TL,DR: parliamo di lotta armata.

Stamattina ero in ufficio con F. un collega incel che alla soglia dei 50 dimostra la frustrazione del proprio desiderio sessuale utilizzando il classico linguaggio maschilista da cinepanettone (virgolettato nel resto di questo post), costrigendo il proprio comportamento all’interno di pattern imposti dall’esterno (tristissima la scena in cui a una cena aziendale rifiutó di assaggiare un antipasto, delizioso, a base di cipolle sott’aceto nel timore che “le fighe non si sarebbero avvicinate”), o stilando classifiche delle colleghe suddivise per mansione e ordinate per “limonabilità”.

Quando lo ho conosciuto, la prima cosa che mi ha chiesto è stata cosa pensassi di Rose Villain (fisicamente, ha precisato).

Una volta mi raccontó che aveva fatto anni di straordinari per riuscire a comprarsi una macchina che gli avrebbe consentito di avere successo con le donne, ma che dopo 10 anni questa macchina non gli aveva fruttato nemmeno un singolo incontro erotico, causandogli grande frustrazione e (secondo me) contribuendo all’atteggiamento tossico di cui sopra. Credo che questa sia la miglior spiegazione di Deleuze e Guattari che io abbia mai ricevuto.

Insomma, stamattina parlavamo di AI e di fotografie ritoccate e di come se conosci una persona online, non potrai più sapere se questa “merita” davvero fino a quando non la avrai incontrata di persona. Ho colto la palla al balzo per sfoderare un po’ di sano accelerazionismo, e gli ho prospettato un futuro in cui, lo strumento della fotografia perderà ogni credibilità come forma di raffigurazione del reale, e le persone cominceranno a conoscersi, a sentirsi attratte e a volersi bene l’un l’altra indipendente dall’adesione proprio aspetto a determinati canoni estetici imposti dall’esterno. **Ho chiosato dicendo: magari questo ci insegnerà che tutti meritiamo di essere amati, indipendentemente dal nostro aspetto. **

Quest’ultima frase deve averlo colpito perchè mi ha fatto capire piuttosto bruscamente che non voleva continuare a parlare di questo argomento. Avevo trascurato che probabilmente egli stesso non si sentiva da parecchio tempo meritevole di amore, se mai lo si era sentito, e che quell’atteggiamento maschilista non era altro che una conseguenza di questo.

Abbiamo trascorso il resto della giornata a lavorare e nelle pause a parlare di calcio e automobili.

Più tardi, dopo aver raccontato l’accaduto a un’altra persona, mi è stato fatto notare che frasi come quella che ho usato (tuttə meritiamo di essere amatə, indipendentemente dal nostro aspetto), possono risultare molto forti per una persona che è completamente immersa nella bolla creata dal capitale attraverso i media, fatta per convincerci a misurare il nostro valore di esserə umanə in termini di like, followers, somiglianza a personaggə famosə o numero di partner sessuali.

Quella frase in particolare è stata paragonata a uno schiaffo, o ad un calcio nei coglioni.

Sebbene sul momento, abbia pensato di avere fatto del bene a F. dicendogli che merita di essere amato indipendentemente dal suo aspetto (che tutto sommato è anche ok), mi ha fatto altrettanto piacere immaginare di avergli dato un metaforico ceffone, che forse lo avrebbe tirato fuori da quell’incantesimo in cui è caduto tanti anni fa, magari guardando un episodio di Drive-in, o sfogliando maliziosamente le pagine di Postalmarket.

Tornando alla metafora dello schiaffo/calcio nei coglioni, la persona che la ha usata era genuinamente preoccupata che questo mio atteggiamento (che è stato definito estremista, e me ne compiaccio), possa aver generato in F. sentimenti o pensieri che rischiano di metterlo in crisi; in generale sono stato messo in guardia dal dire certe cose (tipo: tuttə meritiamo di essere amatə indipendentemente dal nostro aspetto ) in ufficio, perchè rischiano di farmi alienare da gruppi di persone che non condividono questo tipo di idee (spoiler: sticazzi).

Veniamo al motivo di questo post: mi stimola in particolare il fatto che ‘bombe di empatia’ come questa, sono in radicale contrapposizione con la violenza materiale (le bombe vere, ma anche le manganellate, i proiettili, etc) tipica del sistema che ci opprime, e in quanto tali ideali a neutralizzarla (inteso proprio esotericamente in termini di polarità). Ho pensato che se questo tipo di atteggiamento puó essere considerato estremista e violento, è, secondo me, il tipo di violenza che più efficacemente puó combattere il capitale in questo momento storico.

Penso questo perchè, se davvero questo atteggiamento rischiasse di mettere in crisi chi lo riceve, lo farebbe mettendo in crisi, in chi lo riceve, la stessa visione del mondo presentata dal realismo capitalista come unica possibile, andando, un pezzo alla volta, una sovrastruttura alla volta, una persona alla volta, a smantellare l’egemonia stessa del sistema capitalista.

Non è un gioco, non si puó prevedere l’esito di una tale crisi, nè le sue conseguenze sulla salute mentale di chi la attraversa. Nessuno puó sapere a priori, se la frase che scatena una crisi, possa portare quella persona a liberarsi dai condizionamenti del capitale, o a perdere completamente il controllo della propria vita, con conseguenze potenzialmente distruttive.

Tali conseguenze possono essere distruttive per l’individuo stesso (ho fatto anni di straordinari per niente, ho sprecato la mia vita, la faccio finita), o per altrə (merito di essere amato, stupro la prima che passa).

È fondamentale dunque che, nel momento in cui decidessimo di intraprendere azioni di guerriglia in questo senso, lo facessimo tenendo sempre in considerazione la cura verso le persone che le ricevono, per evitare di trasformare la fine del capitalismo in una pandemia della salute mentale; è importante farlo ora, non dopo, quando la sanità sarà libera e gratuita per tuttə.

Puó avere senso individuare obiettivi che si possano considerare pronti per essere attaccati, ovvero, si puó prevedere se in una persona, o in un gruppo di persone, l’esito della crisi che andiamo a scatenare, sarà liberatorio o distruttivo?

E se si, che ne pensiamo? Riusciamo a immaginare corsi di addestramento in ‘questa’ forma di guerriglia, che badi tanto all’efficacia delle azioni, quanto alla tutela psicologica di chi le riceve? Riusciamo a progettare veri e propri ‘attentati’ che tramite azioni e comunicazioni guidate dalla cura e fondate sull’empatia e l’amore universale possano mettere in crisi il realismo capitalista in gruppi anche numerosi di persone?

Oppure preferiamo le bombe vere? (E i proiettili, le coltellate, etc.)?

E se preferiamo le bombe vere (e i proiettili, le coltellate, etc), che iniziative possiamo intraprendere per prenderci cura di chi le riceve e tutelarne il diritto alla salute? Siamo in grado di addestrarci? Siamo capaci di progettare attentati che siano funzionali all’instaurazione di un sistema incentrato sulla cura e sull’empatia?