la destra contemporanea dei paesi più “civilizzati” sembra muoversi inconsapevolmente lungo linee R/acc, mentre le sinistre continuano a inseguire una destra del secolo scorso, senza rendersi conto che quella destra ormai non esiste più così. Per recuperare, la sinistra dovrebbe finalmente rivendicare la propria posizione L/acc, invece di restare intrappolata in contrapposizioni anacronistiche. Ma qui emerge subito una tensione: il L/acc italiano ha trovato un terreno fertile nel solarpunk, ne ha fatto proprio l’immaginario, integrandolo con i suoi obiettivi. Questo crea una forza simbolica potente, ma lascia aperta la frattura tra estetica comunitaria e radicamento locale da una parte, e infrastruttura tecnologica globale dall’altra. La destra invece, adottando Illuminismo oscuro e cyberpunk, sembra più coerente nella costruzione di un immaginario tecnologico autoritario. Il solarpunk da solo non basta: resta un’utopia estetica se non riesce a influire sulla struttura reale del potere e della tecnologia. La tensione può essere attenuata dal comsolocalismo: “pensa globale, agisci locale”. Qui la sinistra può trovare un equilibrio, mantenendo coordinamento e conoscenza globale, ma agendo su scala locale e modulare. È una soluzione reticolare, che distribuisce la tensione invece di eliminarla, ma il nodo resta: nei settori strategici ad alta concentrazione tecnologica — chip, AI, biotech — la decentralizzazione locale da sola non basta, perché la scala tecnica impone concentrazione e infrastrutture immense. Ed è qui che entrano le cooperative sociali. Se organizzate come nodi di una rete globale, possono partecipare anche ai settori pesanti senza rinunciare al radicamento locale: producono tecnologia modulare, condividono conoscenza, sviluppano standard comuni e creano una resilienza diffusa. Non sostituiscono del tutto i nodi strategici, ma permettono di distribuirne l’influenza, trasformando il comsolocalismo in un modello operativo concreto: un ponte tra immaginario solarpunk, strategia L/acc e gestione reale delle infrastrutture critiche, dove coordinamento globale e autonomia locale diventano due facce della stessa rete.
- XenodibiItaliano5 months
Che gaso sto post!! Sono assolutamente d’accordo con tutto. Secondo me il solarpunk è molto U/ACC (e quindi anarchico, commons, decentrato, deterritorializzato, etc.) e ho il sospetto che il legame tra L/ACC e solarpunk sia una roba tutta italiana (tutta nostra) laddove infatti l’accel italiano è una commistione tra L/ACC e U/ACC. E appunto sono stra d’accordo con quello che hai scritto perché secondo me il modo più L/ACC di ripensare il solarpunk (cioè di farlo scalare fino a farlo diventare una proposta struttrale) è proprio il cosmolocalismo!!
Anni fa traducemmo il Manifesto dei Commons: https://docs.google.com/document/d/1zgOP1p1KCLBXb-FRIN-6Iss_z-BCitBzkRLJXVpBMIE/edit?usp=drivesdk
Qua invece un video vecchio di un evento dove intervistammo Michel Bauwens, autore del manifesto e fondatore della P2P foundation: https://youtu.be/gCG9gr1g1Wk
Il sito più potente rimane però questo: https://primer.commonstransition.org/
Il top sarebbe proprio tradurre questo sito qua e trasformarlo in un libro e pubblicarlo con la nostra casa editrice, perché è una dimensione fondamentale del nostro progetto!!!
Ah e poi mi è tornato in mente quando organizzammo le elezioni iperstizionali 2022 che tra i vari xenopartiti c’era “confederalismo cosmolocalista”: questo era il trip che ci sparammo https://www.xenowiki.org/blog-it/Elezioni-Iperstizionali-22-labolizione-di-ogni-gerarchia-40.html
natItaliano
5 monthsOttima raccolta di link. Va assolutamente ripreso il discorso sui Commons, a maggior ragione se si pensa a riforme attraverso lo Stato. Fondamentale da questo punto di vista il concetto di Partner State! Permette di aprirci a una prospettiva che vada oltre al dualismo pubblico-privato.
- XenodibiItaliano5 months
Assurdo quanto tu anni fa fossi assolutamente critico del concetto di partner state e ora invece lo promuovi! Lo dico senza critiche, è bello vedere il nostro pensiero che evolve nel tempo!
natItaliano
5 monthsDipende dal punto di vista ahahah Se facciamo il Partito bisogna per forza trovare un ruolo allo Stato. Altrimenti perde di senso tutta l’operazione. E se proprio bisogna trovarlo, quello di Partner per i commons è sicuramente meglio di un socialismo centralizzato
CaesiusItaliano
5 monthsFigooo, Avevo già visto le iperstizionali elezioni 2022, mi leggerò gli articoli del sito p2p che hai linkato ;)
- deacaliItaliano5 months
È vero che attualmente “la scala tecnica impone concentrazione e infrastrutture immense” ma teniamo anche conto che nell’attuale ecosistema scientifico e tecnologico prosperano solo le idee e le soluzioni che sono in primis capaci di attrarre e remunerare i grandi capitali. Non sappiamo se un cambiamento del paradigma in senso gratuitista porterà all’emergere di nuove configurazioni fel sistema produttivo. Se pensi a come sono emerse altre tecnologie del passato come la rete delle stamperie o le associazioni di orologiai comunque son durate dal 300 al 900 sono molte le possibili modalità.
CaesiusItaliano
5 monthsSono entusiasta, nel senso che non vedo l’ora di scoprire in quali direzioni si evolverà o si sarebbe evoluta la scienza e la tecnologia senza dover sottostare a logiche di mercato!
- deacaliItaliano5 months
Se sei curioso leggiti “contro il metodo” di Feuerabend, fa un excursus di quelle idee che hanno fatto la fine del topo per motivi esogeni. Un esempio è l’affermarsi della teoria di Freud a discapito di Adler il modello di cura Adleriano era troppo veloce ed emancipante e meno monetizzabile di quello freudiano.
- deacaliItaliano5 months
So non e’ detto che poi sia il formato cooperativa sociale com’è inteso oggi. Se conosco i miei polli il primo passo sarà ripensare anche le logiche delle cooperative in ottica solarpunk dove la cura non è una attività o un servizio ma un vero e proprio presupposto del metodo operativo.



