Due minuti per uccidere il futuro
In base a quanto emerge dai video registrati dai residenti e analizzati dagli inquirenti, sono trascorsi oltre due minuti dal momento in cui Abderrahim Fakir ha smesso di muoversi e gridare a quando è stato effettuato il primo controllo reale sulle sue condizioni respiratorie, seguito poi dai tentativi di rianimazione.
La sequenza esatta dei minuti analizzata nella registrazione evidenzia quanto segue:
- Il silenzio improvviso: Dopo circa cinque minuti continui di urla in cui Fakir gridava ripetutamente “Aiuto” e “Basta”, l’uomo è caduto improvvisamente in un totale silenzio, perdendo conoscenza a pancia in giù sull’asfalto.
- Il ritardo nel controllo: Nonostante l’immobilità, un agente ha continuato a bloccarlo per completare la legatura delle caviglie, mentre i soccorritori della Croce Rossa sono rimasti inizialmente a guardare senza intervenire direttamente sul corpo.
- La verifica e la rianimazione: Solo dopo che erano passati più di due minuti di totale silenzio e immobilità, uno dei poliziotti ha chiesto ad alta voce se l’uomo stesse ancora respirando. A quel punto il personale sanitario si è avvicinato per constatare l’assenza di battito e iniziare, con ulteriore ritardo, le manovre di rianimazione d’emergenza e l’uso del defibrillatore.
Questo specifico intervallo di tempo in cui l’uomo era già privo di sensi ma ancora bloccato a terra costituisce uno dei punti centrali dell’inchiesta per omicidio colposo.
In un contesto di arresto cardiaco e asfissia, due minuti sono un tempo lunghissimo e critico.
In medicina d’urgenza ogni secondo è vitale per determinare le probabilità di sopravvivenza e prevenire danni cerebrali irreversibili.
L’impatto del tempo sul cervello
Il cervello umano non ha riserve di ossigeno. Quando il cuore smette di pompare sangue o la respirazione si blocca, i danni cellulari iniziano quasi immediatamente:
- Entro i primi 60 secondi: Le cellule cerebrali iniziano a soffrire per la mancanza di ossigeno.
- Tra 1 e 3 minuti: Le cellule della corteccia cerebrale iniziano a morire. È la fase in cui si rischia il passaggio da un danno reversibile a uno permanente.
- Oltre i 4-5 minuti: Il danno cerebrale diventa irreversibile e la probabilità di morte cerebrale o stato vegetativo sale drasticamente.
La regola della “Golden Hour” e della rianimazione precoce
Le linee guida internazionali sulla rianimazione cardiopolmonare (come quelle dell’Italian Resuscitation Council e dell’American Heart Association) stabiliscono che ogni minuto di ritardo nell’inizio del massaggio cardiaco e della defibrillazione riduce le probabilità di sopravvivenza del 7% - 10%.
Due minuti di totale inerzia significano che le probabilità di salvare la persona sono già diminuite del 15% - 20% prima ancora che venisse effettuato il primo massaggio.
Perché questo dato è centrale nell’inchiesta
Nel caso specifico di Abderrahim Fakir, quei due minuti sono considerati cruciali dalla Procura per due motivi:
- Asfissia posizionale: L’uomo era bloccato a pancia in giù (posizione prona) con pesi sul corpo, una condizione che rende estremamente difficile respirare e che accelera il soffocamento.
- Obbligo di garanzia: Gli agenti e i soccorritori presenti avevano il dovere legale di monitorare costantemente le funzioni vitali del soggetto privato della libertà personale. Il fatto che nessuno si sia accorto del silenzio e dell’immobilità per 120 secondi configura l’ipotesi di reato di condotta colposa per omissione o ritardo."
Sarà l’indagine a stabile le responsabilità.
Intanto io mi domando: se non puoi fidarti di polizia e operatori della Croce Rossa, a chi affidare la tua vita? Qualcuno rispondebbe a Dio, io rispondo alla Fortuna. Se casualmente un medico fosse passato di là forse una vita sarebbe salva. Ma affidarsi alla Fortuna è come affidarsi al caso.
“Un coup de dés jamais n’abolira le hasard” Mallarmé




!["proteggerlo anche da lui [Zuckerberg]",
"sovrano" che ha in sè stesso i tre pilastri di uno Stato: legifera, decreta e giudica. Fuori da ogni rapporto con i regolamenti democratici dello Stato in cui vivo. "proteggerlo anche da lui [Zuckerberg]",
"sovrano" che ha in sè stesso i tre pilastri di uno Stato: legifera, decreta e giudica. Fuori da ogni rapporto con i regolamenti democratici dello Stato in cui vivo.](https://lemmy.sinistraverso.org/api/v4/image/013383da-04d1-4f97-8506-4fdaebfbddee.jpeg?max_size=256)



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Buono a sapersi. Manterrò le distanze, non si sa mai. Magari per errore mi fai fuori.