partito è utile a processi di azione collettiva e a triggerare la scintilla per delle possibili azioni aggregate di cui non sarà però il partito stesso ad occuparsene. Come diceva Efallom, questa è la consapevolezza che ci serve per poter anche permetterci di sperimentare molto, proprio perchè il partito non è l’intero movimento. Se invece la questione è che vogliamo fare solo azioni aggregate, allora dovremmo rimanere un collettivo e basta.
Per parafrasare Huey P. Newton, storico leader delle Black Panthers, un movimento politico ben organizzato, maturo e dinamico è un movimento capace di infliggere un danno diretto sistematico (economico, politico o mediatico) ogni volta che la politica istituzionale agisce contro gli interessi del movimento stesso. Il chè significa che un movimento maturo deve avere ben chiaro ciò che vuole e si dota di strumenti concreti, di leverage e di pratiche con cui può far “pagare le conseguenze” a tutte quelle forze sistemiche che si frappongono, a maggior ragione che parliamo di un movimento comunista come il nostro e che quindi ha praticamente quasi tutte le forze sistemiche contro.
E’ evidente che se il movimento accelerazionista/comunista che vogliamo alimentare ha le carte in regola per diventare un movimento maturo, il più ampio movimento anticapitalista in Italia non lo è, anzi: i vari gruppi formali ed informali in Italia sono l’esemplificazione di tutto ciò che Fisher e Inventare il Futuro criticano della Folk-Politics, in primis la reticenza a formulare, progettare e pianificare alternative concrete, sognanti e al contempo realistiche a questo sistema in putrefazione.
“Nelle proteste anticapitalistiche c’è una dimensione puramente spettacolare e petizionaria. Il problema che vedo in azioni simili è che non c’è nessun soggetto in grado di soddisfare le richieste di chi protesta. Immaginiamo di partecipare ad una delle ultime proteste (quella contro il G20). Immaginiamo che tutti coloro che hanno organizzato il G20 dicano che ci hanno ascoltato e sono totalmente d’accordo con noi su ogni punto. Cosa succede dopo? E’ una richiesta spettacolarizzata che secondo me non si aspetta neanche di essere ascoltata perchè se succedesse non avrebbe nessun modello alternativo da offrire. Non voglio dire che queste proteste siano state prive di valore o finte, ma penso che la sinistra abbia realmente bisogno di riflettere sul tema del fallimento. Uno degli aspetti che distinguono la destra neolib dalla sinistra radicale è che la prima è molto meno tollerante nei confronti del fallimento.” Fisher
A mio parere, il contesto in cui si inserisce il nostro partito inizia da qui, dal desiderio e dalla necessità che sentiamo di voler fare un salto di qualità, di voler battere il nemico, di non accettare un’ennesima sconfitta e soprattutto di riconoscere che in politica o ci si sporca le mani oppure non si va da nessuna parte (“la politica non si può fare con i guanti bianchi” diceva Rosa Luxemburg). Ed è questo il motivo per cui credo che il Programma, costituito a sua volta dalle Repa e dai gruppi ad-hoc, sia la priorità numero uno del progetto ed è un ottimo segnale il fatto che, fra tutte le cose che dovrà fare il Partito, almeno sul Programma partiamo in una fase già “avanzata” (sicuramente più avanzata di qualsiasi documento io abbia prodotto nei miei quasi 3 anni di militanza nei centri sociali).
Per quanto rigurarda la proposta di Dibi, io temo che le tendenze anarchiche e de-strutturaliste mostrate in quella proposta siano controproducenti per un partito politico. Su questo in particolare vi invito a leggere il breve articolo della militante femminista Jo Freeman, “La Tirannia della Mancanza di Strutture”, ma solo per citarvi alcuni pezzi
*“Lottare per un gruppo senza struttura è utile e ingannevole quanto puntare a una notizia “oggettiva”, a una scienza sociale “senza valori” o a un’economia “libera”. Un gruppo “laissez faire” è realistico quanto una società “laissez faire”; l’idea diventa una cortina fumogena per forti o fortunati che stabiliscono un’egemonia indiscussa sulle altre persone. Pertanto, l’assenza di struttura diventa un modo per mascherare il potere.”
“L’assenza di struttura viene spesso erroneamente confusa con l’assenza di gerarchia, quando in realtà forme di organizzazione non gerarchiche efficaci richiedono in realtà una grande quantità di struttura.”
“Dobbiamo trovare un punto medio tra l’eccessiva formalizzazione/strutturazione e la totale inefficacia”*
Vi giuro non voglio offendere Dibi e nessun’altra persona ma l’equazione “+ Strutture = + Burocrazia e Soffocamento della Spontaneità” per me significa essere ancora intrappolat* nella Folk Politics purtroppo. In generale l’ossessione per cercare di avere meno strutture possibili e il più orizzontali possibili è diventato un nuovo dogma nei nostri spazi che esclude a prescindere altre forme di potere e mi sembra che anche “Inventare il Futuro” facesse un discorso simile nella critica alla Folk-Politics. Se non partiamo da quelli che sono gli obiettivi e le funzioni che questo partito può assolvere, finiremo per dividerci automaticamente nei campi “orizzontalisti/verticalisti a prescindere” che porterebbe inevitabilmente all’implosione di questo progetto che serve come il pane in Italia.
Insomma, per concludere queste lunghe premesse, dobbiamo pretendere un’auto-organizzazione politica che sia all’altezza delle nostre ambizioni.
Date queste premesse butto giù una proposta per ora un po’ confusa di come dovrebbe strutturarsi il partito. Innanzitutto partiamo dal modello organizzativo che per me è in tutto e per tutto una versione aggiornata del Black Panthers Party. Le Black Panthers si organizzavano internamente sulla base di quelle che a loro parere erano le necessità immediate e le valutazioni strategiche del momento, non sulla base di una forma già prescritta (fosse essa orizzontale o verticale). Avevano i loro obiettivi (autodifesa, diffusione delle loro idee e lotta alla povertà dilagante nei ghetti neri) e ci agganciavano delle pratiche ben strutturate per far fronte a queste sfide (ministero dell’autodifesa armata, ministero dell’informazione e i programmi popolari di welfare autogestiti come il “free breakfast program”).
Dunque seguendo questo semplice ma importante passo, la proposta è divisa in
OBIETTIVI: Elenco degli obiettivi prioritari che vuole darsi il partito sulla base delle questioni emerse dalle discussioni collettive
STRUMENTI E FUNZIONI: Elementi organizzativi imprescindibili per il mantenimento del partito e per il raggiungimento degli OBIETTIVI (che non significa che siano gli unici strumenti o che si debbano seguire sempre e comunque, ma significa che sono elementi a mio avviso necessari)
BASE DI PARTENZA REALE: Ciò che esiste già adesso internamente come risultato del lavoro del CNA e degli ultimi raduni
OBIETTIVI:
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Mettere in moto un processo di “normalizzazione” di un programma fondamentalmente di transizione al comunismo all’interno del dibattito pubblico odierno
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Arricchire sempre di più il programma e stimolare i gruppi più radicali in una corsa al rialzo su rivendicazioni e modelli alternativi al capitalismo (ad esempio che Usb parli di salario minimo a 2.000€ spacca, dobbiamo creare più cose così)
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Sbaragliare le carte della politica istituzionale
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Autodissoluzione Costruttiva => Riuscire a capire il momento più adatto per sciogliersi e come conservare gli strumenti e le lezioni imparate anche per il futuro
FUNZIONI E STRUMENTI
Funzioni e Strumenti più generali.
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Mantenimento di rapporti di cura e di relazioni interpersonali consone al nostro progetto. Strumento: Brigata Fucsia
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Processi decisionali chiari e gestione di tutte le questioni più legali/burocratiche, compresa la questione di sapere quante sono le persone realmente coinvolte nel partito e con quanta “regolarità”. Strumenti: non ne ho cazzo idea lmao, però secondo me dobbiamo avere per forza dei consigli locali e uno nazionale, nonchè un comitato esecutivo.
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Assorbimento e indirizzamento delle nuove persone che decidono di fare politica con noi, specie se arrivano in massa Strumenti: “corsi di formazione” + libri da consigliare su cui tutt* siamo d’accordo + produrre brevi contenuti che spieghino i principi fondamentali della nostra politica
Funzioni e Strumenti ad-hoc per gli Obiettivi proposti
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Obiettivo 1. Normalizzazione del Programma. Funzione: Propaganda innovativa sia in termini di quantità che qualità, che sappia sia usare la strategia “flood the media” tipica dell’estrema destra di oggi, ma anche stimolare un dibattito pubblico meno tossico. Strumenti: Progetto Editoriale/Propagandistico (per ora in fase pre-embrionale) che si occupa della parte social e della propaganda “quotidiana” + Professionalizzazione di un gruppo di persone sempre nuove pronto a difendere le nostre rivendicazioni e attaccare quelle del nemico davanti a delle telecamere (in generale capire come interagire con i media più tradizionali)
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Obiettivo 2. Tessere Relazioni al Rialzo. Strumenti: Repa + un gruppo specializzato che tesse relazioni di alleanze e affinità strategiche con le forze politiche più vicine a noi
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Obiettivo 3. Sbaragliare Politica Istituzionale. Funzione: Puntare alla conquista di un bacino elettorale (5-10%) tra persone deluse dalla sinistra (radicale e non) + individuare possibili leverage elettorali ed istituzionali per inserirci a gamba tesa tra i partiti che, pur non essendo grossi, hanno quel minimo indispensabile per rientrare nei calcoli dei partiti più grossi Strumenti: Gruppi che organizzano campagne elettorali + Gruppi ad-hoc che producono dossier e “scandali” nei confronti di altri partiti (leverage) + Gruppo che si occupa di analizzare sondaggi, dati e mettere in campo sperimentazioni per conquistare quel bacino elettorale del 5-10%
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Obiettivo 4. Autodissoluzione. Strumenti: “Corsi di formazione” militanti/teorici per le “nuove leve” (perdonatemi il linguaggio sia corporate che militare) + Archivistica e Lavoro di Memoria Istituzionale
BASE DI PARTENZA REALE:
- Rete di progettazione aperta/programma (Fase di Sviluppo Intermedia/Avanzata)
- Centro Studi Partito Capibara (Fase di Sviluppo Embrionale)
- Propaganda Kit (Fase di Sviluppo Embrionale)
- Progetto Editoriale/Mediatico (Fase di Sviluppo pre-embrionale)
Spero che sto malloppone sia abbastanza chiaro. Da qui in poi, secondo me, ci tocca capire come riuscire a svolgere queste funzioni e se i gruppi creati appositamente per facilitare il raggiungimento degli obiettivi debbano essere più o meno formali (sulla base di ciò che è meglio per raggiungere l’obiettivo, non sulla base delle nostre preferenze ideologiche)
Cosa ne pensate?



