Il Political Compass è stato pensato all’inizio del secolo corrente come strumento di analisi delle idee politiche. La sua tesi fondante è la divisione delle politiche economiche da quelle “sociali”.

Stando agli autori, non si può parlare di destra e sinistra in genere, si può parlare di destra e sinistra economica, ponendo il “collettivismo” a sinistra e il neoliberismo a destra, e si può parlare di politiche sociali autoritarie e liberali.

Ho due problemi con questo approccio:

  • Riduce eccessivamente la divulgazione delle idee dietro ai progetti politici
  • Risulta distante dalle reali conseguenze delle politiche economiche

Nel Political Compass è plausibile avere idee politiche neoliberali, di assenza di interferenza al naturale funzionamento dei mercati, e al tempo stesso socialmente liberali, ossia che favoriscano la libertà di opinione e associazione. Non si nota che il mercato incontrollato è necessariamente non libero, perché annichilisce nei monopoli, che includono il monopolio della stampa e la lotta alle organizzazioni sindacali.

Al tempo stesso il Political Compass pone sullo stesso piano economico lo Stato Autoritario che pianifica tutto, e la distribuzione completa di potere attraverso forme di anarchia, come se la differenza tra loro stesse solo nella libertà di stampa o di costume.

Ecco perché propongo una nuova bussola ad uso dei rivoluzionari, costruita su un’asse unico: la distribuzione della ricchezza e del potere.

Gli estremi sono necessariamente l’anarco-comunismo, in caso di distribuzione completa, e l’oligarchia gerarchica, in caso di accentramento completo.

Questa è una vera bussola perché pone la nostra condizione attuale al centro relativo (non matematico), ossia la social-democrazia, o democrazia liberale, in cui i monopoli privati coesistono con uno Stato che risponde alle persone secondo un principio universale, 1 vale 1, e che regola la produzione per fare da argine agli eccessi.

La forma suggerisce che le strade verso l’uno o l’altro estremo sono tante, non due semplici dimensioni, ma infinite modalità di organizzare la società in base al livello di distribuzione.

A sinistra ho inserito due delle idee più comuni, ossia il Comunismo di Lusso basato su automazione e post-scarsità, e la democratizzazione della produzione dei beni e servizi essenziali. A destra, il fine ultimo del neoliberalismo, ossia il mercato monopolizzato in ogni settore, e l’anarco-capitalismo, che vedo come incapacità dello Stato di tenere il monopolio della forza, con magnati che hanno la loro struttura gerarchica e militare attorno e che competono per il trono mangiandosi territori a vicenda.

Questi sono solo esempi, ciò che conta realmente è la distribuzione, come la società si organizza è puramente una questione di cultura, caso.

L’obiettivo è rompere la favola che un mercato monopolizzato possa produrre una pluralità di opinioni, o che uno statalismo centrale corrisponda necessariamente ad un controllo democratico delle risorse.

Sulla mappa alcuni esempi. Sono consapevole che la mia lettura sia parziale su questo, per esempio sul Messico potrei stare sopravvalutando il potere del narcotraffico rispetto ai monopoli capitalisti.

E tu? Le tue idee politiche possono essere rappresentate in questo grafico?