Ne parlavamo in privato, ci è stato fatto notare che vale la pena di parlarne in pubblico.

Quant’è bella questa parola? Da sola racchiude l’eredità di secoli di lotte, che abbiamo scelto di portare avanti in questa generazione e un futuro fantastico che aspetta solo di diventare presente per essere goduto.

Eppure, per lə troppə ancora ingabbiatə dal realismo capitalista, ma anche per tantə compagnə frustratə da tutte le battaglie perse, questa parola porta con se un pesante stigma.

Il peso di essere consideratə ə eternə perdenti della storia, quellə che con le buone ‘bello in teoria ma non funziona in pratica’ e con le cattive ‘aaaaahhhhh oddio che schifo!!!’… insomma, a tuttə sarà capitato prima o poi, di vedere un discorso di buon senso venire cassato con un lapidario “ma questo sarebbe comunismo” o “non sarai mica unə comunista” o “si vabbè, ma in urss c’erano le code per il pane”; come se bastasse un significante bistrattato a mettere in discussione la validità del suo significato.

Insomma, che ne vogliamo fare di questa bella parola? Ce la vogliamo tatuare in fronte nella speranza di restituirle agli occhi delle masse il valore salvifico che ha avuto nei secoli andati, o conservarla nei nostri cuori, confidandola sottovoce alle persone fidate, nascosta sotto strati molteplici di buon senso?

E lə nostrə capibara quando andranno all’assalto del domani brandiranno la falce e il martello, o si presenteranno con kefia e bandiera pirata, digitando al chiuso delle proprie stanze codice open source e scaricando e ridistribuendo testi di theory, praticando la cura e professando il credo dell’intersezionalitá delle lotte?

E questo sol dell’avvenire quando sorgerà, tingerà il cielo di rosso o di fucsia?

Per farla breve, abbiamo un’appuntamento con la storia, con che outfit ci vogliamo presentare?