Fabio Concato - e ti ricordo ancora.
Una canzone del 1984 che descrive i sentimenti ingenui di affetto tra due bambini maschi. Niente di erotico, solo tenero.
Sentire quel brano e provare pena per Vannacci è stato immediato. Non so molto di com’era il generaglio quando era solo il piccolo Roberto, forse Rob, forse Roby, all’asilo o alle elementari. Lui descrive nei suoi libri di avere avuto una madre mezza despota, e la moglie uguale. Dice di essere sempre stato contrario alle regole fin da piccolo. Nel suo libro vede come un pregio la repressione delle emozioni…
Io boh. Ho provato un disagio tremendo a sentire questa canzone di Concato, perché non ho visto Fabio. Ho visto Roberto. Ho visto un contesto sociale (e poi lavorativo) che l’ha represso a tal punto, da renderlo cinico. Da preferire buttarsi sul militare e far carriera lì, dove non potrà mai essere quello che, in fondo in fondo, è.
Lo senti da come parla dei gay quanto sia represso. Vuole impedire agli altri quello che è stato impedito a lui.
Se sentisse questa canzone di 40 anni fa, scommetto che la vorrebbe trasmettere in radio dopo le 23.

