«Vi riporto uno stralcio del mio libercolo del 1922 (Al Caffè) che ho scritto apposta per voi, persone gratuitiste del 2026. Spero possa aiutarvi a capire cosa conta, e cosa non conta più, ormai, per voi che avete visto il futuro». E.M.

[…] AMBROGIO: Ma per regolare la società come una famiglia, per organizzare e far camminare una società comunistica, ci vuole un accentramento immenso, un dispotismo di ferro, uno stato onnipossente. Figuratevi quale potenza oppressiva avrebbe un governo che disponesse di tutta la ricchezza sociale e assegnasse a ciascuno il lavoro che deve fare e la roba che può consumare!

GIORGIO: Certamente se il comunismo dovesse essere quale lo concepite voi e quale lo concepisce qualche scuola autoritaria sarebbe una cosa impossibile, o, se fosse possibile, si risolverebbe in una colossale e complicatissima tirannide, che provocherebbe poi necessariamente una grande reazione. Ma nulla di tutto questo vi è nel comunismo che vogliamo noi. Noi vogliamo il comunismo libero, anarchico, se la parola non vi offende. Vogliamo cioè che il comunismo si organizzi liberamente, dal basso all’alto, incominciando dagl’individui che si uniscono in associazioni e salendo man mano alle federazioni sempre piu complesse di associazioni, fino a stringer tutta quanta l’umanità con un patto generale di cooperazione e di solidarietà. E come liberamente si sarà costituito, così, esso comunismo, liberamente dovrà mantenersi, per la volontà degli interessati. […]

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