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Cake day: April 13th, 2026
  • La cura in un sistema di reciprocità è una relazione circolare e interdipendente in cui l’atto di assistere, proteggere e promuovere il benessere altrui è una pratica condivisa basata sul mutuo riconoscimento dei bisogni, sulla corresponsabilità e sullo scambio paritario nel tempo.

  • il free riding è è un comportamento opportunistico in cui un individuo sfrutta un bene o un servizio comune senza pagare o faticare, mettendo in crisi i sistemi cooperativi. (fonte: ricerche neoevoluzionistiche sui primati, ricerche sul mantenimento rapporto free rider e cooperativi in sistema nel tempo pur loro non contenimento). questi individui beneficiano del bene comune senza accollarsi lo sforzo che il loro contributo comporterebbe ed oggi tramite anche la teoria dei giochi (la teoria matematica che studia ` l’interazione strategica tra individui razionali) ci permette di comprendere analiticamente il fenomeno del free riding in cui emerge l’equilibrio di Nash: alcuni individui nel gruppo traggono beneficio dal deviare unilateralmente dall’Ottimo di Pareto, contribuendo, quindi, in misura minore degli altri al bene comune(Giuseppe De marco-https://www.sbai.uniroma1.it/terza_missione/fascino_matematica_e_sue_applicazioni/slides-de_marco-teoria_dei_giochi.pdf)

  • sarebbe super bello! anche con dibact a settembre usciremo con la minirivista, ma un ragazzo dentro di noi voleva fare anche fanze e segnalarle a associazioni che le raccolgono, si potrebbe fare progetti anche di gruppo o tra gruppi. a bolo c’è un colelttivo che fa pattinaggio in lucio dalla ad esempio che fa loro fanze per promuoversi. daje tuttaaaa

  • ciao 🌞 documento super bello, grande che hai avuto la forza di fare cosi tanto. i principi al punto 01 sono limpidi 😍. in parte però mi trovo a concordare con con utente_anonimo su alcune questioni. es al punto 2. “Questa abbondanza, però, è catturata dalla proprietà, dalla competizione, dalla forma-prezzo e dall’obbligo al lavoro come condizione di sopravvivenza” qui direi diversamente tipo : " questa abbondanza, però, è intrappolata in sistemi secolari e nella loro totale malgestione delle risorse. Il sistema competitivo, esso stesso intrappolato nei sistemi clientelari, non ha portato ad altro se non una condizione di sopravvivenza costante, nonostante le innovazioni tecnologiche, in cui più che lupo mangia lupo è povero mangia povero. una situazione in cui la citazione " ma quanto è bella la mafia " di aldo giovanni e giacomo fa sempre più male, soprattuto per il triste sorriso che spesso nasce." concordo che “forma-prezzo” andrebbe meglio esplicato, essendo un dispositivo di biopolitica ( potremmo dire, anche millenario in ottica agambiana) anche se il discorso potrebbe essere sostituito da una valutazione su quanto oggi il lavoro sia scollegato all’opera, competenze, arte etc, ma che segua una logica fallace capitalistica e non trasparente. (sempre ad esempio si può guardare ad arte e propaganda) PUNTO 3 super bello. PUNTO 4 concordo con efallom su cambiare “fioritura comune” oppure ampliare la metafore dandoli più spessore e facendo percepire di più il concetto PUNTO 5 adoro, ma rifarei testo per dare maggior coerenza, tipo mammiferi che fioriscono, boh magari nei sistemi cooperativi si possono trovare metafore “migliori” comunque troppo adoro che ci sia il pezzo mammiferanza, solo darei più spessore alla parte antropologica, a cosa si intende con cura etc ( si potrebbe anche collegare che noi i free rider non li lasciamo a rovinare le dinamiche di cura. con free rider intendo animali in sistemi cooperativi che fanno i furbi evitando responsabilità di tali sistemi a scapito di altri membri del gruppo). a pg 6 nel punto 1.1. concordo su spiegare meglio discorso overton punto 2 (1.2.3 ) molto bello punto 3.1 (3.1. Obiettivi dell’incursione istituzionale) oserei anche un pochino in quanto a positività, esempio immaginando che il gratuitismo possa trasformare il parlamentarismo in qualcosa di nuovo.( gia malatesta era per non buttare invenzioni umane, ma per ripulirle da costrizioni gerarchire o capitaliste e utilizzarle al meglio). punto X.1. Il Parlamento come piattaforma aggiungerei più responsabilità, anche tramite scritture private, per chi entra in parlamento. date le dinamiche italiane, fidarsi è bene (sopratutto tra di noi) ma appunto se ci si fida non vedo il problema a firmare fogli che non permettano di cambiare partito durante la carica o di non supportare a livello parlamentare decisioni prese dal movimento gratuitista. quindi a livello formale burocratico io cercherei di dare più responsabilità a chi vorrà farsi immagine ( naturalmente tenendo conto dei maggiori rischi derivanti dal trovarsi in uno stato mafia e quindi, oltre che fare far scritture che obbligano a comportarsi bene anche scritture che diano rimborsi a chi si fa in 4 per altri o rischia la vita, esempio soldi a famiglia in caso di morte etc). punto X.2 non concordo con ordine numerico , e in caso preferirei ordine ben diverso. 1 punto lotta alla mafia, non superamento al sistema carcerio ( che come ha fatto notare utente_anonimo è punto caldo, non facilmente esplicabile con no prigioni o polizia. certo ci son tante teorie che immaginavo popolazione partecipante con supporto di tecnici come controllori , ma sono situazioni da creare con anche gradualità e tanta, tantissima informazione. quindi non lo metterei a inizio.) anche qui non è un discorso per fare una gerarchia delle lotte, ma fare un elenco puntato cosi è fraintedibile e non proficuo ( a mio personale opinione). esempio pensioni, lotta alla gerarchia non cooperativa, anti mercificazione etc… insomma rifarei ordine o leverei il puntato comunque rifacendo scritti.

    punto X.3 anche qua boooo. e chi decide chi va in parlamento? niente è spontaneo, sopratutto se si arriva alle centinaia di migliaia di partecipanti, quindi boh io almeno delle linee guida ben murate le metterei. non siamo tutti cappato o la cucchi quindiii boh…anzi personalmente io sarei proprio epr scritture private che murano le intenzionalità di chi rappresenta poi il movimento in parlamento. appunto anche nella anarchia relazionale, i rapporti sono trasparenti, ben decisi, non lasciati in liberissima autonomia, quella non è anarchia è liberismo, magari condito di fiducia cieca. bellissime le parole conclusive, ma non spiegano dinamiche e lasciano una autonomia esagerata che a me personalmente spaventa.

    X.5 per quanto sia d’accordo con non fare grandi fronti stile berlinguer penso che negarsi allenze con cucchi, cappato e i pochi altri, sia negativo ai fini rivoluzionari. anche tra gli anarchici c’erano i riformisti, e come flottilla potrebbe funzionare se tutto avviene su più gradi, in parlamento con solo alleanze “adeguate” per situazioni concrete, e nel mentr con azioni autonome partecipate di privati che entrano nel pubblico. x6 ?? in che senzo? anche se si sarebbe bellissimo

    x8 personali criticità su punto 4 e punto 5 (sembrano quote rosa e discorso autonomia di cui ho gia scritto)

    belle chiusure “poetiche”

    scusate per questo commento a tutto il testo, spero possa essere utile. il commento che ho fatto viene da un ottica anarco-femminista, sono uno storico interdisciplinarista, e ancora in percorso di decostruzione. siete fantastiche persone spero il meglio

  • Ciao a tutt🌞 Parto con ordine e commento su richiesta. Mi scuso per la mia assenza in processo creativo e per il mio trovarmi qui a “commentare” che mi fa sentire sincero un po a disagio e vorrei chiarire che adoro tutto il lavoro svolto e supporto, anche se per abitudine mi trovo sempre “criticare” per una perfettibilità forse non umana, non doverosa, e che però è mossa da voglia enorme di vedere questo mondo cambiare. quindi se sbaglio nei modi per favore siate comprensivi e insegnatemi se avete tempo e voglia. ( o se lo considerate neccessario ma ve beh ci arriveremo) Diciamo che personalmente, più che avere riserve sulla frase “tutti gli esseri umani siano capaci di compassione” penso sia fraintendibile e poco scientifica. dipende se si intende che cognitivamente siamo preposti ad avere emozioni che ci portano a difendere il gruppo (ottica cooperativistica) o come sentimento che ad oggi è chiamato empatia. rimando a ciò anche il saggio di Lynn Hunt (in italiano - la forza dell’empatia) in cui l’autrice ricollega un maggior sviluppo dell’empatia (distinta poi da compassione che si associa di più a pietà cristiana) ad una nuova attenzione al corpo, che divendendo personale e non più pubblico non è più disposto a pene pubbliche etc etc… altro collegamente che fa l’autrice è relativo all’influenza di determinati libri epistolari che permisero una nuova immedesimazione e un nuovo concetto di empatia, tutto dentro la cornice illuminista e i falsi miti portati da oriente e occidente da missionari e conquistatori (est cina gesuiti- occidente tesi kondiaronk-graeber). quindi personalmente preferisco vedere la compassione o la morale più come le vede Armin Geertz :“We are intelligent apes that are highly emotional, easily spooked, very supertitious, extremely sensitive to social norms and virtual realities, and equipped with nervous systems that are vulnerable to influence from conspecifics and their symbolic worlds. These traits are prerequisites for religious behaviour” (Geertz, Armin W. Origins of Religion, Cognition and Culture. Routledge, 2014. Pp. 17-18) nel testo poi continua appunto dicendo che oltre che le classiche dinamiche religiose, anche moralista, sistemi di cura etc sono influenzati da stessi bias cognitivi e forse fan parte della cultura in modo più rilevante (come fossero sistemi religiosi in relazione) di quanto si pensi. scusate per il preambolo ho pensato fosse utile per dire che compassione, empatia o come si voglia chiamare, son sistemi in cui l’uomo è intrappolato. citando Clifford geert e l’antropologia con i suoi studi : “l’uomo sia un animale impigliato nelle reti di significati che egli stesso ha tessuto, affermo che la cultura consiste in queste reti e che perciò la loro analisi non è una scienza sperimentale in cerca di leggi, ma una scienza interpretativa in cerca di significato” (Geertz, Clifford. Interpretazione di culture. Bologna: il Mulino, 2003. P. 11)

    Detto questo concordo con la frontiera, le linee guida e la necessità di approcci al dibattito propositivo che possano sia provare ad avviare persone alla cura, sia che possano dare strumenti per difendersi in situazioni di criticità (dialettica o fisica). dal rigo 12 ho un altro dubbio, riguardante sia l’interpretazione della società sia la codifica che mi sembri ricaschi nella critica che vuole esprimere. mi provo a spiegare. " Dando per assunto che il bisogno primario di soddisfazione del soggetto corrisponda al desiderio di riconoscimento, la società della cura individua nella rete di relazioni che il soggetto intesse con le persone della propria comunità la fonte di questo riconoscimento, in contrapposizione alla società tardo-capitalista che, senza entrare nel dettaglio (possiamo farlo in seguito) trasforma il bisogno di relazione in bisogno di affermazione (il valore del soggetto è misurato in termini di performatività e accumulo di ricchezza)" mi sa di impianto hegeliano, e penso sia antropologia che cognitivismo possono aver da ridire su un assunto come questo. siamo molto più vari, anche se sicuramente la capacità iperstizionale del capitalismo ha poi creato una società che millanta meritocrazia e competenze senza metterle in atto o ricercarle al di fuori dei propri meri fini., seguendo pensiero di bauman o simili anche li bisogna stare attenti a importanza in comunità che critica ruolo di competenze ( collegandosi a capitalismo che non le mette in pratica) creando una loro stessa competenza (gerarchia di importanza ruoli, modalità , cosa è giusto e cosa no etc) che può essere poi ricondotto a pratiche clientelari interne ( mi viene da pensare a comunità di vallombrosa che poggia su concetti di cura che loro stessi hanno scritto , dario renzi è uno dei principali autori, ma che ad un breve sguardo a me è sembrata più una sette autoreferenziata, comunità comunque da analizzare meglio prima di un giudizio più definitivo essendo persone che ci provano a costruire un qualcosa di diverso, bisogna però vede cosa). quindio di certo non penso male ma penso che dire " La competenza è ciò che giustifica l’irrigidimento delle posizioni, la competenza (reale o presunta) è ciò che legittima la persona competente a ignorare le resistenze di chi ha meno competenza" non tiene conto della competenza di chi giudica di valutare determinate istante personali e non competente come egualmente valide o più valide, senza toccare il discorso utilitarista, che comunque in un ottica di voler arrivare a qualcosa non lascerei totalmente da parte. c’è sempre un giudicante, il potere è una relazione , non una cosa ( nella visione foucaultiana), e se usiamo l’approccio agambiano forse c’è sempre anche un eccezione se c’è un diritto ma va beh non ha senso ora qua dilungarsi, è solo per citare dove ho raccolto fonti per esprimere mia elaborazione. detto questo appunto concordo con il primo assunto , il potere è dinamico e fluido, come può essere anche rigido, ed in una società di cura la rotazione e altri sistemi possono essere ottimi per far sperimentare a più persone possibile processi di partecipazione.

    concordo con il secondo assunto, a cui aggiungerei che competenza è trasparenza in società di cura e in questa lotta, e importanza al beneficio del dubbio ( che aiuta a percepire il mov scientifico come continua riesamina dei dati - concetto falsificabilità etc, poi io so umanista quindi ne son tangente ma va beh)

    nel terzo invece trovo dei rischi. “Il terzo assunto che propongo è che la società della cura affida alla relazione il compito di soddisfare il bisogno di riconoscimento del soggetto. Il protocollo negoziale, applicabile a ogni tipo di interazione decisionale all’interno della comunità, ha lo scopo di guidare il confronto attraverso la necessità di includere il desiderio dei soggetti coinvolti nel processo decisionale, senza che questo si traduca in stallo, e si articola nel modo sintetizzato dalla formula “La strategia per raggiungere l’obiettivo collettivamente condiviso va sempre negoziata” . la prima critica è personale, e riguardo l’improtanza che si da al soggeto, sopratutto in “guerra” o in ambiente prerivoluzionario. io ad esempio da giovane son stato vittima di “manipolazione” subculturale ( l’hip-hop come categoria venduta , in caso mi spieagherò meglio, si collega al discorso di come il capitalismo corrode identifa omologandole ai suoi fini o riducendo il loro potenziale rivoluz, un po quello che dice fisher su kart kobain etc), e in alcune situazioni di militanza ho ringraziato chi ( quando la mia mente è stata pronta ad accogliere nuova prospettiva, perchè non sempre sons tato aperto) , insomma chi si è fermato a spiegarmi e a farmi capire diverse prospettive che non avevo valutato. questo a dire che il processo di decostruzione, che io sto eseguendo e in cui son in alto mare, è lungo e non ha ancora una destinazione “definita” , quindi come si valutano le soggettività nella loro manipolazione o meno? esempio le negazioni familiari, di cui si parla poco ma di cui ci son studi a riguardo, e i problemi nella prima infanzia, influenzano molto più di quanto possiamo credere il nostro relazionarci. mi sembra molto poco utile mettere totalmente davanti soggettività proposte dalle stesse persone e che potrebbero essere anche parziali proiezione dell’idea stessa che la persona ha di se. ora non dico che dovremmo analizzarci vicendevolmente per capire ciò che ci ha portato qua e cosa ci fa scaldare particolarmente in determinate situazione, quello che dico è di trovare tramite il gruppo protocolli più chiari per insegnarci vicendevolmente, senza rimanre in un impass di rispetto a cosa? a esseri in divenire che vogliono fissarsi? uscendo dalla critica personale , cambierei con " la società della cura sceglie di utilizzare l’ascolto attivo come norma, ponendo le relazioni ed i soggetti come da prendere sempre sul serio. la ricerca del riconoscimento del soggetto non implica la mancanza di un confronto anche educativo o propositivo, avvalendosi dei processi di cura doverosi di una società della cura e delle ricerche fatte dagli altri esseri umani nel corso della storia. Il protocollo negoziale, applicabile a ogni tipo di interazione decisionale all’interno della comunità, ha lo scopo di guidare il confronto attraverso la necessità di includere il desiderio dei soggetti coinvolti nel processo decisionale, senza che questo si traduca in stallo, e si articola nel modo sintetizzato dalla formula “La strategia per raggiungere l’obiettivo collettivamente condiviso va sempre negoziata, ma è la stessa negoziazione che fa negoziare le soggettività stesse.”

    sulla proposta di toglie o aggiunge di olmo penso di aver gia commentato e concordo per quanto utilizzerei una dialettica diversa, e oltre che il desiderio e la partecipazione di terzi ai conflitti, utilizzerei anche il metodo scientifico e le ricerche prodotte ( in cui cmq andrebbero analizzate come fonti, chi le ha prodotte, perchè etc). scusate per pippone, spero sia utile