la destra contemporanea dei paesi più “civilizzati” sembra muoversi inconsapevolmente lungo linee R/acc, mentre le sinistre continuano a inseguire una destra del secolo scorso, senza rendersi conto che quella destra ormai non esiste più così. Per recuperare, la sinistra dovrebbe finalmente rivendicare la propria posizione L/acc, invece di restare intrappolata in contrapposizioni anacronistiche. Ma qui emerge subito una tensione: il L/acc italiano ha trovato un terreno fertile nel solarpunk, ne ha fatto proprio l’immaginario, integrandolo con i suoi obiettivi. Questo crea una forza simbolica potente, ma lascia aperta la frattura tra estetica comunitaria e radicamento locale da una parte, e infrastruttura tecnologica globale dall’altra. La destra invece, adottando Illuminismo oscuro e cyberpunk, sembra più coerente nella costruzione di un immaginario tecnologico autoritario. Il solarpunk da solo non basta: resta un’utopia estetica se non riesce a influire sulla struttura reale del potere e della tecnologia. La tensione può essere attenuata dal comsolocalismo: “pensa globale, agisci locale”. Qui la sinistra può trovare un equilibrio, mantenendo coordinamento e conoscenza globale, ma agendo su scala locale e modulare. È una soluzione reticolare, che distribuisce la tensione invece di eliminarla, ma il nodo resta: nei settori strategici ad alta concentrazione tecnologica — chip, AI, biotech — la decentralizzazione locale da sola non basta, perché la scala tecnica impone concentrazione e infrastrutture immense. Ed è qui che entrano le cooperative sociali. Se organizzate come nodi di una rete globale, possono partecipare anche ai settori pesanti senza rinunciare al radicamento locale: producono tecnologia modulare, condividono conoscenza, sviluppano standard comuni e creano una resilienza diffusa. Non sostituiscono del tutto i nodi strategici, ma permettono di distribuirne l’influenza, trasformando il comsolocalismo in un modello operativo concreto: un ponte tra immaginario solarpunk, strategia L/acc e gestione reale delle infrastrutture critiche, dove coordinamento globale e autonomia locale diventano due facce della stessa rete.