Premessa

Dobbiamo riconoscere ed esplicitare il ruolo che le relazioni interpersonali e le conversazioni informali tra singoli e/o gruppi hanno nella circolazione dell’informazione.

Altra premessa

Questo discorso riguarda esclusivamente la circolazione delle informazioni e non i processi decisionali.


Oltre alle collettive, che riuniscono le persone in base a uno scopo operativo, è incoraggiata anche la creazione di “nodi di fiducia”, ovvero gruppi informali (anche solo di 2/3 persone) che si consultano tra di loro, conversano e si prendono cura le une delle altre senza avere uno scopo formale prefissato. Le conversazioni di questi nodi possono avvenire sia di persona, che in chiamata su Jitsi, che attraverso la creazione di chat apposite.

Si incoraggia a far parte di più gruppi, insieme a persone che non sono in connessione tra di loro, in modo da diventare noi stessɜ la connessione e, ancora più importante, per evitare che si crei una camera di eco in cui si sta in contatto con un singolo gruppo che diventa l’unico spazio di consultazione e confronto all’interno del movimento, con tutta la tossicità che ciò può comportare.


Il fondamento di tutto deve essere la fiducia reciproca, in quanto le informazioni riportate a una persona diventano di fatto anche sua responsabilità e quella persona è libera di condividerle in base alla propria sensibilità e al buon senso con le persone con cui lo ritiene più appropriato.

Per questo motivo è fondamentale comunicare in maniera chiara ed esplicita quando si sta facendo una confidenza personale (che quindi non è pensata per la condivisione con terze). Questo non vuol dire che ogni volta che questa cosa non viene esplicitata ci sia libertà assoluta di condivisione, ma che sta alla responsabilità della singola persona la scelta su come gestire quell’informazione (e alla responsabilità di chiunque scegliere cosa condividere e con chi).

In questo modo quella della fiducia diventa una questione politica e non più (solo) interpersonale.


L’assunto è che questo tipo di dinamiche (gruppi informali e conversazioni interpersonali) esistono in tutti i tipi di realtà ma quasi sempre vengono “nascoste” o non contemplate, creando una dissonanza tra un processo apparentemente democratico ma che spesso si decide in camere chiuse.

Viene quindi data priorità alla fiducia rispetto alla trasparenza totale: ci si fida del fatto che le persone riportino le informazioni in maniera responsabile e quanto più possibile accurata, anche modulando la comunicazione in base alle persone che si trova di fronte.


Bisogna poi capire per quale tipo di informazioni questa modalità è funzionale e contestualmente individuare i diversi canali di circolazione dell’informazione a seconda della natura dell’informazione stessa: la conversazione in confidenza è a un polo e la comunicazione sui social a quello opposto.
In mezzo ci sono le comunicazioni interne al movimento e per quelle, oltre alle call o ai raduni fisici delle collettive, ci sono gli strumenti informatici come Delta, Lemmy, Nextcloud, ecc.