MEMETISMO
Purtoppo, o per fortuna, le cose stavano davvero accelerando. L’idea che l’energia avesse già cominciato a materializzarsi, a tramutarsi in densità e massa, avviando così quel processo generativo che in sé prometteva, addirittura prefigurava, per una ferrea logica di causalità, l’emergere dell’agognata attrazione gravitazionale, sembrava aver dato vita, come primo effetto, ad un imprevisto senso di disorientamento, diffuso soprattutto tra quelli e quelle che, nella comunità, si prendevano cura dell’organizzazione; l’articolo e l’intervista erano arrivati così, come tutto il resto d’altronde, radunando persone e pensieri intorno al focolare della cura, in un cerchio mobile, liquido, in cui nessuno occupava una posizione fissa, ma tutte e tutti si muovevano attorno al nucleo aggregatore, gravitavano appunto, e in questo flusso ognuno attraversava lo spazio di tutte le altre compagne, rendendo così viva la comunità, ma, al tempo stesso, escludendo, di fatto, la possibilità di fissare un diagramma coerente del Nuovo Sistema, o una mappa della nuova Ecologia.
La paura era che il processo che aveva generato e alimentato la comunità fino a quel momento andasse perfezionato, definito, prima che fosse possibile estenderlo e applicarlo al di fuori della comunità stessa, prima di poterlo iniettare nelle vene del Sistema. Com’era possibile mantenere la coerenza che, fino a quel momento era stata la costante propulsiva dell’emergere della comunità, una volta abbandonato il suo stesso confine? E com’era possibile farlo, continuando ad eleggere la vocazione all’apertura, la natura inclusiva e includente dell’Organismo, a metodologia sostanziale?
Questa era la domanda, sia che provenisse da chi vedeva la necessità di organizzare ruoli definiti in connessione funzionale, sia che provenisse da chi vedeva un pericolo nell’aggregare energia intorno a un condensatore più potente degli altri.
Questo ci si chiedeva, posti innanzi al fatto che il succedere degli eventi, nonostante fosse il frutto del materializzarsi del nuovo sentire, stava viaggiando, rispetto a quest’ultimo, ad una velocità doppia se non tripla. La prassi stava scavalcando la teoria.
Caesius https://www.youtube.com/watch?v=g4Fwt8dwR48
WESA REAGISCE AL PARTITO CAPIBARA Minutaggio 1.24.40
PICCO DELLA REACTION: WESA GRATUITISTA Minutaggio 1.30.18
In fin dei conti il Sito era ancora un’iperstizione, stava prendendo forma, sì, ma di fatto non c’era, così come il piano per raccogliere le 120k firme, la riorganizzazione del dominio e l’ingresso nel Fediverso dell’istanza di Lemmy; le REPA erano in stallo, mentre il Gratuitismo continuava ad avere una sottolineatura rossa e ondulata in tutti gli editor, come a evidenziarne la dimensione ancora vaga e onirica. Quanto al logo del Partito, be’, quello era una vera e propria chimera, un oggetto quantistico della cui funzione d’onda si ignorassero i parametri da misurare: disegnato, generato, astratto, simbolico, cute, aggressivo, acido, iconico, universale, esoterico, situazionista più che un’immagine statica una gif animata, un loop insensibile al click del mouse, una funzione d’onda immune al collasso.
Perciò il disorientamento.
Eppure, quando adesso riguardo il video, mi rendo conto che tutto, già allora, era perfetto. La nostra finestra di Overton si era ormai spostata, e che si spostasse anche quella delle sopravviventi al Sistema era solo questione di tempo. Non esistevano già più gli Sciacalli di cui il Sistema si era servito fino al “giorno prima”. Quelle putride escrescenze dell’organismo infetto, alla luce ardente del nostro focolare, si svelavano per ciò che erano: corpi drogati da una realtà apparente, offerta loro dai mille specchi con cui il Sistema stesso, solerte, provvedeva a deformare la percezione della realtà di chiunque gli fosse funzionale. Corpi dalle menti assuefatte, persi nell’abbacinante caleidoscopio di illusioni prodotto dai frammenti di quei mille specchi ormai in frantumi.
Loro, gli Sciacalli, non erano affatto cambiati: continuavano a prestare servizio come sentinelle del Sistema perpetuando le stesse tecniche di sempre, perfettamente inconsapevoli che la nuova Ecologia aveva già trovato loro una diversa funzione. E infatti, a loro stessa insaputa, stavano già lavorando per dare forma all’Iperstizione, e, dopotutto, erano corpi e menti da soccorrere, non erano l’Infezione.
Quando guardai il video per la prima volta non capivo chi fossero i due tipi, se fossero sciacalli o carne per sciacalli, all’epoca frequentavo YouTube per altre cose, perciò, sulle prime, non capii cosa intendesse questo Wesa definendo “gag” la famosa frase, se si schernisse di chi ingenuamente pensa che sia “più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo”, oppure si stesse già gonfiando per ergersi a baluardo del Sistema, triggherato dalla potente formula. Il dubbio mi rimase per tutta la durata del video, ma in fin dei conti non era così importante saperlo, perché, adesso lo vedo bene, quello che stava succedendo è che uno dei futuri immaginati, in una delle tante call passate o in un pomeriggio al parco, si stava svolgendo sotto i nostri occhi. Un pezzo dell’iperstizione, innegabilmente, prendeva in quel momento forma: il partito memetico a lungo iperstizionato nasceva come evocato dall’ignaro Wesa.
Se ignaro che la fine del Sistema fosse meno impossibile di ciò che supponeva, oppure ignaro del senso di ciò che stava commentando, tutt’ora non si capisce, bisognerebbe conoscere lui per farsene un’idea, ma la reazione, istantaneamente innescata dalla potente frase, fu una reazione puramente estetica, e, come si trattasse di un gioco di abilità, in cui riconosci una canzone famosa dalle prime due note, Wesa, inconsapevolmente partecipe dell’Iperstizione, dava vita al partito memetico. Inconsapevole che ci fosse molto più potere di quanto supponesse nelle parole che non si era concesso il rischio di ascoltare, e inconsapevole, perciò, che il processo che portava all’emergere della nuova Ecologia passando dalla Memesi, era un processo inarrestabile che presto lo avrebbe avvolto come in un caldo stretto abbraccio.
https://drive.sinistraverso.org/s/5gXwQQfFFsLZ9Bc?openfile=true
Adesso, a ben guardare, posso rendermi conto che quello che si provava in quei giorni non era propriamente disorientamento, era una tensione energetica, la trama dell’iperstizione vibrava e attraversava il cerchio di tutte noi che ci radunavamo attorno al fuoco della cura; il Sito, l’infrastruttura, il logo, appartenevano ad un presente sospeso, a un futuro prossimo che puoi ricordare nello stesso, vivido modo, in cui ricordi un passato recente. Era come se millimetriche gallerie si scavassero nel sottosuolo preparandosi ad ospitare le radici di un nuovo organismo. Il presente si predisponeva ad accogliere il futuro in conseguenza di ciò che sarebbe stato. Erano gli stessi giorni infatti, e non è un caso, del primo incontro tra il nostro cerchio e la Venere Biomeccanica.


