Personalmente non ho mai avuto problemi a riconoscere i limiti. Anzi, sto imparando a liberarmi dall’impasse di analizzarli tutti fino a bloccarmi. Nel caso di specie, la mia stance sarebbe: non partecipo nemmeno io all’incontro finché non sarà accessibile anche a ləi.
humanimal
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È stato proposto un esempio concreto e vorrei restare sull’esempio. Riconoscere i propri limiti non basta, altrimenti non saremmo qui a inventare strade per uscire dal realismo (capitalista). Se una persona con disabilità non potesse accedere a uno spazio di condivisione, farei tutto il possibile per trovare altre soluzioni. Per me nessunə deve rimanere indietro.
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Mi chiariresti questo esempio a livello concreto? Forse ho interpretato male, ma se organizzassimo un incontro e trovassimo una location inadeguata per una persona con disabilità, dovremmo semplicemente prenderne atto?
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Grazie per il contributo. Per quanto mi riguarda ci sono passaggi che condivido e altri meno, ma non ho nulla di specifico da scrivere al riguardo. In questo testo, naturalmente, c’è anche molto di te e di come percepisci il mondo e ne ho rispetto. Mi piace l’idea di partire da pochi concetti-chiave (i titoli dei tuoi primi sei punti, per esempio) e lasciare che la descrizione degli stessi si concerti insieme dopo aver condiviso delle esperienze. Un abbraccio


Ciao a tuttɜ, per chi non riconoscesse il mio alias sono adri. Posto che il 5 luglio vorrei partecipare, condivido i suggerimenti imprescindibili che Nat ha elencato nei commenti. Mi spingo però a fare un passo ulteriore e molto pragmatico: come pensiamo di impostare la call affinché tutto proceda nel modo più rispettoso, dialogico e funzionale possibile?
Alcune idee:
Cosa ne pensate? Avete altre idee, controproposte, suggerimenti?