Uno si ancora al tessuto cardiaco. L’altro lo raggiunge e si collega magneticamente per rilasciare un liquido. Alla Johns Hopkins hanno sviluppato due minuscoli robot che collaborano senza motori tradizionali.
Per ora funzionano in modelli sperimentali: nessuna cura è stata ancora dimostrata sugli esseri umani. Ma l’idea potrebbe aprire nuove strade per somministrare farmaci con maggiore precisione.
Secondo voi, quanto siamo lontani dall’utilizzare robot simili negli ospedali?

