Nell’anno 2025 (che noi, dettaglio significativo, contiamo dalla supposta nascita del supposto Cristo) non devo essere io a portare argomentazioni convincenti per dimostrare che il Dio proposto dalle religioni tutte sia un’invenzione e una bugia, la cosa è semplicemente un fatto. Mi trovo, tuttavia, nella fastidiosa posizione di dover premettere che non ho intenzione di offendere nessun credente, prima di poter affermare che l’esistenza e la diffusione, a mezzo di istituzioni (anche laiche), delle dottrine religiose, sia una costante offesa alla sensibilità e all’intelletto dell’essere umano. Una società giusta, in cui ogni forma di violenza e sopraffazione sia stata bandita, dovrebbe trattare la religione per quello che è: una fantasia, una favola da vivere come esperienza personale. Una società giusta tollera il sentimento religioso ma lavora costantemente per dissolverlo nell’oblio. Viviamo nel realismo religioso, ed è più facile immaginare la fine della società che la fine delle religioni. Immaginare un mondo nuovo significa inventare un futuro libero dalla religione.
- efallomItaliano7 months
Un po’ di tempo fa (credo prima che Aeon magazine venisse sussunto dalla Open Foundation di Soros) lessi questo articolo secondo cui il dio delle scritture è letteralmente il patriarcato:
https://aeon.co/essays/how-monotheists-modelled-god-on-a-harem-keeping-alpha-male
- XenodibiItaliano7 months
Madonna se è così!! Letteralmente il dio della monarchia, unico dio che governa su tuttɜ, dio del dominio patriarcale, maschio, padre, vendicatore, giudicatore, che può tutto e decide su tutto, manco il Leviatano di Hobbes
- Eye_WatchItaliano7 months
Grazie per il link! L’articolo è molto interessante e mi trova completamente d’accordo. Ancora una volta il superamento e la distruzione del patriarcato si mostra come l’unica chiave per scardinare la società malata, come la base di partenza per poter pensare a un futuro sano e giusto per tutte e tutti. Chiamiamoci partito intersezionalista!
Quattro DueItaliano
7 monthsLe religioni più diffuse sono sistemi politici di potere e controllo. Tutte.
La spiritualità è un’esperienza che accompagna l’essere umano da molto tempo, anche se - al di là del poterlo immaginare - difficilmente potremmo esperire la spiritualità dei gruppi umani vissuti 2 milioni di anni fa, per quanto si possa tentare.
Seppur alcune esperienze emancipatorie e di autodeterminazione abbiano caratteristiche religiose (spesso, identitarie), l’orizzonte del pieno godimento deve essere liberato da qualunque gerarchia, che sia sociale, individuale (mentale e fisica), immateriale, ecc; dunque, libero dalle religioni.
Quindi, che fare? Possiamo appropriarci/reinventare i riti e le immagini delle religioni per accedere alla parte meno razionale del desiderio? In questo scenario, qualsiasi religione dovrebbe naturalmente estinguersi, dissolversi. Ed ecco che, anche in questo campo, va immaginato un futuro; un futuro dove le religioni confluiscano in un unico movimento del tutto perdendo centralità e potenza, liberando la morale e “la legge” e facendoci riscoprire la dimensione psichedelica della spiritualità.
Penso.
CaesiusItaliano
7 monthsHo scritto varie argomentazioni contro l’esistenza di dio (in un trattato per la liberazione dell’essere umano) portando paradossi elencati con le lettere da A ad O, quindi sono più che d’accordo
- efallomItaliano7 months
Personalmente trovo che la questione dell’esistenza di dio sia un esempio lampante della decadenza della civiltà occidentale, non a caso siamo l’unica ad averla messa in discussione. Ci infervoriamo a difendere una o l’altra tesi senza domandarci prima “cosa è dio?”.
Dimostrare o confutare l’esistenza di qualcosa la cui identità non è stata opportunamente definita è un esercizio intellettualmente sterile, buono per fare propaganda o per guadagnarsi la simpatia di chi comunque la pensa già come noi.
Se vogliamo davvero aprirci senza alcuna discriminazione, dobbiamo essere prontə ad ascoltare con serietà anche chi viene da percorsi e visioni del mondo completamente diversi dai nostri.
Al netto di tutto, trovo molto interessante quello che scrive Jung in Aion, relativamente al rapporto dell’occidente (cattolico o protestante) con i simboli sacri.
Ovvero, che cercando di applicare lo strumento della razionalità per interpretare esperienze e concetti che non sono razionali. I simboli finiscono per perdere il loro potere che è intrinsecamente irrazionale, cioè legato all’emotività e all’intuito.
- Eye_WatchItaliano7 months
Non capisco bene cosa intendi dire rispetto alla decadenza della civiltà occidentale in relazione al discutere l’esistenza di Dio, e comunque non sono convinto che sia la sola società occidentale a interrogarsi sulla divinità: credo che sia qualcosa di profondamente legato alla dimensione umana personale, e affermare di sapere cosa mettono o non mettono in discussione le “altre” civiltà (cioè chi viene da visioni del mondo completamente diverse dalla nostra, come hai tu stesso scritto) sia una presa di posizione tanto netta da escludere la complessità di cui ogni società è espressione. Ma, al netto di questo, hai centrato il nucleo del problema: il Dio a cui mi riferisco è quello proposto dalle religioni abramitiche, che forniscono una definizione precisa di cosa sia, di cosa possa fare, e di cosa esiga da te il Dio che ti vendono, un Dio a forma di uomo, con desideri, scopi ed esigenze, con cui puoi entrare in relazione solo seguendo i dettami della “Vera Religione”; questo “Dio” non è mai un’entità, anche generatrice, che, per la nostra comprensione della realtà, non riusciamo (ancora?) a conoscere veramente, né dal punto di vista meccanico né da quello teleologico (ammesso e non concesso che esista un perché al nostro universo), non è una specie di Madre creatrice, né l’universo è, per dire, un utero in cui, con quello che noi definiamo Big Bang, il seme della vita è stato eiaculato da qualcos’altro ancora, così astratto da non dover rispondere alle leggi della fisica e della biologia o da superarle completamente, fuori dalla nozione di tempo e spazio… no, QUEL DIO, il Dio di Abramo, è solo QUELLO, e ha bisogno di imporre i suoi dettami su tutto il genere umano. Quello che vuole Dio te lo spiegano i Sacredoti (che sono i “traduttori” della parola di Dio, scritta da lui stesso affinché questi la diffondano tra gli esseri umani), ed esistono Dogmi (volere di Dio secondo la traduzione dei sacerdoti) che sono per natura (divina) inconfutabili. Il Dio degli ebrei, dei cristiani e dei musulmani non solo è una proiezione magica creata da uomini (maschi) di società primordiali neolitiche, completamente artificiosa e inaccettabile, ma è soprattutto un pericolosissimo strumento di coercizione. Per le persone che abbracciano una religione, chi non segue i loro dettami è un immorale, e, di volta in volta, il sacerdote di riferimento spiegherà ai propri fedeli il modo corretto per relazionarsi con questi stessi immorali, se combatterli, evangelizzarli o pregare per la loro anima, ma per un ateo o un agnostico, il tollerare che vengano considerate plausibili o accettabili visioni morali nate da fantasie magiche selezionate cherry picking da testi astrusi, confusi, contraddittori, all’occorrenza rimaneggiati, è purtroppo un insulto costante all’intelligenza umana. Avviene in ambito accademico, in ambito educativo, in ambito culturale, scientifico e relazionale, e ciò, per un ateo o un agnostico, equivale esattamente a una bestemmia, alla blasfemia. L’ateismo e l’agnosticismo devono essere militanti, proprio in ragione del fatto che le religioni, queste religioni, penetrano ogni sfera dell’esistenza e della convivenza umana e hanno il fine di imporre il proprio modello anche a chi le rifiuta, attraverso le leggi comuni, mentre l’idea di tolleranza verso la religione richiesta ai non credenti (non parlo qui del grado di tolleranza reciproca tra religioni) nelle società più libere sotto questo aspetto, ti concede di confutare le stesse religioni solo superficialmente e mai in profondità, perché, addirittura, non è accettato l’urtare la sensibilità di chi crede e basa la propria visone del mondo e della giustizia e della morale su presupposti inventati e segnatamente falsi. Ecco, appunto, che torno alla premessa iniziale: è giusto esigere che, per ammettere la liceità di un’argomentazione religiosa nell’ambito della convivenza civile e sociale, non tocca a me ateo o agnostico dimostrare l’inesistenza di qualcosa che non c’è, sei tu, credente, che devi affrontare il processo inverso, dimostrando che le tue tesi si basano su qualcosa di esistente, prima di poter imporre la tua morale sessuale, riproduttiva, gerarchica, culturale, economica e sociale alla comunità. La lotta contro questo Dio è parte di un processo intersezionale contro il patriarcato, come esplicita bene l’articolo che tu stesso ci hai condiviso (grazie!), e non dobbiamo avere paura di far allontanare le persone credenti da questa allucinazione perversa. Questo è ciò che penso io.
- efallomItaliano7 months
Innanzitutto ti ringrazio per la risposta molto dettagliata.
Forse dire che la nostra civiltà (occidentale moderna) sia stata la prima a mettere in discussione l’esistenza di dio è stato un azzardo. Lo intendevo in particolare in contrapposizione alle civiltà occidentali passate, quella medievale, classica ed arcaica.
Prima di addentrarmi in ulteriori speculazioni filosofiche, sono d’accordo che la religione sia un problema, e che chiunque si metta a tradurre per noi la parola di dio vuole solo condizionarci moralmente e, in fondo, fregarci. Ugualmente non credo che il dio delle religioni abramitiche sia lo stesso dio sulla quale speculano i teologi.
Gli gnostici, membri di una setta eretica paleocristiana, distinguevano tra “dio” (l’unità o il tutto, l’universo) e il demiurgo, una specie di incel di nome yaldabaoth che, afflitto dal dolore di non essere dio, avrebbe creato il mondo sensibile, in un epoca in cui la realtà era solo quella trascendente, al solo scopo di scaricare su altri (l’umanitá) la propria sofferenza.
La storia di yaldabaoth ha molte sovrapposizioni con la genesi delle religioni abramitiche, quella in cui un dio geloso scaccia adamo ed eva dal paradiso. Darle credito significa accettare che il dio yavè fosse un impostore, desideroso di limitare l’esperienza umana nella gratificazione e nella possibilità di fare esperienza della realtà “spirituale” e trascendente a cui per nascita avremmo diritto (nella genesi gnostica ogni essere umano contiene una particella del vero dio e il senso della vita sarebbe lasciare fare a questa particella esperienza della vita terrena prima che ritorni alla divinità nella realtà trascendente con questa consapevolezza in più).
L’idea che per nascita abbiamo diritto a qualcosa in più di quello che il presente (realismo capitalita) offre, e che lo scopo della vita sia conquistarlo, mi sembra molto rivoluzionaria.
Per questo motivo, ho delle riserve sul concetto di ateismo militante. Credo che interpretare l’identità di dio, e poi accettarne l’esistenza non sia una questione intellettuale, ma di sensibilità.
Se una persona percepisce nel proprio vissuto la presenza di un qualcosa che non sa spiegare con la ragione, e che sembra essere al di fuori del tempo e dello spazio e di ogni cosa sensibile, credo che sarebbe interessantissimo ascoltarla attentamente per capire meglio quello che prova, non per contestarla, ma per cercare di provare qualcosa di simile. Sicuramente, non potrà dimostrare razionalmente ció che è la sua esperienza personale, come unə vedente non puó dimostrare a unə ciecə l’esistenza dei colori.
Per altri “dio” puó essere semplicemente l’insieme delle leggi della natura, la gravitazione universale, la fluidodinamica, la termodinamica e tutte le altre leggi che regolano l’universo e che ci hanno permesso, in questo preciso istante di essere vivi su questo pianeta. In questo senso, viene facile dimostrarne l’esistenza, ci hanno già pensato Keplero, Newton e gli altri scienziati.
Dopo aver scritto tutte queste chiacchiere, penso che più che di ateismo militante, avremmo bisogno di un teismo militante. Lasciare ad ogni persona decidere cosa è dio, è come conoscerlə e farne esperienza nel quotidiano, significa aprire a tuttə le porte di una realtà che non solo trascende il capitalismo, ma trascende proprio il concetto materialista di spazio-tempo. È un modo per liberare l’esperienza umana dal giogo della razionalità, ed eventualmente fare direttamente esperienza dell’infinito e dell’eterno.
Dico questo, perchè lə antichə lo facevano. Non mettevano in discussione l’esistenza di dio, perchè per loro, l’esistenza di dio non era una cosa da dimostrare, semplicemente la si percepiva, come il sorgere del sole e l’alternarsi delle stagioni (fenomeni a cui lə antichə grechə attribuivano carattere divino, con le figure di Apollo e Demetra). Imparavano la teoria, si purificavano dai vizi (concetto estremamente radicale al tempo del consumismo) e poi facevano grandi rituali allucinogeni in cui qualcunə più espertə di loro lə guidava in un viaggio nel proprio inconscio, alla scoperta di tutto ció che la ragione non riesce a spiegare. Lə indiəs della foresta amazzonica lo fanno ancora oggi.
Per questi motivi sono convinto che accettare l’esistenza di una divinitá di cui è possibile fare esperienza diretta, sia un posizionamento estremamente rivoluzionario. Significa riconquistare al realismo capitalista intere dimensioni dell’esperienza umana che ci vengono precluse perchè non monetizzabili (a meno che non le si corrompa tramite le religioni organizzate, ma è sempre la storia di yaldabaoth), e che si trovano al di fuori della matrice tridimensionale alla quale possiamo accedere per mezzo dei sensi e della ragione.
Se non avessi scritto abbastanza, lascio qui altre ore di chiacchiere su un tema tangenzialmente collegato a questo: https://youtu.be/0tEYCP8OzII
CaesiusItaliano
7 monthsAhem… un cieco non potrà vedere i colori, ma può favilnente verificare la loro esistenza in base all’assorbimento di determinate lunghezze d’onda luminose da parte del materiale… Su quali lunghezze d’onda viaggia questo dio per rendersi misurabile come i colori?
- efallomItaliano7 months
Occhio a non confondere i fenomeni ottici con l’esperienza di vedere i colori. È come dire che il significato di una parola è la stessa cosa delle lettere che la compongono, o dell’inchiostro con cui è sceitta.
CaesiusItaliano
7 monthsVero, ma tu avevi detto che non si può provare l’esistenza dei colori a un cieco. Io ho solo detto che gli si può dimostrare esistano, la sua esperienza soggettiva dei colori poi è un’altra cosa
- OrbitaSXItaliano7 months
Volevo lasciarvi un super video di plasticpills sul perchè non si può sfuggire alla religione, soprattutto l’esempio di come l’“occhio per occhio” regoli moltissime interazioni (ad esempio una persona che ruba un parcheggio fa sentire in diritto di urlargli contro/insultarlo, nonostante sia a sua volta una rottura delle regole). la tesi del video è che “la religione sia mooolto più vecchia di dio”


