Lo so, le due cose non sono collegate, ma sono due temi importanti di cui amerei discutere: il primo, specifico, riguarda la definizione dei requisiti necessari per vedersi concedere la cittadinanza italiana (che, per quanto mi riguarda, potrebbero ridursi alla promessa di voler vivere, votare e pagare le tasse in Italia, indipendentemente dal periodo di permanenza sul suolo italiano o dal luogo di nascita); il secondo è il nodo del concordato con la chiesa cattolica, sul quale però non mi esprimo perché, molto probabilmente, avrò presto voglia di scrivere qualcosa di più specifico sulla religione in generale…
- efallomItaliano8 months
Per come la immagino io, nell’utopia i diritti che oggi vengono dalla cittadinanza, e della quale si gode su base personale, dovrebbero essere ridefiniti in modo da valere su base territoriale. Nel senso che non è la persona ad godere dei diritti o meno a seconda della cittadinanza, bensì che sia il territorio a godere dei diritti, che quindi si applicano a chiunque si trovi in un determinato territorio.
In questo senso si puó immaginare un processo rivoluzionario che man mano che libera territori estende a l’area che gode di tali diritti, di conseguenza permettendo automaticamente di goderne a sempre più persone.
CaesiusItaliano
8 monthsSarei d’accordo sulla cittadinanza, solo se anche gli altri stati adottassero una misura simile. Infatti, penso che data l’incessante e reciproca immigrazione, nel futuro gli stati, più che differenze etniche, avranno differenze ideologiche. Questo significa che chi non è d’accordo con l’ideologia dello stato può:
- candidarsi a cambiarla -andarsene in un altro stato
Ma ciò sarebbe possibile solo se il cambio di cittadinanza fosse estremamente facile. Quindi ad oggi no, non credo che sia un bene rendere istantanea l’acquisizione di cittadinanza in un paese dove essa è ancora fortemente fondata su entia e cultura, ma che la si possa ridurre gradualmente e su un periodo motlo disteso, al pari con il progresso delle nostre altre norme sulla società. In caso contrario, credo che la misura porterebbe porterebbe solo ad altre discriminazioni e scontri che al momento vorremmo evitare…
- XenodibiItaliano8 months
In che senso la cittadinanza è fondata su etnia e cultura? La cittadinanza è lo strumento di controllo per eccellenza dallo Stato, la chiave di ingresso a ciò che lo Stato decide che tu puoi o non puoi avere. Il ricatto di essere “cittadini” per potersi riconoscere i propri diritti. La cittadinanza è anche esattamente ciò che Israele ha strappato ai palestinesi fin dal Piano Dalet, questo presunto pezzo di carta che darebbe a qualcunə (e a qualcunə no) il diritto di essere “cittadinə”. Non esiste alcuna cittadinanza del futuro perché il futuro è senza Stati, senza muri o confini, senza documenti che decretano quanto tu possa avere accesso alla società, ai tuoi diritti, o alla tu libertà di andare dove vuoi, quando vuoi, per i motivi che vuoi, dovunque nelmondo. Il nostro compito è sgretolare tutti gli istituti di dominio della società, per cui non ci saranno passaporti ne cittadinanze nell’utopia che vogliamo costruire. Quello che possiamo fare nel frattempo, man mano che gli Stati ancora esistono, è realizzare una riforma della cittadinanza che vada nella direzione del suo sgretolamento, e una modalità potrebbe proprio essere quella di renderla gratis a tuttɜ, regalando ai popoli del mondo tutti i privilegi che offre un passaporto italiano, contribuendo così alla deterritorializzazione dello schema a piramide che nel mondo separa passaporti “del primo mondo” dal resto del mondo. Non trovo motivi per cui pensare che nel futuro gli Stati sarebbero divisi ideologicamente. Fino ad oggi vedo una cultura gerarchica e di dominio (capitalista, patriarcale, specista, etc.) ovunque nel mondo, in tutti i Paesi, ed è quella che dobbiamo sconfiggere. Fino a quando non lo avremo fatto, sempre più persone in tutto il mondo - e un giorno anche a noi - saremo costrettɜ ad abbandonare le nostre terre e le nostre comunità per migrare in posti dove il sistema avrà più potere per dominarci, perseguitarci o chiuderci in galera. Al contrario, io invece sogno un futuro comunista di lusso e libero in tutto il mondo, senza Stati o confini, dove tuttɜ migriamo in abbondanza ovunque e ci godiamo la vita insieme, girovagando allegramente in tutti gli angoli del pianeta e incontrando persone diverse che amano le terre e le comunità in cui hanno deciso di stare, senza documenti, carte, pass o targhe colorate. In questo Futuro i passaporti li useremo per farci delle barchette di carta.
CaesiusItaliano
8 monthsNel senso che attualmente è ancora considerata così dalla maggioranza delle persone, infatti per ottenere una cittadinanza bisogna dimostrare di saper parlare la lingua e conoscere la cultura di quello stato (e riuscire a superare il lungo iter…). Abolendo gli stati come dici tu però, verrebbe ad esistere una sola ideologia dominante, se qualcuno non è d’accordo con tutti gli altri cosa può fare? L’umano è fallibile ed ognuno ragiona in modo diverso, dunque non esisterà mai un’ideologia perfetta. Grazie alla cittadinanza (in un mondo dove sia facile da ottenere) se non sono d’accordo con le regole della mia società, posso decidere se provare a cambiare le regole, oppure andarmene e cambiare società. L’abolizione delle cittadinanza ucciderebbe la possibilità d’esistenza di alternative alla, per quanto desiderabile, idea di società che vogliamo fondare.
- XenodibiItaliano8 months
Ma la nostra non è un’ideologia specifica al pari delle altre: è l’ideologia della libertà. Un luogo e un tempo in cui tuttɜ sono liberɜ di soddisfare i propri desideri, nella cura comune. Razzismo e anarchismo non sono equiparabili, non sono ideologie diverse sullo stesso piano: sono uno le catene dell’altro, e il secondo la liberazione delle catene del primo. La nostra utopia è cura senza confini, libertà di tutti i desideri di esprimersi, costruzione di autorealizzazione personale e collettiva insieme, nessunə avrà mai più fame né sarà costrettə ad alcun dominio. È un nuovo stadio dell’evoluzione umana, una nuova umanità, un nuovo antropos. È uno stadio più avanti nella storia, dove la cittadinanza varrà come l’affitto oggi o le guerre, o come la schiavitù romana di ieri. Si tratta, proprio, di un’ideologia “perfetta”, anche se potremmo dire xeno-perfetta, sempre in movimento verso il suo perenne miglioramento. Se qualcunə non sarà d’accordo con le regole sociali, cambieremo la società, ma sempre in meglio: sempre nella direzione dell’anarchia (= dell’abolizione di tutti i domini), della libertà e del godimento, della cura comune.
- Eye_WatchItaliano8 months
Capisco il ragionamento, ma ciò che non ho sottolineato nel mio post, e che mi rendo conto avrei dovuto evidenziare, è l’adesione al dettato costituzionale di quello stato (l’Italia) per cui stai chiedendo la piena cittadinanza. Quello che intendo quando parlo di volontà di vivere, votare e contribuire, è proprio la scelta volontaria di aderire al patto sociale sancito dalla nostra costituzione da cui la struttura dello stato discende (o meglio dovrebbe discendere). Questo è un punto cruciale, perché immaginando la cittadinanza del futuro, in questo spazio in cui ci dedichiamo a questo esercizio profetico, io immagino un Italia in cui, nell’assoluto rispetto dei principi cardine della nostra costituzione (e qui, importante sottolinearlo, sto parlando della nostra costituzione attuale, comprensiva di quelle riforme che hanno contribuito alla sua reale attuazione, cioè l’istituzione della corte costituzionale, del consiglio superiore della magistratura, lo statuto dei lavoratori, il servizio sanitario nazionale, l’istituzione di regioni e provincie, la riforma della scuola media, il referendum, il divorzio, l’aborto, l’abolizione della leva obbligatoria… tutte cose che sono arrivate con fatica ma che esistono - o sono esistite fino a qualche tempo fa - in ragione del dettato costituzionale), immagino, dicevo, che in quest’Italia, l’unico motivo per cui qualcuno chieda di ottenerne la cittadinanza, è proprio quello di beneficiare di questa condizione che privilegia la giustizia sociale e i diritti civili di tutti i cittadini di fronte al potere del capitale e del capo assoluto e che esclude a priori la scelta della guerra. In un Italia così, aggiungo col sistema elettorale proporzionale precedente alle riforme maggioritarie, la costituzione avrebbe solidissime basi per difendersi dagli attacchi di chi entrasse come cittadino solamente per disfarsene… Fatta questa lunga premessa, ti rispondo motivando la mia riflessione sulla concessione della cittadinanza con un esempio pratico che mi nasce dall’esperienza della pandemia di covid: un immigrato senza diritti, un invisibile, malato di una malattia facilmente trasmissibile, non avendo diritto alle cure sanitarie gratuite, non si cura e può contagiare un numero imprecisato di altri cittadini, con le conseguenze che puoi immaginare. A livello etico e ideologico, nell’Italia che immagino io, siamo tutti cittadini, questo è il punto.
CaesiusItaliano
8 monthsCapisco pienamente la necessità di riforma simultanee, in quanto l’intervento deve essere intersezionale in modo assoluto. Però, per la comunicazione esterna, conviene usare come nostri punti di forza le riforme che possono più toccare il cuore della gente, ossia quelle nel campo economico che il centro sinistra tradizionale ha a lungo tradito. E nel mentre mettiamo in atto anche le altre riforme, dico solo i molti non verranno mai a conoscenza del nostro intero progetto e perciò è molto importante veicolare le giuste informazioni nella propaganda.
Se ci candidiamo e le prime nostre riforme di cui il mondo viene a consocienza sono cittadinanza e carcere, nessuno verrà mai a votarci. Se invece ci presentiamo come coloro che vogliono la gratuità e la diminuzione consistente del lavoro (e che nel mentre riformeremo carcere e altri settori) allora avremo molte più possibilità nei confronti dell’uditore medio.

