Ciao, sono fede e nella vita studio il cambiamento climatico, che mi preoccupa molto, e come possiamo fermarlo.
Sono rimasto perplesso non trovando alcun riferimento alla questione climatica/ecologica nel programma, che per altre questioni è certamente rivoluzionario. Non solo non esiste una tag fra i pilastri - per me e credo per moltə potenziali capibarə “ecologia/ambiente” è molto più importante di “automazione” - ma la questione non è nemmeno menzionata in 140 pagine di programma. Si fa un vago riferimento ad una non meglio specificata transizione ecologica nell’introduzione, ma poi nulla.
Da un progetto che mira a rifondare il sistema economico in epoca di piena crisi climatica, mi aspetto decisamente di più: bisogna parlare di pianificazione ecologica, sia per garantire la sostenibilità materiale dell’impianto economico (a partire dai bisogni di base), sia per porre fine alla devastazione climatica e ambientale, che è già qui e non potrà che peggiorare se non facciamo nulla, o peggio, acceleriamo.
Vedo che esistono vari spunti nella giusta direzione, sia per quanto riguarda i trasporti (pubblici, ok) che per il cibo (vegetale, va bene), ma il punto ecologico resta fumoso e non chiaro.
Ad esempio, si parla di “robotica agricola”: i robot vanno prodotti, li produce un’industria, i metalli vanno estratti (miniere), l’industra (oggi) va a combustibili fossili, i combustibili fossili fanno emissioni di CO2 che scaldano il pianeta e inoltre arrivano spesso da territori in conflitto, zone cmq a interesse imperialista/coloniale…
I robot non sono gratis.
Dov’è la “DECARBONIZZAZIONE”? Mi sembra un pilastro fondamentale, molto più di “AUTOMAZIONE”. Dov’è la “SOSTENIBILITÀ”? Parallelamente, mi pare sia attualmente piuttosto assente anche una prospettiva antimperialista/decoloniale… Non vorremo certo immaginare un sistema utopico che si sostiene sullo sfruttamento dei Sud del mondo, sulle guerre e sui genocidi?
spero di aver capito male, grazie

Non sono d’accordo. La scala è importante, attualmente circa il 18% dell’energia globale viene da fonti rinnovabili (https://ourworldindata.org/renewable-energy, considerando un fattore di conversione del 40% per il fossile), il problema energetico è grande almeno quanto il restante 82% … Inoltre, se la domanda energetica è destinata a crescere (come nel caso della “full automation”), il problema energetico si aggraverà. La fusione nucleare attuamente non è una fonte energetica sfruttabile e anche secondo le stime più ottimistiche non lo sarà almeno per qualche decina di anni. È assurdo oggi avere un piano energetico fondato sull’energia da fusione. Non è inoltre priva di criticità (alta concentrazione e barriera tecnologica, centralizzazione e controllabilità, costo di partenza, scorie radioattive dopo la dismissione) e come tutte le forme di energia concentrate e controllabili è una cosa che piace molto al capitale.
Il problema di scala vale anche per la “material footprint” cioè il volume di materie prime necessario all’economia: il riciclaggio può fare molto, ma non se il fabbisogno materiale è destinato a crescere, come nello scenario della “full automation”.
In ogni caso, non si può affrontare questo punto senza una pianificazione ecologica che includa la produzione industriale e tutta la “supply chain”, quinid il fabbisogno energetico e materiale della stessa.